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Sabato, 16 Ottobre 2021

La Meloni si prepara: potrei fare il Premier

Giorgia Meloni si prepara a "governare la nazione". la leader di Fratelli d'Italia lo dice nel corso di un lungo faccia a faccia con Lucia Annunziata, su Rai 3, senza trascurare i rapporti interni a un centrodestra che vede il suo partito all'opposizione mentre Lega e Forza Italia sostengono il governo Draghi.

Mi preparo a governare la nazione. Sono pronta a fare quello che gli italiani mi chiedono di fare comprendendo la responsabilità. Lo ha detto la leader di Fdi Giorgia Meloni a In Mezz'ora in più su Rai3.

Mi tremerebbero le mani, continua la Meloni,ma cosa farei politica a fare se non fossi pronta a confrontarmi con le sfide? Io mi preparo a governare la nazione, ma non mi pongo un obiettivo personale. Voglio andare lì con una classe dirigente all'altezza di questo compito. Dove arrivo, pero', non lo decido io", conclude. 

"Le prime cose che farei se andassi al Governo sarebbero politiche di sostegno alle imprese e incentivi alla natalità. La libertà d'impresa abbassando le tasse e diminuendo la burocrazia è fondamentale, la ricchezza di un Paese infatti la creano le imprese e non lo Stato. Inoltre, uno dei più grandi problemi in Italia riguarda la natalità. Un grande piano di incentivo alla natalità per far ripartire le nascite sarebbe prioritario, con i tassi di adesso tra 30 anni non potremo più pagare le pensioni". Lo ha detto la leader di Fdi Giorgia Meloni a In Mezz'ora in più su Rai3.

"Il giudizio sul governo per ora non è positivo. Il tema della pandemia, delle chiusure, dei ristori, delle scelte economiche mi pare in continuità con quello del precedente governo, e sulle chiusure Draghi è ancora più rigido di Conte". Lo ha detto la leader di Fdi Giorgia Meloni a In Mezz'ora in più su Rai3. "Mi aspettavo qualcosa di più coraggioso da parte di Draghi, per l'autorevolezza che ha e che può esercitare", conclude. "Sicuramente va meglio il piano vaccini ma mi pare che Draghi sia ancora ostaggio della sinistra". Draghi al Quirinale? "Io una scelta decisa non l'ho fatta. A favore di Draghi gioca il fatto che se viene eletto al Quirinale si va a votare. Ma non ho ancora gli elementi per dire se Fdi lo possa sostenere al Quirinale"

"La differenza con Salvini è che la Lega è più legata ad una dimensione territoriale e Fdi fortemente legato alla dimensione nazionale. Ci sono tantissimi punti di contatto e differenze. Per questo penso che governeremo insieme perché siamo compatibili". "Quando fondammo FDI molti credevano che non ce la avremmo fatta. Per me è stata una grande soddisfazione salvare la destra italiana perché in Italia credo ci sia bisogno di un partito di destra che abbia al centro la difesa dell'interesse nazionale e dell'identità. Fdi lo fa in maniera totale", dice ancora Giorgia Meloni intervistata su Rai3 da Lucia Annunziata. - "I rapporti tra me e Salvini sono costanti. Ci sentiamo continuamente. 

A volta ricostruzioni giornalistiche non aiutano, poi noi ci sentiamo e ci ridiamo su... Io combatto la sinistra ed il M5S, spero di dare una mano in questo anche al centrodestra che ha deciso di restare al governo e quando questa esperienza finirà correremo insieme".

Mi fa sorridere dichiara la Meloni in una intervista ad Avvenire che mi diano dell’antieuropeista. Vengo da una parte politica che ballò sulle macerie del muro di Berlino cantando «Europa nazione ». Ma credo in un’Europa confederale, non nell'attuale costruzione europea, che non si occupa dei veri problemi delle persone, ma solo degli interessi di alcuni.

Intanto scrive la Gazzetta Tricolore :  Voglio proporre al presidente del Consiglio Mario Draghi di avere un incontro periodico con l'opposizione, con Fratelli d'Italia, nel quale poter insieme ragionare sulle priorità della nazione, nel rispetto delle nostre rispettive posizioni". E' la proposta che Giorgia Meloni, in un'intervista all'Adnkronos, lancia al premier Mario Draghi. "Fratelli d'Italia -ricorda- è all'opposizione, una opposizione responsabile e patriottica, che pone una serie di questioni, anche di interlocuzione con il premier Mario Draghi". "Con Draghi - sottolinea la leader di Fdi - abbiamo avuto diversi incontri, ci siamo scritti delle lettere per segnalare dei problemi, sicuramente c'è attenzione al ruolo dell'opposizione, necessaria a maggiore ragione in un quadro così particolare, dove la maggioranza copre la gran parte dell'arco parlamentare". "Noi siamo una opposizione che guarda all'interesse del paese -scandisce Meloni -. Draghi spera di fare bene nell'interesse della nazione, vale la pena, soprattutto quando non ci sono cose da chiedere, che maggioranza e opposizione si parlino per confrontarsi sulle principali necessità della nazione".

Intanto Il premier Mario Draghi, alla luce dei dati confortanti su contagi e vaccinazioni e dei pareri, più ottimistici, degli esperti del Cts, si prepara alla riunione decisiva per un nuovo allentamento delle restrizioni. Ma la vigilia del vertice di governo è ancora segnata dalle tensioni che, più in generale, attraversano la maggioranza, in primis Lega e Pd.
 
La cabina di regia sulle misure di contenimento del Covid dovrebbe svolgersi, a quanto si apprende da fonti ministeriali, alle 16 a Palazzo Chigi. A seguire potrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri.

Ma già nella cabina di regia di oggi Draghi tornerà a trovarsi tra due fuochi: da un lato la Lega del "riaprire tutto" e dell'altro il titolare della Salute Roberto Speranza, depositario della linea della prudenza. Il pressing del centrodestra è alto, l'obiettivo - sul quale anche il M5S potrebbe concordare - è spostare il coprifuoco alle 24 già dal 24 maggio. E, prima della cabina di regia, Salvini ha convocato una videoconferenza con i membri del governo della Lega per organizzare le mosse da mettere sul tavolo della cabina di regia.
Tutti, nella maggioranza, vogliono dire la propria. Ma l'impressione è il premier gestirà il dossier innanzitutto con i ministri a lui più vicini, a partire dal titolare del Tesoro Daniele Franco.  Allo strappo di Salvini sulle riforme è ancora il Nazareno, in mattinata a replicare con durezza: "Se Salvini non vuole i fondi Ue si dimettono i ministri chiamati a gestirli", attacca il vice segretario Giuseppe Provenzano.

La stucchevole rissa continua tra Pd e Lega, con reciproche accuse di non voler realizzare il programma di riforme del governo e inviti ad andarsene dal medesimo governo, è destinata a durare.

Il problema è che, come sottolinea il Giornale, mentre l'esecutivo va avanti e macina risultati nonostante la palla al piede della sua maggioranza, Pd e Lega pensano alla campagna elettorale per le amministrative, che costituiscono un test fondamentale per capire cosa succederà dopo, e quanto aumenterà (o diminuirà) la spinta verso il voto politico anticipato. Nel Pd sono convinti che nei piani di Matteo Salvini ci sia sempre più l'obiettivo di staccare la spina alla legislatura subito dopo l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, nel 2022. «Più i sondaggi premiano FdI, più lui vorrà andare a votare prima possibile», ragiona con i suoi la capogruppo Debora Serracchiani. Uno sbocco che il Pd vuole evitare ad ogni costo. «Il leader della Lega è costretto a fare due parti in commedia, un po' di lotta e un po' di governo, dalla paura di cedere consensi a Giorgia Meloni», dice il dem Andrea Romano. 

«Punta al voto nel 2022, cercando di intestarsi l'elezione di Draghi al Colle, per arginare l'alleata e non rischiare che dentro la Lega gli facciano le scarpe». La leader di FdI, dal canto suo, ammette che «se Draghi andasse al Quirinale si andrebbe a votare per le politiche», ma frena rispetto agli endorsement di Salvini: «Lui si dichiara per Draghi, io questa scelta non la ho ancora fatta». E non sembra avere troppa fretta di votare, ammettendo tra le righe che - al contrario di Salvini - le serve tempo (comodamente assisa all'opposizione) per costruire la propria leadership personale e una classe dirigente che le manca: «Mi preparo a governare la nazione», annuncia.

Lo schema dei Dem è piuttosto chiaro: l'agenda delle riforme alla quali è chiamato il governo è dettata dal principio che sta alla base del Recovery Fund: risorse in cambio di un cronoprogramma rigido da rispettare. In caso contrario il flusso di fondi europei può arrestarsi. Lo schema è ben chiaro anche al capo del governo. Che sulle riforme previste dal Recovery non ha alcuna intenzione di rallentare. Eppure, qualche intoppo le tensioni nella maggioranza lo creano. I due primi decreti post-Recovery, quello sulle semplificazioni e quello sulla governance saranno varati dal governo nel corso dell'ultima settimana di maggio e non la prossima, come i più ottimisti, tra chi gestisce il dossier del Pnrr, si auguravano.

Non subirà ulteriori ritardi, invece, il decreto sostegni-bis, che potrebbe vedere la luce in un Consiglio dei ministri tra mercoledì e giovedì. Prima di ultimarlo, infatti, Draghi vuole capire cosa e quanto potrà riaprire in Italia. E su questo base i numeri dei ristori potranno sensibilmente cambiare. La speranza, nel governo, è che quello della prossima settimana sia l'ultimo decreto sostegni. L'obiettivo, infatti, è procedere ad una riapertura progressiva da qui a fine giugno.

Ma le tensioni sulle misure anti-Covid potrebbe impallidire di fronte a quelle che, già dai prossimi giorni, rischiano di emergere sulla governance del Recovery e sulle macro-riforme del Pnrr, a cominciare da quella della giustizia.

"Salvini si mette all'angolo, anche Fi lo isola", attacca Anna Rossomando del Pd. "Letta stia sereno, Draghi farà le riforme, anche con la Lega", replica il capogruppo azzurro Roberto Occhiutto.

L'obiettivo, per il premier, è incassare la riforma della giustizia e quella del fisco prima dell'elezione del presidente della Repubblica, vero e proprio spartiacque del governo. Ed è un obiettivo in cui Draghi può contare sull'appoggio dell'Ue e non solo. "Sono rimasto colpito favorevolmente da Draghi e dai suoi ministri, hanno le idee ben chiare sul futuro"; sottolinea l'inviato speciale Usa per il clima John Kerry al termine della sua missione romana. In Parlamento, però, sulla giustizia si preannuncia battaglia, soprattutto sulla riforma del processo penale. Tanto che il M5S spinge per dare la precedenza a quella della giustizia civile e del Csm.

Le tensioni rischiano di essere alimentate anche dalla partita delle 500 nomine a cui si avvicina Draghi. Da Ferrovie dello Stato a Cassa Depositi e Prestiti fino a quella della Rai.

Intanto Venerdì 21 maggio si svolgerà a Roma a Villa Pamphilj il Global Health Summit, un evento speciale della Presidenza G20, organizzato dall’Italia in partnership con la Commissione europea e presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, e dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

I lavori, che si svolgeranno in modalità virtuale, saranno trasmessi in diretta streaming sui canali della Presidenza del Consiglio. Al termine del Summit è prevista una conferenza stampa congiunta con il Presidente Draghi e la Presidente von der Leyen.Le immagini saranno messe a disposizione dalla Rai.

Fonti Ansa / Gazzetta Tricolore / Avvenire / il giornale

 

 

 

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