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Sabato, 19 Ottobre 2019

La crisi pesa sulle famiglie

Il potere di acquisto delle famiglie nel secondo trimestre dell'anno è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al secondo trimestre 2010. Lo rileva l'Istat. Scende la propensione al risparmio delle famiglie: nel secondo trimestre è pari all'11,3%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti percentuali rispetto al secondo trimestre 2010. Lo comunica l'Istat. L'11,3% è il dato più basso dal primo trimestre 2000 (11,1%).
La flessione congiunturale del tasso di risparmio - spiega l'Istat - è il risultato di una crescita del reddito disponibile (+0,5%) più contenuta rispetto alla dinamica della spesa per consumi finali (+0,9%) espressa in valori correnti. Ugualmente, rispetto al secondo trimestre del 2010, il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti é aumentato del 2,3%, a fronte di una crescita del 3,7% della spesa delle famiglie per consumi finali.
reddito disponibile delle famiglie, nel secondo trimestre dell'anno, è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,3% rispetto al secondo trimestre del 2010. Lo comunica l'Istat, sottolineando che al netto dell'inflazione il potere di acquisto delle famiglie (cioé il reddito disponibile in termini reali) è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al corrispondente trimestre del 2010. La spesa delle famiglie per consumi finali in valori correnti é invece aumentata dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 3,7% rispetto al secondo trimestre del 2010. Infine, il tasso di investimento delle famiglie (definito dal rapporto tra gli investimenti fissi lordi, che comprendono gli acquisti di abitazioni e gli investimenti strumentali delle piccole imprese classificate nel settore, e il reddito disponibile lordo) sempre nel secondo trimestre è stato pari all'8,9%, più basso di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e invariato rispetto al secondo trimestre del 2010.
Il rapporto tra deficit e Pil nel secondo trimestre dell'anno è stato pari al 3,2%, valore superiore di 0,7 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso trimestre del 2010 (quando era stato pari al 2,5%). Lo comunica l'Istat sulla base di dati grezzi. Nei primi sei mesi del 2011, il rapporto tra deficit e Pil è risultato pari al 5,3%, in miglioramento di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente
Nel secondo trimestre dell'anno, le entrate totali sono aumentate dello 0,1% in termini tendenziali. La loro incidenza sul Pil risulta pari al 44,9%, in riduzione rispetto al 45,7% del corrispondente trimestre del 2010. Lo rileva l'Istat. Nei primi sei mesi del 2011, invece, le entrate totali sono aumentate dell'1,9% sempre su base annua, con una incidenza sul Pil del 42,8% (dal 43,0% del corrispondente periodo del 2010). Le entrate correnti - fa inoltre sapere l'Istat - hanno registrato nel secondo trimestre 2011 un aumento tendenziale dell'1,3%, risentendo di una riduzione delle imposte dirette (-1,6%) e di un aumento delle imposte indirette (+0,2%), dei contributi sociali (+2,9%) e delle altre entrate correnti (+11,3%). Le entrate in conto capitale sono risultate, invece, in diminuzione del 57,0%, a causa delle minore entrate delle imposte in conto capitale (dovute ad una riduzione di versamenti una tantum) e delle altre entrate in conto capitale.

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