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Martedì, 26 Marzo 2019

Manovra, sacrifici divisi a metà tra Lega e M5S

Non ci siamo ancora". Così il commissario per gli Affari europei, Pierre Moscovici, ha commentato la proposta del governo italiano di abbassare il deficit per il 2019 dal 2,4% al 2,04% per venire incontro alle richieste della Commissione europea. "Questo è un passo nella giusta direzione, ma non ci siamo ancora, ci sono ancora passi da fare, forse da entrambe le parti", ha spiegato il commissario Ue.

Alla fine anche il reddito di cittadinanza viene tagliato come Quota 100. Il complicato summit notturno a palazzo Chigi del presidente del Consiglio con i ministri Tria e Fraccaro, i vicepremier e i sottosegretari Garavaglia e Castelli, comincia con l'annuncio di quel taglio che i grillini speravano di scaricare altrove e che invece pareggia quello sopportato dalla Lega. Ai 6,5 miliardi già tagliati dal governo, ieri sera ne hanno dovuti aggiungere altri 3,5. Tutto per evitare la procedura d'infrazione che la Commissione potrebbe chiedere di avviare all'Ecofin di mercoledì.  

La manovra arriverà nell’Aula del Senato giovedì o venerdì: la conferma arriverà dalla Conferenza dei capigruppo che probabilmente sarà convocata per domani pomeriggio. Ma il dato principale della giornata, dopo l’intesa nel governo sancita nel vertice notturno di Palazzo Chigi e in attesa della risposta dell’Europa, è che la commissione Bilancio di Palazzo Madama inizierà domattina i suoi lavori dopo giorni e giorni di impasse e che in Aula arriverà un testo "emendato" dai commissari. Testo che dopo l’approvazione tornerà alla Camera per il via libera definitivo forse nei giorni compresi tra Natale e Capodanno.

"Abbiamo l’esigenza di lavorare almeno due giorni pieni", ha detto il presidente della commissione, Daniele Pesco, al termine della riunione con i suoi capigruppo e con il sottosegretario al Mef, Massimo Garavaglia, convocata di primo mattino dopo aver annullato tutte le sedute in programma per oggi. La Bilancio, dunque, alle 9,30 di domani riprenderà l’esame delle modifiche. Sul tavolo i senatori dovrebbero trovare un pacchetto di emendamenti del governo (meno di 30, alcuni dei quali potrebbero arrivare già in giornata) e la summa - annunciata ieri sera dai relatori e dall’esecutivo - tra le proposte presentate dalla maggioranza e dalle opposizioni su cui è stata riscontrata una sostanziale convergenza.

La tregua tra i due vicepremier, dopo le schermaglie degli ultimi giorni, ha retto anche ieri sera quando Conte si è visto con i due prima di affrontare la parte tecnica con ministri e sottosegretari. Un vertice ristretto durante il quale Conte ha ragguagliato Di Maio e Salvini sulle intenzioni della Commissione spiegandogli in sostanza che «il tempo stringe» e che «non possiamo rischiare di finire sotto procedura» e lasciare il Paese per sette anni sotto la scure della troika. Una sorta di preambolo necessario visto che nè di Maio nè Salvini, ma solo Conte, Tria e Moavero, hanno trattato in queste settimane con Bruxelles e sembrano non avere piena consapevolezza dei rischi e dei tempi.

La parabola di Giuseppe Conte raggiunge l'apice nella notte. La lunga notte che ha portato dopo oltre quattro ore all'approvazione della manovra con nuovi numeri e nuove coperture è stata piena di tensione. Come riporta il Corriere della Sera, il premier ha posto una sorta di aut aut a Salvini e Di Maio. Se non fate entrambi un passo indietro e se non trovate un accordo la mia fiducia viene meno. Questo il senso dell'avvertimento. In altre parole: senza accordo me ne vado a casa.

Insomma, secondo il Corriere della Sera, Conte ha "messo la fiducia sulla propria persona", esercitando un ruolo di forza che in passato non aveva mai avuto. Un peso, quello dell'intesa con la Commissione, che Conte sopporta da solo dal giorno in cui i due vice gli hanno dato l'incarico di recuperare il rapporto con Juncker. Lavoro difficile con il premier che nei scorsi giorni i pugni li ha dovuti sbattere sul tavolo più volte mettendo anche in gioco il governo e la sua permanenza a palazzo Chigi.

Ieri sera non ce ne è stato però bisogno e se mezzo miliardo in più è stato tirato fuori dal Reddito, all'appello ne mancavano altri tre che nella notte - sostengono a palazzo Chigi - sarebbero stati trovati «nelle pieghe del bilancio dello Stato». Molto ha anche fatto il taglio della previsione di crescita inizialmente all'1,5% che risulterebbe ora ad un più realistico un per cento. Ma indorare la pillola non è stato facile così come trovare un'intesa sui tagli all'editoria che vuole il M5S per finanziare le edicole, e sul rinvio della direttiva Bolkestein che il Carroccio vorrebbe.

Ma tra veti e subordinate nella riunione è stato anche affrontato il problema della ecotassa e del taglio alle cosiddette pensioni d'ora. La prima sarebbe stata limitata a suv e auto di lusso più un possibile incentivo da dare a chi compra le costosissime auto elettriche. Il taglio alle pensioni più alte, dal quale si spera di ricavare 100-150 milioni di euro, è invece una delle bandiere del Movimento e che dovrebbe però limitarsi al taglio solo della parte non coperta da contributi.

In attesa di leggere il testo completo della manovra, che probabilmente si conoscerà solo domani quando verrà tradotto in emendamento e presentato al Senato per il voto, sarà importante conoscere il giudizio dell'Europa che potrebbe arrivare già in giornata. Resta il fatto che all'appuntamento il governo è arrivato non solo in ritardo ma in pieno caos e dimostrando un'alta dose di improvvisazione.

A Bruxelles Conte ha promesso al presidente della Commissione Jean Claude Juncker che avrebbe convinto i due leader di maggioranza ad un effettivo 2,04%. Ovvero senza trucchi contabili e stravaganti previsioni. Il lavoro fatto venerdì e sabato dai tecnici del Mef con la struttura della Commissione ha di fatto rimesso in ordine cifre e coperture lasciando all'Italia spazio congruo anche per la flessibilità che Bruxelles concede per riforme strutturali. Tirate però le somme mancavano ancora tre miliardi e mezzo che ieri mattina sono stati coperti per mezzo miliardo dal Reddito e tre dal bilancio dello Stato, quindi, senza nuove tasse o aumenti settoriali dell'Iva. Ulteriori dismissioni, oltre a quelle già inserite, rientravano tra le proposte avanzate ieri sera da due partiti, ma l'idea è stata bocciata per le difficoltà che una tale misura incontrerebbe a Bruxelles. Juncker ha promesso ai paesi del nord Europa, Olanda in testa, che la valutazione sulla manovra italiana «sarà collegiale». Ovvero che ulteriori possibili sconti, dopo il 2,04%, non sono possibili.

I capitoli su cui si cerca una sintesi riguardano il sostegno delle attività degli enti locali e gli investimenti pubblici, le norme in favore di Genova e quelle per far fronte ai danni provocati dal sisma ecobonus e sisma bonus, la spesa per il personale sanitario, la flat tax al 7% per i pensionati residenti all’estero che decideranno di trasferirsi nelle regioni del Sud Italia e i fondi per gli orfani vittime del femminicidio. Tra le altre misure - insieme al corposo fascicolo dei segnalati, alla sforbiciata delle pensioni d’oro, al pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione verso le aziende creditrici e alla riduzione del cuneo fiscale con il taglio delle tariffe Inail - ci sarà anche la nuova versione dell’ecotassa, materia di scontro nei giorni scorsi tra la Lega e il Movimento 5 stelle che l’aveva voluta introdurre nel passaggio alla Camera insieme agli incentivi per l’acquisto delle auto "green". L’imposta - ha affermato stamattina il vice premier Luigi Di Maio - colpirà solo "i Suv diesel o benzina e le supercar extralusso", mentre per le macchine elettriche o ibride è confermato lo sconto fino a 6.000 euro. Altra novità riguarda il bonus cultura, che resta a contributo invariato, ma sarà finanziato solo per acquistare eBook e libri, non più per i concerti e i cinema. Mentre le pensioni d'oro saranno tagliate del 40% a partire da 90mila euro lordi l'anno.

"In Aula chiuderemo in tempi brevi perché il grosso del lavoro lo faremo in commissione, che è anche una richiesta delle opposizioni che cercheremo di garantire", ha spiegato ai cronisti il capogruppo del Movimento 5 stelle, Stefano Patuanelli. Antonio Misiani, capogruppo del Partito democratico in Bilancio, ha invece ricordato che ancora non è stato "votato un emendamento" e che le opposizioni "hanno chiesto di ritardare l’approdo in Aula fino a venerdì perché altrimenti non è immaginabile una discussione ordinata di una manovra che a questo punto verrà riscritta in maniera profonda. Chiediamo che il governo ci dica i termini dell’accordo con Bruxelles e di avere tempi congrui per sub-emendare le modifiche che presenterà. Altrimenti - ha sottolineato - sarebbe una inaccettabile forzatura parlamentare".Anche il governo, con il sottosegretario all’Economia, Massimo Garavaglia, auspica che la Bilancio "possa chiudere i suoi lavori in maniera ordinata e seria come è giusto fare". Il fattore tempo, ha affermato ancora l’esponente della Lega, non è determinante: "Non vogliamo mettere tagliole. È una discussione particolarmente rilevante e quindi ci prendiamo tutto il tempo che serve. Se non riusciremo in un giorno - ha concluso - ci si metterà due giorni".

Il meeting del governo è iniziato con la ricerca di tre miliardi e mezzo che mancavano Attorno alle 20, Salvini si è allontanato a piedi da Palazzo Chigi per prendere del sushi da asporto nella vicina piazza del Parlamento. Tra le ipotesi sul tavolo l'eventualità che l’esecutivo presenti un ulteriore piano «last minute» per chiudere l’intesa. Insomma altro tempo per limare il documento che il presidente del Consiglio ha portato all’attenzione del presidente della Commissione Europea, Juncker nella sua trasferta a Bruxelles

Una cosa è certa parte delle risorse inizialmente ipotizzate sono state già recuperate con la cura dimagrante alle due principali misure della Manovra. Quanto alle pensioni il sottosegretario del welfare, Claudio Durigon, ha anticipato che le risorse per consentire l’uscita con quota 100 il primo anno sono scese a 4,7 miliardi, due in meno di quanto stimato inzialmente. Meno spesa nel 2019 anche per il reddito di cittadinanza. Tra lo slittamento ad aprile e la stima di quelli che non lo chiederanno il costo è sceso a 7 miliardi.

Dunque prima di entrare a Palazzo Chigi circa 4 miliardi erano stati già recuperati. Potrebbe anche bastare questo a rispettare la volontà dell’Ue. Perché a notte inoltrata Conte ha tirato fuori dal cilindro o meglio dalle famose pieghe del bilancio (molto in uso anche nella Prima repubblica) i tre miliardi di euro di coperture finanziare per evitare nuovo debito. E dunque la possibilità di fermare il deficit al 2,04%, punto di caduta della trattative avviate da Conte con Juncker. Non solo.

Un prevertice tra il premier e i due vicepremier Salvini e Di Maio avrebbe consentito di sciogliere anche gli altri nodi sul tappeto, tra cui l’ecotassa sulle auto inquinanti e il tema delle pensioni d’oro. I tagli sulla previdenza sarebbero stati confermati fino al 40% sulle eccedenze delle soglie che partono dai 90 mila euro. Per superare le resistenza si starebbe cercando di trovare un meccanismo (difficile secondo i tecnici) per applicare le forbici solo sulla parte di pensione maturata con il sistema retributivo. Sulla tassa anti inquinamento l’intesa...

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