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Lunedì, 18 Gennaio 2021

Napolitano: io garante dell'unità

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''Napolitano non si preoccupi, i ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo la', siamo convinti che il decentramento non sia solo una possibilita' ma una opportunita' per il paese''. Lo ha affermato il leader della Lega Umberto Bossi al termine del Cdm.
Tremonti ''e' uno che sicuramente controlla sempre che non crolli il soffitto sopra la testa. Non si e' accorto della buccia di banana''. Lo ha detto Umberto Bossi, interpellato al termine del Consiglio dei ministri sulla vicenda della casa romana pagata da Milanese. Lei e' convinto che Tremonti debba lasciare? ''Sicuro che no. E' una buccia di banana, una stupidaggine, non e' un fatto grave, e' una superficialita'''.
'Ci penseremo il 15 settembre''. Cosi' il leader della Lega, Umberto Bossi, risponde a chi gli chiede un commento sulla vicenda di Marco Milanese, l'ex collaboratore di Tremonti per cui oggi la Giunta per le Autorizzazioni si e' data la scadenza per la metà di settembre per dare una risposta all'Aula della Camera in marito alla richiesta di arresto.
''Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza - spiega il Capo dello Stato nella lettera inviata al premier ( pubblicata sul sito del Quirinale) una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell'ambito di ''intese gia' raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come gia' in essere per molti altri ministeri'', cosi' preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali''.

"Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 - peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale - hanno provveduto a istituire proprie 'sedi distaccate di rappresentanza operativa'; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell'economia e delle finanze (quest'ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come gli altri tre)''. E' quanto afferma nella lettera inviata al presidente del Consiglio - pubblicata sul sito del Quirinale - il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

"La pur condivisibile intenzione di avvicinare l'amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una 'capitale diffusa' o 'reticolare' disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica". E' quanto si legge nella lettera di Giorgio Napolitano a Silvio Berlusconi sul trasferimento dei ministeri al Nord resa nota sul sito del Quirinale.

''Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell'unità nazionale e garante di princìpi e precetti sanciti dalla Costituzione''. Si conclude cosi' la lettera di Giorgio Napolitano a Silvio Berlusconi sul trasferimento dei ministeri al Nord, resa nota sul sito del Quirinale.

''L'apertura di sedi di mera rappresentanza'' di ministeri ''costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell'attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale''. Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera (pubblicata sul sito del Quirinale) inviata a Berlusconi in merito all'apertura di alcune sedi ministeriali al Nord.

"La risposta di Umberto Bossi al presidente Napolitano è un comportamento irresponsabile. E' irresponsabile dal punto di vista istituzionale perché non si può rispondere con questa arroganza al presidente della Repubblica che, in quanto garante della Costituzione, ricorda che l'articolo 114 attribuisce con chiarezza a Roma la funzione di Capitale e che sottolinea che la legge 42 del 2009, da noi fortemente voluta e peraltro promossa da un ministro leghista come Calderoli, ha dato attuazione concreta a questa norma". Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

 

Lettera del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio sul tema del

decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio

 

Si rende noto il testo integrale della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio

Napolitano, ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, sul tema

del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio:

"Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la

semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 - peraltro non pubblicati

sulla Gazzetta Ufficiale - hanno provveduto a istituire proprie "sedi distaccate di

rappresentanza operativa"; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a

breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell'economia e delle finanze

(quest'ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come

gli altri tre).

Come ho già avuto occasione di sottolineare al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del

Consiglio dott. Letta, la dislocazione di sedi ministeriali in ambiti del territorio diversi

dalla città di Roma deve tener conto delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 33

del 1871, ancora pienamente vigente, che nell'istituire, all'articolo 1, Roma quale capitale

d'Italia ha altresì previsto che in essa abbiano sede il Governo ed i Ministeri.

E' altresì noto che la scelta di Roma capitale è stata costituzionalizzata con la riforma del

titolo V della nostra Carta che, con la nuova formulazione dell'articolo 114, terzo comma,

ha da una parte introdotto un bilanciamento con le più ampie funzioni attribuite agli enti

territoriali e dall'altra ha posto un vincolo che coinvolge tutti gli organi costituzionali,

compresi ovviamente il Governo e la Presidenza del Consiglio: vincolo ribadito dalla

legge n. 42 del 2009, che all'art. 24 prevede un primo ordinamento transitorio per Roma

capitale diretto "a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a

svolgere quale sede degli Organi Costituzionali".

Infine, recentemente e sia pure in un contesto non univoco, nel corso dell'esame

parlamentare del d.l. n. 70 del 2011, sono stati discussi e votati diversi ordini del giorno

finalizzati ad escludere ipotesi di delocalizzazione dei Ministeri pur nell'accoglimento,

senza voto, di un o.d.g. (Cicchitto ed altri) di contenuto autorizzatorio.

Quanto al contenuto dei citati decreti istitutivi devo rilevare che i Ministri emananti,

Ministri senza portafoglio, hanno provveduto autonomamente ad istituire sedi distaccate,

rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte

dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio.

Poiché ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 303 del 1999,

all'articolo 7, attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le

misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l'autorizzazione

rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte

dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio.

Poiché ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 303 del 1999,

all'articolo 7, attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le

misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l'autorizzazione

ad una eventuale diversa allocazione di sedi o strutture operative, e non già di semplice

rappresentanza, dovrebbe più correttamente trovare collocazione normativa in un atto

avente tale rango, da sottoporre alla registrazione della Corte dei Conti per i non irrilevanti

profili finanziari, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del

2002.

Peraltro l'apertura di sedi di mera rappresentanza costituisce scelta organizzativa da

valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell'attuale

situazione economico-

finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima

efficienza funzionale.

Tutt'altra fattispecie, prevista dalla stessa Costituzione e da numerose leggi attuative, è

quella della esistenza, storicamente consolidata, di uffici periferici (come ad esempio i

Provveditorati agli studi e le Sovraintendenze ai beni culturali e ambientali), che non può

quindi confondersi in alcun modo con lo spostamento di sede dei Ministeri; spostamento

non legittimato né dalla Costituzione che individua in Roma la capitale della Repubblica,

né dalle leggi ordinarie, quale ad esempio l'articolo 17, comma 4

-bis, della legge n. 400 del

1988, che consente di intervenire con regolamento ministeriale solo sull'individuazione

degli uffici centrali e periferici e non sullo spostamento di sede dei Ministeri. Inoltre, il

rapporto tra tali uffici periferici e gli enti locali va assicurato sull'intero territorio nazionale

nell'ambito dei già delineati uffici territoriali di Governo.

Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo

istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza una recente

nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell'ambito di "intese già

raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al

Sud, come già in essere per molti altri ministeri", così preludendo ad ulteriori dispersioni

degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di

esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali

delle amministrazioni centrali.

E' necessario ribadire che tale evoluzione confliggerebbe con l'articolo 114 della

Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonché con quanto dispongono

le leggi ordinarie attuative già precedentemente citate.

La pur condivisibile intenzione di avvicinare l'amministrazione pubblica ai cittadini,

pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una "capitale diffusa" o " reticolare"

disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di

Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica.

Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere

istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia

disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di

Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica.

Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere

istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia

responsabilità quale rappresentante dell'unità nazionale e garante di princìpi e precetti

sanciti dalla Costituzione".

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