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Il presidente Regionale della Coldiretti Calabria Pietro Molinaro, anche nella sua qualità di componente della Giunta dell’Associazione Nazionale Allevatori e presidente dell’Associazione Allevatori di Cosenza si mostra estremamente preoccupato per il mancato finanziamento alle Associazioni Allevatori. Il decreto milleproroghe, ha infatti cancellato risorse economiche da destinare alle associazioni allevatori e in Calabria in particolare dove il comparto zootecnico è il quarto per importanza economica rischia di collassarsi con un grave danno per gli allevatori mettendo altresì a rischio la sicurezza alimentare, le molte e apprezzate produzioni zootecniche di qualità e i premi comunitari. “E’ una decisione che non ha senso e provocherà a dir poco sfiducia  –rimarca Molinaro –negli allevatori impegnati ad investire sul rinnovamento genetico, il benessere animale, contribuendo altresì a spopolare aree interne della nostra regione dove sono situate la stragrande maggioranza degli allevamenti”. Non possiamo accorgerci dell’importanza dei nostri allevamenti solo in presenza di emergenze sanitarie se poi azzeriamo con un colpo di spugna investimenti capaci di garantire elevati standard qualitativi. La Calabria da questa improvvida decisione ne esce fortemente penalizzata –conclude Molinaro –e quindi occorre mettere subito riparo per continuare a dare certezze agli allevatori della nostra regione sia in termini produttivi che occupazionali.

 

Potenti radar a microonde prodotti in Israele stanno per essere installati all’interno di parchi e riserve naturali del sud Italia per contrastare gli sbarchi dei migranti. La nuova Rete di sensori radar di profondità per la sorveglianza costiera sarà integrata al sistema di comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni (C4I) della Guardia di finanza. Grazie alle risorse del “Fondo europeo per le frontiere esterne”, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, il Comando generale della forza armata ha acquistato cinque sofisticati EL/M-2226 ACSR (Advanced Coastal Surveillance Radar) realizzati da Elta Systems, società controllata dalla Israel Aerospace Industries Ltd. (IAI). I radar sono appositamente progettati per l’individuazione di imbarcazioni veloci di piccole dimensioni. “Le immagini ad alta risoluzione captate dal sistema – informano i manager dell’industria bellica israeliana – vengono utilizzate per prevenire l’immigrazione e la pesca illegale, il traffico di droga, gli attacchi terroristici e il contrabbando; per realizzare missioni di ricerca e salvataggio; per individuare target aerei, navali, sottomarini e segnali emessi da antenne radar”.

L’EL/M-2226 ha una portata di oltre 50 chilometri e, posto a livello del mare, è in grado di scoprire uno scafo veloce a 10 miglia o un gommone a 7. “Il duplice esame ottico e all’infrarosso degli obiettivi sospetti scoperti dal radar ne consentono la distinzione in leciti o illeciti”, si legge sulle brochure di Elta Systems. “Il sistema è in grado di mantenere sottocontrollo oltre cento bersagli contemporaneamente; il riconoscimento dei gommoni impiegati nell’immigrazione clandestina avviene con l’analisi, per ogni natante avvistato, della velocità, rotta, provenienza, dimensioni, riconoscimento del numero di persone a bordo. Opera 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, anche in condizioni climatiche particolarmente avverse, in network con altri tipi di sensori installati su imbarcazioni navali, aerei ed elicotteri”.

La società israeliana fornisce pure qualche dato sulle caratteristiche tecniche dell’ultima generazione di strumenti anti-immigrati. “L’EL/M-2226 fa parte della famiglia di trasmettitori Linear Frequency Modulated Continuous Wave (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza)”, quelli che operano cioè emettendo microonde, le onde molto corte comprese tra i 300MHz e i 300 GHz, estremamente pericolose per l’uomo, la fauna e la flora. “L’angolo di esposizione azimutale è di 1.5°, mentre quello in altezza è di 3.5°”, aggiunge Elta Systems. “Il sistema è stato sviluppato nella configurazione a corto, medio e lungo raggio e incorpora un’antenna fissa, un trasmettitore radio, un ricevitore, un processore del segnale ed un’unità di controllo e gestione informatica. Il network dei diversi impianti radar può essere facilmente controllato da un unico Centro di comando/VTMS remoto. L’EL/M-2226 è stato installato lungo la costa israeliana ed integrato alla rete difensiva marittima che verrà potenziata con altre cinque potenti stazioni radar. La marina militare israeliana ha utilizzato questo sistema nel gennaio 2002 per individuare nel mar Rosso l’imbarcazione palestinese Kareen A che trasportava armi”. Adesso è il turno dell’Italia contro i migranti e i profughi in fuga dai conflitti africani e mediorientali.

Anche se il Comando generale della Guardia di finanza mantiene il riserbo sulle località prescelte per installare i cinque radar a microonde, tre di esse sono note. Si tratta di Gagliano del Capo (Lecce), Siracusa e dell’isola di Sant’Antioco in Sardegna. Nel Salento l’impianto sorgerà in un terreno di 300 mq ubicato tra le località “Sciuranti” e “Salanare”, all’interno del perimetro del parco naturale Otranto – Santa Maria di Leuca – Bosco di Tricase. In Sicilia, il radar sarà installato a Capo Murro di Porco presso la stazione di sollevamento fognario del Comune di Siracusa, zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed archeologico e prospiciente l’oasi marina protetta del Plemmirio, istituita nel 2005. Il terzo impianto sarà creato invece all’interno dell’ex stazione radio militare di Sant’Antioco di proprietà della Regione Sardegna, in località Capo Sperone – Su Monti de su Semaforu. Si tratta di una splendida area costiera ricadente nel parco di “Carbonia ed Isole Sulcitane”, dove sono presenti pure fabbricati particolarmente significativi dal punto di vista storico-culturale ed architettonico.

In tutti e tre i luoghi, le antenne radar saranno montate in cima a tralicci alti 36 metri; saranno realizzate estese piattaforme in calcestruzzo, shelter e cabine destinate a contenere gli apparati di trasmissione. I lavori sono stati appaltati il 22 ottobre 2010 alla “Almaviva SpA” di Roma, principale gruppo italiano di consulenza e servizi IT (Information & Communication Technology) per la pubblica amministrazione, gli enti di previdenza, le banche, ecc.. Per complessivi 5.461.700 euro, Almaviva assicurerà l’installazione e la manutenzione dei cinque impianti radar e la formazione “attraverso quattro corsi” del personale della Guardia di finanza. L’appalto è stato concesso dal Comando generale della Gdf senza l’indizione e la previa pubblicazione di un bando di gara nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, con la motivazione che “i lavori e i servizi possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la Almaviva SpA, che possiede le prescrizioni di natura tecnica e i diritti esclusivi dei materiali”.

Con un fatturato annuo di 865 milioni di euro, la società romana è particolarmente attiva nel settore della difesa e della sicurezza. Oltre alla Guardia di finanza, tra i suoi clienti compaiono la NATO, lo Stato Maggiore della difesa, l’Aeronautica militare, la Marina militare, l’Arma dei Carabinieri e il Dipartimento di pubblica sicurezza. “Collaboriamo con le forze di polizia nella gestione della sicurezza in mare, dei confini territoriali e degli aeroporti e nella protezione di infrastrutture sensibili”, spiegano i manager di Almaviva. “Sviluppiamo sistemi di comando, controllo e comunicazioni, di videosorveglianza territoriale e messaggistica, applicazioni per la logistica e il personale, tecnologie e soluzioni biometriche per l’identificazione. Abbiamo messo a punto sistemi C4I, strategici e tattici, per la gestione di operazioni terrestri, aeree e navali, l’integrazione dei servizi di sorveglianza radar ed elettro-ottici e delle informazioni provenienti da varie tipologie di sensori dislocati su piattaforme fisse o mobili”.

Almaviva è uno degli attori privati chiave nel campo delle politiche “sicuritarie” e di contrasto all’immigrazione. Oltre ad aver collaborato con il governo nella realizzazione del “permesso di soggiorno elettronico”, la società partecipa ai progetti previsti dal programma operativo nazionale (PON) “Sicurezza per lo sviluppo - Obiettivo Convergenza 2007-2013”, finalizzato ad “aumentare le condizioni di sicurezza e legalità in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia”. Il 21 aprile 2010, in associazione temporanea con Unisys SpA e Secom Srl, Almaviva si è aggiudicata la gara indetta dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere per la realizzazione di un “sistema di raccolta informazioni, analisi e relativo monitoraggio finalizzato al coordinamento delle attività di contrasto all’immigrazione clandestina attraverso il Mediterraneo allargato e le frontiere terrestri (SATM)”.

La società ha assicurato infine l’aggiornamento tecnologico e i software per il funzionamento di quattro sistemi di sorveglianza costiera M.C.S.S. (Mobile Coastal Surveillance System). Si tratta delle configurazione mobile del radar israeliano EL/M-2226 ACSR, che la Guardia di finanza ha dislocato in Calabria e Sicilia a partire dell’estate  2008, grazie ai fondi strutturali europei previsti dal “Programma Operativo di Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno di Italia – QCS 200/2006”. “Il complesso M.C.S.S., interamente allestito dalla società israeliana IAI-Elta Electronics Industries Ltd di Ashdod, si compone di quattro elementi: il radar di scoperta, il sistema di riconoscimento optronico, lo shelter ed il veicolo di trasporto prodotto da Iveco”, spiega il Comando della Gdf. “Per il loro impiego occorrono tre operatori: l’addetto alla scoperta e riconoscimento, l’addetto alle telecomunicazioni ed il conduttore del mezzo. Nello shelter destinato al Corpo sono installati gli apparati radio necessari ad assicurare i collegamenti con le sale operative, i mezzi terrestri e navali e i velivoli di trasporto radar. Il sistema è sicuro: ha superato le prove di radioprotezione e rientra nei parametri stabiliti in ordine alle emissioni di onde elettromagnetiche”. Non la pensano così i residenti del comune di Montallegro, in provincia di Agrigento. Dopo la collocazione del radar mobile nella fascia costiera compresa tra Bovo Marina ed Eraclea Minoa, si registrerebbero con frequenza guasti inspiegabili ad impianti elettrici, sistemi d’allarme ed elettrodomestici.

Brunetta dice che senza Caserta, Napoli e la Calabria, un cancro per l'Italia, si starebbe meglio. Ora Brunetta , il Ministro della Pubblica Amministrazione, che ha cominciato ad estirpare il cancro dei fannulloni dalla macchina pubblica, che poi è per l'80% un anomalia

tutta meridionale, è diventato razzista. I "meridionali" tutti, quelli ipocriti, indignati dalle affermazioni di Brunetta con la complicità di una sinistra becera e nullafacente, che è maggiormente responsabile dello scempio anche riguardo alla legalità del meridione, hanno subito usato in maniera strumentale le verità del Ministro Brunetta.

Si, perchè sono tutte verità.
E' vero che al sud, e in particolare nelle zone su citate, la macchina dell'amministrazion pubblica non funziona, con il triplo dei costi, il triplo dei dipendenti e una valanga di corruzione, a partire dal caffè offerto per un diritto tipo "il certificato anagrafico urgente" fino ai soldini ragalati per la copia autentica di un atto urgente, oltre ai diritti di legge. Come è vero che a Napoli, ad esempio si commette un reato ogni 30 secondi, forse anche più di un reato, a partire dal "pizzo" pagato al parcheggiatore abusivo, allo scippo, alla rapina, all'estorsione, alla truffa, al lavoro nero, al falso sulle bancarelle alla luce del sole, al furto d'auto, allo stereo rubato, al borseggio, all'evasione fiscale,ai docenti corrotti per un voto o il diploma facile etc. etc.

Vorrei che qualcuno mi smentisse, e se lo fa qualcuno onesto, è solo affetto da stupido campanilismo.

Io ho vissuto 32 anni in quell'inferno, e ho subito di tutto. Mi hanno rubato ben 14 auto, 7 rapine, scippi e appartamento sfondato, oltre a i cosiddetti "sfregi" perchè da sindacalista mi opponevo alla cassa integrazione (erano i lavoratori (?) a farmeli, e anche perchè mi rifiutavo di difendere i lavativi), e poi a tutte le lotte che ho fatto contro la criminalità, specie da attivista politico e giornalista freelance. Le scuole non funzionano, non ci sono attrezzature e costano tre volte di più del nord, cosi i trasporti pubblici e la sanità, i parchi pubblici, pochissimi, sono praticamente covi per drogati, prostitute e scippatori, oltre al fatto che si rubano anche le panchine, e poi la vita costa il doppio del nord, solo se si pensa ai costi delle assicurazioni auto, dei garage obbligatori per evitare i furti, dei mutui e dei generi di prima necessità (tranne frutta e verdura, e per fortuna, almeno quello). Di sera e di notte non si può passeggiare (a dire il vero nemmeno di giorno) specie se hai soldi in tasca, un bell'orologio, o una bella giacca di pelle, e oro addosso. Cosa che faccio regolarmente in Toscana e lascio anche la macchina aperta e non assicurata contro il furto.

Alla fine ho preferito il trasferimento, perchè mi convinsi che "a lavar la testa all'asino si perde l'acqua e il sapone".

Allora per tornare a Brunetta, diciamo che Brunetta, anche se in maniera troppo schietta e sincera, ha detto la verità. Napoli e tutto il resto citato, è invivibile, la camorra, la ndrangheta, e la microdelinquenza c'è, ed è viva e vegeta. Probabilmente, nonostante il grosso lavoro fatto da questo governo con le forze dell'ordine, bisogna fare di più. Sono necessarie attività di repressione più forti. Bisogna che la delinquenza venga stanata nei quartieri in cui vive, casa per casa, Bisogna ratsrellare il territorio a partire dagli immigrati clandestini, i "rom", fino a coloro che commettono scippi, rapine e truffette, etc.
Bisogna fare un attività investigativa forte, potenziare l'organico delle forze dell'ordine, trasferire il personale esistente e cambiarlo con altre facce nuove, per evitare o mettere fine ad eventuali collusioni esistenti, e fare arrivare fondi e più mezzi per la sicurezza.

Bisogna inviare l'esercito in appoggio e costringere alla collaborazione le amministrazioni pubbliche.

Solo bonificando il territorio si può cominciare una fase nuova, con interventi per consentire investimenti seri e puliti al sud, attirare capitali garantendo sicurezza e creare occupazione, oltre ad educare il cittadino alla legalità, a cominciare dal pagare il biglietto sull'autobus e al gettare la carta a terra.
Quindi, smettiamola con l'ipocrisia, per ora ha ragione Brunetta.

Gennaro Ruggiero

Nuclei composti da 5 fucilieri del Reggimento San Marco da imbarcare nelle unità mercantili italiane e proteggerle dagli attacchi dei pirati a largo delle coste della Somalia. È quanto prevede il progetto elaborato in gran segreto dalla Marina militare in collaborazione con la Confederazione ItalianaArmatori (Confitarma), e presentato 5 mesi fa al Presidente del Consiglio e ai ministri degli Esteri e della Difesa per la sua approvazione. Le regole d’ingaggio sarebbero in via di definizione da parte di un “tavolo tecnico” a cui partecipano gli alti comandi della Marina e i rappresentanti delle società di navigazione, ricalcando quanto sperimentato nelle acque del Golfo di Aden da Francia e Belgio, unici paesi europei ad aver autorizzato sino ad oggi l’invio di militari anti-pirati a bordo delle navi mercantili.

L’inedita partnership armatori-forze armate è stata annunciata da Stefano Messina, amministratore delegato del gruppo genovese “Ignazio Messina e C.” e vicepresidente di Confitarma. “Abbiamo spinto noi perché, a fronte di un primo atteggiamento più prudente che prevedeva solo modalità passive per difendersi dagli attacchi dei pirati (l’uso di filo spinato, ultrasuoni, idranti, ecc.), si arrivasse ad una presa di posizione più decisa”, ha dichiarato Messina. “Abbiamo così condiviso questa azione con la Marina militare per mettere in atto azioni di difesa, con presenza di militari formati, pagati dagli armatori, a bordo delle navi mercantili. Il rafforzamento della sicurezza comporterà costi importanti, ma saranno sicuramente inferiori rispetto a quelli per i provvedimenti sino ad ora presi, a partire dall’allungamento dei viaggi di 4-500 miglia e che solo per la nostra società comportano una spesa di quasi 10 milioni di euro all’anno”.

Le nuove modalità d’impiego di uomini, mezzi e tecnologie “per sconfiggere i pirati del mare” sono state al centro di un convegno organizzato nei giorni scorsi a Roma dall’Istituto Italiano di Navigazione e da Confitarma, presenti gli alti comandi di Marina militare, Guardia costiera, Guardia di finanza ed Arma dei carabinieri più alcuni manager di Finmeccanica, la holding a capo del complesso militare-industriale italiano. E se l’ammiraglio Fabio Caffio, ispettore dello Stato Maggiore della Marina, ha ribadito la disponibilità ad impiegare i marines del San Marco su navi e petroliere, armatori e militari si sono detti pronti a studiare ulteriori iniziative di contrasto alla pirateria, a partire dell’utilizzo dei più recenti sistemi tecnologici prodotti da Selex Sistemi Integrati, società presente al meeting di Roma. “Da sempre Selex Sistemi Integrati si occupa di contrastare le minacce in mare e la pirateria è certamente una di queste”, ha spiegato l’ingegnere Marina Grossi, amministratrice delegata della società e moglie di Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica. “Sinora abbiamo realizzato con le forze che operano per la sicurezza e la difesa a mare, come la Marina militare, la Guardia costiera, la Guardia di finanza e molti altri enti, sistemi di missione per tutte le classi di imbarcazioni”.

Nel giugno 2009, Selex ha installato in Yemen un sistema integrato di monitoraggio del traffico navale che copre 450 km di costa, dal Mar Rosso al Mare Arabico. Il sistema, denominato Yemeni national vessel traffic monitoring, si basa su centri di comando e controllo e su sensori terrestri per la sicurezza del traffico marittimo che si integrano con i sensori istallati sulle navi in transito. Un modello “anti-pirateria” e “anti-migranti” che l’azienda italiana spera di esportare ai paesi del Corno d’Africa e della penisola arabica, congiuntamente al “sistema di difesa portuale” denominato Archimede la cui sperimentazione è iniziata nel settembre 2009 presso l’Arsenale navale di La Spezia. “Si tratta di un sistema che si ispira al metodo studiato da Archimede per difendere la città di Siracusa dagli attacchi via mare ed è concepito per una protezione dalle minacce asimmetriche”, hanno dichiarato gli ingegneri di Selex nel corso di una recente conferenza sulle “metodologie non letali per l’individuazione e il contrasto di terroristi, pirati, contrabbandieri e trafficanti di esseri umani”, organizzata a Carrara dal NURC, il Centro di Ricerche Sottomarine della NATO. “La maggiore innovazione del programma Archimede è quella di poter operare a livello multi-ambientale, in acqua, sulla superficie e in aria, anche con i veicoli senza pilota che rappresentano la nuova frontiera del settore”.

Sono più di una trentina le unità militari dell’Unione europea (operazione Atalanta), della NATO, dell’US Navy e della task force multinazionale Joint Maritime Forces and Combined Task Force 151 che pattugliano le acque del Corno d’Africa. In funzione anti-pirati viene pure utilizzato saltuariamente il Gruppo Navale Permanente SNMG 1 (Standing Nato Maritime Group 1), la componente navale della Forza di Reazione Rapida della NATO, da un mese a questa parte sotto comando italiano. Nonostante l’escalation della presenza militare internazionale gli attacchi dei “pirati” sono cresciuti in numero e intensità. Secondo l’International Maritime Bureau di Londra, lo scorso anno si sono verificati 53 sequestri di mercantili (1.181 membri di equipaggio), buona parte dei quali in acque somale. E mentre in Italia ammiragli, industrie belliche e armatori stringono un’alleanza per intensificare gli interventi armati contro i pirati, a Washington il Government Accountability Office (GAO)esprime forti perplessità sulle azioni di contrasto sino ad oggi realizzate dalle unità militari USA. “Il governo degli Stati Uniti non sta controllando in modo sistematico i costi o l’efficacia delle sue operazioni anti-pirateria in Somalia e intanto gli attacchi aumentano e si estendono all’Oceano Indiano”, scrive il GAO in un rapporto dell’ottobre 2010. “Gli analisti della difesa stimano che per coprire l’intera area interessata dalla pirateria sarebbero necessarie più di 1.000 navi da guerra equipaggiate con elicotteri, numero che va oltre i mezzi che le marine mondiali sono in grado di fornire. Per questo è necessario rivedere le strategie e il piano di azione elaborati nel 2008 per adeguarli alle odierne condizioni e priorità”.

Le ragioni del fallimento internazionale nel contrasto della pirateria sono state analizzate pure da un documento presentato a fine gennaio 2011 al Consiglio di Sicurezza da Jack Lang, consulente-delegato del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. “Lo status odierno non è più sostenibile e sono necessarie azioni urgenti che includano nuovi provvedimenti legislativi per punire i pirati, la costruzione di prigioni, lo scambio d’informazioni tra i paesi sulle caratteristiche del fenomeno, il monitoraggio finanziario e nuove sanzioni delle Nazioni Unite”, scrive Lang. “Il 90% dei pirati catturati vengono poi rilasciati per l’incapacità di processarli o incarcerarli. Per questo si raccomanda l’implementazione di tre nuove corti specializzate, due nelle regioni semiautonome di Puntland e Somaliland e la terza con giurisdizione sulla Somalia in Tanzania. È altresì importante che si continui a finanziare internazionalmente gli interventi anti-pirateria, così come la realizzazione di un tribunale speciale di massima sicurezza a Mombasa, Kenya, che possa essere utilizzato specificatamente per casi di pirateria e gravi comportamenti criminali”. Per Jack Lang, il danno economico generato annualmente dalla pirateria nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano va valutato in oltre 7 miliardi di dollari, in termini di minori ingressi per le società di navigazione, rincari delle polizze assicurative e spese per il dislocamento delle navi da guerra. Restano fuori dai conti i milionari contratti stipulati dagli armatori con le aziende di sicurezza privata e quelli per l’acquisto di cannoni, armi “non letali” e sistemi d’allarme vari.

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