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Martedì, 16 Agosto 2022

Timmermans : 12 Paesi europei colpiti dalle forniture di gas dalla Russia

"In totale, dodici Paesi membri sono stati colpiti dal taglio unilaterale delle forniture di gas dalla Russia e dieci Stati hanno diramato un avvertimento iniziale ai sensi delle regole sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas. Il rischio di una totale interruzione delle forniture di gas è oggi più reale che mai". Lo ha dichiarato il vice presidente della Commissione europea, Frans Timmermans, nel suo intervento al Parlamento europeo a Bruxelles. Tuttavia, "gli attuali livelli di riempimento delle forniture di gas è superiore al 50% della capacità totale, ben al di sopra dello scorso anno".

"È un momento decisivo per l'Unione europea. Sono fiducioso che oggi concederemo lo status di Paese candidato all'Ucraina e alla Moldavia e la prospettiva europea alla Georgia. Ma oggi abbiamo anche un importante incontro con i leader del Balcani perché c'è la concreta volontà politica di rivitalizzare il processo con i Balcani". Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha spiegato ai giornalisti quali saranno i punti fondamentali che verranno toccati al vertice Ue-Balcani a Bruxelles.

Durante il Consiglio europeo, quindi, "verrà seguita l'evoluzione in Bulgaria. C'e' la proposta francese per avviare i negoziati con l'Albania e la Macedonia del Nord, è priorità per noi e faremo tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo

"La cosa più importante è lavorare tutti assieme e che i Paesi dei Balcani occidentali abbiano buone possibilita' di diventare membri a pieno titolo dell'Unione europea" perche' "hanno lavorato duramente affinche' cio' avvenga". Lo ha dichiarato il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, al suo arrivo al vertice Ue-Balcani occidentali

Intanto la Russia ha affermato che l'aumento dei prezzi dei cereali, che ha sollevato i timori di una crisi alimentare globale, è il risultato di azioni "distruttive" dell'Occidente, non del blocco delle esportazioni dall'Ucraina.

Per spiegare l'aumento dei prezzi dei cereali, per cui Mosca ha rimandato al mittente le accuse di bloccare l'export agricolo dell'Ucraina, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha elencato alcune ragioni: "Errori sistematici dell'Occidente nella previsione delle sua politiche agricole; l'inflazione globale causata dai miopi meccanismi finanziari e monetari che l'Occidente ha usato durante la pandemia; la mal concepita transizione dei Paesi dell'Europa e del Nord America verso l'energia verde; le sanzioni illegittime che perturbano il funzionamento delle consuete catene merceologiche".

La portavoce della diplomazia russa ha poi concluso il suo post ricordando che sulla possibilità di una carestia, "gli esperti sono sempre più inclini a uno scenario pessimistico". "Di questo dovrebbero essere incolpati i regimi occidentali che agiscono da provocatori e distruttori", ha denunciato.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che sono in corso "negoziati difficili" per sbloccare i porti ucraini e alleviare così la crisi alimentare che ha conseguenze gravi in tutto il mondo. Per il leader di Kiev, l'Africa è "ostaggio" dell'invasione russa dell'Ucraina che ha contraccolpi sulle esportazioni di grano e l'impennata dei prezzi.

Intanto quella che ieri ha lanciato Putin è una minaccia seria per ciò che sottintende, ma non facilmente realizzabile. Ha detto che i Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) dovrebbero «fondere» le loro monete e farne uscire una nuova che le rappresenti. Essa sarebbe una valida e pericolosa alternativa al dollaro. Un Ecu (il genitore dell'Euro) il cui valore è pari a quanto valgono, con diversi pesi ovviamente, le monete che lo compongono.

L'Europa ci ha messo trent'anni a fare una moneta comune. E alcuni autorevoli economisti, come Milton Friedman, l'hanno criticata anche dopo la sua nascita. Troppo diversi gli Stati che la adottano, con storie, politiche economiche, tassi di interesse e di risparmio troppo diversi. E parlavamo dell'Europa. Pensate un po' voi come sia possibile mettere insieme Cina e India, o Russia e Sudafrica. Ma questo è il punto di vista tecnico.

La parte pericolosa della minaccia putiniana è, come detto, ciò che sottende. I cinque Paesi Brics rappresentano un quinto della ricchezza globale e più o meno la stessa quota di commercio internazionale. Sono dunque un club più ricco di quello dell'euro, nonostante quest'ultimo sia fatto da ventisette nazioni. Hanno, soprattutto in campo agricolo e nelle materie prime, una posizione di leadership oligopolista nel mondo. Non hanno una grande storia comune, ma sotto alle loro stelle vivono tre miliardi di esseri umani: poco meno della metà della popolazione mondiale. Mentre il vecchio continente si sta spopolando.

Insomma se i Brics, più che sulla moneta unica, si mettessero davvero d'accordo coordinando in qualche modo le loro economie e commerci, rappresenterebbero un blocco di giganti rispetto ai nani europei. È questo il messaggio che sottintende Putin quando parla di moneta unica. E per di più lo fa prendendo a suo punto di riferimento il biglietto americano: quello europeo neanche lo considera.

 

 

Fonte Agi / Il Giornale

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