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Sabato, 19 Gennaio 2019

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Ho incontrato Monica Capizzano in occasione di un recente convegno organizzato dall’Associazione “Mai più violenza infinita”,che si è tenuto presso la Biblioteca della Camera dei Deputati sull’inquietante tema delle droghe da stupro. Docente di Criminologia presso UNISED Milano e CIELS Gorizia, CTU e criminal profiler, esperta criminologa presso il D.A.P. di Catanzaro, in questi ultimi anni si è specializzata in droga da stupro ed è membro UNA-USA.

Ha già pubblicato “Qàyin contro Hèvel. 10 luglio 1941 a.C.” (2001) e “Cervello e Comportamento”(2013).

Nell’ottobre del 2014 ha presentato il libro “Droghe da stupro e nuove sostanze psicoattive” (Falco Editore), con il patrocinio della Polizia di Stato e la prefazione di Ashraf Mozayani. Ho avuto il piacere di rivolgerle alcune domande sul delicato argomento, che coinvolge in particolare i più giovani.

Nel sottotitolo del suo libro-documento “Droghe da stupro e nuove sostanze psicoattive” (Falco Editore) leggo: “Quando il ‘risveglio’ ha un retrogusto amaro”. Vorrebbe spiegare ai nostri lettori il significato di questa frase?

Le droghe da stupro sono incolore, inodore e insapore, o con un leggero sapore salato. Queste sostanze possono essere aggiunte nelle bevande, senza che la loro presenza sia avvertibile da chi le consuma. La vittima ha o potrebbe avere, (nel caso riuscisse a sopravvivere alla somministrazione), un risveglio amaro secondo due accezioni: primo, al risveglio dalle 6/8 ore in cui è stata nelle mani del suo carnefice, potrebbe non rendersi conto, nell’immediato, di aver subito uno stupro. Secondo, se ha subito uno stupro violento, potrebbe riportare, oltre ai danni psicologici a lungo termine, (attacchi di ansia senza riuscire ad imputare ad alcunché, insonnia, depressione e, in molti casi, tentato suicidio), danni fisici permanenti. Quindi, rifacendomi al gusto amaro della sostanza, quasi impercettibile, quel risveglio amaro è la realtà che la vittima dovrà affrontare, nel caso in cui non intervenga il decesso, dopo la somministrazione e/o la violenza.

In questi ultimi anni i media diffondono notizie sempre più inquietanti circa un nuovo fenomeno di costume, ovvero “l’appuntamento con la droga”. L’uso di sostanze psicotrope si sta diffondendo in modo esponenziale fra i giovani, ma non solo, poiché esse facilitano l’assalto sessuale. Qual è la modalità di somministrazione più seguita?

Giusto, “Appuntamento con la droga” o “droga che facilita l’assalto sessuale”, sono queste le frasi che appaiono con sempre maggiore frequenza nei media, soprattutto negli ultimi anni. L’esempio più frequente di droga da stupro è lo scenario di un autore maschio, che mette il farmaco nella bevanda di una donna senza il suo assenso. Dopo che tale sostanza fa effetto, la donna diventa incapace o incosciente. L’aggressore maschio aggredisce poi sessualmente la donna. La natura dei farmaci delle “droghe da stupro” è tale che la donna conservi un labile, se non addirittura assente ricordo dell’assalto sessuale. Il GHB o GBL si trovano sotto forma di pasticche, pillole, polvere e liquido. Sono facilmente dissolubili in qualsiasi contenuto, alcolico o non alcolico. Quindi, la modalità di somministrazione più diffusa è sicuramente quella di mettere la sostanza nel bicchiere, senza che la vittima ne sia a conoscenza, e fargli bere il contenuto.

Quali sono gli effetti immediati?

Il GHB è una molecola con effetto deprimente del sistema nervoso centrale (CNS), inizialmente sviluppata come farmaco anestetico e successivamente impiegata negli studi per il trattamento della narcolessia (disturbo del sonno). Ma l’effetto varia a seconda del dosaggio somministrato. Il GHB ha anche un effetto anabolizzante (stimola la sintesi proteica) e viene utilizzato dai body builder come supporto nella riduzione del grasso e la costruzione di massa muscolare. Il GHB agisce sul cervello in almeno due siti: sui recettori GABAB e su un sito d’azione specifico proprio per il GHB stesso. Ad alte dosi l’effetto sedativo del GHB può portare a coma o decesso. Gli effetti depressori sul SNC risultano dose-dipendenti e possono comparire molto rapidamente, rendendo la vittima disinibita (a volte incosciente) e successivamente con scarso ricordo di quanto accaduto.

Il GHB viene frequentemente assunto con alcol e altre droghe, che ne provocano un aumento degli effetti. Viene eliminato dall’organismo nello spazio di poche ore, rendendo difficile la sua rilevazione in campioni biologici, se non analizzati in tempi brevi dopo l’esposizione.

Il GHB produce una serie di effetti sul sistema nervoso centrale (SNC) che variano in funzione della dose: sonnolenza, vertigini, nausea, amnesia, allucinazioni visive, ipotensione, bradicardia, grave depressione della respirazione, coma. Gli effetti neuro depressori possono essere potenziati in caso di co-assunzione con alcol o altre sostanze. L’overdose da GHB può richiedere il trattamento sintomatico d’urgenza. Al momento non è disponibile un trattamento antidotico specifico.

Come dicevamo, i farmaci comunemente usati come ‘droghe da stupro’ sono il GHB gamma-idrossibutirrato e le benzodiazepine. La prima sostanza in primis induce amnesia anterograda, è facilmente solubile in acqua, è insapore e viene eliminata dall’organismo in tempi brevi; la seconda ha in linea generale gli stessi effetti. Ribadisco tali concetti, poiché fondamentali per comprendere alcune dinamiche. Prima fra tutte, il vantaggio che ne consegue per chi commette reato di stupro. E la vittima?

La vittima, sempre se sopravvive alla somministrazione del farmaco, non ricorderà nulla dell’accaduto. Sono d’accordo con lei, sarà bene soffermarci su questo punto. Mi spiego. Inducendo amnesia anterograda, la vittima non avrà il ricordo di quelle 6/8 ore dall’assunzione involontaria fino al risveglio. Quindi, non verranno intaccati i ricordi antecedenti o successivi all’evento, ma solo quell’arco di tempo. Parlo di risveglio, perché? Dal momento in cui inizieranno a manifestarsi gli effetti, quindi all’incirca dopo pochi minuti dall’assunzione fino a un massimo di 20/30 minuti, la vittima si comporterà come se fosse in una dimensione onirica. Inciterà al rapporto sessuale il suo carnefice, (o i suoi carnefici) poiché i suoi freni inibitori saranno azzerati, ma dalla vita in giù non avvertirà tutto quello che le sta accadendo. Una volta finito l’”effetto garantito”, le sembrerà di aver bevuto troppo.

Il mondo del web ha uno specifico ruolo nella divulgazione e nella distribuzione di tali sostanze?

Dal 2009 il Sistema Nazionale di Allerta Precoce per le droghe del Dipartimento Politiche Antidroga ha monitorato strettamente la situazione sul territorio italiano, rilevando circa 280 nuove sostanze circolanti. Questo mercato utilizza principalmente Internet per la pubblicizzazione delle molteplici offerte di nuove sostanze psicoattive, per la raccolta degli ordinativi e dei pagamenti mediante credito elettronico e approfitta dei normali corrieri postali per il loro invio a domicilio. Il nuovo mercato delle NSP va di pari passo con quello dei farmaci contraffatti, o di vendita illegale, che ormai popolano la rete Internet con offerte altrettanto pericolose per la salute pubblica. Ed è in questo contesto che si inseriscono anche le droghe da stupro: vendute su internet come fertilizzanti o semi di alcune piante, o detersivi per la macchina, il loro costo irrisorio avvicina sempre più giovani al loro acquisto.

Ritiene che una corretta informazione possa contrastare questo dilagante fenomeno?

La Criminologia è la mia vita, questa è una Premessa d’obbligo... Chi mi segue sa bene che io mi sono avvicinata alla professione di Criminologa, che esercito con infinita passione e dedizione, poiché credo fortemente nella potenzialità della PREVENZIONE, e proprio a tal fine ho scelto di porre le mie conoscenze acquisite in intensi anni di studio, al servizio delle VITTIME, delle persone più deboli…credo per davvero che l’informazione qualificata sia la strada fondamentale per NON incappare nella commissioni di crimini, di reati.

Qual è secondo lei il ruolo del genitore dinanzi a tali problematiche?

Guardando la nostra storia attuale, ci imbattiamo in una società marcata generalmente da un senso profondo di fallimento nell’esperienza educativa. In effetti, l’esaltazione dell’interesse individuale, della ricerca del proprio vantaggio, comporta una serie di conseguenze o implicazioni, nei rapporti verso gli altri e verso la realtà in genere.

I nostri giovani non sanno più perché sia importante il matrimonio; non hanno più le ragioni per cui si possa e si debba stare insieme tutta la vita; la loro idea dell’amore è fragilissima, esposta ad ogni tempesta sentimentale. Tuttavia, per capire questa situazione bisogna scendere ancora più in profondità e vedere cosa c’è alla radice di tutto questo. La cronaca quotidianamente racconta di eventi drammatici che vedono protagonisti i giovani; il momento storico richiede un approccio complesso. È agli adulti, innanzitutto, che bisogna guardare. Incerti e sradicati, spesso egocentrici, individualisti e timorosi, costruiamo una società iniqua, attorno ai miti del denaro, del sesso e del potere. I contesti educativi, nuovi o tradizionali, dovranno abbandonare atteggiamenti di chiusura o rifiuto reciproci.

Esistono danni permanenti a carico di chi fa uso di sostanze psicoattive?

I danni sono irreversibili. Sia a livello cerebrale, sia a livello psicologico. Non c’è via d’uscita. Non c’è ritorno. Sappiamo che con il termine droga si indica genericamente ogni sostanza capace di agire sui meccanismi ed i processi del cervello. Che venga definita o meno droga, ogni sostanza psicoattiva altera i processi di trasmissione dei segnali e delle informazioni tra cellule nervose: sulle dinamiche, cioè alla base di ogni fenomeno psicologico, dalle emozioni ai ricordi, dall’apprendimento alla percezione, dalle capacità motorie alle abilità intellettive.

Perturbando le funzioni delle cellule nervose, le sostanze psicoattive possono pertanto compromettere gli equilibri psicologici e i normali processi mentali. Dal momento che i processi psicologici sono legati e riflettono le dinamiche e le variabili sociali e che a loro volta i meccanismi cerebrali sono costruiti e modulati dalle funzioni psicologiche, da ciò che uno sa, dalle aspettative, dai significati e dai valori che dà ai suoi comportamenti, si evince che gli effetti e le conseguenze delle sostanze psicoattive non dipendono soltanto dalle proprietà farmacologiche, ma sono in larga parte dettate da fattori sociali e culturali.

Come le è venuta l’idea di scrivere un libro su questa tematica?

Dopo un viaggio studi negli Stati Uniti, a Youngsville, NorthCarolina, dove ho approfondito gli studi sul repertamento e il sopralluogo e il riconoscimento delle droghe. Le droghe da stupro hanno una matrice culturale a stelle e strisce, per il loro utilizzo nei rave party e nei college americani fin dagli anni ’70. Al mio rientro, decido di prendere contatti con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che, a distanza, mi permette di approfondire la tematica in questione. Poi, nel giugno del 2014, al Convegno Nazionale sulle droghe del dipartimento politiche antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri, si parla di droghe da stupro. Era da tempo che, girando l’Italia, avevo preso parte e organizzato convegni su questo argomento. Altresì, collaborando con un’Associazione che si occupa di gestire le vittime delle droghe da stupro, abbiamo inaugurato uno sportello di ascolto nel Nord Italia. E poi l’idea di farne un libro, un manuale, che ha visto il suo battesimo nell’ottobre del 2014 e che, ad oggi, sta raccogliendo premi nazionali e internazionali.

Lei è docente di criminologia, oltre che consulente tecnico presso diversi studi legali penali. Qual è il messaggio che rivolge ai suoi studenti a proposito delle cosiddette “droghe da stupro”?

 

Questo è il messaggio di prevenzione che rivolgo a tutti i giovani.

Per evitare di ingerire involontariamente la droga dello stupro è importante:

- non accettare bevande e drinks da altre persone;

- non lasciare il proprio bicchiere incustodito;

- non condividere i drinks;

- non bere da bottiglie già aperte;

- non continuare a bere se la bevanda presenta gusto o sapore strano, salato;

- prediligere bibite e bevande contenute in bottigliette, lattine o contenitori chiusi;

- aprire da sé eventuali bottigliette, lattine, contenitori;

- non bere se il contenitore si presenta non integro o manomesso;

- se ti senti come ubriaca/o e non hai bevuto, allontanati dal posto in cui ti trovi solo in compagnia di persone di fiducia;

- se ti senti mancare l’aria (v. sintomo della fame d’aria) allontanati dal posto in cui ti trovi solo in compagnia di persone di fiducia.

Ci sono alcuni segnali che possono rivelare se un soggetto ha ingerito una delle sostanze normalmente utilizzate per lo stupro:

- sentirsi ubriachi senza aver bevuto alcolici;

- sentirsi molto ubriachi avendo consumato una minima o modica quantità di alcolico;

- sentirsi disorientati con difficoltà a ricordare eventi o situazioni accadute poco prima;

- se si ricorda di aver bevuto un solo drink e poi non ha ricordo di cos’è accaduto dopo;

- avere la sensazione di aver avuto un approccio/rapporto sessuale, non ricordando bene però particolari o modalità;

- avere la sensazione di ricordare rumori/odori non collegabili a situazioni vissute.

Una corretta campagna di informazione nei riguardi di questa complessa tematica dovrebbe partire proprio da queste indicazioni.

“E la luce fu”. Che ci si riferisca al libro della Genesi (1,3) o che si parli del Big Bang, un’esplosione di luce caratterizza i primi istanti del nostro universo e il 2015 è stato dichiarato Anno internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla luce. L’iniziativa delle Nazioni Unite ha lo scopo di sensibilizzare sulle nuove tecnologie ottiche e fornire soluzioni alle sfide a livello mondiale nel campo dell’energia, dell’istruzione e della salute.

La luce significa vita e il nostro pianeta deve questa vita alla perfetta distanza dal Sole che lo illumina. Nessuna altro pianeta del nostro sistema ha queste caratteristiche essenziali per la vita ed è anche per questo che da sempre gli studiosi si sono soffermati sullo studio della luce e delle sue caratteristiche associate allo studio di tutto ciò che c’è di luminoso. Le stelle in modo particolare hanno sempre affascinato gli uomini e, tra le stelle, quella a noi più vicina, il Sole.

In quest’anno meritano un particolare ricordo tre scienziati italiani che, in secoli diversi, hanno affrontato l’argomento luce: il primo, Francesco Maria Grimaldi (1618-1663) che studiò la luce e scopri il fenomeno della diffrazione, il secondo, Giovanni Domenico Cassini (1625-1712) e il terzo Angelo Secchi (1818-1878) che studiò le stelle e il Sole. Tutti legati in qualche modo ai gesuiti, Grimaldi e Secchi perché entrarono nella Compagnia di Gesù e Cassini perché fece i suoi studi nel collegio dei gesuiti di Genova. Da qui, quest’ultimo, per le sue particolari doti intellettuali fu inviato all’osservatorio astronomico di Bologna dove i suoi studi spaziavano dalle eclissi fino alla pubblicazione della “Tavola dei pianeti” non disdegnando anche di dedicarsi, su invito del Pontefice, ad opere di idraulica. L’opera che lo ha reso celebre a Bologna è la costruzione della meridiana nella basilica di San Petronio, la più alta mai realizzata, con un foro nel tetto della basilica a 27 metri di altezza e che proietta l’immagine del Sole sul pavimento.

Grimaldi, lega il suo nome alla scoperta della diffrazione della luce e anche lui vive e lavora a Bologna dove elabora le sue idee sulla luce ritenuta un fluido in velocissimo movimento; le sue linee di flusso, quando incontrano un ostacolo, si allargano e si separano, “diffrangono” attorno ad esso. I suoi esperimenti sono riportati nell’unica sua opera, pubblicata postuma, il De Lumine (1665).

Angelo Secchi, anche lui gesuita vive e lavora a Roma, al Collegio romano dove struttura e organizza un osservatorio grazie al quale riesce a catalogare 4000 stelle e a classificarle grazie alla spettroscopia. Tra le stelle dedica una particolare attenzione al Sole e nella prefazione all’opera dedicata all’astro del nostro sistema conclude col versetto del Salmo “in Sole posuit tabernaculum suum Altissimus” a spiegazione degli scopi del suo lavoro scientifico: La contemplazione delle opere di Dio è una delle più nobili occupazioni dello spirito, è lo scopo principale dello studio della natura; ma questo studio ci conduce sovente a dei risultati utili che non sapremo sdegnare”.

Tre scienziati che hanno legato il loro nome alla luce e alle sorgenti delle stessa, studiandola, interpretandola e fornendo utili conclusioni che hanno fondato la scienza dei nostri tempi.

“Le acque di Roma riuscirono a curare Michelangelo malato di calcoli. Michelangelo mangiava acciughe, tortore, aringhe, insalata, pere di dimensioni piccole e beveva anche vino brusco di qualità. Tutto questo lo sappiamo grazie ad una ricetta che è stata ritrovata e che il padre del Rinascimento consegnò ad un suo collaboratore”. Lo ha svelato il geologo e ricercatore dell’Università di Urbino , Rodolfo Coccioni, mostrando una ricetta scritta da Michelangelo, nella conferenza stampa di presentazione di una nuova figura professionale “Narratore del Gusto e della Cultura, Selezionatore delle Tipicità Italiane”,  svoltasi oggi alla Stampa Estera di Milano.   “In Italia ci sono 5000 prodotti buoni ma purtroppo non li sappiamo narrare  - ha proseguito Coccioni-  non siamo in grado di raccontare la loro storia . Per questo abbiamo inventato all’Università di Urbino la figura professionale del Narratore del Gusto e  della Cultura , Selezionatore delle Tipicità Italiane , Comunicatore del Benessere . Una figura che dunque narrerà il made in Italy e lo difenderà in Italia ed all’Estero . In Italia abbiamo prodotti legati ai paesaggi rinascimentali ed ecco che questa figura professionale riuscirà  a raccontarli contestualizzandoli analizzando l’ambiente in cui sono nati e cresciuti .  Dovremo essere in grado di raccontare la geologia dei luoghi, la storia, la cultura , le tradizioni popolari , il territorio  . Solo in questo modo il Made in Italy riuscirà a vincere la sfida del mercato globale. Il nostro corso metterà in contatto diretto i giovani con il mondo dell’impresa , del lavoro dal giornalismo e uffici stampa di settore, alla comunicazione online, attraversando ristorazione, organizzazione eventi, retailing, enti per la promozione di prodotti agroalimentari, hotellerie, aziende e associazioni di produzione e distribuzione alimentare, turismo enogastronomico e foodservice in generale. Ecco che noi, all’Università di Urbino, metteremo in collegamento tutti questi mondi con il Narratore del Gusto e della Cultura , Comunicatore del Benessere e delle Tipicità Italiane” .

Intanto : “Entro il 2050 i ghiacciai alpini scompariranno qualora non dovesse cambiare la tendenza . La superficie è sensibilmente diminuita. In 50 anni abbiamo perso una superficie equivalente a quella di tutta la città di Milano”. Lo ha dichiarato oggi alla Stampa Estera, Silvio Seno , docente dell’Università di Pavia e studioso del fenomeno , illustrando in conferenza stampa a Milano i geo – eventi del Nord Italia in programma durante la Settimana del Pianeta Terra solo in Italia . “ Porteremo la stampa in esclusiva sui ghiacciai alpini per assistere in diretta ai crolli dei ghiacci e vedere per davvero lo scioglimento in atto – ha proseguito Seno – con una situazione drammatica che causerà  una forte riduzione della risorsa acqua e della portata dei fiumi. Faremo vedere dal vivo i crolli , il sistema di monitoraggio , la strumentazione usata dai ricercatori. Tutto questo in anteprima solo per la stampa il 26 Settembre”. Dal 18 al 25 Ottobre dunque è solo Settimana del Pianeta Terra con “più di 600 ricercatori, 320 partner tra Enti di ricerca – ha continuato Seno – Università , Musei, associazioni scientifiche, parchi naturali . Ben 237 eventi in tutta Italia e quasi tutti gratuiti in 180 località diverse . La progettazione e la gestione della Settimana del Pianeta Terra si avvarranno del finanziamento del MIUR . Siamo dinanzi al primo Festival in Europa tutto dedicato al mondo delle Geo – Scienze” .

“Quest’anno abbiamo preso spunto dal messaggio del Santo Padre , Papa Francesco , contenuto nell’Enciclica “Laudato SI’”  sul rispetto per il Creato e dunque i temi de La Settimana del Pianeta Terra si ispirano non solo all’Enciclica ma anche al prossimo Giubileo che sarà dedicato alla Misericordia . Dunque dal 18 al 25 Ottobre con l’impegno di ricercatori, scienziati , la discesa in campo di Università , Enti di ricerca , assisteremo ad una vera settimana del “Creato”  in cui al centro ci sarà la Terra , il “Creato”. Dei 237 eventi almeno 150 sono geo – escursioni durante le quali vedremo i colori , i profumi, la vita della Terra  , ben 180 le località protagoniste , più di 100 i geo – siti che potremo ammirare, più di 600 i ricercatori attivi Siamo dinanzi alla più imponente operazione di promozione delle Geo – scienze che mai sia stata realizzata”. Lo ha affermato a Il Corriere del Sud Rodolfo Coccioni dell’Università di Urbino  cofondatore con Silvio Seno dell’Università di Pavia di un grande progetto oramai consolidato , per il 2015 riconosciuto da MIUR e pronto anche ad essere esportato all’estero : La Settimana del Pianeta Terra – solo in Italia. Tutti pronti per un grande viaggio . “Con le Vie del Sale attraverseremo l’Italia – ha proseguito Coccioni – mentre in Abruzzo ascolteremo una lezione in autobus , vedremo come nasce l’energia , visiteremo Penne   magnifica città d'arte,  caratterizzata dalla presenza di splendidi monumenti ed eleganti palazzi settecenteschi, che raccontano la sua nobile storia , ammireremo  la Riserva Naturale "Lago di Penne", poi andremo sull’Appennino Centrale a quota 2000 metri per vedere Campo Imperatore  con percorsi erbosi, borghi fortificati ed un paesaggio periglaciale e soprattutto saremo su una faglia attiva in alta quota . Entreremo nelle Grotte del Cavallone , la cavità più alta d’Europa . Nella pancia della montagna visiteremo il mondo sotterraneo della Majella”.

 

“L'Abbazia cistercense di Santa Maria Arabona risalente alla fine del XII secolo – ha continuato Coccioni - presenta nella sua struttura architettonica allineamenti astronomici che riflettono la posizione apparente del Sole nei diversi periodi dell'anno.
La luce che proviene dalla stella Sole entra, attraverso delle opportune finestre, all'interno della chiesa e qui raggiunge icone e arredi liturgici illuminandoli. Un vero osservatorio astronomico. Saliremo sui Monti Simbruini accompagnati dalla paleontologia . Osserveremo i litotipi calcarei di età cretacica, Si attraverseranno e visiteranno antichi borghi e suggestivi santuari, in un paesaggio caratterizzato da estese aree boschive rappresentate soprattutto da faggete secolari.  Conosceremo il Fiume Orta e sosteremo nella chiesa di San Tommaso, stile romanico – abruzzese costruita con la pietra della Maiella . Scopriremo dal vivo i segreti di un vulcano nel cuore della Basilicata : il Vulture con le cascate di San Fedele , un’area famosa per il vino aglianico e le fonti di acqua gasata .Nei silenzi delle placide acque calderiche, pare ancora di sentire il rombo profondo di una terra che vive. Il Vulture è un vulcano non più attivo ma ricco di preziose informazioni su un passato colmo di sorprese . A Montalvano Jonico resteremo colpiti dalla bellezza del paesaggi offerti dai calanchi . Essi   custodiscono la storia dell’evoluzione paleoclimatica e paleoambientale dell'intervallo di tempo compreso tra 1.240.000 e 645.000 anni fa.  A Matera , capitale europea della cultura per il 2019 , vedremo un villaggio saraceno di 70 grotte e scenderemo lungo il torrente Gravina. Percorrendo un lembo di Terra Grecanica nella provincia di Reggio Calabria , non potremmo che essere colpiti e ancestralmente attratti  come lo fu Sant’Elia da Enna , dai miocenici monoliti calcarenitici delle Rocche di Prastarà . Sant’Elia stabilì in questo luogo la propria dimora eremitica e il suo Monastero basiliano . Noi vedremo tutto quanto” .

 

L’escursione lungo il fiume Crati invece rappresenterà un contributo importante per lo sviluppo sociale del nostro territorio in quanto contribuirà ad ampliare la ricchezza che queste risorse naturali producono.  Saremo nella  del Fiume Vitravo, per vedere GEOSITO UNICO in Italia ed in Europa da valorizzare e conservare. Saliremo sull’Appennino Meridionale e dalla Calabria vedremo con i nostri occhi le isole Eolie ma contemporaneamente il Golfo di Policastro e addirittura l’Etna . Un viaggio lungo paesaggi che rappresentano un bene comune , di tutti.  Saremo sulle terre da pascolo del grande Michelangelo ed ancora vedremo dal vivo i paesaggi rinascimentali di Leonardo . Entreremo nelle Grotte di Sant’Angelo , cavità carsiche di particolare fascino e sede di frequentazione umana in età neolitica . Quanti sanno che c’è un fiume di nome Esaro ? Lo vedremo dal vivo visitando Sibari , il sito archeologico più importante della Magna Grecia. Entreremo nei Campi Flegrei lungo le sponde del lago d’Averno per conoscere meglio il Monte Nuovo e osserveremo il Tempio di Apollo ma anche la Grotta della Sibilla”  .

 

“Saremo per davvero nella pancia di Napoli fatta di Tufo Giallo Napoletano – ha proseguito Coccioni -  e sotto terra visiteremo la Stazione Sismica , l’antico Teatro  greco – romano  ma ammireremo in città una foresta pietrificata e presso il Museo di Paleontologia i fantastici fossili di Pietraroja . A Capri compiremo un vero viaggio alla scoperta della storia geologica dell’Isola .  Saremo nell’entroterra campano . Ad esempio avremo modo di ammirare il Sannio fossilifero .  Siete mai entrati nella lava del Vesuvio ? Lo si potrà fare con la Settimana del Pianeta Terra . Numerosi trekking  lungo i sentieri del Parco Nazionale del Vesuvio offriranno l’opportunità di attraversare i borghi , vedere le opere di ingegneria naturalistica ma anche di idraulica realizzate dai Borbone . Attraverseremo i boschi di castagno sconosciuti partendo da Somma Vesuviana e saremo sulla lava del 1944 osservando il Vesuvio dalla Valle dell’Inferno. Solo in occasione della Settimana del Pianeta Terra si potrà accedere ad un sentiero chiuso al pubblico , il più completo e panoramico in assoluto per godere di una vista mozzafiato sull’intero complesso vulcanico Somma – Vesuvio . Ma saremo anche le Geoparco Nazionale del Cilento , patrimonio UNESCO per amare un piccolo gioiello : San Pietro al Tanagro nel Vallo di Diano , in un contesto incontaminato per immergersi in una faggeta a 1142 metri . Vedremo i colori nel cuore della Terra , entrando nella pancia di questo organismo vivente: il Pianeta” .

 

In Emilia – Romagna percorsi di luce che osserveremo   nelle gemme e nei minerali ma scenderemo nel canyon del Fiume Secchia dove il suo abbassamento ha consentito il rinvenimento di numerosi fossili . Pochi sanno che un fossile di Mosasauro, il primo proveniente dall’Appennino settentrionale, è stato trovato nel Reggiano più di un secolo fa e lo vedremo a Baiso 
Saremo sulle foci del Po mentre sulle Alpi entreremo in villaggi palafitticoli ed in ben 200 cantine ricavate negli anfratti di frane .  Ed ancora nell'ambito dell'iniziativa il Museo dei Ragazzi, verrà proposto in occasione della Settimana del Pianeta Terra un laboratorio per ragazzi dai 5 agli 11 anni, come primo approccio al mondo dei minerali, con prove di riconoscimento di alcune specie mineralogiche e qualche 'pillola' sul ruolo dei minerali nella dieta , ma anche eventi nei padiglioni EXPO a Milano ed addirittura il Geo – Expo sulle Dolomiti con un pranzo geologico .  Visiteremo la Pieve di San Vitale percorrendo il “Sentiero Dorato” fino ai castelli di Matilde di Canossa . Spettacolare l’escursione nel Bacino di  Castel' Arquato tra la Val d'Arda e la Val Chiavenna in Provincia di Piacenza, per conoscere il loro significato climatico ed ecologico in seguito ai più recenti studi. Nell'area suddetta affiorano diversi sedimenti carbonatici ricchi in fossili di molluschi all'interno di successioni pelitiche anch'esse molto fossilifere.

“Ci sono luoghi, per i quali è stato coniato il termine “geositi”, in cui il paesaggio è connotato in modo forte dall'aspetto geologico e geomorfologico – ha proseguito Coccioni -  in cui le forme scolpite e modellate dalla natura raccontano storie di un passato lontano. Luoghi che possono essere considerati patrimonio naturale, paesaggistico, scientifico del territorio.
La provincia di Reggio Emilia è ricca di tali emergenze geologiche, dalla Pietra di Bismantova alle pareti dei Gessi triassici dell'alta val Secchia, dai calanchi pliocenici di San Valentino alle rupi ofiolitiche di Rossena e Campotrera, dagli Schiocchi dell'Ozola alle ripide stratificazioni di Torre dell'Amorotto.


L'incontro propone una carrellata dei più significativi geositi reggiani, spiegandone le caratteristiche, la storia, l'importanza scientifica, per dare agli escursionisti e curiosi della natura una chiave di lettura in più del territorio che si estende dal crinale appenninico al Po. Ascolteremo la storia del carsismo del torrente Fiume. In Emilia – Romagna  visiteremo la grotta eremo di S. Domenico, di interesse scientifico, estetico e culturale (geomorfositi) e alcuni luoghi testimonianza del passaggio in zona di un'importante faglia.  A Tivoli ammireremo l’area dei travertini delle Acque Albule. Ad est di Roma saliremo sui Monti Cornicolani con il borgo medievale di Sant’Angelo Romano tra stretti vicoli ricchi di affioramenti carbonatici . In Liguria scenderemo nella grotta “Tana di Ca’ Freghè” ai confini con il Parco Naturale Regionale dell’Aveto , nel cuore della Terra dove ammireremo i suoi i colori  .  Viaggio lungo il territorio pavese e la Pianura padana con percorsi in bicicletta e straordinarie geo – escursioni . Nelle Marche saremo sulle sponde del fiume Esino laboratorio a scala naturale per una riflessione sulle modalità di gestione fluviale ecosostenibili per la sicurezza idrogeologica . Geo- escursioni anche sul Monte Conero , sui Monti Sibillini e percorsi straordinari nella foresta fossile della Val Cesano . A Sassoferrato vedremo un lago estinto . Entreremo nella Gola di Frasassi . Laboratori didattici sul campo nella piana carsica di Campitello Matese a 1450 m s.l.m”.

 

A pochi km da Torino, allo sbocco della Valle di Susa nella Pianura Padana piemontese, è possibile osservare le fasi salienti della storia geologica delle Alpi e la Settimana del Pianeta Terra condurrà esattamente in questi luoghi con i ricercatori . Come sono nate le Alpi ? Lo scopriremo andando proprio sulle Alpi ed esattamente nella Valle della Dora Baltea. Sulle Alpi vedremo un giardino glaciale . gli Orridi di Uriezzo  . A Pombia , nel fiume azzurro, raccogliere l’oro . Andremo alla scoperta delle rocce della Valle del Cervo nei pressi di Biella e del patrimonio minerario di una piccola valle alpina con il Lago di Antrona. Saremo in una delle vallate più meridionali della catena alpina : la Valle Ellero, settore delle Alpi Liguri . Saremo sulle tracce della storia geomorfologica del territorio nella  Valle di Oropa 

Il geosito del Monte Mucrone è un'assoluta novità, che ha lo scopo di illustrare e far conoscere la geologia e geomorfologia dell’alta valle Oropa, attraverso un percorso scientifico a pannelli ed un profilo geologico in scala di grandi dimensioni. Nella Settimana del Pianeta Terra c’è anche la Valle del ferro e dell’oro . Nel cuore delle Alpi vedremo il fossile di un super – vulcano esistito milioni di anni fa . Vedremo la grotta di Pugnetto , ci entreremo dentro .  Ancora escursioni sui  sui Colli d’Ivrea dal Lago Sirio al Lago Pistono attraverso le Terre Ballerine. Perché terre ballerine? Lo scopriremo sul posto . Ad Ostuni invece  visiteremo spettacolari testimonianze di scogliere fossili del Cretaceo, Geoturismo in bicicletta nel cuore verde del Salento. In Sardegna visita guidata tra i rilievi del Sarrabus Orientale, nei territori di San Vito e Muravera, alla scoperta della geologia del Sarrabus . Saremo nella  Grotta dei Fiori e nella  foresta di Corongia. Geo-trekking nelle formazioni geologiche dell'Iglesiente ed ancora avremo Un suggestivo percorso ai piedi dei costoni rocciosi del Monte Arci, antico vulcano risalente a 3 milioni di anni fa.
Vedremo  geositi e i siti geominerari del sud-ovest della Sardegna ma anche paesaggi nuoresi sul filo del tempo

 

 

“Da Pedra Caprias a Punta Lamarmora - Escursione geologico-storica verso la vetta più alta della Sardegna  - ha concluso Coccioni - ed anche l’Isola di La Maddalena con Cala Francese. Ci sono Geositi, geomorfositi e siti minerari lungo la costa tra Nebida e Masua e li vedremo . In Sicilia attraverseremo il Geoparco delle Madonie con Petralia Sottana che rappresenta il primo esempio di borgo geologico in Europa . Saremo dentro i Nebrodi con un itinerario geo- naturalistico nel Bosco della Tassita . In Toscana saliremo sull’Appennino Pistoiese sulle tracce di antiche glaciazioni .  Ed ancora escursioni in Trentino – Alto Adige , in Umbria con la Gola del Bottaccione e la Grotta del Monte Cucco . Portato alla luce in Val d’Aosta il sito di Chamousira , a Brusson. Si tratta di una galleria lunga 125 metri in grado di riportare i visitatori agli inizi del ‘900 nell’atmosfera quotidiana vissuta all’ora dai minatori . Faremo Un salto nel passato nella miniera di solfuri di ferro e rame di Servette con una passeggiata nello splendido ambiente naturale alla scoperta della miniera situata nel Comune di Saint-Marcel. Una miniera in alta quota . Una grande occasione per ammirare il paesaggio alpino.  Ed ancora in Veneto dove saremo per comprendere perché le acque solfuree sono una risorsa per la geologia medica . Passando per il Santuario di Santa Augusta sino a Maren in Val Lapisina  si avrà modo di osservare la successione di rocce del vittoriese, la complessa e meravigliosa geomorfologia della zona e gli aspetti culturali legati alla presenza dell’uomo e il suo legame con la terra.

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L’Italian Institute for the Future, con sede a Napoli, nasce dall’urgenza di trovare risposte per quanto riguarda il futuro del nostro pianeta. L’individuazione di possibili soluzioni, intese in un’ottica globale, fa parte del progetto di questo Istituto. Purtroppo, si tende comunemente a sottovalutare i problemi che caratterizzano questo periodo storico; un approccio di per se sbagliato.

Le problematiche che affliggono peculiarmente la nostra epoca sono tante, fra esse la grave crisi economico-finanziaria, la disoccupazione, la crescita demografica e, non per ultimo, il cambiamento climatico. In passato questi temi sono stati affrontati sempre in modo superficiale, tralasciando quelle che sarebbero state le conseguenze nel lungo periodo.

Le previsioni per il futuro del mondo non sono confortanti, poiché la situazione attuale tenderà a peggiorare, se non si interviene attraverso opportune scelte. Prestigiosi studiosi, provenienti dalle più disparate aree geografiche, sottolineano che nei prossimi decenni ci troveremo dinanzi a gravissimi problemi legati ai limiti di crescita, alla ricadute sul fragile sistema del welfare, alla riduzione delle risorse idriche, alla sicurezza alimentare, al riscaldamento globale del pianeta, alla pressione demografica presente nei paesi in via di sviluppo, alla crisi energetica, senza tenere conto di ciò che ora non siamo in grado di prevedere.

Il fisico e cosmologo Sir Martin Rees afferma che l’umanità abbia una possibilità su due di non sopravvivere al XXI secolo.

Nonostante tutto, la politica a livello internazionale e in modo particolare in Italia, sembra incapace di immaginare un futuro a lungo termine. L’Italia ha più che mai bisogno di una politica lungimirante, in assenza della quale non è possibile lavorare per un futuro sostenibile.

Tuttavia, in alcuni stati, dal Regno Unito all’UE agli USA, esistono uffici per la pianificazione a lungo termine e in svariati paesi del mondo – dall’India all’Egitto, dagli Stati Uniti alla Danimarca, dalla Francia al Sudafrica – sorgono sempre più istituti dedicati ai futures studies, un settore di studi multidisciplinare che fonde sociologia, politologia, economia, studi della scienza e la tecnologia, che elaborano scenari predittivi, al fine di individuare politiche volte alla realizzazione di scenari futuri migliori di quelli attuali.

Un centro di futures studies deve rappresentare il punto di contatto tra il mondo imprenditoriale e finanziario, quello della politica e il mondo della ricerca.

Il compito che l’IIF si prefigge non è solo quello di limitarsi a studiare ed analizzare i diversi possibili futuri, ma di aiutare a costruire il miglior futuro possibile per il nostro pianeta.

L’Italian Institute for the Future IIF nel 2013 ha iniziato la pubblicazione di “FUTURI”, una rivista trimestrale totalmente dedicata allo studio scientifico di ciò che verrà.

Durante la presentazione della rivista “FUTURI”, che si è tenuta a Roma lo scorso 28 marzo 2015, ho avuto la possibilità di intervistare il dott. Roberto Paura, presidente dell’Istituto IIF ed inoltre ascoltare il prezioso intervento della dott.ssa Fabiola Riccardini, dirigente di ricerca presso l’ISTAT del progetto benessere sostenibile e sviluppo sostenibile e coordinatore del gruppo sostenibilità della commissione scientifica BES - benessere equo e sostenibile.

La dott.ssa Riccardini, in sintesi, nel suo discorso sul tema degli studi scientifici del futuro ha affermato: “Conoscere i cambiamenti in atto è fondamentale per formulare politiche adeguate e per farlo si rende necessario misurare ciò che realmente conta per lo sviluppo umano. Tutto questo assume maggior importanza ora che la comunità internazionale sta delineando le caratteristiche per un progresso sostenibile da seguire dal 2015, con la revisione degli obiettivi di sviluppo umano presso le Nazioni Unite. Gli andamenti mondiali, presentati in corso dei lavori, evidenziano le interconnessioni e le interdipendenze tra paesi e popoli che influenzeranno i sistemi sociali, tecnologici ed economici, nonché quelli politici e ambientali del futuro.

Dall’analisi compiuta emerge l’evidente, crescente complessità, l’incertezza e i rischi che caratterizzano i fenomeni mondiali. Queste premesse stimolano la necessità di continuare il loro monitoraggio, per comprendere le determinanti di tali andamenti. I recenti scenari globali, con una crisi economico-finanziaria di dimensioni epocali, pur avendo colto la collettività di sorpresa, favoriscono tuttavia lo studio e la comprensione delle interrelazioni e degli impatti sui sistemi sociali, economici ed ambientali, che richiedono sempre un’analisi d’insieme. Inoltre, appare chiaro che esistono trade-off tra politiche diverse, quali quella sull’energia, sulla sicurezza, sulla protezione dell’ambiente e sullo sviluppo economico; comunque, finora, non sono state concepite per essere integrate fra loro, sia a livello nazionale che fra i diversi paesi del mondo.

L’analisi svolta non ha pretesa di essere esaustiva, pur perseguendo l’ obiettivo di costituire un primo passo verso la comprensione del mondo che abbiamo di fronte, ed incoraggiare un percorso di conoscenza, secondo linee che valuteremo in seguito. Il mondo scientifico continuerà a studiare le determinanti di questi macro cambiamenti, anche con la consapevolezza che quanto oggetto di studio oggi, sarà determinante per le scelte future. Le valutazioni dei cambiamenti globali prossimi costituiscono un fattore importante per le politiche e le determinazioni delle stesse, che sono pertanto influenzate anche da quello che si monitora.

Le negoziazioni politiche che si stanno effettuando a livello di Nazioni Unite, con la discussione dei nuovi obiettivi di sviluppo umano, costituiscono un’importante opportunità che non possiamo sottovalutare. Spetta ora ai politici, al mondo delle istituzioni, alle associazioni e a tutti i soggetti coinvolti nel processo, trovare soluzioni e promuovere azioni, che mirino al reale progresso dell’umanità. L’individuazione di indicatori specifici per la sostenibilità, nell’ambito delle misure del BES benessere equo e sostenibile, attivato dall’ISTAT nel 2011, rappresenta la risposta italiana, come quadro analitico, che deve essere alla base di politiche in grado di governare tale complessità, con l’obiettivo di un progresso condiviso.”

Nell’intervista che segue il dott. Roberto Paura, oltre ad aver illustrato l’istituto di cui è presidente, si è soffermato sulla presentazione della rivista “FUTURI”.

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Dott. Paura, vorrebbe parlarmi di “ITALIAN INSTITUTE FOR THE FUTURE”, all’interno del quale lei riveste la carica di Presidente?

L’Italian Institute for the Future è un centro di futures studies, il primo in Italia di questo tipo: il suo obiettivo, come quello di altre istituzioni del genere presenti nel mondo, è di effettuare studi e analisi sugli scenari di lungo periodo, con la finalità di anticipare i cambiamenti e le sfide del futuro e orientare le scelte dell’opinione pubblica e dei decisori politici verso gli scenari migliori per il nostro domani. È una realtà nata nel 2013 da un gruppo di giovani provenienti da diversi settori di ricerca e ambiti professionali, data la necessità di un approccio multidisciplinare allo studio dei futuri possibili.

Il vostro Istituto ha pubblicato “FUTURI”, una rivista trimestrale concepita allo scopo di divulgare le riflessioni, i pensieri, le analisi e i dibattiti afferenti ad uno scenario globale proiettato fututo. Il vostro obiettivo è quello di colmare una lacuna presente nel panorama editoriale italiano?

Nel nostro piccolo vorremmo contribuire, con “FUTURI”, ad incoraggiare un dibattito sulle prospettive di lungo periodo in Italia e a livello mondiale. Non esistono riviste o pubblicazioni di questo tipo nel nostro paese, dove del resto l’orizzonte temporale è sempre quello del breve termine, sia in ambito economico che politico. Ci ispiriamo al successo di riviste internazionali di grande importanza, come la francese Futuribles, l’americana The Futurist, o la danese Scenarios.

La rivista “FUTURE” si dedica sostanzialmente alla disciplina “ futures studies”, che a sua volta incrocia una commistione di studi socio-politici, economici, scientifici e tecnologici, per immaginare possibili scenari che riguardano il futuro della Terra. Quindi, studi di previsione per limitare i danni, oppure volti ad un miglioramento della qualità della nostra vita?

Entrambe le cose. Da un lato ci sono dei futuri che non possiamo più impedire, nonostante non siano affatto desiderabili: è il caso del cambiamento climatico, i cui effetti negativi già oggi stanno trasformando il nostro mondo e sono destinati a peggiorare le nostre condizioni di vita nei prossimi decenni, o dell’aumento della popolazione, la cui pressione sulle risorse esauribili del nostro pianeta sta diventando insostenibile. In questi casi, è necessario individuare le soluzioni possibili atte a mitigare le conseguenze negative, per adattarsi ai cambiamenti e limitare i danni. D’altro canto esistono, invece, diverse soluzioni che, adottate oggi, potrebbero portare la nostra società verso futuri migliori, più sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, con meno disparità. Noi non ci limitiamo solo a studiare i diversi scenari possibili, ma cerchiamo di proporre quelli che riteniamo migliori e di lavorare per realizzarli.

Pensa che in Italia siano maturi i tempi per la “scienza del futuro”?

Assolutamente sì. Oggi abbiamo a disposizione strumenti che negli anni ’60 o ’70, quando nacquero i futures studies, non esistevano. Innanzitutto i big data, dalla cui analisi possiamo trarre dei modelli e dei pattern utili a comprendere fenomeni di larga portata prima incomprensibili, e prevederne le trasformazioni. Ma anche nuovi modelli matematici, che possiamo applicare allo studio della società: dall’anticipazione delle crisi economiche alla previsione dei flussi migratori, della diffusione delle epidemie o dell’esplosione di conflitti locali. Dobbiamo evolverci verso una società anticipatrice, che prevenga i cambiamenti anziché subirli.

Vorrebbe parlarmi del suo staff di collaboratori?

Il nostro gruppo di lavoro è costituito completamente da giovani, con un’età media inferiore ai trent’anni. Non è un caso: in realtà è la nostra generazione quella che subisce maggiormente i danni di una mancata politica di lungo termine, ed è a noi che tocca impegnarci per migliorare la situazione. Collaborano con noi esperti di economia, demografia, innovazione sociale, aerospazio, intelligenza artificiale, cambiamento climatico, geopolitica.

Quale sarà il ruolo della statistica nella civiltà del futuro?

La statistica è uno degli strumenti principali dei futures studies. Anch’essa sta subendo una rapida evoluzione favorita dalla rivoluzione digitale. Il compito degli statistici oggi dev’essere quello di convincere la politica ad adottare un approccio data-oriented nella processione decisionale, in cui cioè ogni decisione politica venga presa sulla scorta di dati certi e analisi statistiche sugli effetti di lungo periodo.

Come immagina il nostro pianeta fra cinquant’anni?

Su orizzonti del genere è difficile fare previsioni, data la velocità del cambiamento scientifico e tecnologico. Ma qualcosa sicuramente già sappiamo: vivremo in un pianeta con una popolazione intorno ai 10 miliardi di abitanti, con una temperatura media superiore di almeno un grado rispetto ai livelli attuali, impegnata in un difficile passaggio da un’economia basata sui combustibili fossili a una fondata sulle energie rinnovabili, dal momento che il petrolio sarà esaurito. Assisteremo a profonde trasformazioni sociali accelerate da imponenti processi migratori, dall’invecchiamento della popolazione, dalla perdita dei posti di lavoro causata dall’automazione. Se oggi iniziamo a lavorare per mitigare gli effetti di questi cambiamenti, il mondo sarà pur sempre un buon posto dove vivere; se lasceremo che questi fenomeni evolvano in modo incontrollato, probabilmente rimpiangeremo l’epoca attuale.

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