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Lunedì, 23 Novembre 2020

Berlusconi: Manovra dopo la verifica

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La manovra la presenteremo nei giorni immediatamente successivi alla verifica del 22 giugno, all'inizio della settimana successiva. Abbiamo le idee chiare e non siamo preoccupati dell'impatto che potrà avere sull'opinione pubblica". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi.

"Sono intimamente convinto che non ci sia un'alternativa per l'Italia a questa maggioranza e a questo governo". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi.

''Non ho paura di nessuno, la maggioranza tiene assolutamente''. Cosi' il premier Silvio Berlusconi, lasciando Palazzo Grazioli, risponde alla domanda del giornalista di Ballaro' Alessandro Poggi che gli chiede se lo preoccupino di piu' i giudici o la tenuta della maggioranza.

Il presidente del Consiglio prenderà la parola nell'aula della Camera il prossimo mercoledì alle 11 per la verifica parlamentare richiesta dal capo dello Stato dopo la nomina dei nuovo sottosegretari: lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che ha fissato il 'timing' della giornata parlamentare che però ha gli esiti ancora aperti: non si sa, ancora se quelle del governo saranno comunicazioni o una semplice informativa. Nel primo caso ci sarebbe un voto di fiducia, ma la maggioranza con Fabrizio Cicchitto spiega che la fiducia verrà posta solo se l'opposizione presenterà un proprio documento. Eventuali dichiarazioni di voto su documenti su cui verrebbe posta la fiducia si terrebbero tra le 17:30 e le 19, con a seguire il voto. "I gruppi di maggioranza e di opposizione - spiega il capogruppo del Pd Dario Franceschini - potranno presentare documenti fino all'ultimo. La maggioranza non mi pare abbia intenzione di presentare nulla. Noi ci riserviamo di valutare che tipo di conclusione dare al dibattito di martedì". E Cicchitto chiarisce: "Non capiamo che cosa voglia fare l'opposizione. Se presenteranno un documento il governo chiederà la fiducia, diversamente ci sarà soltanto un confronto sul'informativa"

"Con un decreto approvato oggi prolunghiamo il tempo di trattenimento nei Cie da sei a 18 mesi, attraverso una procedura di garanzia che passa dal giudice di pace". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del Consiglio dei ministri.

Domani sarà firmato con il Consiglio Nazionale di Transizione libico (Cnt), un accordo di "cooperazione per prevenire e contrastare il flusso di immigrati irregolari, inclusa la problematica dei rimpatri". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini ai microfoni del Tg1, spiegando che "sarà pienamente coinvolta anche l'Unhcr, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati, a differenza di quanto si faceva con il regime Gheddafi. "Loro si impegnano da subito anche al rimpatrio degli immigrati clandestini e dimostrano con questo la serietà della Libia di mantenere la collaborazione con l'Italia", ha aggiunto il capo della diplomazia italiana.

Si svolgerà a Roma, probabilmente la prossima settimana, una "grande assemblea" cui parteciperanno tutti i capi tribù e tutti i rappresentanti della società libica. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini. "Questa assemblea - ha spiegato il ministro - si terrà a Roma e ci saranno tra le 200 e le 300 persone che rappresenteranno davvero tutta la Libia".

- "Il governo va avanti?". Umberto Bossi mostra il 'pollice verso'. Il Senatur sta lasciando il palazzo dei gruppi a Montecitorio per andare a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri ma viene raggiunto dai cronisti che gli chiedono rassicurazioni sulla tenuta del Governo. Il leader della Lega non risponde, poi ai giornalisti mentre sta salendo in automobile mostra il 'pollice verso'. I cronisti si interrogano sull'ambiguità del gesto di Bossi: sembra una bocciatura nei confronti dell'Esecutivo. Si decide allora di chiedere chiarimenti all'ufficio stampa della Lega che precisa: "Il ministro si stava rivolgendo ai giornalisti".

Umberto Bossi tiene alta la suspense sul provvedimento per risolvere l'emergenza rifiuti in Campania allo studio in Consiglio dei ministri. "Si troverà una soluzione in Consiglio dei ministri?", gli chiedono i cronisti all'uscita del palazzo gruppi a Montecitorio? "Non lo so", replica il senatur. Martedì il Consiglio si era spaccato sul provvedimento con la netta opposizione della Lega Nord.

''Berlusconi dovrebbe fare un gesto d'amore per l'Italia e per il centrodestra, prendere atto che vivacchiare e' difficile e dannoso per il Paese e passare la mano. Ma non lo fara'. E il governo collassera' come un mobile pieno di termiti''. Ne e' convinto il leader di Fli e presidente della Camera, Gianfranco Fini, che in una lunga intervista al Corriere della Sera, assicura che appoggerebbe ''un governo che adottasse l'agenda Draghi, le quattro o cinque priorita' per il Paese''.

Ma avverte che, se si dovesse andare ad elezioni anticipate, ''i poli saranno tre, senza accordi neoulivisti tra forze unite solo dall'idea di sconfiggere Berlusconi''. Il 22 giugno, comunque, secondo il presidente della Camera ''non succedera' nulla'', anche se il premier dovrebbe andare in Aula a ''riconoscere che il programma del 2008 non c'e' piu'. Minimizzare sostenendo che la sconfitta e' dovuta al mancato taglio delle tasse significa nascondere la testa sotto la sabbia''. Intanto, ''sento evocare lo spirito del '94, e mi pare un segno di fine regime''. Il premier, aggiunge Fini, ''ha sempre diviso'' e ''anche quando ha raccolto un consenso vasto l'ha sempre fatto contro un nemico. Ha alzato muri, oggi si dovrebbero costruire ponti''.

E ''servirebbe un esecutivo imperniato nel centrodestra che ha vinto le elezioni ma capace di parlare a tutti gli italiani, che puntasse sulle cose che uniscono anziche' sulle tante che dividono''. Per Fini ''tutte le opposizioni sarebbero in difficolta' a dire no a un governo che chiudesse il libro dei sogni'' e ''affrontasse l'emergenza economica e morale che ormai e' vicina''. Peraltro, ''il governo finora si e' retto sul triangolo Berlusconi-Bossi-Tremonti. E' di Tremonti - sottolinea - il merito di non averci trascinato al Pireo''.

Pero' ''ora sia Berlusconi che Bossi lo mettono sotto pressione perche' sanno che loro due usciranno dalla politica insieme''. Ed e' per questo che la Lega non rompera', ''almeno finche' comanda Bossi. E' impensabile che Berlusconi esca di scena e Bossi no''. Fini poi difende la scelta del Terzo Polo che ''non e' una convergenza tattica: Casini, Rutelli e io abbiamo storie diverse ma attorno ai nostri valori si puo' ritrovare un ampio arco di forze responsabili''. Quando si andra' alle politiche ''misureremo il grado di consenso del nostro progetto''. E, rispondendo a una domanda su Urso e Ronchi, Fini chiarisce che ''il nostro avvenire non dipende dal numero o dai nomi dei deputati''.

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