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Sabato, 14 Dicembre 2019

Salvini apre la campagna per la Regione Emilia Romagna

Al Paladozza Matteo Salvini ha dato il via alla campagna di Lucia Borgonzoni. "L'obiettivo è restituire speranza, futuro e libertà d'impresa a tutti gli emiliano-romagnoli e tornare al governo a livello nazionale. Sono orgoglioso che la Lega sia protagonista di questa nuova speranza, per l'Emilia, la Romagna e l'Italia", ha esordito Salvini, auspicando "un cambiamento a livello locale, però anche un cambiamento a livello nazionale, perché questo è un governo fondato su tasse, sbarchi, manette e povertà". Un governo, ha aggiunto, "che fa scappare le imprese e nemico degli italiani e quindi l'obiettivo è restituire speranza, futuro e libertà".

Sfida di piazze per Bologna, nella sera del 14 novembre che apre ufficialmente la campagna elettorale della Lega per le regionali in Emilia Romagna, il 26 gennaio. Sfida di numeri, tra i sostenitori del Carroccio, arrivati già ore prima, davanti al palazzetto, che vide congressi del Partito Comunista e discorsi di Enrico Berlinguer; e a poche centinaia di metri, le diverse piazze, contrarie al leader della Lega.

Lo speaker della convention scalda la platea, evocando i nomi dei protagonisti della serata, la candidata alle regionali, Lucia Borgonzoni, ma dagli spalti i cori sono tutti per «Matteo, Matteo». L'attesa si trasforma in un concerto, con un’ola tra gli spalti, quando parte «Romagna mia». Matteo Salvini ha chiesto il tutto esaurito, per questa serata che apre la corsa alla «conquista dell'Emilia Romagna», come recitano i manifesti. E dare la spallata al Governo giallo-rosso.

Presenti i cinque governatori leghisti, compreso il Veneto Luca Zaia, che sta fronteggiando l’emergenza Venezia. Tra i presenti, anche un sacerdote, don Luca Pazzaglia, parroco di Frassinoro.

«L’obiettivo è restituire la speranza a tutti gli emiliano-romagnoli e tornare al Governo», annuncia il leader della Lega, che- in brevi dichiarazioni, prima dell'inizio della convention- si scaglia contro l'Esecutivo, «nemico degli italiani, che fa scappare le imprese».

La manifestazione inizia, con un poeta, un imprenditore e con l'esempio dei cinque Governatori della Lega. Con il loro modello e con un messaggio; «liberiamo l'Emilia Romagna e il Governo», urla Christian Solinas. «Avete nelle mani le sorti del Paese», rincara Fedriga. «Salvini ci ha dimostrato che nulla è impossibile», insiste Attilio Fontana. «Noi governatori siamo venuti per portare un modello, non per parlare male di qualcuno», aggiunge Luigi Zaia.


Antagonisti e centri sociali, in corteo, provano ad avvicinarsi all’area della convention leghista, chiusa molte ore prima al transito. Mostrano cartelli con rimandi al Russiagate, «contro il ritorno di ogni fascismo» e «a difesa dei diritti dei migranti», ripetono. «Siamo tutti antifascisti», scandiscono in coro i duemila, soprattutto giovani, mentre da piazza San Francesco attraverso via del Pratello provano ad avvicinarsi in via Riva Reno e al Palazzetto. Tra i cori, qualcuno invoca piazzale Loreto.

Le immagini dei centri sociali a Bologna, tra strade occupate, lancio di petardi e bottiglie di vetro e scontri con le forze dell'ordine, non sono affatto nuove. Scorrono sotto gli occhi come un triste déjà vu. Negli ultimi tempi, va detto, sembrava si fossero addirittura dati una calmata. Dopo la rottura con il Movimento 5 Stelle e il collasso del primo governo guidato da Giuseppe Conte, la rete antagonista ha mollato la presa contro il Carroccio. A inizio anno, quando al Viminale veniva messo in atto il pugno duro contro l'immigrazione clandestina e il business dell'accoglienza, gli attacchi dinamitardi alle sedi della Lega e le intimidazioni contro gli uomini di Salvini erano all'ordine del giorno.

Ora il clima è tornato a farsi teso come in quei giorni. A preoccupare la sinistra è, appunto, la possibilità che il centrodestra riesca a portarle via un'altra roccaforte rossa: dopo l'Umbria, ora tocca all'Emilia Romagna. I sondaggi parlano chiaro: le due coalizione possono giocarsela in un testa a testa che non ha precedenti storici. Fino a qualche anno fa, infatti, era anche solo immaginabile che un candidato del centrodestra potesse tener botta all'armata rossa. Ora gli equilibri si sono ribaltati. E, senza l'apporto dei Cinque Stelle, Stefano Bonaccini rischia adirittura di avere la peggio.

Pero non è una novità: il centrodestra è maggioranza nel Paese. Le elezioni Regionali, oltre alle Europee della scorsa primavera, raccontano che Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia mettono insieme il 50% - punto percentuale in più, punto percentuale in meno… – dell'elettorato italiano.

Ora, una rilevazione di Noto Sondaggi ed Emg Acqua e commissionata da Asmel – l'Associazione che rappresenta quasi tremila Comuni in tutt'Italia, in larga parte con meno di 60mila abitanti – racconta che, se i partiti attualmente al governo (Movimento 5 Stelle e Partito Democratico) raccolgono voti nei Comuni medio-grandi, il centrodestra fa il pieno di consensi in quelli più ridotti, sotto – appunto – i 60mila cittadini.

Da quando emerso nel sondaggio per Asmel, infatti, nelle realtà italiane con più di 60mila residenti, l’asse giallorosso mette insieme il 49,9 per cento dei consensi. Un 50% scarso che però crolla di oltre 8 punti, al 41,3 per cento, in quelli sotto questa soglia. Ed è proprio qui che il centrodestra si afferma con il 52,1 per cento delle intenzioni di voto, che scendono al 43,5 per cento nei Comuni più grandi.

Unici partiti con percentuali identiche nei Comuni piccoli e grandi sono il Pd con 18,7 e FdI con 6,6, mentre le differenze più evidenti sono quelle della Lega che perde 7 punti nel confronto tra Comuni piccoli (35,6) e grandi (28,6) e Italia viva, che al contrario raddoppia la percentuale nei grandi (9,0) a confronto con i piccoli (4,7).

In vista della decisiva tornata elettorale in Emilia Romagna – fissata a domenica 26 gennaio –, che vede il dem Stefano Bonaccini sfidare la leghista Lucia Borgonzoni, la coalizione di centrodestra sarebbe ora in vantaggio sul centrosinistra. Infatti, secondo quanto riferito da una fonte al Giornale.it, il sondaggio darebbe Lega, FI e FdI in vantaggio sulla sinistra di ben sei punti percentuali. Diversa invece la fotografia realizzata dall’istituto demoscopico Tecné, che continua a dare il candidato del Pd avanti all’esponente del Carroccio; il sondaggio, infatti, dà Bonaccini sopra di un solo punto: 46% contro il 45%. Insomma, un testa a testa.

Molto dipenderà dall’eventuale apporto della compagine pentastellata, che potrebbe dare al presidente uscente una spinta di 4/5 punti percentuali, così come dalle numerose liste Civiche presenti sul territorio emiliano e romagnolo. Per esempio, come il movimento Volt, che proprio in queste ultime ore ha reso noto il suo sostegno a Stefano Bonaccini: "È ufficiale: sosterremo la corsa alla presidenza dell’EmiliaRomagna di Bonaccini, iscrivendo la nostra lista nella coalizione di centrosinistra. Per sostenere i nostri valori e istanze abbiamo scelto di supportare chi ha fatto crescere l'Emilia Romagna".

Non sono mancate le polemiche: gli antagonisti sono andati all'attacco per cercare di zittire l'ex ministro dell'Interno, obbligando la polizia a ricorrere all'utilizzo degli idranti contro il lancio di bottiglie e fumogeni. Ma il dato più importante è che un luogo simbolo della sinistra sia diventato completamente verde, almeno per una serata: "Il PalaDozza è stato teatro ideale per una sinistra che era capace di mobilitare le masse. Salvini lo sa bene, la scelta fa parte della sua strategia di sfidarla nei luoghi simbolo, come ha fatto a Roma in Piazza San Giovanni". A sostenerlo è il politologo Gianfranco Pasquino, intervistato da Il Giorno.

Si tratta di una zona emblematicamente rossa non solo per la dedica a Giuseppe Dozza, sindaco comunista che fece costruire la struttura nel 1956: "Quella sinistra che aveva voglia di coinvolgere il pubblico trovò nel palazzo dello sport un contenitore ideale: è una struttura accogliente, si vede bene in ogni ordine di posto e si può essere vicinissimi all'oratore".

Secondo il Giornale Il professore emerito dell'Alma Mater ha raccontato di avere dei bei ricordi: "Partecipai al Convegno europeo contro la repressione del settembre 1977, poi ho sicuramente assistito a un comizio di Berlinguer". Ma il suo primo flashback è di tipo sportivo: "In piazza Azzarita vidi la finale di Coppa dei Campioni di basket, vinta dalla Simmenthal Milano contro lo Slavia Praga". Era da poco arrivato a Bologna per frequentare la Johns Hopkins: "Il cestista Bill Bradley, stella di quella squadra, è diventato poi un senatore democratico".

Il luogo è passato dal pugno studentesco e operaio ('68 e '77), dall'incoronamento di Berlinguer come segretario del Pci (1969), dall'avvio della campagna dell'Ulivo del '96 di Prodi al Vaffa-day del Movimento 5 Stelle (2007) per arrivare ora a Salvini, che - stando a quanto appreso da un sondaggio segreto in possesso de ilGiornale - avrebbe i numeri per prendersi l'Emilia-Romagna: "C'è il desiderio di riuscire a sconfiggere il Pci prima, poi i Ds, e adesso quel che ne rimane nel Pd, a casa loro. Il PalaDozza ha una sua importanza simbolica, ma è Bologna che storicamente è il centro della sinistra di governo. La sfida del 26 gennaio ha un rilievo nazionale, molto più di quella dell'Umbria".

Perciò è lecito domandarsi se Bologna sia ancora una città di sinistra: "Negli ultimi 20 anni è mancata una vera riflessione su cosa è stata la città e cosa doveva diventare. Bologna è cambiata molto, la tradizione del Pci non è stata rivisitata e la sinistra è frammentata, neppure così convinta delle sue magnifiche sorti e progressive". Pasquino infine ha concluso facendo notare: "Del resto, i capannelli di persone che discutono di politica, oggi li vede ancora in città? Io no. Vedo rassegnazione e una certa incapacità del Pd di mobilitare le energie".

Intanto ipasadaran della censura non si sono indignati per l'ennesimo episodio di odio dei centri sociali. Non li ha scalfiti l'assalto degli antagonisti che, ieri sera a Bologna, sono scesi in piazza per zittire Lucia Borgonzoni, la candidata unitaria del centrodestra alle elezioni del prossimo gennaio

Ora che l'Emilia Romagna rischia di essere effettivamente scippata alla sinistra dopo decenni di monocolore rosso tutto è permesso. Sia i big del Partito democratico, che temono irrimediabili ripercussioni sul governo giallorosso, sia i facinorosi che affollano le reti no gloabal della città temono seriamente che il vessillo della Lega possa sventolare sul palazzo della Regione. Per questo, da qui alla prossima tornata elettorale, dobbiamo aspettarci un nuovo tsunami d'odio contro Matteo Salvini & Co. Un'ondata di violenze (non solo verbali) che non turberanno i crociati della commissione contro l'odio.

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