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Lunedì, 25 Marzo 2019

“Attenzione, ma nessun allarmismo per l’Italia rispetto all’epidemia di Escherichia Coli 0104:H4”: questa la posizione del Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – SIPPS, che ribadisce come nessun caso sia stato ancora segnalato in Italia.

 

La SIPPS rassicura tutti i genitori, precisando che il ceppo batterico che sta preoccupando l’Europa ha finora colpito, nel 90% dei casi, adulti in età superiore ai 20 anni. La terribile complicanza rappresentata dalla Sindrome Uremico-Emolitica ha coinvolto soltanto eccezionalmente soggetti in età infantile, contrariamente a tutta la casistica riportata nella letteratura, dove si dimostra come i più colpiti da patologie analoghe siano generalmente i bambini di età inferiori ai 5 anni. A tutt'oggi è stato registrato un solo caso letale, che ha riguardato un bambino di 2 anni d'età.

“Per gli adulti colpiti da Sindrome uremico-emolitica, a livello ospedaliero – dichiara il Dottor Angelo Milazzo, Pediatra Direttivo Regionale SIPPS – già da tempo sono stati adottati trattamenti appropriati, sebbene in molti casi la causa della malattia fosse sconosciuta; in questo modo è stato possibile contenere la mortalità al di sotto dell’1% e fronteggiare adeguatamente questa terribile patologia”.

 

La mancata identificazione del focolaio di infezione impone, però, il rispetto stretto di alcune importanti misure di sicurezza e di corretta igiene, precauzioni comuni per la prevenzione di tutte le forme di contagio batterico derivate da alimenti e da trasmissioni oro-fecali.

 

Le principali accortezze da adottare sono: lavarsi bene le mani con detergenti idonei prima di toccare i cibi; prestare attenzione all’acquisto degli alimenti, preferendo quelli con etichettatura e soggetti ai controlli sanitari; proteggere i cibi da mosche o da altri insetti, coprendo gli alimenti o chiudendoli in contenitori; consumare latte pastorizzato o trattato ad alte temperature e cibi ben cotti, soprattutto nel caso di pesce, carne, latte e uova; lavare molto bene la verdura e sbucciare la frutta; bere solo acqua sicuramente potabile.

 

Inoltre, di assoluta importanza, è eliminare subito pannolini sporchi di feci e lavare a temperature superiori a 65° gli indumenti e la biancheria contaminata con le feci, usando anche disinfettanti quali ipoclorito di sodio o equivalenti.

 

La SIPPS ribadisce e raccomanda, infine, a tutte le famiglie di non fare uso di antibiotici senza una precisa prescrizione del pediatra, poiché in caso di enteriti emorragiche si aumenterebbe di ben 17 volte il rischio di Sindrome uremico-emolitico.

Gagarin-2

 

Un primato sovietico di cui va ''fiero'' e che da tempo richiede un ''approccio pragmatico'' ma che resta un ''sogno'': cosi' il leader del
Cremlino Dmitri Medvedev ha ricordato oggi il primo volo nello spazio di Iuri Gagarin, di cui ricorre il 50/mo anniversario, celebrato in pompa magna in tutta la Russia con numerosi eventi che culmineranno stasera in un enorme fuoco d'artificio con 50 salve che illumineranno il cielo di Mosca. ''Sono molto fiero che sia stato il mio Paese a fare questo primo passo'', ha dichiarato il presidente parlando con la stampa cinese alla vigilia della sua partenza per quel Paese. Da allora, ha sottolineato, l'esplorazione spaziale e' diventata piu' pragmatica.

''Proviamo a fare esperimenti, ad usare nuove tecnologie nello spazio. Ma essa resta un sogno, naturalmente, un sogno di conquistare altri pianeti, altri sistemi stellari, anche se non so quando accadra''', ha osservato Medvedev, ricordando che il volo di Gagarin fu un ''evento assolutamente rivoluzionario, altamente simbolico'', segnando un ''prima'' e un ''dopo''. Il capo dello Stato si rechera' oggi al centro di controllo spaziale, vicino a Mosca, per parlare a distanza con l'equipaggio della stazione internazionale spaziale (Iss), tra cui l'italiano Paolo Nespoli. Poi pronuncera' un discorso durante una cerimonia al Cremlino, dove premiera' alcuni cosmonauti e dei veterani della conquista spaziale. Assente invece dalle celebrazioni il premier Vladimir Putin, a Kiev per discutere di energia. Stando ai sondaggi, Gagarin resta per i russi ''la
personalita' piu' affascinante del XX secolo''.

'Congratulazioni. Ma sulla Luna siamo arrivati prima noi''. Cosi' il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha risposto, sorridendo, ad un giornalista russo che chiedeva un commento Usa sul 50/mo anniversario dello storico volo di Yuri Gagarin

THOUSAND OAKS, California, (10 ottobre 2010) – Amgen (NASDAQ: AMGN) ha annunciato oggi i risultati di due analisi integrate di studi registrativi testa a testa di fase 3 che mettono a confronto denosumab e Zometa® (acido zoledronico), l’attuale standard di cura per la prevenzione della comparsa di eventi scheletrici correlati (skeletal related events, SRE) in pazienti affetti da neoplasie ossee in stadio avanzato. In queste analisi separate, denosumab ha dimostrato un’efficacia terapeutica clinicamente significativa, coerente e superiore rispetto a Zometa nel ridurre eventi scheletrici correlati in vari tipi di tumore, nel prevenire l’acuirsi clinicamente rilevante della sintomatologia dolorosa e recando ai pazienti notevole sollievo dal dolore. Un’ulteriore analisi ha evidenziato il pesante onere finanziario che gli eventi scheletrici correlati impongono al sistema sanitario. Tali analisi sono state presentate in occasione del 35° Congresso ESMO (European Society for Medical Oncology) tenutosi a Milano.
“Le metastasi ossee e le loro successive complicanze, come le fratture, sono eventi devastanti per i pazienti affetti da neoplasie in stadio avanzato e impongono costi elevati al sistema sanitario,” ha affermato Allan Lipton, M.D. e professore di medicina e oncologia presso l’M.S. Hershey Medical Center della Pennsylvania State University. “L'analisi del più vasto programma di registrazione mai intrapreso nel trattamento delle metastasi ossee dimostra che denosumab può offrire un’efficacia superiore rispetto a Zometa nel ritardare o prevenire queste complicanze ossee e la sintomatologia dolorosa spesso associata ad esse. I benefici ottenuti in termini di efficacia, a fronte della praticità di somministrazione per iniezione sottocutanea e la non necessità di un monitoraggio della funzionalità renale, fanno di denosumab un’allettante ed efficace alternativa per questa tipologia di pazienti.”
Un'analisi integrata rivela la superiorità di denosumab rispetto a Zometa nel prevenire o ritardare il tempo di comparsa del primo e di successivi SRE su un’ampia popolazione di soggetti affetti da cancro con metastasi ossee
L’efficacia di denosumab rispetto a Zometa è stata valutata in tre studi identici di fase 3, condotti su un ampio numero di pazienti affetti da metastasi ossee correlate ai carcinomi mammario e prostatico o ad altri tumori solidi e al mieloma multiplo. L’analisi integrata di questi studi, che hanno arruolato complessivamente oltre 5.700 pazienti, ha fornito una visione chiara del profilo di efficacia e sicurezza di denosumab in un ampio gruppo eterogeneo di soggetti con cancro e metastasi ossee.

L’analisi ha dimostrato la superiorità di denosumab rispetto a Zometa nel ritardare del 17% il tempo di comparsa del primo SRE in studio (il tempo mediano di comparsa del primo evento scheletrico correlato è di 27,7 mesi per denosumab e 19,5 mesi per Zometa, p <0,0001). Denosumab ha altresì dimostrato superiorità terapeutica rispetto a Zometa nel ritardare del 18% i tempi di insorgenza del primo e dei successivi SRE in studio (p<0,0001). I tassi di progressione della malattia e di sopravvivenza complessiva sono stati analoghi per entrambi i gruppi in studio.

Nel complesso, l’insorgenza di eventi avversi (96,2% denosumab, 96,8% Zometa) e di eventi avversi gravi (56,3% denosumab, 57,1% Zometa) è stata bilanciata in entrambi i gruppi e coerente con quanto precedentemente riportato per questi due agenti.
L’osteonecrosi della mascella (ONJ) si è verificata con scarsa incidenza nell'1,8% dei pazienti trattati con denosumab e nell'1,3% dei pazienti trattati con Zometa (p=0,13). Inoltre, i pazienti trattati con Zometa hanno registrato un aumento del tasso di comparsa di eventi avversi potenzialmente associati a tossicità renale (+2,6%) e di reazioni in fase acuta (8,7% denosumab, 20,2% Zometa). Come emerso da studi precedenti, condotti su pazienti affetti da cancro in stadio avanzato, l’ipocalcemia si è manifestata con maggiore frequenza nel braccio trattato con denosumab.

I pazienti sono stati trattati con la somministrazione di 120 mg di denosumab per via sottocutanea ogni quattro settimane o con Zometa per via endovenosa con infusione unica da 4 mg per almeno 15 minuti ogni quattro settimane, come previsto dalle indicazioni del farmaco.
Un'analisi integrata del dolore evidenzia la superiorità di denosumab rispetto a Zometa
Un’analisi integrata separata dei tre studi di fase 3 ha messo in evidenza la superiorità di denosumab rispetto a Zometa nell’evitare l’acuirsi clinicamente rilevante della sintomatologia dolorosa, come segnalato dai partecipanti allo studio. Il dolore osseo è uno dei primi segni che suggeriscono la diffusione della patologia metastatica a livello scheletrico e interessa circa il 70% dei pazienti affetti da carcinoma metastatico. I pazienti arruolati nei tre studi hanno compilato il Brief Pain Inventory (scala di misura convalidata del dolore da 0 a 10) per valutare la gravità del dolore al basale (BL), al giorno 8 e mensilmente fino al termine dello studio (settimana 41).

Denosumab, rispetto a Zometa, ha notevolmente ritardato il tempo di peggioramento della sintomatologia dolorosa clinicamente significativa (valore mediano: 181 giorni per denosumab e 169 giorni per Zometa) (hazard ratio 0,92, IC 95% 0,86-0,99, p=0,026). In pazienti con assenza di dolore o sintomatologia dolorosa di natura lieve al basale, denosumab ha prolungato di 55 giorni il tempo mediano di comparsa di dolore moderato o grave rispetto a Zometa (198 giorni denosumab, 143 giorni Zometa) (hazard ratio 0,83, IC 95% 0,76-0,92, P=0,0002). Il tempo di miglioramento del dolore è stato analogo in entrambi i gruppi di trattamento (86 giorni per denosumab, 85 giorni per Zometa) (hazard ratio 0,99; IC 95% 0,92-1,07; p=0,844).
Uno studio multinazionale illustra che l’impiego di risorse varia in base all’evento scheletrico correlato
Le complicanze ossee gravi o SRE hanno un notevole impatto finanziario sul sistema sanitario, richiedendo l’impiego di significative risorse. I risultati della prima analisi ad interim di uno studio multinazionale di tipo osservazionale, che valuta l’impiego di risorse sanitarie per tipo di SRE, hanno segnalato che la comparsa di fratture patologiche ha richiesto il ricovero ospedaliero più lungo (16,3 giorni), seguita da compressione midollare e radioterapia ossea che hanno comportato il successivo ricovero ospedaliero più lungo (9,3 giorni). La radioterapia ossea ha altresì reso necessario il numero più elevato di visite ambulatoriali (10,0) e procedure globali (ad es. diagnostica per immagini) (13,5).
Lo studio multinazionale osservazionale, attualmente in corso, ha valutato l’utilizzo di risorse sanitarie associate a eventi scheletrici correlati o SRE, per tipo di SRE (chirurgia o radioterapia ossea, fratture patologiche o compressione midollare) in pazienti affetti da carcinoma mammario, prostatico o polmonare con metastasi ossee o mieloma multiplo. Sono stati raccolti dati sulle degenze ospedaliere, sulla durata del ricovero, sulle visite ambulatoriali e in Pronto Soccorso, sui ricoveri in case di cura/strutture di lunga degenza, sulle visite mediche a domicilio, procedure e farmaci. Questa analisi ad interim ha contemplato 206 pazienti idonei con 387 SRE distinti.

Metastasi ossee ed eventi scheletrici correlati (SRE): prevalenza e impatto
Le metastasi ossee si verificano in oltre 1,5 milioni di pazienti affetti da cancro nel mondo e sono in genere associate ai carcinomi prostatico, polmonare e mammario, con tassi di incidenza pari al 75% nei pazienti che sviluppano una patologia metastatica.

Circa il 50-70% dei malati di cancro con metastasi ossee è destinato a manifestare SRE debilitanti . Le complicanze ossee denominate nell’insieme SRE includono fratture, compressione del midollo spinale e dolore intenso alle ossa, che possono richiedere interventi chirurgici o trattamenti radioterapici . Tali eventi possono compromettere notevolmente la qualità di vita dei pazienti e provocare inabilità, dolore e anche la morte.

I pazienti con metastasi ossee che manifestano un SRE devono affrontare spese mediche significativamente superiori rispetto ai pazienti in cui tali eventi non si verificano. Dagli studi compiuti è emerso che i costi relativi al trattamento di un SRE sono rilevanti. x Solo negli USA si stima che l’onere economico dei pazienti con metastasi ossee sia pari a 12,6 miliardi di dollari annui.

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