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Mercoledì, 15 Luglio 2020

Governo in crisi: Renzi verso lo strappo

E' scontro aperto tra Renzi e Conte, si avvicina l'ipotesi di uno strappo. E lo farà in grande, non parlando direttamente al premier, ma agli italiani in uno dei più noti salotti politici."Domani dirò alcune cose... ", ha detto ieri il senatore, "Se devo dare un consiglio vi dico di ascoltare domani Porta a Porta, è una cosa che può avere un senso per il prosieguo della legislatura...". 

Per blindare la sua poltrona e il suo programma - la tanto decantata "fase 2" - Conte vorrebbe portare la questione in Parlamento chiedendo una nuova fiducia. "Perché io non mi lascio distrarre o impressionare dagli scartamenti e dalle continue schermaglie di Italia Viva", sarebbe il ragionamento secondo La Stampa. Una conta che potrebbe però costar caro al Conte bis.   

Ufficialmente, sottolinea anche il Corriere, l'ex Rottamatore farà finta di tendere una mano al presidente del Consiglio. In realtà snocciolerà una serie di diktat irricevibili che potrebbero portare inevitabilmente allo scontro. Del resto, ricorda lui stesso all'Agenzia Vista, "se il presidente del Consiglio ha i numeri per andare avanti senza di noi va benissimo, è la democrazia parlamentare e facciamo un grande in bocca al lupo". Ma in caso contrario "verificheremo quello che si può fare".

L'ex premier ostenta sicurezza e - almeno in chiaro - assicura che la legislatura arriverà al 2023. A patto di dare "una scossa" al governo. "Per me il presidente del Consiglio deve lavorare, nessuno di noi ce l'ha con lui", dice, "Abbiamo detto che sulla giustizia non siamo d'accordo e che sull'economia c'è bisogno di darsi una mossa perchè la situazione del Paese è molto difficile, sono preoccupato per i numeri dell'Italia a livello economico". Ed è proprio la riforma della prescrizione a finire nel mirino. Ma - dice ancora il Corriere - Renzi potrebbe chiedere anche la cancellazione del reddito di cittadinanza e la revisione di Quota 100. Condizioni che difficilmente le altre forze di governo potranno accettare. Ma, avrebbe confidato, "io da perdere cos'ho?". 

Mentre nella maggioranza viene trovato l'accordo sul decreto intercettazioni, Italia Viva fa la sua campagna acquisti e incassa due passaggi dal Pd, ora ha 30 deputati e 18 senatori. Iv voterà la fiducia ma avverte: 'Chi forza a colpi di emendamento spacca la maggioranza". Il governo pone la fiducia sul decreto Milleproroghe, dibattito aperto sulla prescrizione. Renzi: 'Da Conte prova muscolare sulla giustizia'. Intanto si muovono i senatori 'responsabili', che si vedranno per concordare una linea da adottare rispetto al governo. Tommaso Cerno (senatore PD) e Michela Rostan (deputata di Leu) aderiscono a Italia viva. Cerno diventerebbe così il diciottesimo senatore di Italia viva, Rostan la trentesima deputata. "Ci davano per morti e invece...", notano fonti renziane.

"Doveva esserci la fuga da Italia Viva - sottolineano fonti interne - e invece il partito di Renzi cresce. Oggi Michela Rostan ha lasciato Leu e Tommaso Cerno ha lasciato il Pd. Italia Viva ha oggi 30 deputati e 18 senatori".

"Il senatore Cerno - dichiara in una nota il consigliere capitolino del Pd e esponente dei democratici di Roma Giovanni Zannola - che ha fatto la battaglia No Tav in dissenso dal gruppo Pd al Senato la scorsa estate, passa a Italia Viva che presenta tra due giorni con Renzi un piano shock sulle infrastrutture. Siamo alle comiche".

Michela Rostan ha inviato venerdì scorso una missiva al gruppo di Leu con cui annuncia "l'intenzione di lasciare il gruppo parlamentare di Liberi e uguali". "Formalizzeremo nelle prossime ore, nelle sedi istituzionali, tale scelta. L'origine di questa determinazione- si legge nella missiva - è nella difficoltà ormai manifesta di affrontare battaglie politiche che considero importanti, in totale solitudine.

E' successo di recente in due circostanze: una è l'impegno per consentire il rinnovo per i farmaci che combattono l'epatite C di restare nel Fondo per gli innovativi per qualche mese ancora dopo la scadenza prevista in aprile. Ho voluto in commissione una Indagine conoscitiva sul tema. Abbiamo tenuto decine di audizioni: si è sollevata unanime una voce. Malati, associazioni, medici ci hanno detto che siamo prossimi a debellare l'epatite C. Ma vanno rinnovati i farmaci innovativi, per almeno altri 6/12 mesi. Una scelta avversata per interessi economici dall'Aifa". "Ho provato a far inserire tale rinnovo nel Milleproroghe, senza nulla di fatto. Né in sede governativa, nel decreto, né in Parlamento con emendamenti.

Dal nostro Ministro della Salute, informato di tutto, è arrivato un parere contrario, evidentemente ispirato dall'Aifa". "La seconda sconfitta, con le medesime modalità, è arrivata sulla legge per il contrasto alle violenze su medici e personale sanitario in servizio. Sono impegnata fin dall'inizio della legislatura per il riconoscimento a queste figure dello status di Pubblico Ufficiale.

Lo chiedono loro stessi: l'Ordine, i sindacati. La mia proposta di legge in merito fu sottoscritta anche da Roberto Speranza. In commissione, quando l'ho tradotta in emendamento, dal Governo è arrivato parere contrario. E la maggioranza ha votato contro". "Francamente sono bocconi troppo amari da digerire- prosegue Rostan nella lettera -soprattutto perché arrivano da un comparto dove abbiamo una nostra significativa presenza politica che, per paradosso, invece di sostenerci nelle battaglie, ci viene contro".

Intanto ancora una volta la versione di Giuseppe Conte sulla riforma del Mes è uscita con le ossa rotte dal confronto con la realtà. Altro che logica del pacchetto e Italia che conta in Europa: un documento appena partorito dall’Ecofin, cioè dal Consiglio economia e finanza responsabile della politica economica dell’Unione europea della regolamentazione dei servizi finanziari e di questioni inerenti alla fiscalità, smentisce clamorosamente la narrazione del premier sul Fondo salva-Stati.

Riavvolgiamo il nastro per capire cosa è successo nell’ultima puntata della telenovela relativa al Meccanismo europeo di stabilità. Come ricorda il quotidiano La Verità, il ministro italiano dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha partecipato a due importati incontri in campo europeo: uno all’Eurogruppo – il famoso “buco nero d’Europa” all’interno del quale si decidono le sorti del continente – l’altro al Consiglio Ue versione Ecofin, ovvero riservato ai ministri dell’Economia e della Finanza.

In altre parole, scrive il Giornale ogni Stato membro deve prendere in considerazione le raccomandazioni provenienti da Bruxelles e provvedere a inserirle nelle rispettive leggi di Bilancio nazionali. Ebbene, in quelle raccomandazioni trovano spazio le conclusioni dell'Eurogruppo riguardo Mes e unione bancaria. Cosa si scopre? Che la riforma del Fondo salva-Stati è ormai al termine (altro che modifiche ancora possibili), e che in merito all’unione bancaria i lavori proseguono fino al 2024.

Come sottolinea inside over qui entra in gioco Giuseppe Conte. Già, perché la risoluzione parlamentare datata 11 dicembre mirava a rassicurare l'opinione pubblica sulle discussioni ancora in corso sul Mes e citava la logica del pacchetto. Eppure nel documento non vi è traccia dei due punti sbandierati dal premier ai quattro venti, tanto meno di quella logica secondo la quale le riforme economiche volute dall’Europa avrebbero fatto parte di un pacchetto da negoziare congiuntamente.

Il testo dell’Ecofin parla chiaro: “Portare a termine i lavori sul pacchetto di riforme del Mes”. Questo significa che i lavori sull’approvazione del Fondo salva-Stati proseguono di gran carriera, eccezion fatta per alcuni dettagli secondari ancora potenzialmente modificabili, e che il completamento dell'unione bancaria si muove con la medesima velocità nella stessa direzione del Mes.

D’altronde Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, ha le idee chiarissime: “Il mese prossimo – riporta l'agenzia AdnKronos – puntiamo a finalizzare le discussioni politiche sulla riforma del Mes. Lo scorso dicembre l'Eurogruppo ha raggiunto un accordo di principio sul trattato rivisto dell’Esm e sulla documentazione legale di supporto. Dopo la firma dell'accordo che emenda il trattato, i Parlamenti nazionali e le procedure di ratifica devono fare il loro corso”. L’Italia? Mentre in Europa passano in rassegna le riforme della governance economica, il nostro Paese, in disparte, non riesce a toccare palla all'interno di una partita cruciale.

Intanto nuovo stop all'offshore: l'harakiri giallorosso che regala il gas ai nostri vicini...Con l'ennesimo atto di conscio e volontario tafazzismo politico nei confronti del nostro settore energetico, infatti, il governo M5S-Pd ha deciso recentemente di prolungare fino al 2021 il blocco alle manovre di prospezione e ricerca di idrocarburi da parte delle piattaforme marine (offshore) entro le 12 miglia dalla costa. Stretta nella tenaglia tra la furia del Movimento Cinque Stelle contro le trivellazioni energetiche e l'incertezza dei suoi partner di governo nel difendere un settore cruciale per un Paese in perenne bolletta energetica, l’industria dell’offshore italiano risulta nuovamente perdente.

Sindacati e Confindustria hanno concordato nello schierarsi contro l’harakiri industriale del governo che mette a rischio un settore importante, indebolisce la posizione italiana in una fase critica per la partita energetica del Mediterraneo che ci vede costretti a sviluppare una strategia per l'estrazione e la costruzione di gasdotti e contribuisce ad aumentare la bolletta dei cittadini italiani, dato che il gas naturale (40% del consumo energetico nazionale) consumato dagli italiani è, per oltre il 93%, acquistato dall’estero.

Oltre al danno, la beffa: non vi sarà nemmeno spazio per i benefici ambientali che i no-triv, con alla loro testa i Cinque Stelle, millantano come derivanti dallo stop all'attività estrattiva. Piccoli e agguerriti, i Paesi sull'altra sponda dell'Adriatico sono pronti ad approfittare degli errori italiani. La Grecia si è già lanciata con appetito da leone sul giacimento di metano “Fortuna Prospect” posizionato al confine tra le acque italiane al largo di Santa Maria di Leuca (Puglia) e la sua isola di Corfù, grata dell’insperato regalo ricevuto da Roma. La Croazia da tempo si muove in maniera strategica per sfruttare l’offshore gasiero al confine delle zone marittime adriatiche. E presto anche le piccole Albania e Montenegro si utilizzeranno per ottenere vantaggi non indifferenti.

 

 

 

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