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Martedì, 19 Gennaio 2021

Pandemia, Confcommercio: nel 2020 oltre 300mila imprese in meno

Nel 2020, a causa del Covid con un crollo dei consumi del 10,8% (pari ad una perdita di 120 miliardi di euro sul 2019)si stima la chiusura definitiva di più di 390 mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi a fronte di 85 mila nuove aperture. Pertanto, la riduzione delle aziende in questi settori sarebbe di quasi 305 mila imprese (-11,3%).  

Ma non basta tutto questo, arriva anche l "aiuto" sul ennesima catastrofe nel nome del "ce lo chiede l'Europa". Come denunciano in una nota il capo delegazione di Fratelli d’Italia-ECR al Parlamento europeo Carlo Fidanza e il co-presidente del gruppo ECR Raffaele Fitto, dal 1° gennaio 2021 entreranno in vigore le nuove norme Ue sul default.

"Basteranno poche centinaia di euro di scoperto sul conto corrente per essere considerati insolventi e segnalati alla centrale rischi" spiegano Fidanza e Fitto. "Si rischia - osservano -una catastrofe per tante aziende, autonomi e dipendenti provati dal Covid e da ristori ridicoli. A maggior ragione quando finiranno le moratorie sui mutui. Il Commissario Ue all'Economia, già presidente del Pd, Paolo Gentiloni non ha nulla da dire? Andiamo incontro felici alla catastrofe perché ce lo chiede l'Europa ?".

In buona sostanza, sottolinea Antonio Signorini sul Giornale, da gennaio, in caso di conti in rosso, anche per piccole somme, gli addebiti automatici non saranno più consentiti. Se i clienti non avranno sufficienti disponibilità liquide sui loro depositi, le banche potranno fermare il pagamento di utenze, stipendi, contributi previdenziali, rate di finanziamenti. Alle banche il compito di bloccare il trasferimento e cancellare il relativo Rid. È un effetto delle stesse regole che prevedono anche la classificazione di non performing loans (Npl) anche per pagamenti in ritardo di tre mesi su somme a partire da soli 100 euro.

Come spiega Confartigianato, infatti, le nuove regole europee in materia di classificazione dei debitori in “default” (ovvero, in stato di inadempienza di un’obbligazione verso la banca) stabiliscono criteri e modalità più stringenti rispetto a quelli finora adottati dagli intermediari finanziari italiani. Con le nuove regole si specifica che per arretrato rilevante si intende un ammontare superiore a 500 euro (relativo a uno o più finanziamenti) che rappresenti più dell’1% del totale delle esposizioni dell'impresa verso la banca. Per le persone fisiche e le piccole e medie imprese con esposizioni nei confronti della stessa banca di ammontare complessivamente inferiore a 1 milione di euro, l'importo dei 500 euro è ridotto a 100 euro. Diversamente dal passato, l’impresa non potrà più impiegare margini ancora disponibili su sue linee di credito per compensare gli inadempimenti in essere ed evitare la classificazione in default.

Secondo Giovanni Sabatini, direttore generale dell'Abi, in alcune dichiarazioni riportate da Teleborsa, l'introduzione, prevista per gennaio 2021, del nuovo regolamento europeo sui crediti deteriorati, "rischia di avere gravi conseguenze sul tessuto economico dell'Italia, da un lato limitando fortemente la possibilità per le banche di offrire all'economia l'indispensabile sostegno per uscire dalla crisi e, dall'altro, compromettendo irrimediabilmente la situazione finanziaria di clienti che si trovino a versare in difficoltà, anche solo temporanea". 

Intanto secondo l'Ufficio studi di Confcommercio, delle 240mila imprese sparite dal mercato a causa della pandemia - prosegue la nota - 225mila si perdono per un eccesso di mortalità e 15mila per un deficit di natalità. Una riduzione del tessuto produttivo che risulta particolarmente accentuata tra i servizi di mercato, che si riducono del 13,8% rispetto al 2019, mentre nel commercio rimane più contenuta, ma comunque elevata, e pari all'8,3%. Tra i settori più colpiti, nell'ambito del commercio, abbigliamento e calzature (-17,1%), ambulanti (-11,8%) e distributori di carburante (-10,1%); nei servizi di mercato le maggiori perdite di imprese si registrano, invece, per agenzie di viaggio (-21,7%), bar e ristoranti (-14,4%) e trasporti (-14,2%). C'è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e proprio crollo con la sparizione di un'impresa su tre.

Alla perdita di imprese - conclude la nota - va poi aggiunta anche quella relativa ai lavoratori autonomi, ovvero quei soggetti titolari di partita Iva operanti senza alcun tipo di organizzazione societaria. Si stima la chiusura per circa 200mila professionisti tra ordinistici e non ordinistici, operanti nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi, attività artistiche, di intrattenimento e divertimento e altro.

Nell'anno dello tsunami coronavirus che ha stravolto abitudini e consumi degli italiani, la spesa per i veicoli si riduce del 15,7%, ma cresce il valore di segmenti chiave legati alla trasformazione tecnologica della casa come l'Information Technology (+23,5%) e i piccoli elettrodomestici (+9,5%). Secondo i dati della 27esima edizione dell’Osservatorio Findomestic, realizzato in collaborazione con Prometeia, gli acquisti di beni durevoli scendono nel 2020 a 61,3 miliardi di euro con una contrazione dell’11,4% rispetto al 2019, in linea con il trend dei consumi tout court. I cali più pesanti si registrano in Lombardia (-12,7%), Veneto (-12,4%) e Marche (-12%).

Il mercato dei veicoli (auto nuova, usata e due ruote) - di fatto azzerato durante il lockdown - riesce a scongiurare il tracollo grazie agli ecoincentivi statali, che hanno determinato una ripresa significativa del settore a partire soprattutto dal mese di agosto, anche se la decelerazione delle perdite era già cominciata a giugno: il 2020, secondo l'Osservatorio Findomestic, si chiuderà a quota 33,5 miliardi. Per le famiglie italiane le auto usate, pur in flessione del 13%, continuano a rappresentare la voce di spesa più consistente con 17 miliardi di euro totali. Le compravendite stimate per la fine dell'anno saranno 2.494.500, il 13,6% in meno rispetto al 2019.

A causa del Covid, si è verificato un vero e proprio crollo delle attività legate al turismo. Nel suo ultimo report sulle prospettive economiche nel biennio 2020-2021, l'Istat sottolinea che "nei primi nove mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente il fatturato ha registrato pesanti diminuzioni per le imprese nel trasporto aereo (-58,3%), nei servizi di alloggio (-52,0%) e nelle attività dei servizi delle agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attivita connesse (-73,2%)".

Nell'eurozona la ripresa dei ritmi produttivi e dei consumi appare legata ai tempi necessari alla diffusione del vaccino e alla implementazione delle azioni legate al Recovery and Resilience Facility Program. Lo sottolinea l'Istat nel rapporto sulle prospettive sull'economia italiana. 

Nell'area euro, il Pil nel terzo trimestre ha segnato un marcato rimbalzo congiunturale (+12,6% dopo il -11,8% del trimestre precedente). Nel dettaglio nazionale, il Pil tedesco è cresciuto dell'8,5% (-9,8% in T2), quello francese del 18,7% (-13,8% in T2) e quello spagnolo del 16,7% (-17,8% in T2).

Le recenti previsioni di autunno della Commissione europea evidenziano per l'area dell'euro il deciso calo del Pil per quest'anno (-7,8%) mentre per il 2021 si prevede un rimbalzo (+4,2%) che risulterà ancora condizionato dagli effetti della diffusione del virus e delle relative misure di contenimento

Nel prossimo anno la ripresa dei consumi sarà contenuta, condizionata dalla fase di transizione del recupero delle spese nei servizi e della progressiva riduzione dell'incertezza legata all'evoluzione del virus. Nel 2021, è prevista una ripresa della spesa delle famiglie (+4,5%). Quanto ai consumi della Pa, nel 2020 è atteso un aumento del 2% e una stabilità (+0,1%) nel 2021. La ripresa dei contagi, spiega l'istituto di statistica, "è attesa influenzare negativamente i prossimi mesi anche se i provvedimenti varati dal governo dovrebbero consentire una parziale tenuta dei redditi e un contenimento della disoccupazione.

Tuttavia, i dati sulla fiducia di novembre mostrano un generalizzato peggioramento, che ha interessato con maggiore intensità le attese sulla situazione economica e sulla disoccupazione".

 

fonti : ansa/il giornale/sole24

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