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Domenica, 17 Febbraio 2019

Sea Watch, sì a redistribuzione. "La Ue costretta a intervenire"

Chi arriva in Italia, arriva in Europa" ha spiegato a Bruxelles tempo fa il premier Conte in occasione del vertice informale sul tema dell'immigrazione. Il primo ministro italiano ha esposto ai partner europei il decalogo del governo italiano per cercare di risolvere il problema migratorio a livello comunitario.  

"Finalmente l'Europa è stata costretta ad intervenire". La Lega non nasconde la soddisfazione per l'accordo raggiunto nelle notte sul caso della Sea Watch, la nave della ong che staziona da giorni di fronte a Lampedusa  

Missione compiuta! Ancora una volta, grazie all’impegno del governo italiano e alla determinazione del Viminale, l’Europa è stata costretta a intervenire e ad assumersi delle responsabilità. Sei paesi hanno accettato di accogliere gli immigrati a bordo della Sea Watch3, coordinandosi con la Commissione europea: si tratta di Francia, Portogallo, Germania, Malta, Lussemburgo e Romania”. Questo il messaggio del ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso Sea Watch

“Auspichiamo inoltre che, in base alla documentazione racconta, venga aperta un’indagine per fare chiarezza sul comportamento della Ong. L’obiettivo è stato anche in questo caso trovare una soluzione che possa conciliare la sicurezza delle persone in mare con quella di un paese, l’Italia, che non è più disposto a essere il rifugio di tutti i clandestini d’Europa”.

Nonostante la Corte dei diritti dell'uomo abbia sposato la linea italiana, nelle prossime ore potrebbe avvenire lo sbarco dei 47 migranti, dopo l'accordo raggiunto dal premier Giuseppe Conte con Germania, Francia, Portogallo, Romania e Malta per la loro redistribuzione. La gestione dello sbarco dei migranti e della fase successiva è stata al centro del vertice a palazzo Chigi terminato a tarda notte tra il presidente del consiglio e i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

"Tra qualche ora inizieranno le operazioni di sbarco", ha assicurato stamattna Giuseppe Conte, "Si è aggiunto anche il Lussemburgo alla lista dei Paesi amici che hanno risposto al nostro invito: ora siamo 7 paesi". Intanto in prefettura a Siracusa va avanti un confronto serrato sulla questione. Nella notte, sotto il coordinamento della Guardia costiera, sono stati svuotati i reflui e sanificati i servizi igienici della Sea Watch ed è stato messo a disposizione un ulteriore bagno chimico. Intanto prosegue la mobilitazione sulla spiaggia da parte di cittadini e associazioni.

Superare il trattato di Dublino, rafforzare la difesa delle frontiere esterne europee, contrastare a livello europeo la tratta di esseri umani, sono questi alcuni dei punti illustrati da Giuseppe Conte qualche tempo fa a Bruxelles. Per lunghi anni l'Italia è stata lasciata da sola di fronte all'emergenze migratoria, ora il nuovo governo si fa sentire.

Intanto durante la conferenza stampa tenuta lo scorso lunedì a Vienna, assieme al presidente austriaco Alexander Van der Bellen, Al Sarraj inizia ad illustrare alcuni numeri con l’obiettivo di dare una determinata idea dell’attuale situazione in Libia sul fronte dei migranti. In particolare, secondo il premier del governo riconosciuto dall’Onu, nel suo paese sono presenti 800 mila migranti irregolari: “Ma solo 20mila si trovano all’interno dei centri gestiti dal governo”, chiarisce Al Sarraj. I migranti proverrebbero, in gran parte, dal Sahel: ancora una volta è il Niger il luogo privilegiato di transito, a dimostrazione che i confini meridionali della Libia si mostrano del tutto incontrollati. Nigeria, Burkina Faso, Mali e lo stesso Niger sarebbero i paesi maggiormente coinvolti nel flusso di persone che ogni settimana riesce a raggiungere la Libia.

Esiste ancora tensione sul caso Diciotti mentre si è tenuta la seduta della Giunta per le Immunità del Senato che dovrà iniziare a vagliare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il presidente della Giunta, Maurizio Gasparri, avrebbe proposto 7 giorni di tempo per sentire Salvini sul caso Diciotti. Ora quest'ultimo potrà chiedere di essere ascoltato o presentare una memoria.

Se il Senato accogliesse, con il voto favorevole di un partito di maggioranza, la richiesta del Tribunale dei ministri - rileva invece Annamaria Bernini, capogruppo Fi al Senato - ci troveremmo di fronte a un processo in cui la pubblica accusa sarebbe rappresentata da una Procura, quella di Catania, che si è già espressa per l'archiviazione del caso. Si aprirebbe così non solo una inevitabile crisi politica, ma anche un conflitto del tutto anomalo all'interno della stessa magistratura. Uno scenario assolutamente da scongiurare, per questo auspichiamo che il Senato neghi l'autorizzazione a procedere".  

Nonostante le rassicurazioni di fonti della maggioranza sulla tenuta del governo. Con lo stesso premier, Giuseppe Conte, che fa sapere di non essere preoccupato, a segnalare comunque che il tema è caldo c'è l'intervento del governatore del Carroccio del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga: "Dal mio punto di vista c'è da rimettere in discussione tutto", dice intervistato a Radio anch'io alla domanda se il governo cada nel caso in cui M5s voti sì all'autorizzazione a procedere. "Bisogna capire se il Parlamento condivide le politiche del Governo, non solo di Salvini. Se così non fosse, è chiaro che bisognerebbe fare una seria riflessione. Non si sta parlando di un processo a Salvini perché ha messo l'auto in divieto di sosta".

Ieri Giuseppe Conte, da Cipro si è assunto la responsabilità del governo su come è stato gestito, ad agosto, lo sbarco dei 177 migranti salvati dalla nave della Guardia costiera italiana. "Mi assumo la piena responsabilità politica di quello che è stato fatto", scandisce lasciando carta bianca alla Giunta per le immunità del Senato che domattina avvia l'iter per autorizzare o meno il giudizio su Matteo Salvini.  

Parole che seguono di poco la presa di posizione del pentastellato Carlo Sibilia che aveva evidenziato: "Se il caso andrà in Aula voteremo sì. M5s non ha mai negato il processo a un politico".

"Nessuna imposizione sul voto dei senatori M5s per l'eventuale autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini" e la "rassicurazione che il Movimento non si spaccherà su questo". A mettere in chiaro i due punti è il senatore dei 5 Stelle Francesco Urraro, al termine della prima riunione della Giunta per le immunità di Palazzo Madama sul caso Diciotti. "Valuteremo pazientemente ogni singolo documento, i fascicoli pervenuti da Catania, Palermo e Agrigento sono corposi", ha detto.

Intanto il senatore Mario Giarrusso, componente della Giunta, in una nota fa sapere che "il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepresidente Di Maio e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli depositeranno una memoria, spiegando che sul caso Diciotti ci sia stata una decisione che coinvolge tutto il Governo, con responsabilità anche di altri ministri e del Presidente Consiglio stesso".

 

 

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