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Giovedì, 13 Dicembre 2018

UE, attacco all'Italia

“Oggi è una giornata talmente bella che mi permetto di non rispondere su spread e manovra. Ci sono dei grafomani a Bruxelles che mandano lettere e noi, da persone educate, rispondiamo ma non ci muoviamo di un millimetro”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa ospitata da un hangar dell’Aeroporto militare di Pratica di Mare.

La legge di Bilancio sarà, comunque, soggetto della valutazione della Commissione il prossimo 21 novembre, nell'ambito del semestre europeo, quando arriveranno sul tavolo dei commissari i piani di bilancio di tutti gli Stati membri. In quell'occasione verrà, quindi, aperta la procedura d'infrazione che dovrebbe essere per debito eccessivo e non per deficit. Si torna, dunque, al 2017 quando l'Unione europea aveva congelato il tutto perché il precedente governo aveva promesso di ridurre il deficit. Per la Commissione europea si tratta di una strada impervia, mai battuta. E, pe questo, genererà sicuramente nuovi scontri tra i diversi partner. Ed è proprio lì che, molto probabilmente, vuole arrivare il governo Conte: destabilizzare la Ue scardinando quelle regole che, secondo le forze sovraniste, hanno fatto solo male. "Ci mancano giusto gli ispettori, i caschi blu dell'Onu e le sanzioni contro l'Italia... - ha commentato Salvini - le manovre economiche degli ultimi cinque anni, applaudite da Bruxelles, non hanno fatto bene all'Italia",

Un'eventuale procedura di correzione della finanza pubblica, come ricorda il Gazzettino porterebbe ad un controllo continuativo di ogni scelta dell'esecutivo. "Se pensano di farlo - ha tagliato corto Salvini - hanno capito proprio male. Noi vogliamo difendere il diritto a sicurezza, lavoro e salute degli italiani e non usciamo da nulla". Ma è proprio alle sanzioni che si arriverà dopo che la Commissione europea avrà formalmente bocciato la nostra legge di Bilancio. Una bocciatura che porterà a un'ingerenza sempre più massiccia da parte della Commissione stessa, fatta di limiti di tempo da rispettare, obiettivi di deficit da raggiungere e soprattutto misure da mettere in cantiere. Non solo. Bruxelles potrebbe addirittura arrivare a chiedere l'accantonamento che vengano accantonati 3,6 miliardi di euro. Per verificare che i compiti vengano fatti, verrano inviati ispettori ogni trimestre. Ovviamente, il governo gialloverde potrà andare avanti a infischiarsene e così si arriverebbe alle sanzioni vere e propri e, in un secondo momento, la sospensione dei Fondi strutturali e di investimento. Lo scontro, insomma, è tutto aperto.

Cm fonti della maggioranza spiegano la volontà comune è quella di "non cedere di un millimetro" sull'impianto dell'attuale manovra (i punti cardine sono reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni) e quindi i saldi per il 2019, compresa la crescita del Pil all'1,5%, "non si toccano". Nel governo danno per scontata l'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Ue e si preparano a contrattaccare. "A causa del rallentamento economico, che non interessa solo l'Italia (anzi...) - spiegano dalla Lega -, già quest'anno Francia e Spagna sforeranno il tetto del 3%, ma perché a Parigi e a Madrid non viene detto nulla?". Sarà questo confronto con due dei principali partner europei uno dei punti chiave della risposta a Bruxelles. Che comunque sarà "ferma ma senza toni da guerra". Anche perché, concludono le fonti, "se avessimo voluto sparare sull'Europa avremmo fissato il deficit/Pil al 3,1%".

L’Austria intende votare a favore di un’eventuale procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Lo ha detto il ministro delle Finanze di Vienna, il popolare Hartmut Loeger: “Più che mai dobbiamo pretendere disciplina da Roma, non si tratta solo di una questione italiana, ma di una questione europea. L’Italia corre il rischio di scivolare verso uno scenario greco”.

La Tav è “un progetto importante non solo per l’Italia e la Francia ma anche per l’Europa. Il progetto è in corso ed è importante che tutte le parti mantengano i loro sforzi per completarlo in tempo”. Lo dice il portavoce della Commissione Ue responsabile del dossier Trasporti, Enrico Brivio.

Il ministro delle Finanze olandese, Wopke Hoekstra, ha chiesto alla Commissione europea di prendere “ulteriori provvedimenti” contro l’Italia, dopo che il governo ha deciso di non modificare i saldi del documento programmatico di bilancio. “Sono molto deluso dal fatto che l’Italia non modifichi il proprio bilancio. Le finanze pubbliche dell’Italia non funzionano e i piani del governo italiano non portano a una crescita economica solida”, ha detto Hoekstra.

La prossima mossa di Bruxelles è attesa per il 21 novembre, quando la Commissione pubblicherà le valutazioni su tutte le leggi di Bilancio dei paesi membri. Il rischio, per l’Italia, è l’apertura di una procedura di infrazione.

Dunque, nonostante le bocciature e dubbi su numeri e strategie giunte da più parti allo schema di Legge di Bilancio – non da ultimo l’Ufficio parlamentare di bilancio – il governo sceglie dunque la strada “facile” di lasciare tutto così com’è auspicando un tasso di crescita superiore a quello tendenziale, dunque confermando gli ambiziosissimi obiettivi di crescita previsti (1,5% nel 2019).

E dunque anche il deficit resta stimato al 2,4%, pur «considerato un limite invalicabile» che verrà costantemente presidiato dal ministero, pronto eventualmente a stabilire opportuni correttivi.

In seguito ai rilievi europei, in manovra sono state aggiunte soltanto nuove privatizzazioni di patrimonio pubblico, pari all’1% del PIL. Il Governo segnala poi l’esigenza di affrontare il dissesto idrogeologico, chiedendo un margine di flessibilità pari allo 0,2% del PIL per sostenere spese eccezionali

Nessuna variazione: il governo conferma di voler seguire la propria strada, come annunciato fin dall’inizio, e di non cedere nel dialogo con Bruxelles la cui strada, a questo punto, è sempre più in salita. La legge di bilancio non cambia: è infatti in soldoni la risposta del governo italiano alla Ue, che aveva dato tempo fino ad oggi per spiegare le deviazioni previste dalla manovra sugli obiettivi di deficit/Pil e riduzione del debito. “La manovra non cambia né nei saldi né nella previsione della crescita. Abbiamo detto chiaramente che ci impegniamo a mantenere il 2.4% di deficit, e il Pil all’1,5%” ma “reddito cittadinanza, riforma Fornero, soldi ai truffati dalle banche restano”, ha spiegato il vicepremier Luigi Di Maio subito dopo il consiglio dei ministri. Posizione confermata anche da fonti della Lega che ribadiscono come nella lettera di risposta a Bruxelles “il governo spiega le sue ragioni ma va avanti per la sua strada”.

Il Consiglio dei ministri ha avuto il compito di partorire la replica del governo italiano ai rilievi della Commissione europea sul draft budgetary plan, il documento programmatico di bilancio. Convocato alle ore 20.30, è iniziato con quasi mezz’ora di ritardo e terminato una decina di minuti dopo le ore 22. Ma che la linea del governo fosse rimasta la stessa lo si era capito già dopo il vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giovanni Tria e dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. I saldi e le stime di crescita della legge di bilancio “restano invariati“. Ma sono state “messe più risorse sul dissesto idrogeologico”, avevano confermato fonti di Palazzo Chigi già al termine dell’incontro.

La lettera del governo all’Unione europea sulla legge di bilancio è “di attacco e non di difesa”, spiega una fonte della Lega al termine del Cdm. Scendendo nella pratica, si sono “le clausole di salvaguardia e i controlli automatici sulla spesa già previsti (con monitoraggio dei conti pubblici ai fini correttivi)” per evitare che il deficit salga oltre il 2,4% qualora le previsioni di crescita del governo nella manovra non siano confermate e anche una nuova operazione di dismissione immobiliare. Dismissioni  che “valgono l’1% del Pil“, riferiscono sempre fonti del Carroccio, oltre a sottolineare come sia “confermata la destinazione dello 0,2% degli investimenti al dissesto idrogeologico“.

“Il nostro obiettivo è tutelare i gioielli di famiglia ma allo stesso tempo di dismettere tutto quello che non serve dello stato di immobili o di tutti questi beni che sono di secondaria importanza”, ha risposto Di Maio a chi chiedeva maggiori dettagli sulle dismissioni immobiliari. “Deve essere chiara una cosa – ha ribadito – nel programma di dismissioni non ci sono i gioielli di famiglia. Stiamo parlando di immobili, di beni secondari dello Stato e sicuramente la dismissione avrà un effetto positivo per la riduzione del debito”.

“Per quanto riguarda eventuali clausole di salvaguardia il nostro obiettivo è il 2,4% di deficit perché crediamo nella crescita all’1,5%”, ha spiegato ancora Di Maio. “Non abbiamo aggiunto niente a quello che già leggete nella manovra di bilancio ma c’è l’impegno a mantenere quelli che sono i saldi indicati, quindi non facciamo i furbi sul deficit ma allo stesso tempo manteniamo gli impegni con gli italiani”, ha concluso.

Già prima che il vertice cominciasse   ci aveva pensato Salvini a ribadire la linea: “Stiamo lavorando a una manovra che garantisce più posti di lavoro, più diritto alla pensione e meno tasse non per tutti ma per tanti italiani. Se all’Europa va bene siamo contenti, sennò tiriamo dritto“. Alla domanda se la manovra cambierà, Salvini aveva risposto di no scuotendo la testa prima di entrare a Palazzo Chigi.

“Sulla manovra c’è qualcosa da modificare, ma non in base alle richieste di Bruxelles. Si cambia in base a quello che succede in Italia, ad esempio a causa del maltempo“, ha detto il vicepremier leghista in un’intervista al giornale Leggo rilasciata poco prima. “Stiamo facendo la conta dei danni e rischiano di essere 5 miliardi di euro. Quindi è chiaro che dobbiamo mettere più soldi alla voce investimenti sul territorio. Perché ce lo chiede la situazione”, ha aggiunto.

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