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Giovedì, 30 Giugno 2022

Putin avrebbe garantito a Macron che "Non ci sarà un'escalation"

Il presidente francese, Emmanuel Macron, diretto a Kiev per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky, ha affermato di aver ottenuto ieri sera nel colloquio con Vladimir Putin "che non ci sarà un'escalation" nella crisi con l'Ucraina.

La foto dei due leader seduti a un tavolo di rappresentanza a una distanza che è apparsa considerevole ai più, ha fatto il giro del mondo. Eppure il capo del Cremlino si è detto disposto a fare di tutto per trovare compromessi ed evitare una escalation militare nel conflitto alla frontiera con l'Ucraina, una guerra Russia-Nato che, dice Putin, "non avrebbe vincitori". 

Eppure Macron è convinto che tra Russia e Francia ci siano "elementi di convergenza", Putin avrebbe garantito che "Non ci sarà un'escalation". E prosegue il negoziato per consolidare la soluzione diplomatica alla crisi. Oggi è atteso a Kiev, dove sarà ricevuto dal presidente Volodymyr Zelensky. Un incontro guardato con molto interesse anche da Mosca che sarà aggiornata con una telefonica da parte del capo dell'Eliseo, in conclusione del viaggio diplomatico del presidente francese nella regione. Al termine dei suoi colloqui a Kiev, Macron si recherà poi a Berlino, dove oggi è prevista una trilaterale con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, di ritorno a sua volta da un incontro con Joe Biden alla Casa Bianca, e il presidente polacco Andrzej Duda.

Il dialogo diplomatico in formato Normandia (Germania, Russia, Ucraina e Francia) ha visto il cancelliere tedesco ieri era alla Casa Bianca dove ha riaffermato l'unità dell'Alleanza sulle sanzioni in caso di invasione, compreso il blocco del gasdotto Nord Stream 2, asset strategico di rilevante importanza per gli equilibri economici non solo dell'area europea, ma anche nei rapporti tra Russia e Stati Uniti. Accordo sul gas tenuto d'occhio dalla vicina Cina, che per ora resta a guardare.

Parlando con i giornalisti sull'aereo che lo conduce da Mosca a Kiev, Macron ha spiegato di aver "ottenuto" nel colloquio di 5 ore ieri sera al Cremlino con il presidente russo, "che non ci sia un peggioramento né un'escalation" nella crisi russo-occidentale legata all'Ucraina. "Si trattava per me - ha spiegato il presidente francese - di bloccare il gioco per impedire un'escalation e aprire nuove prospettive. Quest'obiettivo per me è stato raggiunto"
"Si trattava per me - ha spiegato il presidente francese - di bloccare il gioco per impedire un'escalation e aprire nuove prospettive. Quest'obiettivo per me è stato raggiunto".  

La questione della garanzie di sicurezza chieste da Mosca all'Occidente non hanno ancora avuto una risposta soddisfacente e quindi il problema "rimane aperto per la Russia e rimane anche cruciale". Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. "Fino ad ora - ha detto Peskov, citato dalla Tass- non possiamo certo dire che ci sia qualche strada in vista per risolvere la questione. Non vediamo la nostra controparte occidentale prendere in considerazione le nostre preoccupazioni".

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che Russia e Francia non sono ancora state in grado di concludere un accordo sull'attenuazione delle tensioni intorno all'Ucraina, ma ha affermato che è necessaria una riduzione dell'escalation e che l'incontro a tema ha fornito la base per ulteriori lavori su questo fronte. Secondo un funzionario francese, Putin aveva anche concordato che le truppe che prenderanno parte a un'esercitazione militare nel territorio bielorusso vicino ai confini dell'Ucraina saranno ritirate una volta che quei giochi di guerra saranno finiti il 20 febbraio. Peskov ha detto invece che le truppe sarebbero tornate alle loro basi in Russia dopo le esercitazioni, senza dare una data precisa, ma ha sottolineato che nessuno aveva mai detto che le forze sarebbero rimaste in Bielorussia.

"La crisi ucraina è al centro dell'agenda europea e internazionale del Governo. Lavoriamo per evitare il rischio preoccupante di una escalation militare. Essa si aggiungerebbe alle conseguenze già pesanti - in termini umanitari, geopolitici ed economici - di un conflitto aperto ormai da quasi un decennio ai confini dell'Europa, a soli duemila chilometri da Trieste. Un conflitto che dal 2014 a oggi ha già causato 15mila vittime tra militari, combattenti e civili; un milione e mezzo di rifugiati interni all'Ucraina, e 500mila in Russia". Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, alle commissioni congiunte Esteri e Difesa.

"La Nato non può certamente rinunciare al principio della 'Porta aperta' e agli impegni verso Kiev e Tbilisi assunti nel 2008 al Vertice di Bucarest, che consentono l'entrata dell'Ucraina e della Georgia in un momento futuro. Sappiamo tuttavia che questa è una 'linea rossa' per Mosca", ha aggiunto Di Maio. "D'altro canto è ancora incompleto il percorso di riforme interne che Kiev dovrà attuare per avvicinarsi agli standard Nato".

Il Regno Unito "non intende arretrare" di fronte alla minaccia attribuita a Mosca nei confronti dell'Ucraina e darà il suo contributo a "sanzioni" anti-russe senza precedenti contro "entità e individui" se vi sarà un'invasione. Lo ha ribadito il primo ministro Boris Johnson - reduce la settimana scorsa da una visita a Kiev seguita a una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin - in un intervento scritto per il Times di oggi. Johnson ha rimarcato che il sostengo britannico alla Nato resta "irremovibile e incondizionato" . E ha aggiunto di essere disposto a inviare nella regione tra il Baltico e il Mar Nero rinforzi aerei della Raf e navali della Royal Navy a sostegno degli alleati europei, dopo l'annuncio di ieri dello schieramento di alcune centinaia di soldati britannici in più in Polonia (con compiti non offensivi); ma non senza precisare di sperare tuttora che "la diplomazia" possa sciogliere le tensioni e portare a una de-escalation.

 

  fonti : Ansa / Rai e varie agenzie

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