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Martedì, 19 Gennaio 2021

Ok recovery, ma crisi alle porte

Il Quirinale aveva parlato di elezioni nelle settimane scorse come unica alternativa in caso di crisi, ma, a parte le dichiarazioni di rito, gli unici a volerle davvero sono la Lega e Fratelli D’Italia. Un robusto deterrente è rappresentato anche dal dimezzamento degli scranni parlamentari disponibili dopo la riforma confermata dal referendum.  

Italia Viva stringe l'assedio a Giuseppe Conte, il segretario del Pd Nicola Zingaretti evoca le elezioni anticipate: la tensione attorno al governo sembra ormai a un punto critico, quando mancano poche ore al Consiglio dei ministri che dovrebbe dare il via libera al Recovery Plan.

Il fatto politico di oggi è che Conte, sfidando Italia Viva, ha detto di NO all'ipotesi Conte Ter. Contento lui, contenti tutti”, scrive su Twitter Luciano Nobili, deputato di Italia Viva. E per Zingaretti, "verso le elezioni, spesso, ci si rotola contro". Certo, spetta sempre al Presidente della Repubblica, scegliere quale strada prendere in caso di crisi. Naturalmente, le elezioni anticipate non sono scontate. Ma in caso di crisi, prima ancora del dettato costituzionale, vale la pena rispolverare i libri di storia recente. Perchè quando si provoca una crisi di governo, si sa sempre da dove si parte, ma mai fino in fondo dove si va a parare, avverte Zingaretti, ospite a Start su SkyTg24, sicuramente memore dell'epilogo del governo giallo-verde, quando Matteo Salvini strappò, fiducioso di andare alle urne per uscirne incoronato neo premier.

Renzi  sembra più che mai intenzionato a consumare lo strappo con Conte annunciando, nella conferenza stampa convocata per oggi  pomeriggio, le dimissioni delle ministre di Italia Viva. Anche se il resto della maggioranza sta tentando di ricucire, dopo aver sottolineato come sta facendo Di Maio da ieri che una crisi con l'emergenza Covid in corso "è assolutamente incomprensibile".

Intanto si fanno sempre più insistenti le voci di possibili "responsabili" pronti a prendere il posto di Iv al Senato: si accredita l'uscita di 4 senatori dal gruppo di Renzi e ben 8 da Forza Italia. Anche se non si esclude che qualcuno dei renziani alla fine possa divergere dalle posizioni del gruppo.  Sul punto interviene anche Clemente Mastella chiamato più volte in causa da Renzi in questi giorni: "I responsabili? 

Qualcuno ce n'è, non so se in numero sufficiente, ma sono più di qualche unità, forse anche più di cinque...". Esiste davvero l'idea di un governo Conte-Mastella, come sostenuto da Renzi? "Io non ne so niente, lo saprà lui, che vi devo dire. Lui mi cita per prendermi in giro, perché vuole svilire l'operazione di Conte. I Responsabili sono come l'amante: quando si scopre devi dargli dignità. Sono meno del necessario perché se non dai loro dignità politica rimangono nascosti". Alla domanda sul numero esatto dei senatori disposti a sostenere Conte, Mastella ha risposto evasivamente: "Non lo so, dipende se gli si dà dignità, non so se rimangono dormienti o si svegliano...".  

Il primo a scendere in campo è il segretario Dem Nicola Zingaretti che forte del risultato ottenuto stanotte con il via libera al Piano per impiegare i fondi europei, parla della necessità di "riprendere il dialogo" e di "riaprire il confronto all'interno della maggioranza". Ma anche Beppe Grillo indossa le vesti da paciere proponendo un "patto ai partiti" su Fb: "Stiliamo insieme un patto tra tutti i partiti e lavoriamo per la ricerca di un obiettivo condiviso che altro non può essere che la ricerca del bene comune per il Paese. Lavoriamo uniti" e "cambiamo la nostra prospettiva di ricerca di quello che può essere utile al singolo individuo e raccogliamo l'esortazione che ci indirizza il Presidente Mattarella di diventare costruttori mettendo al primo posto il bene comune dell'Italia".

E se in mattinata il ministro della Salute Roberto Speranza, nell'aula di Montecitorio, conferma che "l'epidemia è ancora in fase espansiva" chiedendo di tenere "fuori dalla battaglia politica la salute degli italiani", il premier Conte ieri era stato piuttosto deciso nel mettere in guardia Renzi: se Italia Viva si sfila ora dal Governo basta, non sarà più possibile farla rientrare in un prossimo eventuale nuovo esecutivo.  

Ora che è stato messo un punto sul Recovery, lo scontro si sposta ancora una volta sul Mes con le ministre renziane che definiscono "incomprensibile" la rinuncia al fondo salva-Stati e lamentano ritardi sulle urgenze del Paese e sui nuovi ristori. "Il Mes non è compreso nel Next Generation, non è questa la sede per discutere il punto", è la replica di Conte, che invita a "non speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l'attivazione del Mes", con "un accostamento che offende la ragione e anche l'etica".

"Una crisi di governo è inspiegabile. Non solo perché' siamo nel bel mezzo di una pandemia e dobbiamo fare il decreto ristori. Ma anche perche' questo è l'anno in cui l'Italia presiederà il G20 e in Italia ci sarà la conferenza globale sulla salute", afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad Agorà su Raitre. "La crisi non interessa agli italiani ma neanche all'estero", sottolinea. "Il Mes non è un tema ideologico ma un prestito a delle condizioni così difficili e così complicate che nessun Paese europeo lo ha chiesto", aggiunge Di Maio. "Sul reddito di cittadinanza sfido chiunque a dire che non sia stato un pilastro di questa crisi", dice ancora.

"Se qualcuno lo vuole togliere deve spiegarlo a quei tre milioni di italiani che lo hanno ricevuto". "Si cita Mario Draghi sempre quando il governo è in fibrillazione e quindi viene utilizzato a volte come oggetto contundente contro Conte o contro altri", osserva il ministro degli Esteri. "Il presidente Mario Draghi non merita di finire nel dibattito solo quando c'è da accoppare qualche politico". "Io il vice premier l'ho già fatto, conosco il valore di quella carica. La si sta descrivendo come la panacea di tutti i mali ma non è così. Ho rifiutato due volte di fare il presidente del Consiglio. In questo momento non ci interessano i giochi di Palazzo, stiamo pensando agli italiani", prosegue.  "Siamo vaccinati alle crisi", assicura Di Maio.

"Il Pd continua a chiedere un rilancio di governo ma una cosa è chiedere di rafforzarlo un'altra è farlo cadere. Il Pd ha promosso il rilancio ma rilancio non è mandare a casa il governo o provocare una crisi che il 99% italiani non capisce. E' un grave errore politico e io lancio un appello al buon senso", dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Sky Tg24. Se Iv ritira le ministre l'evoluzione "sarà una valutazione che farà il premier Conte con il presidente Mattarella, spero che ci si renda conto che così si entra in un tunnel di cui nessuno conosce l'uscita", aggiunge Zingaretti secondo il quale se "il vaso si rompe, i cocci non si rimettono insieme". La crisi di governo è "un grave errore politico, penalizza l'Italia anche all'estero. Si è aperta con l'elezione di Biden una nuova fase di multilateralismo e in Italia si paventa addirittura che alleati di Trump tornino al potere?" chiede il segretario Dem.

Nel week-end spartiacque per i destini del governo Conte bis, le posizioni dei duellanti restano rigide ma Iv apre all'approvazione del nuovo Recovery Plan. I pontieri (o costruttori, secondo le parole del capo dello Stato) lavorano ancora febbrilmente ad un accordo da ratificare nel Consiglio dei ministri di martedì. Ma al di là della guerra di trincea su Piano, delega sui servizi segreti e composizione della squadra di governo, il vero nodo della partita aperta da Renzi sembrano essere le dimissioni del premier. In vista di un Conte Ter, promette il leader Iv, se le sue richieste saranno accolte.

Conte però non si fida. E, nella serata in cui Renzi riunisce il suo stato maggiore (sabato), affida a Facebook un estremo appello alla responsabilità nel «periodo difficilissimo» che sta attraversando il Paese: «È per questa ragione - scrive - che sto lavorando anche a rafforzare la coesione delle forze di maggioranza e la solidità della squadra di governo» e «preparando una lista di priorità che valgano a indirizzare e a rafforzare l'azione del governo sino alla fine della legislatura. Un programma da poter discutere e condividere con tutte le forze di maggioranza». Fredda la prima risposta di Renzi.

Fonti  Il Sole 24 ore/ansa/il giornale/Agi

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