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Non si ferma l'assalto giudiziario

Berlusconi

Il 6 aprile si terrà il processo per Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. Il rito immediato è stato disposto dal gip di Milano, Cristina Di Censo. Per il gip la prova è evidente. Parti lese: Karima e il ministero dell'Interno. Il premier sarà giudicato da un collegio di tre donne. Nessun commento dal presidente del Consiglio, mentre uno dei suoi legali, Pietro Longo, commenta: 'Ce lo aspettavamo'. 'Ora andremo in udienza'. Sono le uniche parole pronunciate sorridendo dal procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati.

Intanto secondo alcuni quotidiani si profila una nuova inchiesta su presunte feste del premier a Roma. La procura della capitale però smentisce contatti con i colleghi di Milano.

Il gip di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. Il Gip ha inoltre fissato l'udienza che si terrà davanti alla quarta sezione penale per il prossimo 6 aprile alle ore 9.30.

Sussiste la prova evidente per rinviare a giudizio con rito immediato Silvio Berlusconi. E' anche su questa base che il Gip Cristina Di Censo ha diposto il processo con rito immediato per il premier imputato a Milano per concussione e prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. Il gip di Milano nel rinviare a giudizio con rito immediato Silvio Berlusconi ha ritenuto sussistere la competenza della procura di Milano ad indagare sul caso Ruby.

Saranno i giudici Carmen D'Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri i giudici della quarta sezione del tribunale di Milano che comporranno il collegio che giudicherà il premier Silvio Berlusconi il 6 aprile prossimo.

Ruby "Rubacuori" ed il ministero dell'Interno sono parti lese nel processo. Karima El Mahroug, in arte Ruby, è persona offesa nel procedimento in relazione al reato di prostituzione minorile contestato a Berlusconi in quanto il premier avrebbe commesso atti sessuali con la giovane in cambio di denaro o altre utilità dal febbraio al maggio dello scorso anno, quando la ragazza non aveva ancora 18 anni. Il ministero dell'Interno, invece, è parte offesa in relazione al reato di concussione ipotizzato nei confronti di Berlusconi in relazione alla telefonata che il premier fece nella notte tra il 27 ed il 28 maggio scorso in questura a Milano per ottenere il "rilascio" di Ruby che era stata portata negli uffici della polizia in seguito alla denuncia di un furto.

Ci sono anche tre funzionari della Questura di Milano come parti lese nel processo. I tre funzionari sono il capo di gabinetto Pietro Ostuni, e i funzionari Giorgia Iafrate e Ivo Morelli, i quali, secondo l' accusa, avrebbero subito pressioni dal premier che nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi chiamò negli uffici di via Fatebenefratelli per ottenere il 'rilascio' di Ruby. In linea teorica, la presidenza del Consiglio potrebbe costituirsi parte civile in rappresentanza del ministero dell' Interno che a sua volta è parte lesa in relazione sempre al reato di concussione contestato a Berlusconi.

"Senz'altro, è quello che chiede la Procura di Milano". Così uno dei legali del premier, il senatore del Pdl Pietro Longo, ai giornalisti che gli chiedono se si aspettava questa decisione del gip nei confronti di Silvio Berlusconi. All'osservazione dei cronisti che il collegio giudicante è composto da sole donne, Longo risponde: "Già ci sono nel processo Mills; benissimo, le donne sono gradite e qualche volta anche gradevoli".

"Non abbiamo ricevuto alcun atto dalla Procura di Milano. Non ho parlato con il collega Edmondo Bruti Liberati". E' quanto ribadisce il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, smentendo "nel modo più chiaro" qualsiasi contatto con i colleghi di Milano in merito ad atti su presunte feste avvenute a Roma, e in particolare nel castello di Tor Crescenza, e a cui avrebbe preso parte il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Da ambienti giudiziari di piazzale Clodio, si ribadisce che sul tema non verrà diffusa alcuna nota. "Se si vogliono avere delle informazioni - ha concluso il procuratore capo - bisogna chiedere ai giornalisti che hanno scritto. Noi allo stato non abbiamo ricevuto nulla".

Una nuova inchiesta si profilerebbe alla Procura di Roma sulle feste nelle residenze del premier nella capitale. Lo riferiscono stamane diversi quotidiani. Le feste sarebbero in particolare quelle avvenute nel Castello di Tor Crescenza. Ancora non sarebbe stato aperto formalmente alcun fascicolo ma, sempre secondo notizie di stampa, sarebbe imminente l'arrivo a Roma di documenti contenuti nel fascicolo dell'inchiesta aperta a Milano sul caso Ruby. Tale circostanza era stata però smentita ieri sera dal procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ed anche dagli ambienti della Procura romana. I quotidiani di oggi riferiscono invece di un contatto telefonico fra i due procuratori che potrebbe precedere la trasmissione degli atti. Il vicedirettore del 'Giornale', Nicola Porro, ieri sera ospite della trasmissione Otto e mezzo su La7,aveva parlato, rispondendo alle domande di Lilli Gruber, di una nuova inchiesta che coinvolge il premier, senza tuttavia specificare quale fosse.
"Silvio Berlusconi? Il presidente é innanzitutto un caro amico, pensa che l'ho sentito una circa settimana fa e al telefono ha fatto coraggio lui a me. Mi ha detto: 'Emilio sii forte della tua verita''. L'ho ringraziato e gli ho risposto che gli voglio bene". Così Emilio Fede, ai Giornalisti, commenta a caldo la decisione del gip del Tribunale di Milano, Cristina Di Censo, di rinviare a giudizio, con rito immediato, il presidente del Consiglio per i reati di prostituzione minorile e concussione. Il direttore del Tg4 - indagato in un fascicolo stralcio a Milano insieme con la consigliera regionale lombarda del PdL Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione - spiega che tale decisione non se l'aspettava. "Al contrario di quello che hanno dichiarato i suoi avvocati - osserva Fede - pensavo ad una decisione diversa. Consigli al presidente? Non mi permetto di darne. Mi auguro solo che lui possa tornare ad essere sereno, anzi più sereno perché lo è sempre rimasto. E' un amico da 22 anni, e ribadisco che non c'é stato alcun reato".
Appena arrivata la notizia da Milano del giudizio immediato per Berlusconi l'Italia dei valori parte subito all'attacco. Massimo Donadi, capogruppo alla Camera del partito di Di Pietro, va giù pesante: "Due italiani su tre hanno perso la fiducia in Berlusconi. Il governo è in minoranza nel Paese e il premier, se ha a cuore gli interessi dell’Italia, vada a farsi giudicare e si dimetta", dice Donadi. "Le decisioni dei magistrati - aggiunge - vanno rispettate". Quanto a Napolitano "Idv rispetta la sua autonomia e non si sente di tirare il presidente per la giacca". 

Cicchitto: giustizia a orologeria "Come volevasi dimostrare - commenta ironico il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto -. È proprio il caso di parlare di una giustizia ad orologeria che per Berlusconi è rapidissima, addirittura istantanea. Tutto questo procedimento è viziato alla radice dal fatto che - trattandosi, visto il reato ascritto che è la concussione, di un’imputazione che per definizione riguarda il titolare di un pubblico incarico, nel nostro caso deve essere trattato dal tribunale dei ministri. Quindi c’è il tentativo di sottrarre Berlusconi al suo giudice naturale e anche di un fumus persecutionis che percorre questo procedimento dall’inizio al suo attuale sviluppo". "Ci sembra assai probabile che tutto ciò verrà contestato alla radice dalla difesa. Ma ciò che sta accadendo è anche contestabile a livello politico per l’ispirazione che anima tutta l’operazione".

Capezzone: tutto secondo copione "La decisione del gip di Milano ricalca un copione perfino scontato - dice Daniele capezzone, portavoce del Pdl -. La situazione è davvero paradossale: non ci sono nè i reati nè le vittime, ma c’è il processo a tamburo battente, e soprattutto c’è un processo mediatico già in corso da settimane sotto forma di gogna anti-premier. Il silenzio dei garantisti di sinistra è un epitaffio politico per loro: è evidente il tentativo della sinistra, sconfitta sia nelle urne che nelle aule parlamentari, di usare la scorciatoia giudiziaria per una spallata. Ma non si illudano: non praevalebunt".

Pd: smontata tesi complotto "Credo proprio che la decisione del Gip di Milano smonti completamente la tesi del complotto sostenuta dal premier sul caso Ruby". Il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti commenta così la decisione del gip. "Quindi - aggiunge - diventa evidente che non sia solo qualche Pm di sinistra, come dice Berlusconi, a sostenere la colpevolezza del Cavaliere. Il che vuol dire che le prove ci sono eccome". 

Rotondi: uso giustizia per lotta politica "Mai nella storia d’Italia vi è stato un uso della giustizia così finalizzato alla lotta politica. È inevitabile un intervento del Capo dello Stato. Non tiro per la giacca il Capo dello Stato, ma solo lui che ha combattuto il fascismo può fiutare l’aria che tira". Così il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi.

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