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Giovedì, 25 Aprile 2019

Nial Ferguson: «Più si aprono le porte dell'accoglienza, più migranti arriveranno»

Una "lezione" quella di Niall Ferguson storico docente a Stanford e Harvard sulle questioni migratorie ha idee molto chiare  "Più si aprono le porte dell'accoglienza, più migranti arriveranno".  Cosi spiega bene  in un'intervista al Corriere anche il nuovo orientamento che sta seguendo il Viminale con la chiusura dei porti. "La realtà è che tutti stanno tirando su le frontiere nazionali perché non hanno fede in quella europea. Credo che sia un processo inarrestabile. Italia, Spagna, Grecia. E se l'Italia restringe gli accessi, allora i trafficanti vanno in Spagna finché il governo di sinistra a Madrid non cade per la pressione dell'opinione pubblica. [...] In queste circostanze il percorso dell' integrazione europea è probabilmente terminato. La sola vera domanda riguarda la velocità della disintegrazione"..

El Pais, uno dei più importanti quotidiani spagnoli, dà la colpa all’Ue. In particolare, si accusa di inefficienza ed inattività Bruxelles e questo starebbe alla base delle nuove decisioni intraprese da Sanchez. In parte questo è vero, ma è altrettanto vero che dall’Europa è impossibile aspettarsi miracoli: l’Italia con i suoi governi solleva da anni la situazione, ma l’Ue fa spesso e volentieri orecchie da marcanti. La realtà è che il premier spagnolo nel tentativo goffo di guadagnarsi stima ed affetto a livello internazionale, provando ad imitare in fatto di popolarità l’ultimo socialista al governo, José Luis Zapatero, a giugno lancia un boomerang che puntualmente sta tornando prepotentemente indietro. Il problema dei migranti e dei flussi migratori non va certo affrontato alla giornata, prendendo decisioni avventate frutto dell’emozione del momento. Sanchez, aprendo il porto di Valencia a giugno, espone la Spagna sotto gli obiettivi degli stessi trafficanti di esseri umani che trovano chiusure nelle rotte precedentemente più diffuse.  

Ma c'è anche un retroscena in questa vicenda. Sempre secondo quanto riporta il quotidiano spagnolo El Pais, la proposta verrà presentata con Francia e Germania creando così un vero e proprio asse europeo contro i Paesi che stanno cercando di dare una stretta ai flussi migratori. Va detto che su questo fronte comunque Madrid dovrà fare i conti con i voti di Bruxelles: per far passare una proposta come questa che taglia i fondi Ue serve comunque l'unanimità. Senza l'ok da parte di Polonia o Ungheria il piano della Spagna rischia di saltare. Ma questo è un segnale chiaro anche all'Italia. In Europa si prepara il piano di accerchiamento per costringerci ad accogliere migranti su navi olandese gestite da ong tedesche.  

Più volte il ministro degli Interni, Matteo Salvini e lo stesso governo hanno chiesto l'intervento dell'Unione Europea per sbloccare una situazione cheda giorni è in fase di stallo. Ma adesso dalla Spagna, secondo quanto riporta El Pais, arriva un colpo basso per il nostro Paese. A quanto pare il premier Pedro Sanchez chiederà all'Unione europea di tagliare i fondi e gli aiuti a tutti quei Paesi Ue che rifiutano l'accoglienza dei migranti e i ricollocamenti. Il piano di Madrid non è contro i Paesi dell'Est come ad esmpio Polonia o Ungheria ma è anche contro l'Italia che "infrange le regole negando lo sbarco alle navi".

Vuoi proprio per la propaganda di novello paese accogliente inaugurata da Sanchez, vuoi anche per la parziale (ma non totale) chiusura della rotta libica, da allora la Spagna torna a vedere aumentati vertiginosamente gli sbarchi. Ed il paese iberico inizia a non reggere più il flusso. I dati di Frontex parlano chiaro: dalla Libia arriva l’80% in meno dei barconi verso l’Italia, nell’Egeo il flusso di gommoni e barchini dalla Turchia alla Grecia rimane costante, dunque le rotte del traffico di esseri umani giocoforza virano verso la parte occidentale del Mediterraneo. E dunque è Madrid adesso vittima del peso migratorio sempre più pesante. Le coste da cui si parte non sono quelle libiche, bensì quelle marocchine. Per di più, come si sa, la Spagna nel paese africano ha due enclavi costituite dalle città di Ceuta e Melilla e dunque anche via terra i tentativi di entrare in territorio spagnolo sono quotidiani.

Intanto Il processo non va fatto e deve essere negata l'autorizzazione a procedere. In una lettera al Corriere della Sera, Matteo Salvini mette in chiaro un po' di cose che riguardano il caso Diciotti che lo vede indagato per sequestro di persona.  

Secondo Carlo Nordio sul quotidiano il Messaggero : Domani la Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato inizierà l’istruttoria sulla posizione del ministro Salvini. Nel frattempo sono intervenute due importanti novità, che rendono la vicenda, se possibile, ancora più complicata. Il vicepremier Di Maio ha detto che se Salvini andrà a processo sarà il primo a testimoniare che la decisione sulla Diciotti fu assunta da tutto il governo. E, seconda novità, i suoi colleghi di partito hanno proclamato che nessuno può sottrarsi al giudizio della Magistratura; l’ineffabile Di Battista ha concluso: “Salvini dovrebbe rinunciare all’immunità e si risolve tutto”.

Con il dovuto rispetto per questi autorevoli esponenti, ho l’impressione che non abbiano colto la sostanza giuridica, e nemmeno politica del problema. Proviamo allora a mettere ordine.
Il Senato non è chiamato pronunziarsi sull’esistenza del reato di sequestro di persona, e nemmeno se Salvini sia gravato di sufficienti indizi per mandarlo a giudizio. Al contrario.
L’art. 9 della Legge Costituzionale che prevede questa procedura, parte proprio dal presupposto che il reato ci sia, e dice questo: il ministro non può esser processato se ha agito “per il perseguimento di un preminente

L’art. 9 della Legge Costituzionale continua l ex Giudice Nordio che prevede questa procedura, parte proprio dal presupposto che il reato ci sia, e dice questo: il ministro non può esser processato se ha agito “per il perseguimento di un preminente interesse pubblico”. Ne derivano due conseguenze. La prima, che questa garanzia non è conferita alla persona ma alla carica, e quindi non è rinunziabile. La seconda che la pronunzia del Senato verte sulla questione assai semplice: Salvini ha agito nell’interesse proprio o in quello dello Stato? Nel primo caso va giudizio, nel secondo no. Ed infatti, nei pochi precedenti casi analoghi, l’autorizzazione era stata concessa per reati come la corruzione che, per definizione, non potevano esser commessi per tutelare un interesse pubblico. Ma qui il caso è opposto: tant’e vero che, come ha detto Di Maio, tutto il governo era d’accordo.

Da quest’ultima affermazione del vicepremier secondo Nordio deriva un’importante corollario: che sarebbe contraddittorio, e quasi metafisico, se adesso il suo partito dicesse che Salvini non ha agito nell’interesse dello Stato. Significherebbe infatti smentire Di Maio e l’intero governo. Politicamente la situazione diventerebbe paradossale, e cadrebbe tutto, compreso forse il Parlamento

Se poi Salvini andasse a processo, scrive Nordio sul Quotidiano Romamo lo stesso Di Maio, che - ripetiamo - ha apertamente ammesso la collegialità della decisione, sarebbe chiamato in correità a sensi dell’art 110 del codice penale. E con lui, naturalmente, il ministro Toninelli e il presidente Conte ( e forse altri) che hanno dato, come si dice in giuridichese, un contributo causale al verificarsi dell’evento. Ma poiché né su Conte né su Di Maio né su Toninelli si è pronunciato il tribunale dei ministri, l’intera faccenda dovrebbe esser riproposta a Catania, o forse a Roma, visto che il reato si sarebbe consumato a Palazzo Chigi.
Sempre se si celebrasse questo processo, accanto a questi imputati illustri dovrebbero trovarsi gli altri dirigenti che hanno trasmesso l’ordine criminoso del ministro. E sarà necessariamente valutata anche la posizione dello stesso Pubblico Ministero di Agrigento, che, non sequestrando la nave e non liberando i sequestrati, non avrebbe evitato il protrarsi del reato, rischiando così , a norma dell’art 40 2° comma del codice penale, di esser inquisito assieme ai suoi indagati.
Questo processo, tuttavia, sarebbe anomalo e quasi impossibile da celebrare. Perché? Perché la Procura di Catania ha già detto che il reato non c’è. Quindi ci troveremmo in un dibattimento dove il Pm, cioè l’accusatore, dovrebbe per primo prendere la parola a difesa di tutti gli imputati.

Concludo scrive Carlo Nordio. In questo infernale pasticcio noi speriamo che la Giunta e l’intero Senato facciano buon uso di questo benedetto articolo 9 della Legge Costituzionale 16.1.89 n.1, e che nella solennità dell’aula, e in pubblico dibattito, spieghino agli italiani, che non si sta discutendo del Ministro Salvini, ma della coerenza di un indirizzo sulla politica migratoria che, discutibile fin che si vuole sul piano etico e umano, è comunque stata adottata in modo collegiale, e che sarebbe assurdo che ora la coalizione di governo smentisse sé stessa. Anche se, come dice il Bardo, può esservi lucidità nella follia, non può mai esservene nella dissociazione schizofrenica, soprattutto se si manifesta in un’ aula parlamentare 

Cosi dopo l'avvertimento della Lega ai Cinque Stelle "Un processo a Salvini è un processo al governo, arrivano le parole del vicepremier a chiarire la sua posizione: ". Il Tribunale dei ministri di Catania mi accusa di 'sequestro di persona' perché avrei bloccato la procedura di sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti. Attenzione: non si tratta di un potenziale reato commesso da privato cittadino o da leader di partito. I giudici mi accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco, in virtù del mio ruolo di ministro dell’Interno. In altre parole, è una decisione che non sarebbe stata possibile se non avessi rivestito il ruolo di responsabile del Viminale.Per questa ragione sono impropri paragoni con altre vicende e trova applicazione la speciale procedura di cui all’art. 96 della Costituzione.Voglio anche sottolineare che, ai sensi dell’articolo 9, comma terzo, della legge costituzionale n. 1/1989, il Senato nega l’autorizzazione 'ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo'".

A questo punto il titolare del Viminale spiega quali sono i parametri che il Senato deve valutare per prendere una decisione così delicata come quella sull'autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei Ministri: "Il Senato non è chiamato a giudicare se esista il cosiddetto fumus persecutionis nei miei confronti dal momento che in questa decisione non vi è nulla di personale. La Giunta prima, e l’Aula poi, sono chiamati a giudicare le azioni di un ministro. Altrettanto chiaro è che il Senato non si sostituisce all’autorità giudiziaria, bensì è chiamato esclusivamente a verificare la sussistenza di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o di un preminente interesse pubblico".

Qui arriva il passaggio più importante che chiarisce in modo definitivo l'orientamento del ministro su questo caso. le sue parole suonano come un avvertimento chiaro anche all'alleato del governo, i 5 Stelle, che ha già fatto sapere di voler votare peril "sì": "Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata.

Intanto i Paesi Bassi respingono al mittente l'invito a occuparsi dei 47 immigrati, che si trovano a bordo della nave bloccata in rada da dieci giorni al largo delle coste siciliane. "Senza una soluzione globale - fa sapere il ministero della Giustizia e della Sicurezza - non prenderemo parte a misure ad hoc per lo sbarco". Matteo Salvini, però, non molla di un millimetro e mette in chiaro che acconsentirà allo sbarco degli immigrati "solo se prenderanno la via dell'Olanda, che ha assegnato la bandiera alla Sea Watch, o della Germania, paese della Ong".

Per il governo italiano la Sea Watch 3 ha avuto una condotta "temeraria". In condizioni di mare mosso, "anziché trovare riparo sulla costa tunisina distante circa 40 miglia, universalmente considerata porto sicuro, si è avventurata in una traversata di centinaia di miglia mettendo a rischio l'incolumità dei migranti a bordo". "L'obiettivo - si chiede la presidenza del Consiglio - era salvare i naufraghi oppure creare un caso internazionale richiamando l'attenzione dei mass media?".  

"In Italia abbiamo già accolto, e speso, anche troppo". Salvini insiste con la linea dura. Nella lotta l'immigrazione clandestina, sa molto bene il ministro dell'Interno, cedere anche solo una volta significa ridare speranza e far ripartire i trafficanti dalle coste libiche. E, quindi, mandare alle ortiche quanto fatto sino a oggi. Ancora una volta, poi, lo stallo è stato generato dai partner europei che rifiutano di fare la propria parte accogliendo gli immigrati. Per questo Palazzo Chigi ha deciso di depositare una memoria davanti alla Corte europea dei diritti con cui far rispettare le responsabilità dell'Olanda nell'accoglienza dei 47 immigrati recuperati dalla Sea Watch 3 al largo delle coste libiche. "Quello che si può fare - spiegano a Palazzo Chigi - è attivare un corridoio umanitario verso l'Olanda".

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