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Domenica, 03 Luglio 2022

Il processo Gregoretti segna un punto a favore dell'ex Ministro dell'Interno

Il processo Gregoretti, quello a carico dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona dei clandestini a bordo della nave militare, segna un punto a favore del leader leghista.  

L'assist secondo voxnews lo serve proprio il suo successore, vale a dire l'attuale titolare del Viminale che nella testimonianza in Aula ammette. “Le navi che vanno a fare soccorso in acque Sar libiche – spiega il ministro Luciana Lamorgese – non è che ogni volta che fanno un soccorso tornano immediatamente indietro. Tante volte, con dei soccorsi effettuati, si fermano nelle aree, diciamo libiche, anche tre, quattro giorni in attesa poi di recuperare il più possibile quelli che sono in difficoltà. Quindi – dice ancora – vuol dire che sono delle navi che comunque sia hanno la possibilità di stare ferme con delle persone appena recuperate in acqua. Di farle stare sulle imbarcazioni anche per quattro, cinque giorni, perché loro chiedono il Pos (place of safety) quando hanno l'imbarcazione piena e poi ritornano”.  

La rivelazione della titolare del Viminale secondo il giornale, è contenuta nella trascrizione della sua testimonianza al processo contro l'ex ministro Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per il caso Gregoretti, al tribunale di Catania. Nelle carte si legge che, rispondendo al pubblico ministero, la Lamorgese chiarisce: «Le navi che vanno a fare soccorso in acque Sar libiche non è che ogni volta che fanno un soccorso tornano immediatamente indietro. Tante volte, con dei soccorsi effettuati, si fermano nelle aree, diciamo libiche, anche tre, quattro giorni in attesa poi di recuperare il più possibile quelli che sono in difficoltà. Quindi - dice ancora - vuol dire che sono delle navi che comunque sia hanno la possibilità di stare ferme con delle persone appena recuperate in acqua. Di farle stare sulle imbarcazioni anche per quattro, cinque giorni, perché loro chiedono il Pos (place of safety) quando hanno l'imbarcazione piena e poi ritornano». E prosegue: «Quindi chiedono il Pos con la procedura che ho detto, prima nelle acque Sar libiche, poi Malta e poi l'Italia. Se fossero in condizioni di non poter stare, allora appena recuperati dovrebbero immediatamente venire, avvicinarsi verso Paesi che sono sicuri, tipo Malta e l'Italia e non sempre è così perché talora rimangono anche più giorni».

Insomma, sottolinea il giornale,la titolare del Viminale per la prima volta ammette pubblicamente che le navi Ong non sono altro che taxi del mare, che non recuperano naufraghi, ma immigrati clandestini, permanendo giorni e giorni in acque Sar libiche per fare tranquillamente il loro carico. D'altronde, è ormai provato dalle varie inchieste aperte che i migranti partono solo quando di fronte alle coste della Tripolitania ci sono le imbarcazioni del soccorso.

La Lamorgese scrive il giornale,ha dato un'altra risposta che costituisce un assist a Salvini. Il giudice le chiede: «Secondo lei qual'è la differenza fra il caso Diciotti, Gregoretti e l'Ocean Viking»? E lei risponde: «Ogni volta che c'è uno sbarco sicuramente ci sono delle difficoltà che affrontano tutti gli uffici. Oggi noi seguiamo una linea che è quella, perché all'epoca, nel 2018, fu fatto il decreto Sicurezza, di blocco della possibilità di interdizione del porto che è stato poi effettivamente utilizzato. Ma in effetti, poi, se vogliamo, nonostante ci fosse il decreto di interdizione, sostanzialmente tutte le volte regolarmente sono scesi, perché c'è anche da dire che quando arrivano poi sulle nostre coste dobbiamo iniziare tutta la procedura della redistribuzione, rapporti con l'Europa e quant'altro. Su questo non c'è dubbio».

Intanto secondo il quotidiano il giornale,Il nodo migranti resta una spina nel fianco degli italiani, se si considera che da inizio anno sono arrivati sulle coste del Sud 5.668 clandestini contro i 2.553 dello stesso periodo dello scorso anno e i 287 del 2019. I leghisti sanno che si deve cambiare rotta, soprattutto perché i numeri sono preoccupanti, perché a breve la bella stagione ci porterà una vera e propria invasione e perché a preoccupare sono l'aumento del numero dei barchini autonomi in arrivo, ma anche la ripresa delle partenze a causa delle Ong. In più ci sono i casi dell'indagine sulla Mar Jonio e le tre Organizzazioni non governative a cui viene contestato il soccorso concordato con i trafficanti. Quale è dunque la linea? Quella in primis di sposare ciò che ha detto il premier nel suo discorso di insediamento: lavoreranno per più rimpatri fatti in accordo con l'Europa e sul patto per l'asilo che dovrebbe superare l'accordo di Dublino. L'Europa è chiamata a essere più protagonista, anche perché i confini italiani costituiscono quelli dell'Unione. Serve quindi una difesa del perimetro continentale e non solo di quello tra Stati.

Non a caso, scrive il giornale,nella sua testimonianza per il caso Gregoretti a Catania, anche l'attuale ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, ha chiarito che la redistribuzione obbligatoria dei migranti «è un obiettivo molto ambizioso, perché l'Europa non ha una sola anima, purtroppo e quindi a questo dovremmo tendere». La titolare del Viminale ha parlato della necessità di investimenti economici europei in Tunisia, per far sì che i migranti non partano. I voli di rimpatrio (e quel Paese ce ne ha concessi una decina aggiuntivi), non bastano spesso a riportare indietro chi arriva. In estate sbarcano anche 7-800 persone al giorno. Ma la linea è la stessa voluta dalla Lega, che punta anche a canali di migrazione regolari e controllati.

 

Fonti il giornale / voxnews

 

 

 

 

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