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Martedì, 16 Agosto 2022

FdI supera la Lega

''Non nascondo la mia soddisfazione... Il centrodestra esce vittorioso al primo turno e Fdi cresce ovunque con dati molto significativi, il fatto che siamo la forza traino è un'indicazione della chiarezza delle posizioni. Agitare l'uomo nero non funziona più...''. 

A fine serata, Giorgia Meloni si presenta nella sala stampa di via della Scrofa per un primo commento al voto amministrativo, che vede il centrodestra vincente al primo turno a Palermo, Genova e l'Aquila. Appare raggiante ed emozionata, perché il sorpasso sulla Lega salviniana è realtà.

Nel giorno del flop dei referendum sulla giustizia e della Caporetto del Carroccio, che precipita dappertutto, anche nelle roccaforti al Nord, a cominciare da Verona, la presidente di Fratelli d'Italia è infatti l'unica a gioire, consapevole che il risultato di oggi le fa compiere un altro passo avanti decisivo verso la leadership del centrodestra, al punto che in tanti scommettono sulla prossima resa dei conti interna.

Il commissario regionale di Fi in Sicilia, Gianfranco Miccichè, forte del 12 per cento azzurro a Palermo, veste i panni del guastafeste ribadendo il 'no' alla riconferma di Nello Musumeci, ma lei prima invita tutti a ''non fare polemiche proprio oggi che dalle urne è arrivata un'indicazione importante per il futuro, un bicchiere quasi pieno'', poi scende sul piede di guerra: ''Ho letto delle dichiarazioni assolutamente fuori luogo, noi non diamo aut aut, ci aspettiamo che non li diano neanche gli altri...''.

La leader di via della Scrofa torna a porre i suoi 'paletti' a una coabitazione civile: no alla tentazione del proporzionale; "regole chiare che valgano per tutti''. Della serie: niente giochini sottobanco, ''queste elezioni sono un avviso ai naviganti: i cittadini vogliono un centrodestra non ondivago e chiaramente alternativo alla sinistra''. Da capo dell'opposizione Meloni non risparmia stilettate all'indirizzo dell'esecutivo Draghi e chiede a Lega-Fi di staccare la spina a 'Super Mario', visto che i 5 stelle, ''prima forza di governo in Parlamento'' ha subito ''un enorme calo di consensi, non raggiungendo la doppia cifra praticamente da nessuna parte''.

''M5S non esiste più nella Nazione", avverte,''occorre fare una riflessione: il voto amministrativo ci interroga, lo dico agli alleati, se bisogna ancora tenere in piedi Draghi...". Un concetto ribadito con maggior forza poco dopo: ''Se chiedo a Berlusconi e Salvini di lasciare il governo? Io non pongo le questioni così, ho detto quello che volevo dire e gli altri faranno le loro valutazioni, fossi in loro lo farei...''.

Cosi Il primo turno delle comunali 2022 assegna due verdetti: Fratelli d'Italia è costantemente il primo partito del centrodestra anche nel nord Italia; il Movimento 5 Stelle, nei capoluoghi di provincia, è sempre sotto il 5% dei voti.

FdI supera la Lega a Genova (9,3 contro 6,8%), a L'Aquila (20,6 contro 12,5%), a Padova (8,3 contro 7,3%), a Verona (11,9 contro 6,6%), a Parma (7,6 contro 4,1%), a Como (12,7 contro 6,7%), a Monza (12 contro 7,9%), ad Alessandria (14,8 contro 10,5%), ad Asti (7,7 contro 5,6%), a Cuneo (6,1 contro 6%), a Belluno (10,4 contro 9,4%) a Gorizia (10,8 contro 8,3%), a La Spezia (9,7 contro 7,9%).

Il Movimento 5 Stelle ottiene il suo miglior risultato a Genova, città natale di Beppe Grillo (4,4%). A Taranto 4,2%, a Messina 4,1%, ad Alessandria 3,9%, ad Asti 3,4%. Malissimo a L'Aquila (0,7%) e Frosinone (1,3%). A

Guidonia, dove nel 2017 M5s ottenne il sindaco, i pentastellati scendono dal 20,6% al 4,6%.

Il Pd supera il 20% dei voti a Genova (21%), Padova (21,6%), Parma (24,2%).

Forza Italia va in doppia cifra a Monza (16,38%).

Il centrodestra è largamente in testa dopo il primo turno delle comunali 2022 per quanto riguarda i capoluoghi di provincia.

L'alleanza con FdI, Lega e FI strappa al centrosinistra il sindaco di Palermo (lo spoglio è ancora ai due terzi delle schede con Lagalla al 50,2%), alle liste civiche il sindaco di Belluno e conferma i sindaci di Genova, L'Aquila, Pistoia, La Spezia, Asti, Rieti e Oristano.

Il centrosinistra strappa al centrodestra il sindaco di Lodi e conferma al primo turno i sindaci di Padova e Taranto.
Le liste civiche (i risultati non sono ancora definitivi) confermano il sindaco di Messina.

il 26 giugno avremo un ballottaggio tra centrodestra e centrosinistra ad Alessandria, Monza, Verona, Gorizia, Piacenza, Frosinone, Como (nel capoluogo lariano una lista civica potrebbe andare al ballottaggio al posto del centrodestra), Catanzaro, Cuneo, Lucca, Barletta e Parma. A Viterbo il ballottaggio sarà tra civiche e centrosinistra.

Nelle precedenti elezioni comunali il centrodestra vinse in 17 capoluoghi: Alessandria, Asti, Como, Lodi, Monza, Verona, Gorizia, La Spezia, Piacenza, Pistoia, Frosinone, Rieti, Vierbo, L'Aquila, Catanzaro e Oristano.
Il centrosinistra vinse in 5 capoluoghi: Cuneo, Padova, Lucca, Taranto e Palermo.

Le liste civiche vinsero in 4 capoluoghi: Barletta, Parma, Messina e Belluno.

Dopo il flop sui quesiti sulla giustizia, la politica chiede di rivedere l'istituto del referendum. I dati sull'affluenza parlano chiaro: solo due elettori su dieci hanno deciso di partecipare alla consultazione. Il 20,9% degli aventi diritto, per dirla con i dati del Viminale.

Molto meno del 50% più uno prescritto dalla Costituzione. Il risultato peggiore della storia repubblicana. Diverse le proposte in campo che i politici dei vari schieramenti tornano oggi a ribadire. Riccardo Magi, parlamentare di +Europa, chiede di modificare il quorum e di "ridefinire i poteri della Corte Costituzionale nel giudizio di ammissibilità" dei quesiti. "Una soluzione - dice a Repubblica - potrebbe essere quella di legare la validità del referendum al 25% dei favorevoli, cioè dei Si' all'abrogazione: in questo modo anche chi è per il No, sarebbe incentivato a recarsi a votare".

Se non si interverrà in questo senso, avverte, "vincerà sempre il partito del non voto". Benedetto della Vedova, segretario di +Europa, condivide il pensiero del collega di partito. "Dobbiamo capire se lasciare il quorum al 50%, che è grosso modo la partecipazione al voto in molti Comuni, abbia ancora un senso. Se vogliamo che il referendum possa avere prospettive come strumento di democrazia, dobbiamo discutere anche di questo".

Tra chi chiede una modifica del numero legale c'è anche il leader della Lega: "Una riflessione va fatta, perchè se si va avanti di questo passo nessun referendum raggiungerà il quorum", afferma Matteo Salvini, mentre Mario Segni spiega a La Stampa: "Bisogna avere il coraggio di ammettere che un altro tassello del nostro sistema costituzionale è saltato, credo definitivamente. Se non si riforma il quorum, lo strumento referendario è praticamente morto". Un istituto, ricorda, "importantissimo per la democrazia che ha permesso di decidere temi come il divorzio e la legge elettorale".

Per Andrea Cangini, senatore di Forza Italia, è necessario "salvare l'istituto referendario, ormai inconciliabile con il crollo generalizzato delle passioni civili e delle affluenze elettorali: eliminiamo il quorum e prevediamo che la Corte costituzionale si esprima prima e non dopo la raccolta delle firme", afferma. Anche per Loredana de Petris, capogruppo di Leu a Palazzo Madama, l'esito del voto di ieri impone un ripensamento dell'istituto referendario, "che è prezioso e deve essere salvaguardato", e "pone un problema serio sul quorum. Non è possibile - sottolinea - che i No possano avvalersi dell'astensione come se fosse un voto a favore della loro posizione. Il quorum deve quindi essere modificato e il referendum deve essere considerato valido se vota la metà più uno degli elettori che avevano votato nelle precedenti elezioni politiche", suggerisce.

Di segno opposto il parere del Movimento 5 stelle. Maria Edera Spadoni, vice presidente della Camera, esclude una "crisi dei referendum e della democrazia diretta: siamo di fronte alla crisi di una politica più attenta a tutelare sè stessa che a dare risposte ai bisogni reali delle persone", dice e ricorda che nel 2011, " temi che evidentemente stavano davvero a cuore delle persone, non ci furono problemi di quorum. Se si fossero trattati temi quali il salario minimo, la cannabis legale, il ddl Zan, l'eutanasia, certamente l'affluenza sarebbe stata molto più ampia", conclude.

 

Fonte Agi

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