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Michel: Per l'Europa serve un nuovo piano Marshall

Politici, studiosi ed esperti discuteranno di come l'Europa e le istituzioni internazionali stiano gestendo la crisi generata dalla diffusione del virus, e quale sarà il suo impatto sulle politiche sanitarie, l'economia, e la cooperazione globale.

Nel giro di poche settimane, il Covid-19 ha cambiato le vite di miliardi di persone in tutto il pianeta: i sistemi sanitari sono in difficoltà, le misure di lockdown stanno avendo un impatto senza precedenti sulla vita sociale e sull'economia di tutti i paesi colpiti e il mondo s'interroga su cosa significhi questa emergenza. Non poteva dunque essere incentrata su un tema diverso l'annuale conferenza 'The State of the Union', oggi venerdì 8 maggio radunerà esperti da tutto il mondo per discutere cosa cambierà durante e dopo il passaggio del nuovo coronavirus.

Quest'anno l'ormai riconosciuto appuntamento fiorentino, organizzato dall'Istituto Universitario Europeo, sarà virtuale. Tre le sessioni in diretta online che si svolgeranno nell'arco della giornata.

"Serve una rotta concreta, è il senso del piano di rilancio che stiamo mettendo in opera. Abbiamo parlato di un nuovo piano Marshall ma perché non chiamarlo piano De Gasperi? Lancio qui la proposta". Lo ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. "Lo svilupperemo con tutte le istituzioni europee e i 27 stati membri - ha sottolineato - ma anche l'insieme dei cittadini che deve essere mobilitato e partecipare".  A fronte della crisi generata dal coronavirus "dovremmo essere all'altezza dei nostri padri fondatori e guardare al di là dei nostri interessi a breve termine". "Abbiamo le risorse - ha aggiunto Michel - abbiamo un potenziale di resilienza e di solidarietà".

L'Europa è di fronte "alla più grave crisi economica della sua storia, la risposta che daremo ne definirà il futuro. Le prime risposte sono andate nella giusta direzione ma ora è urgente definire ulteriori misure, serve un salto di qualità che non può che essere un grande piano per la ricostruzione". Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

"L'Italia ha chiesto dimostrazione reale di solidarietà da parte dell'Unione europea", ha sottolineato Di Maio. "Alcuni Paesi hanno chiuso le frontiere con l'Italia e abbiamo ricevuto aiuti prima da paesi extra Ue che da Paesi Ue", ha aggiunto. "Poi - ha proseguito - ci sono state le scuse avanzate dalla presidente Ursula von der Leyen e l'impegno a cambiare rotta ed è stato messo a punto un ventaglio di strumenti

Per l'Europa "è altamente desiderabile" una risposta di bilancio comune, che impedirebbe di lasciare sulle spalle dei singoli Paesi una risposta alla crisi innescata dal Covid-19 che rischia di costare il 10% del Pil dell'Eurozona con emissioni di debito comprese fra 1.000 e 1.500 miliardi di euro. L'allarme arriva da Christine Lagarde, presidente della Bce. "Dobbiamo prepararci come Unione" a fronteggiare la fase successiva della sfida posta dalla pandemia, spostando l'attenzione "dal fornire una rete di sostegno al favorire la ripresa".  

Lagarde, facendo appello a una risposta di bilancio comune europea, ha parlato di un "momento Schuman" per i Paesi europei, chiamati a fare uno sforzo di solidarietà e integrazione come in altre occasioni cruciali del passato. Ciascun Paese dell'Eurozona "deve poter rispondere come necessario" allo shock economico posto dalla pandemia, "altrimenti rischiamo di ampliare le asimmetrie e di uscire dalla crisi con una divergenza economica ancora più ampia"

"Non credo" che la sentenza dei giudici costituzionali tedeschi avrà un impatto significativo sulle politiche monetarie. Lo ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni. "La Commissione affermerà con molta forza questi due principi: il primo è il primato della giurisdizione europea, il secondo è l'indipendenza della Bce".

Intanto in un durissimo comunicato, i giudici europei hanno ribadito che la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea ''vincola il giudice nazionale per la soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente''. Tradotto: soltanto Bruxelles può decidere quali sono gli atti contrari al diritto dell'Ue, e non i giudici di un Paese membro.

Scendendo nel dettaglio, nella nota si fa presente che "i servizi dell'istituzione non commentano mai una sentenza di un organo giurisdizionale nazionale''. Questa eccezione è stata fatta per ricordare come ''per garantire un'applicazione uniforme del diritto dell'Unione, solo la Corte di giustizia, istituita a tal fine dagli Stati membri, è competente a constatare che un atto di un'istituzione dell'Unione è contrario al diritto dell'Unione". Certo, la precisazione è arrivata ma senza dare risposte dirette ai giudici di Karlsruhe.

La Corte europea è stata chiara ed è andata subito dritta al punto per troncare sul nascere ogni possibile polemica: ''Al pari di altre autorità degli Stati membri, i giudici nazionali sono obbligati a garantire la piena efficacia del diritto dell'Unione''. Già, perché "solo in questo modo può essere garantita l'uguaglianza degli Stati membri nell'Unione da essi creata".

Dopo aver chiarito la situazione, gli stessi giudici europei hanno concluso il loro intervento precisando che, per evitare ulteriori dibattiti, la Corte "si asterrà da qualsiasi altra comunicazione a questo proposito".

Dietro alle parole utilizzate da Bruxelles, calibrate al massimo per apparire istituzionali, si nota un clamoroso e palese atto di accusa attraverso il quale la Corte di Giustizia dell'Unione europea ha puntato il dito contro la Corte Costituzionale tedesca, rea di ''compromettere l'unità dell'ordinamento giuridico dell'Ue''. Vedremo se nelle prossime ore arriverà la controreplica di Berlino.

Intanto l'accordo all'Euro gruppo sul Mes è vicino: è quanto si apprende da fonti Ue a poche ore dalla riunione dei ministri, che convergono su un'interpretazione estremamente ampia delle spese sanitarie che possono essere finanziate, una maturità dei prestiti a 10 anni e un tasso d'interesse bassissimo, poco sopra lo 0,1% annuo. La linea di credito potrà essere usata per le spese sanitarie fino al 2% del Pil e i ministri sono d'accordo nel definire queste spese nel loro complesso, non solo per respiratori o terapie intensive.

"Tutti gli Stati della zona euro sono idonei a chiedere" il Mes, "potranno prendere il 2% del loro Pil, scadenze e interessi saranno molto favorevoli, e la sorveglianza sarà semplificata": lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. "L'obiettivo principale di oggi è trovare un accordo", in modo che "possa essere formalmente adottato la prossima settimana dal board dei governatori del Mes".

La nuova di linea di credito del Mes, dopo l'accordo di oggi, all'Eurogruppo, "sarà pienamente operativa a partire da metà maggio": lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno. "Tutti potranno prendere prestiti fino al 2% del Pil, a condizioni molto favorevoli e con lunghe scadenze. Questo coprirà i costi sanitari diretti e indiretti, che sono lievitati", ha aggiunto.

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