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Martedì, 13 Novembre 2018

Salvini: «Non passo per scemo: in quel Cdm Conte leggeva e Di Maio scriveva»

Con una lettera durissima - anche più delle attese - che illustra nel dettaglio la "deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità", la Commissione europea accende ufficialmente i riflettori sul 'caso Italia', che già preoccupa molti leader in Europa. Finirà anche sul tavolo dei commissari martedì prossimo, che firmeranno la bocciatura formale della manovra, e dell'Eurogruppo il 5 novembre, che darà appoggio politico alla decisione dei tecnici Ue. 

Due passi scontati, se l'Italia entro lunedì non assicurerà, per iscritto, che cambierà la manovra e farà scendere il deficit invece di aumentare la spesa. Il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, difende i piani del Governo e ridimensiona le accuse dell'Ue. Ma non trova grandi sponde tra i colleghi all'Euro summit: dalla Germania all'Austria, dalla Francia all'Olanda, alla Finlandia e al Lussemburgo, è ampio il fronte di chi chiede il rispetto delle regole comuni. Concetto ribadito anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha messo in guardia dal contestare le regole Ue perché si danneggia la crescita.  

Ma l'Italia risponderà alla lettera di richiamo dell'Ue sulla manovra entro i tempi previsti, ovvero entro mezzogiorno di lunedì' prossimo. E' quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi che sottolineano come, in questa fase, la volontà del governo italiano è quello di un "dialogo costruttivo" con la commissione Ue e, allo stesso tempo, non emerge la volontà di isolare l'Italia da parte dei partner Ue. Al momento non si prevede un incontro con Jean-Claude Juncker viste anche le agende, piuttosto fitte, sia del presidente della commissione sia di Conte.

Lo spread Btp/Bund rallenta a 332 punti base dopo aver toccato stamani quota 340, con un rendimento del Btp decennale al 3,73%. Spread in forte rialzo anche sulle scadenze più lunghe: sul 30 anni è a 305 dopo aver superato stamani 310, a un passo dai massimi dal 2012, con un rendimento che ha superato il 4%.

Pero resta molto alta la tensione fra Lega e M5s sul condono, anche se il premier Giuseppe Conte cerca di rafreddare il clima. «Io sentirò tutti, però inizio ad arrabbiarmi, perché in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva». Così il vicepremier Matteo Salvini, a Mezzocorona, in Trentino, nella giornata di chiusura della campagna elettorale per le provinciali. «Se lo spread arriva a 350 perché questi litigano è un problema. Io domani vado a Roma, sereno, riscriviamo e rileggiamo tutto, però, ripeto, la verità è che in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva», ha insistito Salvini.

Salvini vuole andare dritto su tutto, dal decreto fiscale alla legge sulla legittima difesa che ai 5Stelle non piace, e insiste: «Invece di dare spettacolo, dobbiamo risolvere, è già lo stiamo facendo, i problemi dei cittadini». E Conte? «Bisogna aiutarlo, non creargli altri problemi. Questa storia delle manine e delle manone è assurda. Non ci sono regie occulte, invasioni degli alieni o scie chimiche! Io cerco di vedere la realtà e non faccio trabocchetti, non faccio sgambetti, non credo ai fumetti. E se c'è chi crede alle teorie del complotto, io non sono mai stato tra questi». Cioè i 5Stelle. Non è un tipo che s'arrabbia Salvini, e sembra tranquillissimo come al solito in mezzo alla gente e al profumo di una nuova vittoria elettorale in Trentino e Alto Adige. Però ieri mattina, con qualche interlocutore, si sarebbe sfogato così a proposito di M5S: «Sono ridicoli. Non sanno neanche che cosa leggono e che cosa firmano».

«Noi - incalza ora Salvini - abbiamo sempre sinceramente appoggiato le proposte di M5S. Ci atteniamo al Contratto di governo sempre e comunque. Quello è la vera garanzia per tutti, ma va rispettato da tutti». In ogni caso, tra domani e dopodomani, i due dioscuri dovrebbero vedersi, e trovare una via d'uscita condivisa. Perché né Di Maio né Salvini hanno interesse in questo momento a fare saltare il banco. Luigi per ovvi motivi di crisi di consenso, almeno secondo i sondaggi, e Matteo perché ha bisogno di (relativa) tranquillità per giocarsi bene i 190 giorni che mancano da qui alle elezioni europee di maggio. Intanto, Salvini non ci sta ad essere considerato il leader di un partito di «manipolatori», non vuole toccare il decreto fiscale e non vuole minimamente la crisi di governo. Sul punto numero due, di questi tre, si troverà probabilmente un qualche rattoppo. Ma anche questa, come la verifica, è parola da vecchia politica.

Poi su Facebook salvini insiste: «Uno leggeva il testo incriminato e uno scriveva. Chi erano? Uno era Conte, che ha tutta la mia stima galantuomo, e l'altro Luigi Di Maio che verbalizzava, un'altra persona corretta e coerente con cui lavoro bene e conto di lavorare bene per i prossimi 5 anni». «Io ero in mezzo fra i due: Conte, Salvini, Di Maio». Lo dice Matteo Salvini su Fb, sottolineando che se i 5S non vogliono le misure del dl fiscale «quella roba lì non c'è. Ma passare per l'amico dei condonisti, proprio no».

«Se c'era qualcosa che non andava bene non c'era bisogno di questo can can: si alzava il telefono, Conte o Di Maio, e si cambiava tutto», ha detto Matteo Salvini in diretta Facebook. «Bisogna serrare le fila, compatti Lega e M5s. Rispettosi del contratto di governo ma senza fare scherzi. Ho aspettato senza dir nulla per ventiquattro ore e porto pazienza. Però per scemo non passo. Se qualcuno dei M5s ha cambiato idea cambiamo tutto da cima a fondo. Ma la verità storica è agli atti: quelle 4 paginette ci sono a Palazzo Chigi, con le annotazioni del premier verbalizzate da Di Maio», ha aggiunto Salvini.

«Domani andiamo in Cdm - volevo andare a Cernobbio ma prenderò un aereo con mia figlia - non per polemizzare. Io non voglio far saltare niente e spero che anche i 5 stelle  vogliano proseguire in questa esperienza», ha proseguito il ministro in diretta Facebook. «Però il decreto fiscale in Consiglio dei ministri era letto da Conte e verbalizzato da Di Maio. Io ero in mezzo tra i due: adesso passare noi per quello che hanno fatto tutto, no», ribadisce.

«Il governo va avanti, certo, ci mancherebbe altro. Però la pazienza ha un limite. Adesso finire come Lega in mezzo alle beghe dei Cinquestelle, no. Si telefonassero», ha affermato ancora il vicepremier.

«Noi siamo persone ragionevoli. Se i 5 stelle hanno cambiato idea, basta dirlo. Se Fico è Di Maio hanno cambiato idea, basta dirlo, noi siamo qui», aveva già detto il vice premier. «Lo dicono - ha aggiunto - ci sediamo al tavolo, si va avanti. Meglio per telefono che in tv». «Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi», aveva affermato invece poco prima Salvini. 

Stralciare le parti del decreto fiscale contestate dal M5s? «Tutto si può fare», ha poi sottolineato Salvini ai microfoni di Stasera Italia, in onda stasera su Retequattro. «Basta che quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva. Io sono qua per risolvere i problemi, non per crearli», ha aggiunto Salvini che si dice «fiducioso per l'incontro con Di Maio».

Polemiche anche sul decreto sicurezza. «La scadenza per la presentazione degli emendamenti è oggi: perché i 5Stelle hanno presentato 81 emendamenti come se fossero all'opposizione? Ragazzi non è così che si lavora, non è cosi che si fa tra alleati. Io poi sono ben contento se c'è qualcosa è da migliorare», ha sostenuto Salvini.

«Sono tranquillissimo si lavora come sempre ma noi abbiamo il dovere di dire sempre la verità ai cittadini, sono sicuro che una soluzione la troveremo: mica si vuole far cadere il governo sul condono a chi fa autoricilaggio o riciclaggio di denaro?», ha detto il vicepresidente del Consiglio a Repubblica Tv. 

Intanto "Manterrò un dialogo costruttivo con ogni Stato membro per assicurarmi che restino impegnati in traiettorie di bilancio sane. Lo farò nell'interesse dei cittadini della zona euro e della sua stabilità poiché l'esperienza di questi ultimi anni ci ha dimostrato che un'applicazione intelligente delle regole può stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro, riducendo il deficit e, a lungo termine, il debito". Lo ha detto il commissario Ue Pierre Moscovici nel suo intervento al forum Italia-Francia all'Aspen Institute

Dialogare è fondamentale, sappiamo tutti che la questione è delicata non abbiamo interesse a creare ulteriori tensioni, la 'palla' è ora nel campo delle autorità italiane che ci risponderanno entro lunedì". Così il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici in conferenza stampa al termine della sua visita in Italia, sottolineando che "la decisione della Commissione sarà basata sull'interesse generale, la missione della commissione Ue è assicurare prosperità economica" a tutti gli Stati "e restiamo fedeli a questa missione". Da parte della Commissione europea "nessuna decisione è stata presa, la risposta del ministro Tria sarà molto importante". Lo ha detto il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici sottolineando che sarà "decisivo l'impegno del ministro dell'Economia per rilanciare la crescita ed abbassare il debito".  

"Come Unione Europea, non siamo disposti ad accettare il rischio di caricarci questo debito per l'Italia". Così il cancelliere austriaco Sebastian Kurz arrivando al summit Ue-Asia a Bruxelles. "L'Ue è un'economia e una comunità di valori, e funziona perché ci sono regole comuni a cui tutti devono aderire", ha avvertito Kurz, sottolineando che "se si rompono queste regole, e l'Italia si allontana da Maastricht, allora significa che l'Italia si mette in pericolo, ma ovviamente mette a rischio anche gli altri". Intanto Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha avuto a Roma una riunione con il commissario europeo responsabile per gli affari economici, Pierre Moscovici, in cui si è discusso anche del documento programmatico di bilancio italiano. Lo riferisce la Farnesina, spiegando che i due "hanno, in particolare, concordato sull'importanza di mantenere la discussione in un'atmosfera improntata a un corretto, leale e costruttivo confronto delle rispettive valutazioni, in coerenza con le normative vigenti".   

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