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Pdl e Lega raggiungono l'intesa

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Intesa raggiunta nella notte tra Pdl e Lega sul trasferimento dei ministeri al Nord dopo le polemiche dei giorni scorsi. La tensione ha raggiunto il culmine domenica con il raduno leghista a Pontida, e ieri con il botta-e-risposta sui ministeri tra esponenti di Lega e Pdl. Oggi il premier Silvio Berlusconi prenderà la parola al Senato; ieri sera ha tenuto un vertice a Palazzo Grazioli con i maggiorenti del Pdl e la presenza del ministro del Carroccio Roberto Calderoli e Marco Reguzzoni.

La "quadra" sarebbe stata trovata con il trasferimento al Nord dei soli uffici di rappresentanza dei ministeri, pur con grado di operatività. L’accordo dovrebbe tradursi in un Ordine del giorno congiunto Pdl-Lega. Il testo dell’ordine del giorno al decreto sviluppo che è stato depositato questa mattina alla Camera dei deputati propone nel pieno rispetto del "principio della unicità della sede" delle funzioni di governo e dell’articolo 114 della Costituzione che assegna a Roma lo status di capitale che il governo possa istituire, nell’ambito di ciascun ministero, "sedi di rappresentanza operative» in altre aree del territorio. Il testo, di cui l’Ansa anticipa i contenuti, stabilisce anche che le sedi distaccate non possono comportare "maggiori oneri" a carico dello Stato.

Il testo, che dovrebbe essere messo in votazione in Aula già questo pomeriggio, è il frutto della mediazione raggiunta questa notte a palazzo Grazioli tra i vertici del Pdl e la Lega. Il suo contenuto cerca di venire incontro alle richieste del Carroccio reiterate a Pontida, ma insieme garantire il ruolo di Roma Capitale, come reclamato dal sindaco Gianni Alemanno, che ieri aveva annunciato un ordine del giorno del Pdl a questo scopo. L’odg "impegna il governo, nel pieno rispetto dell’articolo 114 della Costituzione e del principio della complessiva intangibilità delle funzioni di governo e della unicità della sede in cui le stesse funzioni devono svolgersi, a dare facoltà di istituire nell’ambito dell’autonomia di ciascun ministero, sedi di rappresentanza operative individuate secondo principi di economicità e senza che derivino maggiori oneri a carico dello Stato". Il testo porta la firma dei capigruppo di Pdl, Fabrizio Cicchitto e Massimo Corsaro, della Lega, Marco Reguzzoni e Luciano Dussin e dei Responsabili, Luciano Sardelli e Silvano Moffa.

Nel corso dell’incontro di ieri sera sarebbe stato interpellato telefonicamente anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno - riferimento del "fronte del no" insieme al governatore del Lazio Renata Polverini -, che avrebbe dato il suo placet. In una intervista al Messaggero, il primo cittadino di Roma sottolinea: "Su questo non ci sono problemi. Uffici del genere già esistono e da tempo. Le sedi di rappresentanza dislocate fuori da Roma non sono un problema, anzi possono essere un modo per i ministeri di essere più radicati sul territorio. A patto - ha aggiunto - che tutto questo sia un’operazione a costo zero, e che i ministri, ministeri e relativi gabinetti restino a Roma". Per il resto, mette in guardia: se Bossi e il Carroccio andranno avanti con l’idea di spostare i ministeri, anche il Pdl, soprattutto l’ala romana del partito, andrà avanti decisamente con un Odg contrario, che - a detta del sindaco - raccoglierebbe il favore di "tutto il parlamento". La tenuta dell’esecutivo è a rischio? Alemanno si dice fiducioso che "Bossi non farà saltare la maggioranza", ma - aggiunge subito dopo - "se bisogna vivere alla giornata e per di più vivere sotto il ricatto della Lega, allora è meglio che il governo smetta di governare. Il governo deve rilanciare la sua azione riformista".

Dal discorso di Berlusconi in Parlamento "mi aspetto che sulla riforma fiscale, sugli interventi a favore di imprese, lavoro e famiglia, abbia il coraggio di prendere decisioni". Lo ha detto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, ospite a Omnibus su La7. Il premier "faccia capire, in particolare al ministro dell'Economia - ha proseguito Polverini - che fino a oggi la politica del rigore è stata utile, ha tenuto fuori il nostro paese da difficoltà o catastrofi, ma oggi deve esserci una svolta, Maroni ha parlato di coraggio. Bisogna decidere. Ora c'é grossa attesa da parte del mondo del lavoro. Bisogna ripartire - ha concluso - e le Regioni da sole non possono farcela".

 

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