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Immigrazione, la vittoria silenziosa della politica di Trump e Salvini

Tra il 2014 e il 2017 l’Italia, che corrisponde al 12% della popolazione europea, ha accolto quasi 700 mila migranti, pari al 70% degli arrivi via mare in Europa. Ad oggi, gli immigrati giunti in Italia con Salvini al Viminale (quindi dal luglio 2018) sono 6.793, con un calo del 90% rispetto al 2015. Tanto che nel 2018 l’Italia è scesa al terzo posto in Europa per arrivi: prima è la Spagna del socialista Sanchez con 65mila, seguita dalla Grecia di Tsipras con 32mila.

Quest’azione efficace, che ha fortemente arginato il fenomeno migratorio, sta premiando la Lega nei sondaggi. Secondo quello realizzato da Europe Elects, che ha calcolato quanti parlamentari avrebbero i partiti nell’emiciclo dell’Europarlamento, la Lega di Matteo Salvini sarebbe infatti il primo partito d’Europa con 26 eletti, superando la Cdu tedesca ferma a 24. Staccati di qualche seggio i grillini (22 eurodeputati), poi ci sarebbe il partito di Marine Le Pen (20) e a seguire tutti gli altri.

Negli Stati Uniti, continua il braccio di ferro tra Donald Trump e il Congresso  sui fondi per il muro con il Messico che ha portato gli Usa a proseguire lo shutdown, il più lungo della storia. “La costruzione del muro con il Messico farà calare il tasso di criminalità nell’intero Paese”, ha scritto su Twitter il presidente. Trump vuole superare l’ostracismo dell’opposizione democratica ricorrendo, se necessario, alla dichiarazione di emergenza nazionale che gli consentirebbe di superare il veto del Congresso e di stanziare 5,7 miliardi di dollari per il completamento della barriera con il Messico.

Sebbene per la maggior parte degli americani non esista una vera e propria emergenza,  secondo un recente sondaggio il 42% degli intervistati afferma di sostenere il muro, rispetto al 34% dello scorso gennaio. Una leggera maggioranza di americani (54%) si oppone all’idea, in calo rispetto al 63% di un anno fa. L’aumento del supporto è più forte tra i repubblicani, il cui sostegno alla promessa di vecchia data della campagna di Trump è salito di 16 punti nell’ultimo anno, dal 71% all’87%. Il supporto del Gop non solo è aumentato, ma si è anche rafforzato. Oggi, il 70% dei repubblicani afferma di sostenere fortemente il muro, con un aumento di 12 punti registrato dal gennaio 2018. 

William Kilpatrick, giornalista statunitense, ha sostenuto di recente che Bergoglio non ha ben chiaro il rischio apportato dal numero di parrocchie che vengono sigillate in Europa per mancanza di fedeli: “Così come ha poca ansia per l’ondata di chiusure delle chiese – ha scritto, come riportato su Facebook da un altro giornalista, che è Giulio Meotti – , Papa Francesco sembra avere poca ansia riguardo all’islamizzazione dell’Europa. E come dimostra il suo incoraggiamento alle migrazioni di massa, sembra non avere obiezioni all’islamizzazione”.

E mentre la linea del Governo sul immigrazione e ferma e molto simile a quella di Trump ed e ,olto vincente e gradita dai elettori fa discutere, specie tra le frange più conservatrici qualcuno direbbe “tradizionaliste”, è il simbolo selezionato per il ventiseiesimo viaggio apostolico del pontefice della Chiesa cattolica: una croce posizionata all’interno di un’altra immagine religiosa: la mezzaluna musulmana. Qualcuno ha osato evidenziare la differenza di grandezza che intercorre tra le due: troppo piccola – sostengono – la croce di Cristo, troppo risaltata – di rimando – la mezzaluna islamica. Quasi come se il vescovo di Roma e le gerarchie vaticane avessero avallato una sorta di subordinazione. Quasi, ancora, come se la Santa Sede, a questo giro, si considerasse ospite in casa altrui.

Le modalità che papa Francesco ha individuato per la dialettica col mondo musulmano non soddisfano chi ritiene che l’islamizzazione del Vecchio Continente stia mettendo in discussione la nostra stessa identità. Chiedetevelo leggendo Michel Houellebecq. Chi volesse approfondire il fatto che in Europa siano state chiuse centinaia di chiese solo nel corso di questi ultimi anni, può invece approfondire la visione del cardinale Eijk.

Tra i più critici c’è la dottoressa Silvana de Mari, la cui riflessione, che è stata pubblicata dal quotidiano La Verità, può essere sintetizzata così: “Eppure – ha scritto – la nuova Chiesa 2.0 adora dialogare, adora dire a tutti che, certo, avete proprio ragione, tutte le religioni portano a Dio, che è assolutamente lo stesso…”. Il primato gerarchico del cattolicesimo, riscontrabile nella Buona Novella, sparito dai radar: questa è la tesi della De Mari

E mentre tutti cercano di fermare questo fenomeno Papa Francesco continua : «Le migrazioni arricchiscono, anche Gesù fu profugo» centinaia le esortazioni a favore dei migranti che Papa Francesco in questi quasi 6 anni di pontificato ha rivolto ai governi, alle chiese, alle comunità e alle persone di buona volontà. Il Vaticano le ha raccolte in un libro che è stato presentato stamattina e diffuso in diverse lingue, a sottolineare la necessità da parte della Chiesa a non deflettere sulla linea dell'accoglienza e delle porte aperte. Le migrazioni per il pontefice sono un diritto

Ed ecco un altra questione importante : Islam, ora il Consiglio d'Europa vuole sdoganare la sharia il dibattito promosso dall’organizzazione internazionale che si occupa di difendere i diritti umani e la democrazia in Europa servirà a chiarire se gli Stati membri della convenzione possano essere contemporaneamente firmatari della dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell’Islam. Un documento adottato nel 1990 in risposta alla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, che individua la sharia come unica fonte del diritto. In altre parole, la dichiarazione garantisce quasi tutti i diritti riconosciuti nella dichiarazione dell’Onu, ma li sottopone ai limiti della legge islamica.

Non è escluso che il dibattito delle prossime settimane possa concludersi con una, seppur velata, apertura nei confronti della legge islamica che continua ad imporre le sue regole anche sul continente europeo.

In questo quadro, secondo il rapporto del deputato spagnolo, “bisogna sforzarsi di riconciliare le varie posizioni e creare una base d’intesa tra la sharia e la Convenzione europea sui diritti umani”, a patto che tutti accettino il fatto che la Convenzione è uno strumento legalmente vincolante, mentre la dichiarazione del Cairo non lo è. Una sfida a dir poco ardua per l’organizzazione, che alcuni considerano addirittura persa in partenza. Per il deputato conservatore olandese, Pieter Omtzigt, ad esempio, membro del Partito Popolare Europeo e della commissione Affari giuridici e Diritti umani dell’APCE, la dichiarazione del Cairo non sarebbe affatto compatibile con la Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Pertanto, gli Stati che hanno sottoscritto la prima non dovrebbero far altro che ritirarsi, visto che la seconda risulta legalmente vincolante nei loro confronti. Insomma, per il deputato olandese, non ci sarebbe un granché da discutere: i diritti umani non possono essere regolati dalla sharia.

Un approccio che viene definito “problematico” nel rapporto stilato sul tema dal deputato socialista spagnolo, Antonio Gutiérrez. Il punto è che nonostante i dettami della sharia neghino alcuni diritti fondamentali alle donne o ai membri di altre religioni, contemplando in alcuni casi, come quello della blasfemia, anche la pena di morte, alcuni Stati membri del consiglio d’Europa, come Albania, Turchia e Azerbaigian, risultano tra i firmatari della dichiarazione sui diritti umani nell’Islam. Non solo. 

Il rapporto mette in guardia anche sulla presenza nella patria del diritto e della libertà per antonomasia, il Regno Unito, di almeno 85 tribunali islamici informali, deputati a risolvere dispute familiari o personali sulla base proprio della sharia. Anche in Grecia la minoranza musulmana preferisce rivolgersi ai muftì locali piuttosto che ai tribunali, per dirimere le controversie che riguardano questioni matrimoniali o di eredità. Accade lo stesso anche nel territorio della Federazione Russa, che è membro del Consiglio d’Europa dal 1996. Nelle regioni russe a maggioranza musulmana, come Cecenia, Inguscezia, Dagestan e Tatarstan, le liti vengono spesso giudicate secondo i dettami della sharia. Come probabilmente succede pure nelle enclavi musulmane presenti nelle più grandi città europee.

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