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Domenica, 12 Luglio 2020

Il lungo addio di Totti in trionfo tra le lacrime

«Ci siamo. È arrivato il momento». Francesco Totti prende il microfono quando il pomeriggio romano si scioglie in serata e saluta il suo popolo innamorato e inconsolabile, celebrando la sua orazione funebre da calciatore con una lettera che legge da un foglietto stazzonato mentre fa avanti e indietro sul prato dell'Olimpico zitto zitto.

«Ho paura, sono orgoglioso di avervi dato 28 anni di amore, ora ho bisogno io del vostro», supplica. E ne riceve talmente tanto da riempire non uno ma sei o sette stadi pieni zeppi di gente che non vuole andare a cena e forse nemmeno a dormire, visto che da queste parti gli occhi stasera sono per le lacrime e non per essere chiusi. Il Totti che saluta sembra uno che non si toglie solo la maglia giallorossa ma anche scarpini e parastinchi. «Da domani divento grande». Più di così? E magari non sarà così ma stasera importa poco.

Non soltanto i tifosi della Roma, l’addio di Francesco Totti ha commosso tutti e non ha risparmiato nessuno. Una festa unica, come probabilmente quasi mai s’era vista in uno stadio italiano. L'ultimo giro di campo, gli occhi lucidi dell'Olimpico e della gente sui divani di casa. E la leggenda del capitano viene celebrata, il giorno dopo, dalla stampa italiana. 

E Roma, con l'Olimpico, lo ha salutato di persona in un'atmosfera di malinconia struggente. Totti, 41 anni a settembre, si è tolto idealmente la maglia della Roma (sul campo era entrato al 9' st, al posto di Salah) e sul serio la fascia da capitano, consegnandola al leader della squadra dei Pulcini perchè la vita continua e c'è un futuro. Questo è il giorno che lui voleva che non arrivasse mai, e per questo mentre fa il suo ultimo giro di campo da calciatore della Roma non ce la fa a trattenere le lacrime, mentre piangono anche quasi tutti i compagni di squadra, la moglie Ilary e i figli Cristian e Chanel che lo scortano.

Ad un certo punto, rimasto da solo all'altezza della tribuna Tevere, quasi non ce la fa e deve sedersi sui tabelloni pubblicitari di bordo campo dove adesso c'è scritto "Grazie Capitano": si ferma a guardare il pubblico, e mentre risuona la musica di Ennio Morricone si mette le mani sulla testa, la scuote, dimostra una tristezza evidente. 

E intanto, mentre lui dice ai tifosi "ho paura, e ho bisogno di voi", facendo trasparire tutto il disagio per questo addio, passano sui monitor le immagini di Sabrina Ferilli, Claudio Amendola e Carlo Verdone anche loro in preda all'emozione, tantissima gente continua a piangere sugli spalti, uomini e donne di tutte le età. Totti ha senza dubbio vinto troppo poco rispetto al suo enorme valore tecnico, ma trionfa nei cuori di tanta gente innamorata di Roma come lui, e alla fine conta questo.

La Roma ha battuto il Genoa per 3-2 con un gol al 90' di Perotti, e questa prodezza dell'ex di turno ha tolto tutti dall'imbarazzo, altrimenti che festa sarebbe stata senza la Roma direttamente in Champions? A far correre i brividi lungo la schiena ai romanisti c'era stato anche il gol iniziale di Pellegri, un sedicenne-prodigio che aveva appena tre mesi ai tempi dell'ultimo scudetto romanista, nel 2001, e poi quello di Lazovic pochi minuti dopo il 2-1 di De Rossi che quasi aveva fatto venire giù l'Olimpico. La vittoria restituisce alla festa la sua dimensione piu' autentica: da France Football alla sindaca Raggi, dagli amici del Mondiale Pirlo e Cannavaro a campioni come Messi, non e' solo Roma che saluta il simbolo di Roma.

L'ultimo giro di campo più emozionante del mondo. A Roma questa sera è successo qualcosa di speciale perché si può anche vincere poco o niente, ma nella vita certi amori non possono finire mai. E così sarà per Francesco Totti e la Roma giallorossa, di cui è stato un simbolo per un quarto di secolo che fa sentire tutti più vecchi: all'improvviso, per l'addio di un fuoriclasse, ci si accorge di quanti anni siano passati. "Il tempo ha deciso", dice lui emozionato e con un microfono in mano rivolgendosi a 60mila persone che piangono, e proprio questo è il punto: sulla classe e la passione per il calcio di questo idolo eterno del popolo romanista ha vinto ciò a cui nessuno può sfuggire, al di là delle scelte tecniche di Spalletti e quelle societarie di Pallotta, entrambi sonoramente fischiati dal pubblico.

“L’irripetibile cerimonia di un patriarca” scrive Maurizio Crosetti su La Repubblica. «È stata una piccola morte piena di tantissima vita, una cosa mai vista, un ingorgo meraviglioso di sentimenti e ricordi, lacrime e sguardi, soprattutto sguardi. Migliaia di occhi gonfi di pianto ne hanno cercati due più gonfi ancora. Mai così, mai, per nessuno. scellerata di un addio, e c’è mancato poco che si rovinasse tutto: ci hanno provato in parecchi. Ma adesso è come se ognuno di noi che amiamo questo pallone come l’oggetto più bello che ci hanno consegnato da bambini, potesse abbracciare non solo Totti ma tutto il tempo che la sua presenza ha scandito, ben oltre il tifo, intanto che si viveva, si facevano figli, si amavano persone e luoghi, si guardavano partite di calcio, si stava bene e si stava male».

 

Per i tifosi romanisti, i sessantamila che ieri hanno colorato l’Olimpico e tutti quelli rimasti fuori, è un capitolo che si chiude. Il più importante e il più lungo, quasi un intero romanzo. Ma la storia continua. C’era la Roma prima di Totti, c’è stata con lui (un quarto di secolo, il periodo più denso e più bello), e ci sarà dopo (in quali condizioni si vedrà).

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