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Venerdì, 03 Febbraio 2023

Immigrazione: la sfida è appena iniziata

La sfida è appena iniziata meglio, sembra essere tornati a qualche anno fa, quando al Viminale c’era Matteo Salvini: l’Italia non autorizza lo sbarco immediato dei migranti sulle navi Ong, chiede agli Stati di bandiera di farsene carico, buona parte dell’Ue se ne infischia (la democratica Norvegia ha fatto orecchie da mercante, per dire), iniziano le trattative con le Capitali Ue e alla fine – forse – se ne esce con uno sbarco in Italia e la successiva redistribuzione.

La rivelazione il premier italiano l’ha affidata a Bruno Vespa, che l’ha infilata nel suo ultimo libro a breve in uscita. “Qui dobbiamo ricordare che cos’è il diritto del mare, tante volte invocato a sproposito – dice Meloni – Se tu incontri per caso in mare una barca in difficoltà, sei tenuto a salvare chi è a bordo”. Però “se fai la spola tra le coste africane e l’Italia per traghettare migranti, violi apertamente il diritto del mare e la legislazione internazionale. Se poi una nave Ong batte bandiera, poniamo, tedesca, i casi sono due: o la Germania la riconosce e se ne fa carico o quella diventa una nave pirata“.

Il tutto per affermare due principi. Il primo, quasi banale, è che “in Italia, come in qualsiasi altro Stato serio, non si entra illegalmente, ma solo attraverso i decreti flussi”. Il secondo, forse più importante, riguarda la salvaguardia di vite umane: meno persone intraprendono il viaggio della speranza via mare, meno ne muoiono.

Ed ecco dunque la linea che intende portare avanti il governo  :

Non accettare gli stranieri che oggi sbarcano per mezzo delle navi Ong. Piantedosi è stato chiaro: “Non possiamo farci carico dei migranti raccolti in mare da navi straniere che operano sistematicamente senza alcun preventivo coordinamento delle autorità. Al momento questi eventi rappresentano il 16% delle persone sbarcate in Italia”.

Fermare le partenze illegali, “spezzando il traffico di esseri umani nel Mediterraneo”: per raggiungere lo scopo, Meloni intende portare avanti “il ripristino dell’operazione Sophia, nata nel 2015, che nella terza fase, mai attuata, prevedeva di estirpare alla radice il sistema organizzativo del contrabbando di esseri umani, cioè quello che noi abbiamo sempre definito ‘blocco navale'”. Magari non verrà chiamato “blocco navale”, da sempre cavallo di battaglia di Fdi, ma di quello si tratta.

Creare hotspot nei territori africani per vagliare le richieste di asilo e distinguere tra chi ha diritto a ricevere protezione in Europa e chi invece è da considerarsi potenziale clandestino.
Mettere in campo un “piano Mattei” per l’Africa, per far sì che i giovani africani non siano spinti ad abbandonare la loro terra.

Il messaggio del governo Meloni è stato chiaro, l’ha detto e ripetuto il ministro Piantedosi: il Belpaese non intende farsi carico di tutti i migranti che scappano dall’Africa. Non smetterà di soccorrere in mare, perché la vita è sacra. Ma dovendosi già far carico dell’84% dei sopravvissuti tratti in salvo nel Mediterraneo, non vuole doversi occupare anche di quelli recuperati da navi private battenti bandiera straniera. In più, il governo intende porre fine al traffico di esseri umani in base a un piano in 4 mosse messo a punto dalla Meloni. Il premier l’ha spiegato ieri a Ursula von der Leyen: la priorità è difendere i confini esterni, non tanto la redistribuzione. Non a caso ieri il ministro dell’Interno ha partecipato a una riunione del gruppo MED5, (Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna) proprio per ribadire questo punto: occorre fare sforzi per bloccare le partenze.

Ad oggi ci sono al largo tre imbarcazioni: la Ocean Viking, la Humanity1 e la Geo Barents per un totale di circa 1000 migranti in attesa di sbarco. Sos Mediterranée ha già chiesto a Spagna, Francia e Grecia un porto sicuro, al momento inutilmente. La Norvegia come detto ha già detto “no” ad accogliere alcuni. Da Berlino è arrivato il monito a farli attraccare. Mentre la Francia, che pure è cerca che “l’Italia rispetterà il diritto internazionale”, si dice pronta ad accogliere una quota.

La Norvegia sottolinea di non avere "nessuna responsabilità ai sensi delle convenzioni sui diritti umani o del diritto del mare per le persone imbarcate a bordo di navi" private o di ong "battenti bandiera norvegese nel Mediterraneo".

Lo ha precisato l'ambasciatore norvegese a Roma Johan Vibe in una mail inviata alla Reuters in risposta all'appello dell'Italia a Oslo e alla Germania di farsi carico dei migranti bloccati nel Mediterraneo.

Ad aprire all'ipotesi di una accoglienza condivisa è la Francia: "Abbiamo detto all'Italia, e lo diciamo insieme alla Germania, che se quella nave umanitaria (Ocean Viking) verrà accolta in Italia, anche noi accoglieremo una parte dei migranti, delle donne e dei bambini, affinché l'Italia non si debba prendere carico da sola del fardello di questo arrivo di migranti": lo ha detto il ministro dell'Interno francese, Gérald  Darmanin, intervistato questa mattina da RMC-BFMTV.  

Così Il governo di Parigi si dice pronto ad accogliere una parte dei 234 migranti che si trovano attualmente a bordo della nave umanitaria "Ocean Viking", in attesa di un porto sicuro in Italia

Non dubitiamo che l'Italia rispetterà il diritto internazionale", ha aggiunto Darmanin,incalzato dalla stampa francese sulla situazione delle navi bloccate nel Mediterraneo. "Ma diciamo anche all'Italia che il problema della sua geografia, di essere dunque il Paese più vicino a questa nave, non significa che  debba essere lasciata sola".

Il ministro di Parigi ha anche sottolineato che l'Italia fa una "grande parte di umanità". "Non dubitiamo un solo istante che l'Italia, membro dell'Unione europea, che ha firmato tutte le convenzioni internazionali", rispetti il diritto internazionale, accogliendo in uno dei suoi porti la Ocean Viking.  Perché il diritto internazionale è molto chiaro: quando una barca chiede di accostare con dei naufraghi a bordo, è il porto più sicuro e più vicino che deve accoglierla. Nello specifico, l'Italia", ha chiarito.

"Da anni sosteniamo che gli Stati dell'Europa centrale si debbano fare carico di alleviare la pressione degli arrivi dei migranti sull'Italia e su Malta: per noi l'importante è che la Ocean Viking sbarchi nel porto sicuro più vicino e speriamo che questo avvenga il più presto possibile". E' quanto sostiene la ong Sos Méditerranée, che precisa: "la redistribuzione dei migranti non è nostra competenza, quindi non abbiamo nulla da commentare su questo".

Matteo Salvini, leader della Lega e ministro delle Infrastrutture, aveva attaccato: "Da ministro ho fatto rispettare i confini del mio Paese e mi sono meritato la fiducia degli italiani e quattro processi" e "prendere lezioni dalla Germania che non ospita uno solo degli immigrati che sbarcano in Italia dalle navi tedesche, penso non sia più possibile".

Intanto, tre cittadini russi, di 46, 47 e26 anni, sono stati fermati da agenti della squadra mobile della Questura di Siracusa, con la collaborazione della Guardia costiera e della sezione Operativa navale della Guardia di Finanza, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Secondo l'accusa, sarebbero i componenti dell'equipaggio del veliero Blue Diamond battente bandiera Ucraina con a bordo 99 migranti di nazionalità afghana e pakistana.   L'imbarcazione, partita da una località costiera nelle vicinanze della città turca di Bodrum, è stata intercettata a circa 38 miglia dalle coste siciliane da un'unità della Capitaneria di porto, che ha successivamente trasportato i migranti nel porto commerciale di Augusta. I tre sono stati condotti nella casa circondariale di Cavadonna in attesa dell'udienza di convalida.

Fonte ansa / Rai / Nicola Porro / e varie agenzie 

 

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