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Lunedì, 03 Agosto 2020

Francia e Turchia sono ai ferri corti

Da un po’ di tempo i rapporti tra Francia e Turchia sono molto tesi, soprattutto a causa della guerra in Libia, nella quale i due paesi sono schierati su fronti diversi: il governo francese appoggia il maresciallo Khalifa Haftar, mentre quello turco ha mandato soldati e armi in aiuto del primo ministro Fayez al Serraj, a capo dell’unico governo riconosciuto dall’ONU. La tensione tra Francia e Turchia, però, non riguarda solo i due governi coinvolti: entrambi i paesi sono infatti membri della NATO, alleanza militare di cui fa parte anche l’Italia, e che sta attraversando un momento piuttosto complicato per diverse ragioni, tra cui gli atteggiamenti ambivalenti del presidente statunitense Donald Trump.


I motivi dello scontro vanno oltre questa vicenda specifica. L'atteggiamento della Francia sembra determinato dalla situazione in Libia, però in ballo c’è soprattutto l'influenza turca nel Mediterraneo e l’ambizione di Ankara di rivedere la spartizione delle zone economiche marittime e delle possibili risorse di gas, a spese di alcuni paesi dell'Ue come la Grecia o Cipro. La Francia, insomma, si propone come portavoce degli interessi europei davanti a un malcelato espansionismo turco.

In questo momento la Nato mostra diverse contraddizioni. Per molto tempo l'alleanza militare ha permesso di smorzare gli antagonismi, incluso quello tra Grecia e Turchia. Tuttavia le incoerenze dell’amministrazione Trump hanno trasformato la Nato in una nave alla deriva, tanto che l'anno scorso Emmanuel Macron aveva parlato di “stato di morte cerebrale” dell’alleanza

L'episodio che ha fatto precipitare i rapporti tra Francia e Turchia si è verificato il 10 giugno al largo delle coste libiche, quando la fregata francese Courbet ha cercato di ispezionare la nave turca Cirkin, battente bandiera della Tanzania, per verificare se stesse trasportando armi. Il mercantile Cirkin che ha già effettuato la spola tra porti turchi e libici almeno quattro volte scaricando in Libia armi, munizioni ed equipaggiamenti in palese violazione dell’embargo dell’ONU.  A quel tempo la Courbet stava prendendo parte a una particolare operazione della NATO, Operation Sea Guardian, che tra le altre cose ha l'obiettivo di garantire la libertà di navigazione e di compiere operazioni legate all’antiterrorismo marittimo. Quello che è successo dopo è oggetto di disputa tra Francia e Turchia.

Irritata per l'assenza di sostegno da parte della Nato nella vicenda libica, la Francia ha deciso di sospendere la propria partecipazione all'operazione navale “Sea Guardian” nel Mediterraneo a seguito degli attriti con la Turchia. La decisione di Parigi è stata notificata ieri al Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, e agli alleati

Una decisione che arriva dopo l'incidente del 10 giugno scorso al largo della Libia tra la fregata francese Courbet (F-712 classe La Fayette nella foto d'apertura) e la fregata turca Oruçreis (F-245 classe Barbaros tipo Meko 200TN nella foto a lato). La Nato ha avviato un’indagine sulla vicenda ma finora nessuna critica o condanna è stata mossa dall’Alleanza alle violazioni turche dell’embargo sulle armi alla Libia.  

Secondo la ricostruzione del ministero della Difesa francese, la Courbet è stata fatta oggetto di tre ‘illuminazioni radar’ da parte della fregata turca mentre cercava di identificare un cargo sospettato di trasportare armi in Libia. “Un atto estremamente aggressivo che non può essere quello di un alleato nei confronti di una nave Nato”, aveva denunciato il ministero francese prima della protesta presentata dal ministro Florence Parly al vertice dell'Alleanza di metà giugno.

Lunedì scorso, il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato la Turchia di “responsabilità criminale” nel conflitto in Libia, che vede Ankara schierata con il governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite.

A sua volta Ankara ha denunciato l’approccio “distruttivo” della Francia in Libia.  Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che la Francia nega i suoi rapporti con il generale Khalifa Haftar, ma sta trasferendo denaro dagli Emirati Arabi Uniti per sostenerlo.

Per Cavusoglu “la Nato vede la Russia come una minaccia, ma la Francia, alleata della Nato, sta facendo sforzi per rafforzare la presenza russa in Libia”.

La Francia ha apertamente appoggiato il maresciallo Haftar, accusato tra l’altro di avere iniziato ad aprile dello scorso anno l’offensiva militare contro Tripoli a pochi giorni da un'importante conferenza internazionale di pace organizzata proprio dall’ONU. La situazione si è complicata a gennaio 2020, con l'intervento della Turchia. Il governo turco ha mandato in Libia soldati turchi, miliziani arabi siriani che combattono a fianco della Turchia nel nord della Siria, e molte armi in aiuto a Serraj, cambiando radicalmente le sorti della guerra e costringendo Haftar a una rapida ritirata.

La tensione tra Francia e Turchia, comunque, non è nuova e non riguarda solo la Libia. Da tempo la Francia appoggia la Grecia e Cipro nella disputa con la Turchia per lo sfruttamento del gas naturale nel Mediterraneo orientale. Il governo francese, inoltre, si era duramente opposto all’ultima offensiva militare turca nel nord della Siria, iniziata nell’ottobre 2019 con l'obiettivo di colpire i curdi siriani, che la Turchia accusava di essere terroristi e di essere legati al PKK turco. In quel momento la Francia era presente nel nordest della Siria con circa 200 soldati, che collaboravano proprio con i curdi siriani nella guerra contro l’ISIS.

Parigi sponsorizza già il sistema geopolitico composto da Grecia, Egitto e Cipro (e più lateralmente Israele) creato attorno a un gasdotto, EastMed, la cui sostenibilità economica per varie ragioni diventa sempre più irrealizzabile, ma il cui valore politico è stato quello di magnetizzare quegli stati contro Ankara. Il blocco è di per sé un esempio di meccanismi di contenimento, su cui però Parigi soffre una distanza da parte dell’Ue.

Macron ha aperto anche la partita del gas contro la Turchia, con l'idea di trasformare l’Egitto nell’hub per il Gnl da spedire in Europa via Mediterraneo – sfruttando il surplus che le recenti scoperte nelle acque del Mediterraneo orientale hanno prodotto. La Turchia ha ambizioni analoghe, ma sfruttando le linee che vengono da Est, come il collegamento Tanap con l’Azerbaijan, e sperando che le proiezioni geofisiche al largo della Libia (avviate per accordo con il Gna ma non realizzabili perché passano attraverso la Grecia) e le esplorazioni a Cipro del nord che la Turchia tiene militarmente da 1974 un pezzo dell'UE, permettono di alzare lo status del Paese a produttore.

I problemi tra Francia e Turchia potrebbero diventare anche problemi per la NATO. Jonathan Marcus, giornalista di BBC che si occupa di difesa e sicurezza, ha scritto che «la Turchia sta diventando rapidamente un sassolino nella scarpa della NATO», e non solo per le operazioni militari in Libia e in Siria.
 
Alla fine del 2017 la Turchia aveva acquistato il sofisticato sistema missilistico russo S-400, il più avanzato tra quelli di cui dispone la Russia, che aveva provocato le feroci proteste degli Stati Uniti. Il governo americano aveva detto che il sistema missilistico S-400 era incompatibile con i sistemi NATO, e aveva aggiunto che il fatto che la Turchia operasse con entrambi i sistemi avrebbe potuto far sì che i russi avessero accesso ad alcune tecnologie segrete relative al funzionamento degli aerei statunitensi. Nel luglio 2019 gli Stati Uniti avevano confermato di avere escluso la Turchia dal loro programma sugli aerei da guerra F-35.

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