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Giovedì, 13 Dicembre 2018

Continua lo scontro a distanza tra Pierre Moscovici e Matteo Salvini

Continua lo scontro a distanza tra Pierre Moscovici e Matteo Salvini. Uno scontro fatto di accuse e dichiarazioni al vetriolo, con la manovra italiana sullo sfondo."Sull'Italia ho una parola d'ordine che in questo momento non è né formale né fittizia: in questo momento il dialogo con l'Italia è piu' necessario che mai", ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, intervenendo dinanzi ai deputati della commissione per gli Affari europei all'Assemblea Nazionale di Parigi. 

Con l'Italia, ha però aggiunto, "possiamo avere un accordo sulle regole, avvicinarci a queste regole, ma non può esserci una trattativa da mercanti di tappeti". "Nel tennis - ha detto - quando la pallina cade sulla linea, magari leggermente all'esterno, un arbitro indulgente puo' considerare che hai segnato il punto (…) Ma se lanci la pallina sugli spalti, non c'è arbitro che possa accettare il punto". Oggi, con l'Italia, "la pallina è sugli spalti, e la Commissione è l'arbitro". 

"Il popolo italiano - è la replica di Salvini - non è un popolo di mercanti di tappeti o di accattoni. Moscovici continua ad insultare l'Italia, ma il suo stipendio è pagato anche dagli italiani. Ora basta, la pazienza è finita".

Da Uno Mattina il segretario del Carroccio aveva già replicato a Moscovici, mantenendo tuttavia toni abbastanza pacati. "Mi dicono dall'Europa che non posso smontare la Fornero? Io porto rispetto ma viene prima il diritto al lavoro e alla pensione degli italiani - aveva spiegato - L'unica cosa che l'Europa non può chiedermi è di lasciare immutata la legge Fornero, ho visto quanta sofferenza ha causato agli italiani". 

Davanti alle telecamere il ministro dell'Interno aveva assicurato di non voler "litigare con nessuno", ma se deve scegliere "tra Bruxelles e gli italiani la scelta è facile". "Chiedo rispetto per il popolo italiano, che dà ogni anno 5 miliardi a Bruxelles - aveva chiosato il leghista - Sulle manovre del passato non hanno avuto nulla da eccepire e il debito è aumentato di 300 miliardi".

Mentre Conte continuava a ripetere che "siamo responsabili" e che non c'è alcuna "ribellione" dell'Italia a Bruxelles, da Moscovici che però continua a parlare di "dialogo"

arrivava una netta chiusura a "trattative" con Roma: "Con l’Italia possiamo avere un accordo sulle regole, avvicinarci a queste regole, ma non può esserci una trattativa da mercanti di tappeti", ha affermato al Parlamento francese. "Ho evocato il rischio italiano come un rischio per la crescita, per la coesione della zona euro, per il paese stesso. Con una volontà politica assoluta della Commissione, a partire da me stesso, di non provocare, di non accettare una crisi tra Roma e Bruxelles. Abbiamo bisogno dell'Italia per quello che è, un paese fondatore della comunità europea e cuore della zona euro".

Dura la replica di Salvini: "Il popolo italiano non è un popolo di mercanti di tappeti o di accattoni. Moscovici continua a insultare l'Italia, ma il suo stipendio è pagato anche dagli italiani. Ora basta: la pazienza è finita".

A puntare il dito contro Bruxelles, sottolineando il doppio pesismo usato dai vertici europei per analizzare le leggi di Bilancio e lo sforamento del debito pubblico di Italia e Francia, è Marine Le Pen. Che, all'indomani della bocciatura della nostra manovra economica , torna ad accusare l'Unione europea criticando duramente la decisione di aprire la strada che potrebbe portare alla procedura di infrazione prima e alle sanzioni economiche poi. "Non è una decisione di tipo economico ma solo politica - spiega chiaramente in una intervista alla la stampa per questo mi fa ancora più rabbia".

Le ripercussioni della bocciatura dell'Unione europea alla manovra economica italiana e i continui scontri tra Matteo Salvini e i commissari Europei  si stanno propagando in tutta europea. Le elezioni europee non sono così lontane perché la mossa di Bruxelles non abbia un'eco violenta in tutti i Paesi membri. In Francia la Le Pen, il cui partito è alleato della Lega all'Europarlamento, non fatica a bollare la bocciatura della Commissione europea come "una decisione di tipo politico". la bocciatura, insomma, non avrebbe niente a che vedere con motivazioni di carattere economico.

"Il debito pubblico francese è salito più velocemente di quello italiano e, anche se minore, è ormai pari al 100% del Prodotto interno lordo, senza contare l'enorme deficit nella bilancia commerciale mentre l'Italia assicura sempre un surplus", fa notare onostante questo la presidente di Raggruppamento nazionale. Eppure, continua, "la Commissione europea tratta Emmanuel Macron con i guanti di velluto e gli concede ampi margini di flessibilità, mentre fa prova di una severità spropositata con l'Italia".

Nell'intervista alla Stampa, la Le Pen parla (senza troppi giri di parole) di vendetta. Con la bocciatura di ieri, è il ragionamento, la Commissione europea, ha voluto "punire Salvini" che da anni ha fatto dell'anti europeismo il proprio vessillo. Secondo la presidente di Raggruppamento nazionale, il progetto del governo gialloverde era e resta valido. "Se rilanceranno l’economia cancellando le politiche di austerity - conclude - sarà la sconfitta di Bruxelles".

Il Premier Conte che sabato sera avrà una cena di lavoro con il presidente Juncker - dice: "Non vedo l'ora di confrontarmi con lui. Siamo responsabili, non c'è nessuna presunta ribellione all'Ue". E aggiunge: "Abbiamo un obiettivo comune con l'Europa, stiamo lavorando alla riduzione del debito". Anche se precisa che "per interesse degli italiani non siamo disposti a rinunciare a nulla".

Una linea, quella del dialogo, sostenuta anche dal Quirinale nella speranza che il giudizio di Bruxelles possa essere corretto con qualche concessione. Conte dispensa ottimismo anche sullo spread: "Scenderà", dice. "È una manovra per far crescere il paese, quando tutti ci accorderemo anche a livello europeo su questo obiettivo lo spread scenderà". Intanto chiede aiuto ai giornalisti per stemperare i toni. E assicura che i rapporti tra Lega e 5Stelle sono "molto buoni" .

Punirne uno per educarne 28. La bocciatura Ue è politica. Questa e l intervista del Prof Rinaldi alla La Notizia giornale.it, che metto per intera :

La bocciatura della Manovra e il conseguente avvio della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia? “Una forma di avvertimento nei confronti degli altri Paesi”. In pratica, una sorta di riproposizione del detto “punirne uno per educarne cento”. O, meglio 28. Tanti quanti sono i Paesi dell’Unione europea. A dirlo è l’economista Antonio Maria Rinaldi. “Credo che la Commissione Ue abbia voluto procedere ad una forma di punizione affinché gli altri intendano”.

Tuttavia siamo noi adesso ad un passo dalla procedura d’infrazione.

“Era scontato. Quello che salta agli occhi è che la Commissione ha avviato una procedura mai avviata prima. Stiamo parlando di una regola del 2013 che “punisce” l’eccesso di deficit perché implica un incremento del debito”.

Sapevamo, però, che c’era il rischio di andare incontro a questo.

“Sappiamo altrettanto bene cosa sia accaduto con gli altri Paesi negli anni passati che si sono comportati in maniera simile: niente. Non si capisce perché si siano svegliati solo con l’Italia”.

Lei che idea si è fatto?

“Esattamente quanto dicevo prima: è più che lecito pensare che se gli altri Paesi adottassero le stesse strategie italiane, dunque contravvenendo alle regole dell’austerity, sarebbe di fatto una sorta di sconfitta per la stessa Commissione. E quindi hanno ritenuto opportuno agire con la mazza ferrata con l’Italia”.

Da Bruxelles, però, continuano a ripetere che questa Manovra farà crescere il debito. Come mai?

“È alquanto paradossale che la previsione del debito si basa su una presunzione, dato che ovviamente non si è ancora verificata. È quanto loro presumono in base ai calcoli che hanno fatto loro. Il che risulta particolarmente bizzarro: io ti punisco preventivamente perché io ritengo che questa tua Manovra non porterà crescita. È una presunzione basata su convinzioni che hanno i tecnici europei. E sappiamo bene che in passato tutte le previsioni formulate dalla Commissione europea si sono poi ex post rivelate completamente sballate, Grecia docet”.

Non le pare strano che Juncker abbia rinviato l’incontro con Conte a sabato, di fatto dopo la decisione della Commissione?

“Juncker si è fatto completamente latitante. In uno spirito collaborativo non mi pare il massimo, ecco”.

Ora cosa succede?

“La procedura ha delle tempistiche estremamente lunghe. Il problema è che bisogna inserire il tutto in un’ottica di mercati piuttosto turbolenti: a livello globale, e in particolare nell’Eurozona, c’è un ritracciamento a ribasso dei tassi di crescita e questo potrà comportare nel prossimo futuro situazioni analoghe a quella italiana. E infatti mi meraviglio che Paesi che sono sulla lama del rasoio, in particolare la Francia, potrebbero trovarsi nella situazione di dover sforare il famoso tetto del 3%. A quel punto sarei curioso di sapere il comportamento di questi Paesi oggi così intransigenti con l’Italia. A meno che non passi il solito ritornello junckeriano secondo cui “la Francia è la Francia””.

A proposito di Francia, che ne pensa dell’idea franco-tedesca di tagliare i fondi a chi non rispetta le regole?

“Sono gli ultimi colpi di coda. Macron è precipitato in maniera drammatica nei sondaggi, la signora Merkel non è che stia riscontrando enormi successi elettorali. Il fatto che questi due Paesi vogliano oggi proporre qualcosa di così forte e vincolante, mi pare folle”.

C’è il rischio che all’Italia vengano davvero tagliati i fondi europei?

“Va ricordato che l’Italia è un contributore netto per le casse Ue. Dunque il nostro Paese si troverebbe nella situazione in cui non solo le viene chiesto di dare di più rispetto a quello che incassa, ma addirittura di smettere totalmente di poter incassare. Ripeto: mi sembra una follia”.

Cosa deve fare il Governo ora?
“Andare avanti. Il deficit al 2,4% è il minimo sindacale per poter realizzare quanto il Governo ha dichiarato. Anche perché così si potrebbe dimostrare il fallimento delle teorie dei cultori dell’austerity, teorie che hanno di fatto creato solo disastri”.

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