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Domenica, 02 Ottobre 2022

Schede bianche al primo scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica

Il primo scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica si conclude con una fumata nera. A farla da padrone sono state le schede bianche, complessivamente 672, ma sulla carta dovevano essere circa 200 di più. I grandi elettori sono riconvocati a Montecitorio nel pomeriggio alle ore 15 per la seconda votazione. Anche nello scrutinio di oggi per eleggere il Capo dello Stato occorre il quorum dei due terzi dei votanti.Le schede nulle sono state 49, i voti dispersi 88, tra cui uno per Draghi. Presenti e votanti 976 su 1008.

Nella prima votazione, nella valanga di schede bianche, sono spiccati alcuni nomi. L'ex vicepresidente della Consulta, Paolo Maddalena, candidato dagli ex grillini, è risultato il più votato con 36 voti. Hanno inoltre ottenuto preferenze: il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, 16; la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, 9; Silvio Berlusconi, il deputato di Forza Italia Roberto Cassinelli, Guido De Martini, e il deputato ex M5S Antonio Tasso, 7; Umberto Bossi e il presidente di Italia viva, Ettore Rosato, 6; Marco Cappato, 5; il senatore della Lega Cesare Pianasso e Bruno Vespa, 4; il conduttore di un 'Giorno da pecora', Giorgio Lauro, Enzo Palaia, il direttore del Dis, Elisabetta Belloni, la deputata di Italia viva Maria Teresa Baldini, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, Pier Luigi Bersani, il giornalista Claudio Sabelli Fioretti, Francesco Rutelli, Amadeus, 3; Giuliano Amato, il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, Alberto Angela, Pier Ferdinando Casini, l'ex premier Giuseppe Conte, Gianluca De Fazio, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, il chirurgo Ermanno Leo, Antonio Martino, il giurista Ugo Mattei, il sottosegretario all'Editoria, Giuseppe Moles, Carlo Nordio, il deputato del Pd Paolo Siani, 2.

I Grandi elettori, intanto, tornano a essere 1009: è stata infatti proclamata deputata Maria Rosa Sessa, detta Rossella, la prima dei non eletti nelle liste di Forza Italia nel listino proporzionale della Campania, al posto del forzista Vincenzo Fasano deceduto domenica scorsa. Il quorum quindi è di nuovo a quota 673. Mentre i Grandi elettori positivi continuano a votare nel seggio drive-in allestito nel parcheggio di Montecitorio

Gli occhi restano puntati su Mario Draghi, candidato in pectore più accredito alla successione di Sergio Mattarella al Quirinale. Il premier ieri è sceso in campo, ha avuto contatti con Salvini, Letta, Conte. E nel pomeriggio si è aperto il dialogo tra il leader della Lega e quello del Pd che oggi dovrebbero rivedersi. Intanto, prima dell'inizio del secondo scrutinio, Letta ha visto Tajani: parlano di un colloquio "costruttivo" in cui sono stati vagliati nomi "con l'auspicio di arrivare a una soluzione equilibrata nell'interesse del Paese.

l centrodestra è pronto a presentare la rosa di nomi per il Quirinale: Letizia Moratti, Marcello Pera, Maria Elisabetta Casellati e Carlo Nordio. Franco Frattini e Pier Ferdinando Casini dovrebbero restare fuori. "I nostri nomi non hanno neppure in tasca una tessera di partito", ha detto Matteo Salvini ribadendo: "Draghi è a Chigi e lavora bene lì". È la seconda giornata di votazioni per eleggere il tredicesimo presidente della Repubblica. Dalle 15 il Parlamento in seduta comune integrato dai 58 delegati delle Regioni è tornato in Aula. Il primo scrutinio di ieri è andato a vuoto: fumata nera con 672 schede bianche votate dai due terzi, cioè la maggioranza che sarebbe servita per eleggere il nuovo capo dello Stato alla prima seduta. E oggi, con ogni probabilità, si replica. L'indicazione arrivata da M5S, Pd e Leu è di confermare la scheda bianca. Lo stesso farà il centrodestra.

Il premier, nel giorno in cui a Montecitorio si svolge la prima votazione per il presidente della Repubblica, torna a palazzo Chigi e si mette in moto. Vede di buon mattino Matteo Salvini e sente al telefono Enrico Letta e Giuseppe Conte. Sui contatti, dalle fonti istituzionali, resta il massimo riserbo ("No comment", rispondono da Palazzo Chigi), ma a sentire i rumors del Transatlantico, l'accordo è tutt'altro che chiuso. Per i parlamentari di centrodestra il faccia a faccia con il leader della Lega "non è andato bene, non come si sperava". "Draghi ha chiesto garanzie sul Quirinale, ma ha rimandato la partita del Governo", racconta qualcuno, che interpreta come un segnale di tempesta la nota diffusa dal leader della Lega in serata: "Sto lavorando perché nelle prossime ore il centrodestra unito offra non una, ma diverse proposte di qualità, donne e uomini di alto profilo istituzionale e culturale, su cui contiamo ci sia una discussione priva di veti e pregiudizi", sentenzia. "Salvini ha parlato per sé, ma ora il premier deve sentire Berlusconi se davvero vuole che la partita 'giri' - gli fa eco qualcun altro - e in ogni caso le posizioni restano distanti".

In Transatlantico le voci si rincorrono: "Se Draghi non capisce che deve sedersi al tavolo con i leader e trattare ora sul Governo, al Colle ci va Casini", è il pronostico di molti, mentre si diffonde la voce di un confronto del premier anche con l'ex leader Udc, tra i papabili anche per palazzo Chigi. "L'accordo si chiude mercoledì e Draghi viene eletto alla quarta", ipotizza invece qualcun altro. Trasversale, poi, è l'ipotesi che alla fine sia Sergio Mattarella a "salvare capra e cavoli".

Draghi è la somma delle debolezze altrui, ma la via del Colle è ancora lastricata di inciampi. La storia rivela che ogni volta che c'è stata incertezza a ridosso poi le votazioni si sono protratte per giorni e giorni.  Fu così nel 1964 per Saragat, ventuno votazioni. Per Leone nel 1971, ventitré votazioni. Per Pertini nel 1978, sedici votazioni. Le elezioni lampo di Cossiga e Ciampi rappresentano in fondo delle eccezioni (una sola votazione). Sette anni fa Sergio Mattarella venne eletto alla quarta, Matteo Renzi lo ufficializzò all'ultimo giorno utile, ma già il 19 gennaio, a due settimane dall'incoronazione, il quadro era delineato. Repubblica titolava così un pezzo informato di Goffredo De Marchis: "La sfida Amato-Mattarella.

Fonti Varie agenzie / Rai / Repubblica 

 

 

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