Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 08 Dicembre 2021

Libia, liberati con un blitz i giornalisti italiani

libia_ribelli_xin22--400x300

 

Sono stati liberati oggi i quattro giornalisti italiani sequestrati ieri mattina in Libia. Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina del Corriere della Sera, Domenico Quirico de La Stampa e Claudio Monici di Avvenire stanno bene e si trovano all'Hotel Corinthia a Tripoli. E' stato invece ucciso l'autista che li accompagnava. A quanto si apprende i quattro reporter sono stati liberati in seguito all'irruzione di due giovani nella casa privata a Tripoli in cui erano prigionieri, ha confermato Domenico Quirico de La stampa. "Ci hanno salvato due libici, due ragazzi a cui dobbiamo tutto", ha detto Quirico dopo la liberazione. Erano lealisti, secondo il racconto dell'inviato del Corriere della Sera Giuseppe Sarcina: "Siamo stati liberati da lealisti, c'erano due gruppi differenti", ha detto Sarcina, precisando a Skytg24 che "non erano soldati regolari, ma neanche civili. Erano miliziani". "Sono vivo, vegeto e libero": sono state le prime parole di Domenico Quirico che si è messo in contatto con la redazione della Stampa da Tripoli. "Adesso sto bene, fino a un'ora fa pensavo di essere morto". Anche l'inviata del Corriere della sera, Elisabetta Rosaspina, ha parlato con il suo giornale, al direttore del quotidiano Ferruccio De Bortoli ha assicurato che stanno tutti bene. La giornalista "é apparsa tranquilla", ha detto De Bortoli. "Il nostro primo pensiero va all'autista ucciso a sangue freddo dai sequestratori", hanno detto poi i giornalisti appena liberati in un'intervista all'inviata del GR Rai in Libia. "Hanno picchiato e ucciso il nostro autista davanti a noi", ha raccontato l'inviato dell'Avvenire Claudio Monici in un'intervista trasmessa da SkyTg24. "Era un amico. Non un amico da tanti anni. Un uomo buono", ha detto Monici. "Parlava un misto di italiano e inglese. Lavoravamo spalla a spalla. Lui era spalla a spalla con me quando gli hanno sparato. L'ho visto pregare per la sua vita". Esprimendosi poi in italiano, Monici ha continuato: "Io sto bene, penso alla famiglia e alle persone care dell'autista che per permetterci di fare il nostro mestiere di giornalista ha perso la vita".

Ecco brevi schede dei quattro giornalisti italiani rapiti oggi in Libia da lealisti di Gheddafi.

- Elisabetta Rosaspina, 53 anni, milanese, ha da poco concluso il suo periodo di corrispondente a Madrid ed è tornata nella redazione di via Solferino con la carica di inviato, che ha già coperto seguendo, tra gli altri avvenimenti, la guerra in Libano, il conflitto palestinese e la strage di Beslan in Russia.

- Giuseppe Sarcina, 49 anni, anche lui milanese, si è occupato principalmente di economia ed è stato anche responsabile dell'inserto Corriere Economia. Ha coperto per molti anni la sede di Bruxelles, e da quest'anno ha iniziato a lavorare come inviato seguendo tutta la rivolta tunisina.

- Claudio Monici, 53 anni, inviato di Avvenire, ha seguito per il quotidiano della Cei moltissimi avvenimenti internazionali, soprattutto in zone di guerra e nel Terzo mondo. Era partito lunedì per raggiungere via Tunisi la città di Zawiya. In questi mesi aveva già seguito la crisi libica lavorando sul confine tunisino.

- Domenico Quirico: Nato ad Asti, nel 1951, è firma autorevole de La Stampa di Torino: prima caposervizio agli esteri, poi inviato, tra le sue aree di interesse ci sono Africa, Russia e Asia Centrale. E' stato corrispondente a Parigi. A lui 'La Stampa' ha assegnato il premio Igor Man, per i reportage da inviato sul barcone degli immigrati partito dalla Tunisia ed arrivato a Lampedusa.

In prima linea nei teatri di guerra dichiarata e di pace apparente, testimoni di genocidi negati, di traffici d'armi contrabbandati come aiuti umanitari. Sono decine i reporter italiani rapiti, uccisi, vittime di soprusi nelle zone più calde del mondo negli ultimi vent'anni. Ecco i casi più recenti:

Il 5 MARZO 2007 Daniele Mastrogiacomo, inviato de "La Repubblica" in Afghanistan è catturato dai talebani tra le province di Kandahar e Helmand. Con lui sono rapiti l'autista e l'interprete. Il 10 un portavoce dei talebani che fa capo al mullah Dadullah pone come condizione per il rilascio di Mastrogiacomo il ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan. Si apre una delicata fase delle trattative con la mediazione di Emergency. Il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D'Alema hanno colloqui telefonici con il presidente afghano Hamid Karzai. Il 16 arriva la notizia dell'uccisione dell'autista, Said Agha. Il 19 marzo Mastrogiacomo viene liberato. L'8 aprile i talebani uccidono, decapitandolo, l'interprete Adjmal Nashkbandi che avevano trattenuto.

FEBBRAIO 2005: in Iraq viene rapita la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena che si trova a Baghdad per realizzare una serie di reportage. Dopo un mese viene liberata dai servizi segreti italiani al termine di una lunga trattativa. Durante la liberazione viene ucciso Nicola Calipari, uno degli agenti dei servizi di sicurezza che la sta portando in salvo.

21 AGOSTO 2004: Enzo Baldoni, in Iraq come giornalista freelance, viene rapito a Najaf dall'Esercito islamico. Quattro giorni dopo la tv Al Jazira trasmette un video con le immagini del cronista in cui l'Esercito islamico dà all'Italia un ultimatum di 48 ore per lasciare l'Iraq. Il 26 agosto Baldoni viene ucciso dai rapitori e l'immagine del suo volto ormai privo di vita viene pubblicata su un sito riconducibile all'Esercito Islamico. Il corpo del giornalista non viene inizialmente consegnato alle autorità italiane ma i resti sono stati individuati dopo lunghe e complesse ricerche 6 anni dopo.

IL 19 NOVEMBRE 2001 Maria Grazia Cutuli, inviata del Corriere della Sera, viene uccisa in Afghanistan, sulla strada che collega Jalabad a Kabul, insieme a tre colleghi stranieri (l'australiano Harry Burton, l'afghano Azizullah Haidari, entrambi corrispondenti della Reuters, e lo spagnolo Julio Fuentes del Mundo). L'auto sulla quale viaggiavano era stato bloccato da un gruppo di uomini armati, che prima avevano fatto scendere i giornalisti dalla loro auto che poi li ammazzarono a raffiche di kalashnikov.

Il 20 MARZO 1994, a Mogadiscio, viene assassinata la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi. Si trovava in Somalia per seguire la guerra tra le fazioni che stavano insanguinando il paese e indagava su un traffico d'armi e di rifiuti tossici illegali. Trovò la morte con lei anche il suo operatore, Miran Hrovatin.

''Non ci sara' nessun intervento da terra in Libia dell'esercito italiano ne' delle forze Nato''. A escluderlo categoricamente e' stato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, incontrando nella base del 37/0 stormo dell'Aeronautica di Trapani Birgi i militari italiani impegnati nella operazione 'Unified protector'. Al termine della visita, durata circa un'ora e mezzo e che ha compreso anche un briefing con gli ufficiali della base, il ministro e' ripartito con un aereo di stato

Per far ripartire l'economia e risollevare le sorti della popolazione il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) ha chiesto aiuti urgenti per 5 miliardi di dollari attraverso lo scongelamento dei beni libici. Il doppio di quanto i ribelli avessero stimato in precedenza. La richiesta é stata avanzata da Aref Ali Nayed, rappresentante del Cnt, durante il vertice del Gruppo di contatto tenutosi ieri a Doha, nel Qatar. "Chiediamo lo sblocco di 5 miliardi di dollari di asset libici per cominciare a ricostruire il Paese. Ci saranno altre richieste in futuro, ma adesso abbiamo urgentemente bisogno di questi soldi per sorreggere l'economia", ha detto il delegato del Cnt esprimendo l'auspicio che questa somma possa essere disponibile "per la fine del mese". I direttori politici del Gruppo di contatto sulla Libia hanno in programma una riunione oggi ad Istanbul dove è atteso anche il presidente del Cnt, Mahmud Jibril, che arriverà direttamente dall'Italia, dove questa mattina ha in programma un incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ieri a Parigi aveva incontrato il presidente francese Nicolas Sarkozy.

"Vittoria o morte", dice Gheddafi sostenendo che la ritirata da Bab al Aziziya, il compound finito ieri nelle mani dei ribelli, è stata una "mossa tattica", sostiene Gheddafi. Il portavoce del governo parla subito dopo alla tv Al Arouba: sostiene di poter durare ancora "mesi o anni". "I ribelli non avranno pace, se vengono qui", aggiunge e minaccia di trasformare il paese in "fuoco, lava, e vulcani". Si sente, in quest'ultima affermazione, un'eco alle parole del colonnello di qualche giorno fa, che ha minacciato di bruciare Tripoli. Intanto i ribelli hanno annunciato una taglia da 1,6 milioni di dollari sul rais: è questa la ricompensa, con l'amnistia, offerta a chiunque catturi o uccida Gheddafi. E' caccia ai figli: In serata un manipolo di ribelli, tutti armati, ha perlustrato l'hotel Corinthia 'stanza per stanza', alla ricerca di Saadi, intercettando diversi giornalisti stranieri.

Dopo una ennesima notte di bombardamenti, la capitale è stata attraversata da esplosioni violente anche oggi. Gli insorti hanno annunciato di voler marciare verso il carcere di Abu Salim, luogo simbolico dove nel 1996 furono uccisi 1300 oppositori del regime. Ieri sera il lancio da parte dei lealisti di diversi missili Scud da Sirte, città natale del rais, verso la roccaforte degli insorti di Misurata. Missili Grad sono caduti anche sulla capitale. I lealisti hanno attaccato o ovest di Tripoli la città di Ajelat con missili e carriarmati.

Violenti scontri tra i ribelli e le forze lealiste sono in corso da stamattina a un centinaio di chilometri da Sirte, citta' natale di Muammar Gheddafi e ormai uno degli ultimi bastioni ancora in mano alle forze fedeli al colonnello. In mattinata un corrispondente della Bbc ha assistito sul posto a un lancio di razzi tra le due fazioni. Gia' ieri i ribelli avevano riferito di avere incontrato una resistenza ''inattesa'' nella loro avanzata verso Ovest per prendere Sirte
Il governo italiano e il governo transitorio libico hanno deciso di dare "vita ad un comitato di accordo fra i due governi": così ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa congiunta con il primo ministro del Consiglio nazionale transitorio libico Mahmud Jibril.

Lunedì l'Eni firmerà a Bengasi un accordo "per la fornitura di ingenti quantitativi di gas e benzina per le necessità della popolazione". Lo ha affermato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro con il leader del Cnt Muhamud Jibril.

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI