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Sabato, 11 Luglio 2020

Il tempo gioca contro Gheddafi

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Il tempo gioca contro Gheddafi e alla fine il colonnello "se ne andrà", come hanno già fatto altri personaggi in una regione risvegliata dal profumo della libertà e della democrazia. Le parole di Barack Obama pronunciate nel solenne discorso sul Medio Oriente dalla Casa Bianca suonano come un avviso di sfratto sempre più imminente per il rais. Sotto le bombe della Nato, incalzato dalla rivolta, braccato dalla richiesta di arresto del procuratore della Corte Penale internazionale e sempre più solo nei suoi bunker, per Gheddafi é ormai solo questione di tempo. Ma ogni giorno che passa, ogni giorno che il regime riesce a guadagnare con furiosi combattimenti sul terreno, non fa che peggiorare la situazione umanitaria. Ieri sia l'Unicef che l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) hanno quantificato in 800mila le persone fuggite dalla Libia negli ultimi tre mesi, principalmente verso Egitto, Tunisia, Algeria, Niger, Ciad e Sudan. E i libici che sono rimasti, martoriati da settimane di guerra, soffrono condizioni gravissime. Servono 20 milioni di dollari per far fronte alle necessità di donne e bambini in Libia per evitare un disastro, ha avvertito l'Unicef, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha lanciato l'allarme: "La situazione umanitaria non fa che deteriorarsi e la crisi impera". Insomma, se la sorte del colonnello sembra segnata, la corsa contro il tempo è quella per salvare centinaia di migliaia di persone dal disastro umanitario. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha ribadito che la macchina da guerra del colonnello é stata "seriamente danneggiata" e che lui stesso è sempre più isolato.

La Nato comunica di aver affondato otto navi da guerra appartenenti alle forze del leader libico Muammar Gheddafi, durante una serie di raid aerei notturni dell'Alleanza sui porti di Tripoli, Homs e Sirte.
"Vista l'escalation nell'uso della forza navale, la Nato non ha avuto altra scelta che passare ad un'azione di forza per proteggere la popolazione civile della Libia e le forze marittime dell'Alleanza", afferma il retroammiraglio Russell Harding in un comunicato. Le otto navi, specifica la nota della Nato, sono state affondate nell'ambito di attacchi coordinati nei tre porti libici.

La moglie e la figlia del leader libico Muammar Gheddafi sono fuggite dalla Libia per rifugiarsi in Tunisia. Lo ha confermato il segretario di stato Usa Hillary Clinton. In un'intervista alla Cbs la Clinton ha aggiunto che la pressione internazionale sul regime libico consente "progressi lenti, ma costanti". "La pressione - ha precisato si è accresciuta al punto che la moglie e la figlia di Gheddafi sono fuggite verso la Tunisia" nelle ultime 48 ore. "Anche il ministro del petrolio ha defezionato", ha detto ancora.

La tv libica ha trasmesso ieri immagini del colonnello Muammar Gheddafi mentre incontra un suo inviato. Il rais è stato mostrato mentre riceveva un suo emissario che martedì scorso era in missione a Mosca, Mohammed Ahmed al Sharif, segretario generale della World Islamic Call Society, istituzione creata dallo stesso Gheddafi. Vestito in nero e con gli occhiali da sole, il leader libico, che appariva in buona salute, parlava con Al Sharif in un ufficio davanti a uno schermo televisivo che trasmetteva i programmi del primo canale della tv libica, con una striscia verde su cui era scritta la data di "giovedì 19 maggio 2011". I raid della Nato hanno preso di mira a diverse riprese la caserma-bunker di Gheddafi a Tripoli. In un messaggio audio del 13 maggio scorso, Gheddafi aveva affermato che i bombardamenti della Nato non potevano colpirlo perché lui si trova "nel cuore di milioni di libici".

Il fotografo sudafricano Anton Lazarus Hammerl, scomparso in Libia lo scorso 4 aprile insieme ad altri tre giornalisti stranieri, è stato ucciso sei settimane fa dalle forze pro-Gheddafi: lo dicono i familiari in un comunicato su Facebook. "Anton è stato ucciso dalle forze di Gheddafi in un luogo estremamente remoto del deserto libico. Secondo testimoni oculari, le sue ferite erano di tale gravità che non avrebbe potuto sopravvivere senza ricevere cure mediche", dice la famiglia di Hammerl.

Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. E' scattata l'operazione 'Odyssey Dawn', diventata poi Unified Protector con il comando della Nato. L'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi ha reagito a parole con minacce gravissime, e coi fatti continuando a combattere contro i ribelli che nel frattempo, aiutati dalla coalizione, hanno ripreso molte città.

La rivolta in Libia contro il colonnello Gheddafi, sulla scia delle rivolte in Egitto e in Tunisia, scoppia il 15 febbraio, quando la polizia disperde un sit-in di protesta a Bengasi. I manifestanti chiedevano la liberazione di un avvocato delle famiglie di prigionieri uccisi nel 1996 in una sparatoria in un carcere di Tripoli (morirono oltre 1.000 persone). Da allora, gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine hanno cominciato a mietere vittime. Ad oggi sono decine di migliaia, secondo alcune fonti. Il governo mette da subito in atto una repressione che si farà sempre piu' sanguinosa, arrivando a bombardare numerose città, compresa Tripoli. Le societa' petrolifere (Eni in testa) evacuano il personale. Il 22 febbraio Gheddafi compare in tv: ''Rimarro' fino alla morte'', dice, e da allora in tutte le interviste o apparizioni ribadisce che non ha intenzione di mollare la presa, che i ribelli sono guidati da Bin Laden e minaccia l'occidente paventando un'invasione di profughi. Che a migliaia hanno già lasciato il Paese diretti in Italia.

Intanto : "La Nato non ha alcuna intenzione di intervenire in Siria. Ovviamente condanniamo con forza la brutalità delle forze di sicurezza siriane e il pugno di ferro contro i civili", ha detto il Segretario Generale della Nato rispondendo alle domande dei Giornalisti  sulla possibilità di un intervento dell'Alleanza in Siria. "L'unica strada possibile per il paese - ha aggiunto - è venire incontro alle richieste legittime del popolo siriano e permettere una transizione pacifica verso la democrazia". "C'é una differenza evidente tra la Siria e la Libia - ha detto ancora Rasmussen - in Libia la Nato opera sulla base di un mandato dell'Onu e riceve un grande sostegno da parte della regione. Nessuna di queste due condizioni sono soddisfatte in Siria".

"Siamo grati all'Italia per il suo contributo alla missione della Nato in Libia sin dal suo inizio.  "Non escludo la possibilità di chiedere agli alleati della Nato in Libia di dare un contributo maggiore o più flessibile all'operazione. Ma al momento abbiamo a disposizione tutti i giusti asset". Lo ha detto il Segretario Generale della Nato Anders Fogh Rasmussen rispondendo ad una domanda del Collega di una Agenzia Stampa sull'eventuale necessità che l'Italia debba aumentare il suo contributo alla missione in Libia. "Siamo grati ai molti paesi dell'Alleanza che hanno rafforzato il loro contributo e hanno permesso un uso più flessibile della loro forza aerea, inclusa l'Italia".

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