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Lunedì, 03 Agosto 2020

La notte di fuoco a Bruxelles: liti e pugni sbattuti

Prosegue il braccio di ferro a Bruxelles tra Paesi ricchi e autoproclamatosi «frugali», da una parte, che da 4 che erano inizialmente - Austria, Danimarca, Olanda e Svezia - sono saliti a 5 con la Finlandia, e Paesi del Sud «indebitati» dall'altra - Italia, Spagna, Grecia e Portogallo - che premono per massimizzare la mole del piano di europeo di rilancio post crisi pandemica, Next Generation Eu, e la quota di sovvenzioni a fondo perso (grants) che genererebbe. Gli stati nordici frenano su entrambi gli aspetti.

E mentre il G20 prevede recessione acuta, pronti a misure eccezionali  e studia una estensione del congelamento dei debiti dei Paesi più bisognosi e colpiti dal Covid nella seconda metà dell'anno, e nel frattempo incoraggia i creditori bilaterali, le banche di sviluppo multilaterali e altri attori a dare corso a quanto finora pattuito per venire incontro ai beneficiari dell'accordo, finora 42 Paesi per un debito complessivo di 5,3 miliardi di dollari. Lo si legge nel comunicato finale del G20 dei ministri delle Finanze e governatori, dopo il meeting virtuale sotto la presidenza saudita. "Considereremo una possibile estensione dell'Iniziativa per la sospensione dei pagamenti sui debiti (Dssi) nella seconda metà del 2020, tenendo conto degli sviluppi della pandemia e delle osservazioni del Fmi e della Banca mondiale sulle esigenze di liquidità dei Paesi".

In più, sul vertice è giunto il monito della presidente Bce Christine Lagarde, che ha messo in guardia i leader dal cercare frettolosamente un compromesso al prezzo di indebolire il piano di rilancio post crisi pandemica. «Meglio accordarsi su uno strumento ambizioso - ha detto - anche se richiede un po' più di tempo».

Un richiamo che sembra appoggiare la linea sostenuta anche dall'Italia. E durante lunga riunione che ha avuto ieri a Bruxelles con i leader dei paesi «frugali», il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rivolto al premier olandese Mark Rutte, ha sottolineato: «Vi state illudendo che la partita non vi riguardi o che vi riguardi solo in parte. In realtà se lasciamo che il mercato unico venga distrutto tu forse sarai eroe in patria per qualche giorno, ma dopo qualche settimana sarai chiamato a rispondere pubblicamente davanti a tutti i cittadini europei per avere compromesso una adeguata ed efficace reazione europea». I lavori proseguono e non si esclude che il vertice vada avanti anche lunedì.

Da una parte 22 Paesi europei sostengono un piano di sussidi da almeno 400 miliardi, dall'altra i 5 Paesi frugali non hanno alcuna intenzione di salire sopra i 350. Intanto a Bruxelles si continua a trattare: dopo il nulla di fatto della terza giornata, alle ore 16.00 ci sarà l'incontro in plenaria. La svolta potrebbe arrivare grazie all'intervento di Charles Michel

Fonti diplomatiche raccontano che improvvisamente anche Emmanuel Macron avrebbe perso le staffe, sbattendo i pugni sul tavolo contro il cancelliere austriaco Sebastian Kurz che si sarebbe alzato dal tavolo per rispondere al telefono: "Vedete? Non gli interessa, non ascolta gli altri. Ha un atteggiamento negativo". Neanche Angela Merkel sarebbe riuscita a mantenere la calma, soprattutto quando i Paesi frugali - messi in minoranza sul bilanciamento tra sussidi e prestiti - hanno posto l'attenzione sulla questione della condizionalità sullo stato di diritto. "Come mai nessuno qui stasera parla di stato di diritto?",

Nella notte non sono mancati momenti di altissima tensione. Ad alzare la voce è stato lo stesso avvocato, che avrebbe utilizzato toni durissimi nei confronti di Mark Rutte: "In realtà se lasciamo che il mercato unico venga distrutto tu forse sarai eroe in patria per qualche giorno, ma dopo qualche settimana sarai chiamato a rispondere pubblicamente davanti a tutti i cittadini europei per avere compromesso una adeguata ed efficace reazione europea". L'avvocato, con lo sguardo rivolto verso l'olandese, avrebbe rincarato la dose: "Il mio Paese ha una sua dignità. C’è un limite che non va superato". L'Huffington Post riporta che il dubbio di Conte riguarda il rischio che "si voglia piegare il braccio a un Paese perché non possa usare i fondi" del Recovery Fund. Ha sostenuto a gran voce che i sussidi sono assolutamente necessari per tutti quei Paesi che hanno più difficoltà nella crescita economica e perciò il Recovery Plan "non può diventare uno strumento per condurre battaglie ideologiche", anche perché "questa negoziazione volta ad abbassare il livello di efficacia della reazione europea non ha senso

La domanda da porsi è: perché Viktor Orban sostiene l’Italia? Il punto fondamentale è che l'Ungheria ha dei rapporti bilaterali pessimi con l'Olanda e non tollera le ingerenze di Mark Rutte nella sua politica interna. Come riporta l'Agi, il premier ungherese ha accusato il collega olandese di odiarlo personalmente e di voler punire il suo Paese. “Non so per quale motivo personale il premier olandese odi me o l’Ungheria”, ha detto Orban in conferenza stampa. “Ci sta attaccando duramente e ha fatto capire che visto che, a suo avviso, l’Ungheria non rispetta lo Stato di diritto deve essere punita finanziariamente”, ha aggiunto, “ma questa è la sua personale opinione e non è accettabile perché ancora sulla situazione dello Stato di diritto in Ungheria non c’è una decisione” riferendosi alla procedura Ue avviata contro Budapest, in base all'articolo 7.

Sarebbe in particolare “un privilegio” la riforma per l’introduzione di Quota 100 che è stata introdotta dal governo M5S-Lega nel 2018 consente dal 2019 ai lavoratori italiani di andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi. Secondo quanto ricostruito da Repubblica Rutte e il super-falco ministro delle Finanze Wopke Hoekstra avrebbero consultato i dati Ocse sulle pensioni per sottolineare che l'Italia, concedendo uno sconto di cinque anni all'età legale di pensionamento, si conceda dei lussi che gli altri Paesi non si possono permettere. Inoltre, ha fatto scalpore al duo Rutte-Hoekstra, secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, il fatto che “l’aspettativa di vita è di 18 anni e 8 mesi per un sessantacinquenne olandese, ma di 19 anni e 7 mesi per un sessantacinquenne italiano. A conti fatti, quindi, gli uomini italiani beneficiano in media di quasi tre anni di pensionamento in più degli olandesi”.

Spiragli di intesa al Vertice Ue sul Recovery Fund. "Abbiamo lavorato su un quadro per un possibile accordo, è un passo avanti e dà la speranza che forse oggi ce ne possano essere altri o che un accordo sia possibile". Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel arrivando al Consiglio europeo per la quarta giornata di negoziati sul Recovery Fund e il bilancio Ue. "I negoziati - ha aggiunto - sono incredibilmente duri, ma situazioni straordinarie richiedono uno sforzo straordinario, spero che le divergenze residue possano essere superate".

David Sassoli alza la posta. "Dopo giorni di discussioni, gli europei si aspettano una conclusione all'altezza di questa fase storica. Siamo preoccupati per un futuro che mortifichi la solidarietà europea e il metodo comunitario". Così il presidente del Parlamento Ue David Sassoli. "Il Parlamento Ue ha indicato le proprie priorità e si aspetta che vengano rispettate - aggiunge -. Occorrono subito nuove risorse proprie e una efficace difesa dei principi dello stato di diritto. Inoltre, il Parlamento ha più volte chiesto la soppressione dei rebates. Senza queste condizioni il Pe non darà il proprio consenso". "Il Quadro finanziario pluriennale deve assicurare nel medio periodo la copertura adeguata delle principali sfide europee, come il Green Deal europeo, la digitalizzazione, la resilienza e la lotta alle disuguaglianze", prosegue Sassoli, precisando che "il Covid-19 non si è esaurito e ci sono nuovi focolai in Europa. È più che mai necessario agire presto e con coraggio".

l'ex ministro delle finanze greco ed economista Yanis Varoufakis pubblicata sul Berliner Zeitung. L’economista ci fornisce una visione da sinistra, ma non per questo meno pessimistica, del futuro dell'Europa con il Recovery Fund. L'Unione  è sempre più divisa, in mano ad un pugno di oligarchi che guadagnano dalla sua divisione tramite la svalutazione della valuta e la politica degli interessi zero, ma senza fare nulla a favore del popolo, e delle classi più basse che, ovunque, saranno sempre più schiacciate ed oppresse. Una visione pessimistica, ma molto realistica, dell’epoca del Recovery Fund.  

Secondo Varoufakis l fallimento ex ante ha a che fare con la politica del 2020: eliminando tutti i prestiti concessi alle imprese (che sono irrilevanti dal punto di vista fiscale), le iniezioni fiscali nell’economia dell’UE sono: (a) piccole nel complesso e (b) irrimediabilmente sbilanciate, con la Germania da un lato pompare molta più stimolo fiscale nella sua economia mentre l'Italia e la Spagna non possono – il risultato è un ingrandimento della più grande debolezza dell'Europa: i nostri squilibri interni.

Il fallimento ex post deriva dalla scomparsa dell'idea di un Eurobond – l'unico strumento che potrebbe impedire, nel 2021 o nel 2022 (quando il patto fiscale viene rienergizzato) una nuova austerità in paesi come l'Italia e la Spagna. Dal momento che il deficit di bilancio di queste nazioni supererà il 10% del PIL, si può immaginare che il risanamento di bilancio necessario per tornare al patto fiscale produrrà un ulteriore aumento degli squilibri che hanno fatto a pezzi l’Eurozona dal 2010.

 

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