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Mercoledì, 14 Aprile 2021

Estorsione al Premier, la storia

Valter Lavitola chiamò il premier Silvio Berlusconi dopo la fuga di notizie sull'inchiesta relativa alla presunta estorsione al premier e gli chiese: 'Mi presento ai giudici?'. Berlusconi gli avrebbe risposto: 'Resta dove sei'. E' quanto si legge in un'anticipazione del settimanale L'Espresso. Secondo L'Espresso Lavitola si trova a Sofia il 24 agosto, "per concludere affari per conto di Finmeccanica", quando apprende dai siti web dell'inchiesta della procura di Napoli che lo riguarda, anticipata dal settimanale Panorama. Quello stesso giorno parla al telefono con Silvio Berlusconi, "che già in quel momento - si legge nell'anticipazione - sembra essere a conoscenza, come lo erano i giornalisti del settimanale mondadoriano, del lavoro riservato dei pm napoletani e della richiesta di arresto che avevano presentato al gip Amelia Primavera". Lavitola, scrive L'Espresso, "si attacca al telefono e comincia a comporre ripetutamente il numero di Marinella Brambilla, la storica assistente personale del premier... La donna spiega che 'lui' è impegnatissimo tra crisi economica e turbolenze politiche: non può rispondere". Lavitola dalla Bulgaria però insiste e, "preso dall'ansia per le notizie che rimbalzano su tutti i media, continua a chiamare. E dopo vari tentativi, gli passano al telefono Silvio Berlusconi". Il premier, ricostruisce L'Espresso, "si mostra calmo, la voce è serena: rassicura Lavitola, spiega che tutto sarà chiarito e gli dice di 'stare tranquillo'". Inoltre, "gli espone quella che sarà la linea... Berlusconi ricorda a Lavitola che attraverso lui ha 'aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trovava e si trova in gravissime difficolta' economiché. E sottolinea: 'Non ho nulla di cui pentirmi, non ho fatto nulla di illecito'". A Lavitola, che si mostra rammaricato per le intercettazioni, Berlusconi avrebbe replicato: "Te lo avevo detto che ci avrebbero intercettati". "A quel punto - scrive L'Espresso - il faccendiere è 'giudiziariamente' con le spalle al muro, e chiede consiglio al premier: 'Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?'. Berlusconi risponde: 'Resta dove sei'". Secondo il settimanale, "dopo la telefonata con Berlusconi i piani di viaggio dell'ex direttore dell' 'Avanti' cambiano improvvisamente. Organizza la fuga, cercando la meta più ostica per la giustizia italiana: il Brasile. Lui aveva già in tasca un biglietto per Roma, destinato a non essere usato perché compra di corsa un volo per il Paese sudamericano scelto per trascorrere la latitanza".

Silvio Berlusconi sarà sentito - in qualità di parte lesa - martedì a palazzo Chigi dai pm di Napoli che indagano sulla vicenda Tarantini-Lavitola. L'appuntamento è per il primo pomeriggio: lo ha reso noto poco fa il procuratore capo Giovandomenico Lepore, che sarà personalmente a palazzo Chigi assieme ad alcuni sostituti.

Nel corso dell'incontro di Arcore, Gianpaolo Tarantini chiese a Berlusconi di "sistemare" i suoi processi: è stato lo stesso imprenditore a riferirlo ai magistrati nel corso dell'interrogatorio di garanzia. "In quell'occasione - dice Tarantini - io ricordo anche di dire: 'Ma presidente, ma non riusciamo a sistemare anche qualcosa di mio sui problemi che ho io tra Procura, fallimento, indagini, cose...'. E lui disse: 'Gianpaolo, un mese fa sono stato rinviato io a giudizio, presidente del consiglio, a giudizio per prostituzione minorile, sto per avere mille processi tra Mills, Fininvest, Mondadori, e vieni a chiedere a me?' ". Le parole dell'imprenditore pugliese spiazzano il pm, che chiede conferma: "No, non ho capito bene, mi sfugge questo. Forse non ho capito bene. Lei chiese a Berlusconi di sistemarle qualche processo?". Tarantini ribadisce: "Chiesi se era possibile intervenire, visto che era il capo del governo, sui miei procedimenti. E lui mi rispose in questo modo: 'Gianpaolo, ma con tutti i problemi che ho io?' ". Secondo l'imprenditore, Berlusconi aggiunse: "Purtroppo la mia più grande opposizione non è tanto la sinistra, che non vale niente, quanto la magistratura".

Alle cene da Berlusconi Tarantini portava sue amiche, anche personaggi del mondo dello spettacolo. Ma "in mezzo a queste sono capitate delle mignotte: lui (Tarantini, ndr) è stato superficiale". Così "Nicla", Angela Devenuto, moglie di Gianpaolo Tarantini spiega ai magistrati, nel corso dell'interrogatorio di garanzia del 3 settembre scorso, la vicenda delle escort. "Il presidente - afferma Nicla - è una persona che gli piace fare le cene. Io non ci andavo perché ero incinta, avevo una pancia così e a casa del presidente c'erano sempre belle ragazze, mi vergognavo. Quindi ad alcune cene e e alcuni pranzi ci sono andata, poi non ci sono più andata, aspettavo la mia seconda figlia. Allora lui portava delle amiche, ma delle amiche, ci sono nei verbali di Bari, gente che erano delle ragazze normali, che facevano lavori comuni, oppure, che ne so, gente anche amiche dello spettacolo, che ne so, la Manuela Arcuri, all'epoca in cui la conosceva. Più lui, perché io stavo sempre a Bari a fare la mamma, lui invece per lavoro andando a Roma e a Milano era più addentrato in questo settore". "In mezzo a queste - ha aggiunto - ci sono capitate delle mignotte. Lui è stato superficiale. Questa storia è uscita e lui se ne è assunto le responsabilità. Il presidente se avesse solo, per come lo conosco io, questa è la mia opinione, solo lontanamente fiutato una D'Addario in casa sua, ma gli avrebbe dato un calcio in culo a lei e a lui".

Sono tre gli incontri avvenuti tra il procuratore di Bari, Antonio Laudati, e il difensore barese di Gianpaolo Tarantini, l'avvocato Nicola Quaranta. In tutte e tre le occasioni il penalista si e' lamentato con Laudati del ''trattamento punitivo'' che i pm baresi hanno riservato al suo assistito, nonostante 'Gianpi' stesse collaborando alle indagini. E' quanto avrebbe detto Quaranta ai pm di Napoli e Lecce che lo hanno ascoltato come testimone ieri sera nel capoluogo campano. Il penalista ha depositato una memoria e ha nuovamente risposto alle domande dei magistrati che, con un decreto, lo hanno sollevato dal segreto professionale che il difensore aveva opposto durante l'audizione del 2 settembre scorso, il giorno dopo l'arresto di Tarantini e di sua moglie, Angela Devenuto, per la presunta estorsione al premier, Silvio Berlusconi.

Il Csm ha convocato per il 22 settembre il procuratore di Bari Antonio Laudati; mentre tre giorni prima, il 19, ascoltera' Giuseppe Scelsi, il pm che per primo ha indagato sul giro di escort portate da Gianpaolo Tarantini nelle residenze private del premier. Le audizioni saranno compiute dalla Prima Commissione, la cui composizione e' stata appena rinnovata e che ora e' presieduta dal laico del Pdl Nicolo' Zanon. Le date scelte indicano la volonta' del Csm di procedere celermente, ma comunque dopo aver acquisito le informazioni chieste proprio oggi alla procura di Lecce, che sta accertando se i magistrati hanno compiuto reati nella conduzione dell'inchiesta su Tarantini allo scopo di favorirlo. Sara' notificato dopo il 15 settembre l'avviso di conclusione delle indagini preliminari sulle escort portate da Gianpaolo Tarantini alle feste organizzate tra il 2008 e il 2009 nelle residenze private del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Da fonti giudiziarie si apprende, infatti, che partiranno in quella data gli avvisi previsti dall'articolo 415 bis del Codice di procedura penale, a carico di una dozzina di indagati, tra cui lo stesso Tarantini, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al favoreggiamento della prostituzione. Con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini, saranno a disposizione dei difensori tutti gli atti dell'inchiesta, dai verbali di interrogatorio delle ragazze portate alle feste alle intercettazioni, molte delle quali sono contenute nell'informativa finale della Guardia di Finanza, depositata nel luglio scorso dopo quasi tre anni di indagini.

Non è ancora stata fissata la data in cui i pm napoletani ascolteranno il premier Silvio Berlusconi nell'ambito delle indagini sulla presunta estorsione ai suoi danni. A quanto si è appreso i legali di Berlusconi, avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, potrebbero indicare domani ai pm la data e il luogo concordati con il premier tenendo conto dei suoi impegni istituzionali. Intanto l'attività di indagine prosegue; i pm Curcio, Piscitelli e Woodcock potrebbero interrogare nuovamente nei prossimi giorni Gianpaolo Tarantini i cui legali, Alessandro Diddi e Ivan Filippelli, hanno annunciato che presenteranno un'istanza di scarcerazione al Riesame.

''Finora sono stato in silenzio, ma sono stanco di passare per 'l'Uomo Nero'''. Lo afferma in un comunicato Valter Lavitola, di cui la procura di Napoli ha chiesto l'arresto per estorsione ai danni del premier ed e' attualmente latitante. In proposito, Lavitola riferisce che sta valutando l'opportunita' di rientrare in Italia. Il direttore dell'Avanti! si dice stanco di essere considerato l' ''unico artefice di una situazione venutasi a creare solo a causa delle serie difficolta' del Tarantini ed in cui io, per evidenti motivi di opportunita', mi sono limitato a fare da tramite con il Presidente che, come e' noto, e' sempre spinto da un forte sentimento di solidarieta' con le persone che si trovano in disagio e, in particolare, con le persone che lui ritiene abbiamo avuto dei seri problemi solo per averlo frequentato o essergli state vicine''. Lavitola informa quindi di avere in preparazione ''un memoriale che consegnero' all'autorita' giudiziaria tra qualche giorno, dopodiche' rilascero' una intervista alla stampa nella certezza di chiarire tutto, carte alla mano. Ovviamente - aggiunge - l'opzione piu' auspicabile sarebbe il mio rientro in Italia per chiarire al meglio l'intera vicenda. Con il mio avvocato stiamo studiando gli atti e seguiamo le concitate indagini in corso e, non appena avremo un quadro generale esaustivo, valuteremo la opportunita' del rientro per sottopormi ad un ampio interrogatorio''.

''Il presidente Berlusconi mi ha chiesto di aiutare Tarantini e mi chiese anche di assisterlo sul piano personale, perche' aveva intuito lo stato di afflizione in cui versava''. Lo afferma in un comunicato Valter Lavitola, di cui la procura di Napoli ha chiesto l'arresto per estorsione ai danni del premier ed e' attualmente all'estero. ''La vicenda Tarantini - sottolinea Lavitola - non ha mai monopolizzato i rapporti tra me e il Presidente, trattandosi di un argomento residuale e per nulla allarmante. E' bene che si sappia che il Presidente mi onora della sua amicizia e mi riceve da vari anni, prima che conoscesse Tarantini''. ''Quando ho conosciuto Tarantini - prosegue - era assistito dall'avvocato D'Ascola, con il quale non andava d'accordo e la prima richiesta che mi avanzo' fu quella di aiutarlo a sostituire il legale. In seguito mi ha poi chiesto di fare un piano per sistemare la sua situazione debitoria. Successivamente mi ha chiesto di consegnare delle sue lettere al Presidente in quanto, a mio avviso giustamente, il Presidente non riteneva di incontrarlo: non perche' non tenesse a lui, ma perche' temeva strumentalizzazioni e ripercussioni mediatiche qualora fosse emersa la continuita' della frequentazione con il Tarantini (come si e' visto aveva ragione: nessuno crede che lo aiutasse per generosita')''. ''Come si evince dalle intercettazioni - dice ancora Lavitola - Nicla e Giampaolo mi incalzavano affinche' convincessi il Premier a riceverli; non potevano certo chiamarlo loro, per i motivi di opportunita' prima citati. Ma avevano necessita' di incontrarlo perche' per loro era un balsamo psicologico''.

Assoluta estraneità a ''pagamenti, movimentazione di denaro o incontri'' nella vicenda dei presunti ricatti di Lavitola e Tarantini al premier Silvio Berlusconi viene espressa, in una nota, dal parlamentare e legale del premier Niccolo' Ghedini. ''L'articolo apparso quest'oggi su La Repubblica con grande risalto in prima pagina ove si prospetta che sarei stato a conoscenza dei danari illeciti e' palesemente diffamatorio - afferma - destituito di ogni fondamento, completamente inventato anche e proprio in relazione all'ordinanza emessa dal Gip di Napoli''.Nell'ordinanza del Gip, afferma Ghedini nella nota - si puo' apprezzare come l'unico momento in cui vi sarebbe stato un mio interessamento in merito ai 500.000 euro sarebbe a versamento ampiamente avvenuto. Secondo l'ordinanza infatti, l'avv. Perroni difensore di Tarantini gli avrebbe chiesto se effettivamente aveva ricevuto quei soldi, notizia che avrebbe appreso da me e in merito il GIP ritiene opportuno che si svolgano approfondimenti ma ovviamente in relazione al capo di incolpazione nei confronti di Lavitola e Tarantini. Quindi da parte dell'autorita' Giudiziaria non vi e' alcuna indicazione di una consapevolezza ex ante ne' di una compartecipazione ne' la consegna del denaro ne' alcun profilo di illiceita'''.

''Fra l'altro - prosegue Ghedini - non e' per nulla corrispondente al vero neppure tali ipotesi e sara' facile dimostrarlo in giudizio. Si ricordi comunque che essendo il Presidente Berlusconi persona offesa dal reato di estorsione, se avesse comunicato al suo avvocato di fiducia anche prima del pagamento cio' che stava accadendo, non vi sarebbe nulla di anomalo poiche' in occasioni consimili puo' accadere di consultarsi con un professionista.Ovvero puo' essere, come e' noto a chiunque operi nel settore della giustizia, che la vittima dell'estorsione prima di pagare si consulti con un avvocato e ancorche' questi lo consigli di rivolgersi all'autorita' giudiziaria assuma autonomamente decisioni diverse ed ottemperi alla richiesta estorsiva. Cosi' non e' stato e nulla anticipatamente sapevo dell'asserito pagamento dei 500.000 euro''. ''Da tutti gli atti e da tutte le intercettazioni si comprende perfettamente la mia estraneita' dove mai sono nominato in relazione a pagamenti, movimentazione di denaro o incontri. Proprio nella conversazione fra Lavitola e Tarantini, si comprende la evidente preoccupazione del primo che eventualmente potessi venire a conoscenza dell'accadimento. Procedero' in ogni sede nei confronti del giornale La Repubblica e di chiunque proporra' o sosterra' queste diffamatorie ricostruzioni'', conclude Ghedini.

Belle ragazze pagate per allietare le feste nelle residenze di Silvio Berlusconi a Roma e in Sardegna: e' nell'estate del 2009, con le dichiarazioni della escort barese Patrizia D'Addario sulla notte passata a palazzo Grazioli con il premier, che esplode la bomba Gianpaolo Tarantini. L'imprenditore, Giampi per gli amici, gia' al centro di indagini della procura su affari nella sanita' pugliese, viene indagato anche per favoreggiamento della prostituzione per avere organizzato un giro di escort da portare alle feste in casa del presidente del Consiglio nell'estate del 2008. Tutto comincia con un'intervista rilasciata dalla D'Addario il 17 giugno 2009 seguita poi dai racconti di altre ragazze che come lei avevano partecipato alle feste. La escort barese consegna ai finanzieri sei registrazioni dei momenti passati con Berlusconi (subito secretate) rivelando piccanti dettagli delle notti a Palazzo Grazioli. L'estate, gia' infuocata, si incendia ancora di piu' con la pubblicazione il 9 settembre del verbale di interrogatorio di Tarantini e l'apertura di una inchiesta parallela da parte della procura barese sulla fuga di notizie. La vicenda giudiziaria alimentata dalle dichiarazioni della D'Addario ha tenuto gli inquirenti baresi impegnati per due anni. Il fascicolo sembrava ormai vicino alla conclusione quando nel luglio scorso la escort barese ha rilasciato nuove gravi dichiarazioni accusando il suo ex difensore, Maria Pia Vigilante, e una giornalista, di averla ''indotta'' a raccontare delle sue serate a Palazzo Grazioli con il premier e ipotizzando l'esistenza di un complotto ai danni del premier.

''Avendo il tribunale omesso non solo di decidere, ma anche di inviare gli atti a codesta Camera per le valutazioni del caso, vi e' il precipuo interesse'' di chi scrive ''che codesta Camera voglia valutare l'utilizzabilita' in quella sede giudiziaria del materiale'' di cui vengono forniti gli allegati, cioe' le intercettazioni che riguardano alcune ragazze dell'Olgettina, Nicole Minetti e Marysthelle Garcia Polanco, tutte relative al processo Ruby. E' questa la richiesta che Silvio Berlusconi rivolge alla Giunta per la autorizzazioni di Montecitorio in una lettera depositata ieri dal suo legale Niccolo' Ghedini.Dopo avere illustrato, brevemente, la questione giudiziaria che lo riguarda pendente presso il tribunale di Milano, relativa alla vicenda di Ruby 'Rubacuori', il premier sottolinea come i magistrati milanesi abbiano omesso di assumere una decisione in merito ad alcune richieste avanzate dai legali del Cavaliere.

In particolare, era stato chiesto al tribunale di Milano di pronunciarsi anche ''sull'utilizzabilita' o meno delle intercettazioni telefoniche essendo queste state disposte, a parere dello scrivente, in violazione dell'art. 68 della Costituzione''. Ma, al tribunale del capoluogo lombardo si richiedeva anche una pronuncia ''sull'utilizzabilita' o meno dei tabulati telefonici, della legittimita' dell'individuazione delle cellule telefoniche, nonche' della correttezza in ordine all'acquisizione di copiosa documentazione bancaria e cio' sempre in relazione all'articolo 68 della Costituzione''. La prossima udienza dibattimentale di tale procedimento, avverte Berlusconi nella sua lettera alla Giunta, e' fissata per il prossimo 3 ottobre e in quella data, sottolinea il Cavaliere, ''si dovranno, fra l'altro, formulare le eventuali richieste di acquisizione anche del materiale di indagine sopra descritto e meglio individuato negli allegati''. Da qui, la richiesta di Berlusconi affinche' la Giunta, entro il 3 ottobre, voglia valutare ''l'utilizzabilita''' o meno ''in quella sede giudiziaria'' del materiale da lui descritto nella sua missiva

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