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Mercoledì, 03 Giugno 2020

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Muro dei Paesi nordici sul Mes, la Ue "madrigna"austerità condanna l'Italia

L’Europa non cambia mai. Ritorna il copione Grecia del 2015 .Angela Merkel non ha mai mostrato alcune reale empatia per le sorti dell’Italia. E quella frase di Christine Lagarde sullo spread – quando Piazza Affari crollava sotto i colpi della pandemia e forse delle speculazioni – era stato il segnale arrivato dalla Bce e quindi dalla linea tedesca su cosa volesse ora l’Europa. L’Ue non cerca di aiutare l’Italia: l’Ue vuole semplicemente che l’Italia faccia il suo compito. L’aiuterà, certo, ma non per pietà cristiana. Lo farà finché sarà utile salvare sé stessa, a evitare il crollo sanitario prima ancora che economico. Ma poi non ci saranno sconti.

Neanche con una crisi di proporzioni mondiali e con un Paese, l’Italia, sull’orlo del collasso sanitario. Le vane speranza degli europeisti più convinti si basavano sul fatto che l’Unione europea, per sopravvivere, avrebbe dovuto aiutare per forza il nostro Paese. Altrimenti il rischio catastrofe sarebbe stato dietro l’angolo, con pericoli sempre più crescenti per una struttura ormai a dir poco traballante come quella di Bruxelles. Ma come sempre la realtà supera l’immaginazione e dal Nord è arrivata la sentenza che condanna l’Italia. Su Mes e coronabond nessuna marcia indietro in termini di austerità e eventuali “commissariamenti” da parte del sistema finanziario europeo.

l’Europa continua a commettere lo stesso errore: non salva gli altri proprio pensando di poter salvare se stessa. Ma altro non farà che ampliare una frattura ormai enorme tra popoli e burocrazia, tra Sud e Nord Europa, tra “populisti” e tecnocrati. Nei giorni scorsi, il ministro della Finanze francese, Bruno Le Maire, aveva detto una frase molto chiara: l’Europa non si riprenderà se lascerà cadere l’Italia. Ma sembrano parole vuote di fronte a questa Ue. In un sistema dove i ministri della Sanità non rispondo alle richieste di ventilatori polmonari di un Paese che conta migliaia di morti, come si può pretendere che si possa credere a un’Europa solidale? L’Ue non è per definizione solidale: aspetta, con inquietante lucidità, che l’unica via di uscita sia cedere sovranità per evitare il baratro. Va dato, al ministro tedesco, di averci almeno risvegliato dai sogni.

La decisione è arrivata ovviamente da chi decide davvero sulle sorti dell’Europa. Altro che Ursula von der Leyen, Michel, il Consiglio europeo o altri burocrati messi lì non per decidere ma per rappresentare interessi più grandi di loro. La scelta della linea da seguire è arrivata direttamente dalla Germania, culla dell’Unione europea e probabilmente capitale della nuova Ue post-coronavirus. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier è stato cristallino: nessuna concessione all’Italia per un “dibattito fantasma” sulle idee per una maggiore flessibilità in Europa.

Così com’è, il Mes è un’arma a doppio taglio. Il motivo è presto detto: come ricorda Repubblica, per accedere alle sue linee di credito (Eccl) è necessario sottoscrivere un programma con forti impegni sulla riduzione del debito. Certo, dall’altro lato l’intervento del fondo garantirebbe lo sblocco dell’Omt, il programma di acquisto illimitato di titoli da parte della Bce, utile per abbassare tassi e liberare risorse, ma gli impegni citati fanno rima con austerità e Troika. Insomma, il rischio di finire nelle sabbie mobili è altissimo.

Accanto alle valutazioni di natura tecnica ci sono le considerazioni politiche dei singoli Paesi. Austria, Olanda, Finlandia e Germania temono che le nazioni più indebitate, come ad esempio l’Italia, possano abbeverarsi alla fonte del Fondo salva-Stati senza pagare il conto. I governi mediterranei, invece, vorrebbero accedere al Mes senza vincoli. La loro giustificazione? La crisi in corso non è da ricollegare agli errori di un Paese ma è qualcosa che colpisce tutti allo stesso modo e che mette in discussione la tenuta della stessa Ue (tra l’altro le stesse istituzioni dell’Unione europea sottoscrivono in pieno).

Nessun testo condiviso e tanto meno nessun accordo su come utilizzare il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) per far fronte all’emergenza provocata dal nuovo coronavirus in Europa. L’ultima riunione dell’Eurogruppo ha reso ancora più profondo il fossato che divide i due schieramenti in campo: da una parte la Germania e i governi del Nord, dall’altra l’Italia, la Spagna e il “fronte del sud”.

La proposta di Klaus Regling prevede un prestito del Fondo salva-Stati fino al 2% del pil da spendere contro il Covid-19 con l’unica prospettiva futura di rispettare le regole del patto di stabilità. Per i “nordici”, niente da fare.

Nel frattempo il ministro Gualtieri ha fatto capire che l’Italia non chiederà l’intervento del Mes se ci sarà una qualsiasi forma di condizionalità. Ma al momento, e in attesa di ulteriori decisioni, l’unica certezza è che la linea del governo giallorosso si è schiantata contro un muro.

Tutte le opzioni continuano a restare sul tavolo ma intanto l’ennesima riunione tra i ministri delle Finanze Ue ha dato fumata nera. La palla passa ai capi di Stato e di governo, che adesso dovranno decidere il da farsi. In tutto questo una delle posizioni più nette è quella presa dall’Olanda. Secondo il premier Mark Rutte, la cui opinione è sposata anche dall’austriaco Kurtz e, sottotraccia, dalla cancelliera Merkel, le misure fin qui adottate sarebbero più che sufficienti. Tradotto: l’Italia e gli altri si facciano bastare il piano di acquisto di titoli della Bce e la sospensione del patto di stabilità, con il via libera agli aiuti di Stato, l’uso dei fondi strutturali per le spese sanitarie e il piano di prestiti della Banca europea per gli investimenti.

la proposta del premier sul Mes non ha ricevuto il consenso da parte del centrodestra. La leader di FdI, Giorgia Meloni, ha invitato il governo a non cedere ai “diktat franco-tedeschi”, auspicando “le quote versate dai singoli Stati per il Mes ritornino interamente nelle mani dei cittadini”.

Cosi la richiesta di ricorrere al fondo salva stati senza le clausole di condizionalità è arrivata proprio dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, dopo il via libera della Commissione Ue alla sospensione del Patto di Stabilità che sarà oggi bloccata dall’Ecofin.

Il punto di maggiore contrasto tra i capi di Stato e di Governo è proprio la flessibilità del fondo salva-Stati. Un nodo sul quale i Paesi nordici, Olanda in testa, sembrano determinati a non cedere, malgrado l’Ue stia affrontando la più grave crisi sanitaria del Dopoguerra. L’Olanda infatti non vuole valutare modifiche sulle condizioni di utilizzo del Mes, spingendo sulla linea dei prestiti con condizioni chiare. Anche la Germania è vicina alla posizione olandese, proponendo però di erogare prestiti ai Paesi che li richiederanno, sempre vincolati a misure precise, anche se ridotte.

Si allontana quindi l’ipotesi dei Coronabond, gli Eurobond dirottati all’emergenza sanitaria del Covid-19 gestita dai singoli Paesi. Ed è ancora più distante l’idea di creare linee di credito speciali per tutti e non solo per alcuni Stati. Ma Italia, Francia, Spagna e Portogallo continuano a spingere per una soluzione europea che non stigmatizzi i Paesi che ricorreranno al Mes.

Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, intervenuto durante il programma Circo Massimo, Guerra non ha fatto nulla per nascondere le proprie rimostranze verso una situazione giudicata “incredibile”, annotata peraltro in uno dei momenti più difficili per la sanità globale, vista la dichiarazioni di pandemia dell’Oms arrivata nelle scorse settimane.

Il dito è stato puntato soprattutto nei confronti di un atteggiamento, notato da Guerra soprattutto in ambito europeo, in cui è mancato ogni tipo di solidarietà tra i vari Paesi e dove ogni governo ha dovuto inizialmente affrontare in solitaria la preoccupante espansione dell’epidemia: “Non c'è coesione, in nessun ambito europeo – ha affermato il direttore vicario dell’Oms – Abbiamo visto un rischio di disintegrazione dell'Unione europea”.

“È incredibile che, a distanza di un paio di mesi dall'inizio dell'epidemia – ha proseguito Ranieri Guerra – ancora gli stati membri non riescano a trovare una risposta comune”. Da qui l’affondo in cui il rappresentante dell’Oms ha denunciato l’isolamento del nostro Paese: “L'Italia all'inizio non soltanto è stata lasciata sola – si legge nelle sue dichiarazioni – ma è stata anche isolata. Questa è una vergogna”.

Parole molto dure, pronunciate da Guerra non soltanto da rappresentante italiano ma anche e soprattutto in qualità del suo importante ruolo ricoperto all’interno dell’Oms. Un modo, quello dell’organizzazione deputata a dettare le regole ed i comportamenti in ambito sanitario a livello globale, per ribadire come la risposta internazionale contro il coronavirus è stata all’inizio insufficiente.

Governi che hanno sottovalutato il problema in Europa o che, come nelle prime settimane di epidemia in Cina, hanno nascosto la gravità della situazione. Atteggiamenti questi che adesso l’intero pianeta sta pagando a prezzi molto salati, tra le migliaia di vittime per Covid-19 già accertate ed i due miliardi e mezzo di persone in isolamento per contenere l’espansione dell’epidemia.

Intanto Ranieri Guerra, direttore vicario dell’OMS ha dichiarato che il picco di contagi del coronavirus in Italia dovrebbe essere raggiunto la prossima settimana.
Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha affermato che la settimana prossima ci si aspetta il picco dei contagi dell’epidemia di coronavirus in Italia.

"Il picco dovremmo averlo entro la prossima settimana, che sarà decisiva"
Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell'Oms, ha aggiunto "Se continueremo a stare a casa, le prossime due o tre settimane saranno molto importanti per la risoluzione".

Intanto la Lega presentera’ “una proposta di legge a firma Molinari e Bagnai per la riforma dell’articolo 81″ della Costituzione e “rimuovere il vincolo del pareggio…

Borghi:  Amici del M5S, il pareggio di bilancio fu votato da tutti nel 2011 ed eravate favorevoli anche voi che pur non eravate in parlamento, lo metteste anche nel programma elettorale. Fu un errore? SI. Di tutti. Sono passati 10 anni ed è cambiato il mondo. Adesso togliamolo insieme.

Perché commettemmo questo errore ? Era il 2011... C’era lo spread alle stelle, avevano fatto credere che facendo così si sarebbe diventati credibili e lo spread sarebbe magicamente scomparso. In realtà è un progetto che parte da lontano: farlo approvare senza far capire di che si trattava per tagliare le mani alla democrazia.

 

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