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Il ministro Frattini richiama a Roma l'ambasciatore a Brasilia

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Cesare Battisti è stato condannato con sentenza definitiva all'ergastolo per quattro omicidi. La prima vittima è Antonio Santoro, maresciallo della polizia penitenziaria (allora agenti di custodia), ucciso il 6 giugno 1978 a Udine. Il delitto viene rivendicato il giorno dopo dai Proletari armati per il comunismo (Pac). Per la sentenza, Battisti fu uno dei due killer, entrambi militanti dei Pac. Altri due omicidi lo stesso giorno, il 16 febbraio 1979: alle 15 circa a Milano il gioielliere Pierluigi Torregiani (il 22 gennaio precedente aveva ucciso un rapinatore durante una tentata rapina), alle 18 a Santa Maria di Sala (Venezia) Lino Sabbadin (si era opposto con le armi ad un tentativo di rapina), macellaio di Mestre. Per il primo delitto (nella sparatoria rimase anche ferito Alberto, il figlio 15enne, da allora costretto su una sedia a rotelle) Battisti è stato condannato come co-organizzatore, per il secondo - secondo i giudici - ha fornito 'copertura armata' all'esecutore materiale. Infine, l'ultimo omicidio il 19 aprile 1979: a morire è Andrea Campagna, agente della Digos. Le accuse indicano l'ex Pac tra i killer.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso il richiamo temporaneo a Roma, per consultazioni, dell'Ambasciatore a Brasilia Gherardo La Francesca, dopo la decisione del Tribunale Supremo Federale brasiliano che ha negato l'estradizione in Italia di Cesare Battisti, consentendone la scarcerazione. Lo rende noto la Farnesina. Il richiamo, si legge nella nota, è stato deciso "per approfondire, insieme alle altre istanze competenti, gli aspetti tecnico-giuridici relativi all'applicazione degli accordi bilaterali esistenti, in vista delle iniziative e dei ricorsi da esperire in merito nelle sedi giurisdizionali internazionali".
Il richiamo temporaneo dell'ambasciatore italiano a Brasilia "prelude alla valutazione della situazione". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, parlando con i giornalisti a margine della riunione ministeriale dell'Ince. "Vogliamo sapere in che atmosfera - ha detto il ministro - si è svolta questa procedura giudiziaria, che ci ha molto deluso".Il richiamo temporaneo dell'ambasciatore italiano a Brasilia non prelude al suo ritiro, ha detto Frattini rispondendo ad una domanda. Ma prelude, ha spiegato, "alla valutazione della situazione", soprattutto in vista dell'avvio di una procedura internazionale presso il tribunale dell'Aja. "Dovremo lavorare per un ricorso internazionale alla corte dell'Aja - ha spiegato - vogliamo capire anche all'avviso dell'ambasciatore quali sono i passi migliori da compiere. Lui ha avuto degli avvocati brasiliani molto validi che ci hanno sostenuto e che ci daranno dei consigli".
"Abbiamo auspicato una decisione serena dell'autorità brasiliane invece c'é stata una decisione politica e non giuridica. Di fronte a questo non c'é diplomazia che tenga". Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini parlando con i giornalisti della rilascio di Cesare Battisti.
"Rispettiamo il dolore dei parenti delle vittime - ha detto ancora Frattini - tutti sanno che quello che non abbiamo potuto ottenere per via di un ricorso giudiziario nazionale lo potremo ottenere per via di un ricorso giudiziario internazionale. Quello che mai avremmo potuto e dovuto fare non lo ha fatto il capo dello Stato e men che meno il governo. Una pressione indebita sul governo brasiliano. Abbiamo rispettato l'autonomia del Brasile".
L'Italia ha chiesto oggi all'Ue "solidarietà" per le azioni che intende portare avanti nelle opportune sedi internazionali sul caso Battisti. Lo ha detto all'ANSA il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo al termine della sua partecipazione alla riunione dei ministri Ue svoltasi a Lussemburgo.
L'occasione per sollevare il caso Battisti è stata offerta dalla discussione svoltasi durante i lavori del Consiglio sul cosiddetto 'pacchetto vittime', un insieme di provvedimenti destinato ad assicurare le stesse tutele giuridiche in tutti i Paesi Ue a chi subisce reati riconducibili alla criminalità organizzata e ad attività terroristiche. "Ho richiamato l'attenzione dei miei colleghi sul caso Battisti - ha detto Caliendo - chiedendo solidarietà e sostegno per le iniziative che l'Italia intende portare avanti nelle sedi internazionali". Pur trattandosi di una questione bilaterale, ha poi aggiunto il sottosegretario, davanti a quanto accaduto nel caso Battisti "é necessario riaffermare l'esigenza di rispettare il diritto delle vittime, un principio comune e condiviso da tutti i Paesi europei".
Vergogna', 'Battisti vattene in galera', 'Cesare Battisti e' solo un assassino'. Con questi slogan alcune decine di manifestanti si sono riunite oggi davanti all'ambasciata brasiliana a Roma in una protesta organizzata dalla Giovane Italia per contestare la liberazione dell'ex terrorista italiano decisa dalla Corte suprema in Brasilia. Un grande striscione con la scritta in italiano e brasiliano 'Vergogna, l'Italia vuole giustizià ha guidato la manifestazione che ha visto l'adesione di Riva Destra e la partecipazione del ministro delle Politiche Giovanili Giorgia Meloni. "Sono decine e decine i cittadini brasiliani che sulle nostre pagine Facebook ci hanno scritto per esprimere l'indignazione nei confronti della scelta del loro governo", ha evidenziato il ministro invitando "questi cittadini brasiliani ad organizzarsi per far sentire la loro indignazione dandoci così una mano". Per la Meloni infatti "la nostra non è una battaglia contro il popolo brasiliano, ma è una battaglia di giustizia nei confronti di alcune istituzioni del governo di Brasilia che non stanno riconoscendo trattati bilaterali di amicizia". Alla protesta ha preso parte anche Carlo De Romanis, consigliere regionale del Pdl, che ha presentato una mozione - che sarà discussa nei prossimi giorni - "in cui si chiede alla Giunta regionale di intraprendere tutte le iniziative politiche per sensibilizzare il governo brasiliano, dalla revisione degli accordi commerciali a quella degli accordi turistici con il Brasile ed enti brasiliani". Tanti giovani tra i dimostranti, tra cui anche Luciana, brasiliana che vive in Italia dove è presidente di un'associazione culturale. "Abbiamo un uomo libero, che ha ucciso, in giro per il Brasile. Nessun brasiliano è d'accordo con quanto deciso dal Tribunale Supremo", ha sottolineato la cittadina brasiliana.
"Non commento le decisioni del Supremo Tribunal Federal": è la prima reazione dell'ex presidente Lula, dopo la liberazione di Cesare Battisti a seguito della sentenza con la quale l'Alta Corte brasiliana ha ieri ordinato il rilascio dell'ex terrorista rosso. Durante una cerimonia nella città di Curitiba in cui ha ricevuto l'omaggio delle associazioni per il riciclaggio della carta del Brasile, Lula non ha voluto fare altri commenti sulla vicenda, nonostante il pressing dei cronisti locali. Lo scorso 31 dicembre, nell'ultimo giorno della sua presidenza, Lula ha respinto l'estradizione di Battisti richiesta dell'Italia, decisione poi ribadita dal suo successore, l'attuale presidente Dilma Rousseff.
"Quella di Battisti è una vicenda molto grave. Io sono amico del Brasile, ma questa decisione non gli fa onore. Apre una ferita, perché i terroristi vanno puniti dalla legge e non messi in libertà". Lo sostiene ai microfoni di Sky Tg 24 Massimo D'Alema. L'esponente del Pd aggiunge anche una critica al governo osservando che sulla vicenda "poteva essere più efficace".

Poche ore di libertà, una notte in un albergo nel centro di Brasilia e Cesare Battisti è già uccel di bosco, almeno per i tanti giornalisti che lo stanno cercando. Probabilmente già a Rio de Janeiro o a san Paolo, a poche ore dalla sua scarcerazione, avvenuta nel cuore della notte, poche ore dopo che il Supremo Tribunale Federale (Stf) ha decretato l'insussistenza della richiesta italiana per la sua estradizione. Dopo aver rivisto con la sua ragazza carioca, una mulatta chiamata Joice, ha fatto perdere le proprie tracce evitando accuratamente la stampa: nessuno sa dove sia andato ora, ma fonti del gruppo che lo ha appoggiato in questi quattro anni di reclusione in Brasile, hanno rivelato che ha lasciato sicuramente la capitale. Joice Lima è stata una delle prime ad accogliere l'ex terrorista rosso che a mezzanotte è sfrecciato con un'auto nera condotta da uno dei suoi legali fuori dai cancelli del carcere della Papuda a Brasilia. Un saluto con la mano, uno sguardo felice ma molto stanco, una camicia bianca. Questo è tutto quello che i giornalisti e i fotografi hanno potuto fermare dell'ex terrorista rossa che da decenni riesce ad evitare le prigioni italiane. "E' un uomo traumatizzato", ha detto di lui il suo avvocato Luis Roberto Barroso. Dopo una manovra diversiva che ha fatto credere a tutti i media che avrebbe passato la notte in un condominio vicino al penitenziario, Battisti si è in realtà diretto con Joice all'Hotel Manhattan Plaza, nella zona alberghiera della città di Oscar Niemeyer. "Ha trascorso qui tre o quattro ore, poi ha chiuso il conto: ha pagato quasi 200 euro. Poi se ne è andato che era ancora buio", ha detto un funzionario della reception dell'hotel. Joice, sui trent'anni, capelli lunghissimi aveva animato ieri sera - anche ballando il samba - la manifestazione di una cinquantina di simpatizzanti di Battisti sul prato della Piazza dei Tre Poteri di fronte alla Corte Suprema. Probabilmente l'ex militante dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) ha raggiunto con un piccolo jet affittato dal suo avvocato, Luis Eduardo Greenhalg, la residenza del legale a San Paolo. Lui infatti non può viaggiare in Brasile su un aereo di linea perché, essendo stato liberato questa notte di fretta e furia dal presidente del Stf, Cezar Peluso, non ha ancora un passaporto, una carta d'identità né un permesso di lavoro. Fonti della sua difesa affermano però di avere già presentato ai ministeri della giustizia e del lavoro tutti i documenti necessari per regolarizzare il suo status migratorio visto che l'asilo politico gli è già stato negato due anni fa dalla Corte Suprema. Il fatto che non abbia rilasciato dichiarazione e che si sia nascosto alla stampa confermano il low profile che Battisti ha assunto dai primi tempi della sua detenzione, dopo l'arresto avvenuto a Rio l 18 marzo 2007. Ha sempre rifiutato interviste con i mass media preferendo dedicarsi in solitudine alla scrittura dei suoi libri gialli.

Non finisce qui. L'Italia ha preso "un pugno nello stomaco" come quello provato dai figli delle vittime di Cesare Battisti, ma non si arrende. Ricorrerà al Tribunale internazionale dell'Aja contro la decisione della Corte suprema di Brasilia che ha negato l'estradizione dell'ex terrorista condannato a quattro ergastoli e lo ha rimesso subito in libertà. Il ricorso alla corte dell'Onu lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. La proposta del capo della diplomazia è arrivata mentre Battisti passava la notte brasiliana in un albergo con la fidanzata e l'Italia si svegliava unita in uno sdegno bipartisan. Napolitano ha dato subito il "pieno appoggio" all'iniziativa del capo della Farnesina. Indignato, il capo dello Stato ha parlato di decisione che "lede gli accordi e l'amicizia". Poi è sceso in pista il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. "E' stato ferito il nostro senso della giustizia e coloro che hanno subito quella vicenda" ha detto, confermando che l'Italia percorrerà anche l'ultima strada per far scontare a Battisti la sua pena. Il Brasile "resta un paese amico", ha osservato il premier, calmando gli animi di quanti volevano arrivare a mettere in discussione le relazioni commerciali. "Non possiamo fare la guerra". Di qui la decisione: "Ricorreremo al tribunale dell'Aja". L'Italia lo farà, ha detto Berlusconi, perche "siamo convinti delle nostre buone ragioni ed abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità".

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