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Mercoledì, 17 Luglio 2019

Turchia: scontro su S400 e caccia cinesi al posto degli F-35

La Turchia, storico partner della Nato, è arrivata a pensare l’impensabile: sostituire l’ultimo modello dell’industria aeronautica occidentale con i diretti concorrenti russi o cinesi. Ovvero, con i gioielli dei Paesi che Washington ritiene strategicamente rivali...

Ma non e solo questo Il presidente turco Receyp Erdogan annuncia che lì invierà provocatoriamente una delle sue navi perforazione, a caccia di gas così come sta facendo a Cipro, ma contravvenendo in questo modo a leggi e trattati internazionali. Ankara punta, pur senza averne alcun diritto, alle immense risorse di gas naturale presenti nell'Egeo e nel Mediterraneo orientale: e in questi due quadranti rivendica la sovranità sulle isole, contravvenendo al Trattato di Lisbona che invece delineò quei confini dopo la Prima Guerra Mondiale. Insomma, Erdogan critica quel trattato perché non gli consente di partecipare al nuovo business energetico che, per quantità e qualità delle risorse, determinerà la geopolitica di alleanze e influenze nel Mare Nostrum dei prossimi trent'anni. Una mossa che potrebbe avere non poche ripercussioni, perché segue lo schiaffo di Ankara all'Ue sulla crisi a Cipro. La Turchia infatti ha deciso di ignorare i richiami di Lady Pesc e di una buona metà delle cancellerie europee perforando abusivamente nelle acque della Zona economica esclusiva di Cipro, che il governo di Nicosia ha invece legittimamente affidato tramite una gara internazionale ai tre colossi di Eni, Exxon Mobile e Total.

Insomma la Turchia apre a piu fronti, nella sua voglia di espansione di tipo impero Ottomano, e fonti dalla Grecia informano di una certa allerta delle truppe Elleniche, ma vediamo come Il recente caso della diatriba turco-americana sui caccia F-35 e sul sistema di difesa aereo russo S-400 lo dimostra. Scrive il Giornale Ankara intende andare fino in fondo nella sua apertura all’acquisto degli S-400 e non sembra essere disposta a cedere alle minacce statunitensi di ridurre la cooperazione securitaria e di annullare le forniture di F-35 al Paese. Negli ultimi anni, a partire dal fallito golpe del 2016 dietro cui Erdogan ritiene di intravedere una regia americana, i rapporti tra Ankara e Washington sono stati tesi e complicati. Il caso F-35/S-400 cade nel pieno di un tentativo di distensione condotto dalle rispettive diplomazie che Erdogan e Donald Trump puntavano a concretizzare all’imminente summit del G20. Ora la Turchia, storico partner della Nato, è arrivata a pensare l’impensabile: sostituire l’ultimo modello dell’industria aeronautica occidentale con i diretti concorrenti russi o cinesi. Ovvero, con i gioielli dei Paesi che Washington ritiene strategicamente rivali.

Intanto la sinergia tra Pechino e Ankara potrebbe espandersi anche in ambito miltiare, dopo che nei mesi scorsi non erano mancati incontri, summit e abboccamenti tra i rispettivi vertici della Difesa. La Turchia guarda con interesse anche all’avanzamento della “Nuova Via della Seta”, per la quale rappresenterebbe assieme all’Iran uno dei pivot principali e, come sottolinea Santoro, “rifiuta di spaccare la Cina per conto degli americani con il martello uiguro”, avendo abbassato i toni sulla repressione di Pechino contro i musulmani dello Xinjiang.

Atteggiamento gradito a Pechino, dove vi sono smorzate le critiche di chi, come il generale Liu Yazhou, riteneva Ankara una minaccia ancora peggiore di Washington. Erdogan rilancia una vecchia ambizione del predecessore Turgat Ozal, che predicava una maggiore sinergia con l’Asia Centrale, e ricalibra il neo-ottomanismo dopo i disastri siriani. La Turchia punta a pensarsi come perno di uno spazio tricontinentale evitando l’eccessivo attaccamento a blocchi fissi e sfruttando la mutevolezza delle alleanze e le contingenze per giocare di sponda coi Paesi di taglia maggiore. Ovvero Stati Uniti, Russia e Cina. Affidandosi esclusivamente al suo fiuto tattico, tuttavia, Erdogan rischia di perdere di vista, una volta di più, il quadro strategico. Dimenticando che una politica estera equilibrista che cerchi di riaffermare le priorità del Paese e di ampliare la rosa dei potenziali alleati non può essere decisiva nel risolvere le contraddizioni del Paese, legate principalmente all’arresto della crescita economica, all’ inasprimento del clima politico e alla spaccatura tra città e Anatolia profonda.

Intanto scrive Francesco De Palo che l'isola greca di Kastellorizo, ultimo avamposto orientale ellenico, è di fatto al centro del dossier energetico, con le super potenze che accendono un fascio di luce sull'atollo che grandi emozioni suscitò in quella pellicola.

Come sottolinea Francesco De Palo c'è chi dice l'incidente o lo scontro aperto:  ma sta di fatto che nel frattempo attorno al gas, e al fine di diversificare l'approvviggionamento energetico per l'Ue, si è coagulato un triumvirato formato da Israele, Grecia e Cipro che, con la benedizione del Dipartimento di Stato Usa, ha fatto rete per gestire risorse e sfruttamento in chiave armonica. Una squadra che sta marciando, politicamente ed economicamente, compatta come dimostra l'interlocuzione con un altro player strategico di quella macro regione: l'Egitto. Tra l'altro Il Cairo e Nicosia si scambieranno 2.000 megawatt di alta tensione costante, grazie a un nuovo progetto, l'interconettore euro-africano.

Dopo il gasdotto Tap, che porterà il gas azero in Puglia, il Tanap tra Grecia e Bulgaria, a cui partecipa Snam, e i lavori per l'Eastmed, che sarà il più lungo in assoluto ma con il neo delle mille incertezze italiane, ecco che gli appetiti turchi non si smorzano. Anzi, sono destinati a incrementarsi perché nel frattempo Eni e Total stanno puntando anche oltre il blocco 7 di Cipro che si sono aggiudicati. E in Grecia è sorto un atollo interamente dedicato alla rigassificazione.

La strategia di Erdogan è nota da tempo, scrive Francesco De Palo farsi interlocutore del quadrante euroasiatico ma puntando a scomporre e contando su due nuovi progetti: la prima centrale atomica che Rosatom sta realizzando ad Antalyya (di fronte a Cipro) e il gasdotto Turkish Stream che connetterà Russia e Turchia bypassando l'Ucraina. Nel mezzo le mosse provocatorie nel Mediterraneo, dove ha intrapreso la via della provocazione costante. Da un anno i caccia turchi e i nuovi droni made in Turkey sconfinano quotidianamente nei cieli ellenici, con l'incidente sfiorato più volte con l'aviazione di Atene, che l'anno scorso perse un pilota di Mirage. Stesso dicasi per il dossier migranti, mai chiuso del tutto, con la spada di Damocle di centinaia di migliaia di profughi che Erdogan potrebbe decidere di lasciar partire per la Grecia e quindi per l'Europa.

Questa e la storia recente degli anni per spiegare il perche oggi ci troviamo in difficolta con il vicino e alleato Nato : Nel 2016, Erdogan affermò che la Turchia aveva "svenduto" le isole che "erano nostre" e che sono "a un tiro di schioppo" [dalla Turchia]. "Lì ci sono ancora le nostre moschee, i nostri santuari", egli disse, riferendosi all'occupazione ottomana delle isole.  

La Turchia insidia sistematicamente la Grecia. Più di recente, il 17 aprile, l'elicottero sul quale volavano dall'isolotto di Ro a Rodi il premier greco Alexis Tsipras assieme all'ammiraglio capo delle forze armate greche Evangelos Apostolakis è stato infastidito da due F16 turchi.

Con l'attacco illegale e l'occupazione di Cipro Nord nel 1974 e della città siriana di Afrin nel marzo scorso – senza pressoché nessuna reazione globale – la Turchia sembra sentirsi incontrastata e impaziente di perseverare, e questa volta sembrerebbe aver preso di mira le isole greche ricche di gas naturale e petrolio.

Con l'attacco illegale e l'occupazione di Cipro Nord nel 1974 e della città siriana di Afrin nel marzo di quest'anno – senza pressoché nessuna reazione globale – la Turchia sembra sentirsi incontrastata e impaziente di perseverare, e questa volta sembrerebbe aver preso di mira le isole greche ricche di gas naturale e petrolio.

"Mostrare interesse per l'Iraq, la Siria, la Libia, la Crimea, il Karabakh, la Bosnia e altre regioni fraterne è un dovere e un diritto della Turchia. La Turchia non è solo Turchia. Il giorno in cui rinunceremo a queste cose sarà il giorno in cui rinunceremo alla nostra libertà e al nostro futuro." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel 2016.

I bisogni turchi sono in realtà soddisfatti dai rapporti con gli Stati Uniti. I funzionari turchi di solito ottengono tutto ciò che vogliono dall'Occidente, ma sembrano aver scelto di allinearsi con l'Iran e la Russia, probabilmente nel tentativo di ricattare maggiormente l'Occidente.

C'è una questione in merito alla quale l'Akp, il Partito per la giustizia e lo sviluppo, al potere in Turchia, e il Partito repubblicano del popolo (Chp), il suo principale oppositore, sono pienamente d'accordo ed è la convinzione che le isole greche occupino il territorio turco e che pertanto debbano essere riconquistate. Tale determinazione è così forte che i leader di entrambi i partiti hanno apertamente minacciato di inviare truppe nel Mar Egeo.

I due partiti però fanno a gara per dimostrare chi è il più potente e patriottico e chi ha il coraggio di mettere in atto la minaccia contro la Grecia. Mentre il Chp accusa l'Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan di consentire alla Grecia di occupare le terre turche, l'Akp attacca il Chp, partito fondatore della Turchia, accusandolo di aver permesso alla Grecia di prendersi le isole, grazie al Trattato di Losanna nel 1924, agli accordi italo-turchi del 1932 e al Trattato di Parigi del 1947, che riconoscevano tutti alla Repubblica ellenica i diritti di sovranità sulle isole dell'Egeo.

A gennaio scorso, il presidente turco ha preso di mira il leader del Chp, Kemal Kilicdaroglu, accusando di nuovo il suo partito che firmò il Trattato di Losanna di aver svenduto le isole nel corso dei negoziati. "Informeremo la nostra nazione di questo", ha dichiarato Erdogan. Tale affermazione implica che Erdogan accetta il fatto che le isole appartengano alla Grecia, ma allo stesso tempo ne denuncia "l'invasione" da parte della Repubblica ellenica, esprimendo la volontà di riappropriarsi di quei territori che un tempo erano sotto il dominio dell'Impero ottomano.

Tuttavia, la retorica del Chp è altrettanto aggressiva, con Kilicdaroglu che ha affermato davanti al parlamento turco che la Grecia aveva "occupato" 18 isole. Quando il ministro greco della Difesa Panos Kammenos si è detto "imbarazzato" per questa affermazione, il responsabile per la politica estera del Chp, Ozturk Yilmaz, gli ha risposto: "La Grecia non deve mettere la nostra pazienza alla prova". Yilmaz avrebbe anche aggiunto che "la Turchia è molto di più di un governo" e ogni ministro greco che provoca la Turchia sarà "colpito con una mazza sulla testa. (...) Se Kammenos ripassa la storia, troverà molti esempi".

La storia è infatti piena di esempi di violenze e massacri perpetrati dai turchi contro i greci anatolici. Il genocidio commesso contro i cristiani greci e armeni a Izmir nel 1922 è stato evocato da Devlet Bahceli, leader del Partito del movimento nazionalista (Mhp), in un discorso pronunciato davanti al parlamento:

"Se i greci vogliono di nuovo finire in mare – se hanno voglia di essere inseguiti ancora – beh, sono i benvenuti. La nazione turca è pronta e fiduciosa di rifarlo. Qualcuno deve spiegare al governo greco cosa accadde nel 1921 e nel 1922. Se non lo farà nessuno, fionderemo come proiettili nel Mar Egeo, pioveremo dal cielo come una vittoria benedetta e insegneremo la storia daccapo ai messaggeri di ahl al-salib [il popolo della croce]".

Anche i propagandisti turchi hanno distorto i fatti per cercare di ritrarre la Grecia come l'aggressore. Umit Yalim, ex segretario generale del Ministero della Difesa nazionale, ad esempio, ha dichiarato che la "Grecia ha trasformato le isole in arsenali e avamposti militari in vista dei suo futuro intervento militare contro la Turchia".

Tutti i politici turchi sembrano avere la propria motivazione a essere ossessionati dalle isole: espansionismo turco tradizionale, turchificazione delle terre elleniche, neo-ottomanesimo e – fiore all'occhiello della conquista islamica – il jihad. Il desiderio di invadere le isole è anche dettato da ragioni strategiche, come si evince da una dichiarazione rilasciata dal vice-premier Tugrul Turkes sul controllo di Cipro da parte della Turchia dal 1974:

"Circolano erronee informazioni che la Turchia sia interessata a Cipro perché lì ci sarebbe una comunità turca. (...) Anche se nessun turco vivesse a Cipro, la Turchia avrebbe comunque una questione cipriota ed è impossibile rinunciarci".

Lo stesso atteggiamento e la medesima logica valgono per le isole del Mar Egeo. Sebbene i turchi sappiano che le isole appartengono giuridicamente e storicamente alla Grecia, le autorità turche vogliono occuparle e turchificarle, presumibilmente per promuovere la campagna di annientamento dei greci, come fecero in Anatolia dal 1914 al 1923 e anche in seguito. La distruzione di tutte le vestigia della cultura greca esistenti in Asia Minore, una regione greca prima dell'invasione turca dell'XI secolo, è quasi completa. Meno di 2 mila greci vivono ancora oggi in Turchia.

Tenuto conto della brutale invasione turca di Cipro del 1974, le attuali minacce contro la Grecia – da un capo all'altro dello spettro politico turco – non dovrebbero essere sottovalutate dall'Occidente. La Grecia è la culla della civiltà occidentale. Confina con l'Unione Europea. Qualsiasi attacco contro la Grecia dovrebbe essere considerato come un attacco contro l'Occidente. È ora che l'Occidente, che è rimasto in silenzio di fronte alle atrocità turche, si opponga ad Ankara.

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