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Giovedì, 15 Novembre 2018

Flat tax, reddito, pensioni, "pace fiscale": la manovra

Più che una pace, la si potrebbe definire una tregua fiscale. Esattamente come quella raggiunta tra Lega e Movimento Cinque Stelle dopo il lunghissimo vertice che ha preceduto il consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto fiscale e alla manovra di bilancio. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria, prova a rassicurare dopo le voci di un suo passo indietro: «Non mi dimetto dopo la manovra», dice, «non sono masochista». E poi aggiunge: «Non vogliamo far saltare in aria l'Europa». Ma lo scontro tra i soci del governo è stato duro. Il Carroccio porta a casa la cancellazione di tutte le cartelle esattoriali sotto i mille euro emesse dalla vecchia Equitalia tra il 2000 e il 2010. Sono un quarto del totale.

Saranno mandate al macero a fine anno con un costo di oltre 500 milioni di euro. Il partito guidato da Matteo Salvini ottiene anche la «dichiarazione integrativa», il condono vero e proprio al quale il Movimento Cinque Stelle si è opposto fino alla fine. Luigi Di Maio però, è riuscito a piazzare una serie di paletti alla sanatoria: ci sarà un tetto di 100 mila euro alle somme regolarizzabili, bisognerà aver presentato la dichiarazione dei redditi negli ultimi cinque anni (non si potrà essere cioè, sconosciuti al Fisco); è si potrà condonare al massimo il 30% di quanto dichiarato l'anno precedente. Per regolarizzare questo nero si dovrà pagare il 20% più tutta l'Iva non dichiarata.

Pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax. Ma anche sterilizzazione degli aumenti dell'Iva e pace fiscale. Ecco la manovra da 37 miliardi del governo gialloverde.

Il primo impegno del contratto di governo è la sterilizzazione degli aumenti che scattano il primo gennaio 2019 (dal 10 all'11,5% per l'aliquota più bassa, dal 22 al 24% per quella più alta).

Il superamento della legge Fornero è una misura che entrambe le forze di governo rivendicano. L'obiettivo è di garantire la possibilità di andare in pensione a chi tra età e contributi arriva a 'quota 100', probabilmente partendo dalla combinazione 62-38. Il costo è di 7 miliardi di euro e il meccanismo dovrebbe partire a febbraio.

Per la bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l'impiego. L'attivazione vera e propria della misura scatterà nei primi tre mesi del 2019. L'assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica "geografica", con l'obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o Regione.

'L'accordo raggiunto dopo un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla legge di bilancio stabilisce un'aliquota al 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà prevista l'opzione di dichiarazione integrativa ma con la possibilità di far emergere fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate e comunque con un tetto di 100.000 euro per periodo d'imposta. Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado (o il 50% in caso di vittoria in primo grado). Allo stesso tempo, con la rottamazione ter delle cartelle Equitalia saranno cancellati sanzioni e interessi, dilazionando i pagamenti in 20 rate in 5 anni e arriverà lo stralcio delle minicartelle sotto mille euro accumulate dal 2000 al 2010.

Il taglio delle pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese nella parte di assegno non coperta dai contributi pagati porterà nelle casse dello Stato un miliardo di euro nell'arco di un triennio. La precisazione temporale è arrivata dopo gli annunci di Luigi Di Maio.

Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30.000 euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50.000 euro. L'obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65.000 euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under35 godrebbero di un supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.

L'aliquota al 24% scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

Nella manovra aumenta la tassazione sul gioco d'azzardo. Arrivano norme anche per chiudere il pregresso sulle sigarette elettroniche che negli obiettivi consentirebbe di salvaguardare migliaia di posti di lavoro nel settore.

Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l'Ace, l'Aiuto alla crescita economica, e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal primo gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa tre miliardi.

Per legge i ministeri devono operare tagli per un miliardo l'anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però superiore, pari a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi in 3 anni sull'immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019, derivanti, secondo Matteo Salvini, da minori sbarchi e dal taglio "dei famosi 35 euro al giorno".

Il capitolo investimenti è quello più gradito al ministro dell'Economia, Giovanni Tria. E' previsto che valga lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a sbloccare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e con una revisione della soglia per gli appalti senza gara.

La novità è l'arrivo di un secondo decreto, che scorpora dal dl fiscale norme altrimenti non omogenee. Il dl rinominato "taglia scartoffie e leggi inutili" cancella oltre 100 adempimenti per le imprese" e ingloba misure per garantire una Rc auto "più equa"; per sancire l'incompatibilità tra ruolo di governatore regionale e commissario alla sanità "per non avere più casi De Luca"; per bloccare i pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la P.a. (norma Bramini) e per bloccare "i medici furbetti che aumentano la lista di attesa per l'intramoenia". 

Il differenziale segna 297 punti contro i 304 dell'apertura. Il rendimento del decennale italiano è pari al 3,48%.

Le Borse europee aprono deboli con gli investitori che sono in una fase in cui si attendono sviluppi sul fronte delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, l'arrivo delle trimestrali e le ripercussioni sul prezzo del petrolio con i rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita. L'indice d'area Stoxx 600 è piatto (+0,05%). Avanzano Francoforte (+0,2%) e Madrid (+0,49%), in calo Londra (-0,14%), piatta Parigi (-0,01%).

Nel corso dell'incontro Juncker è poi tornato sull'argomento ribadendo che, se Bruxelles accogliesse così com'è la proposta di legge di bilancio presentata dall'Italia ci sarebbero «reazioni violente da parte di altri Paesi dell'Eurozona. L'euro è una moneta che appartiene a tutti - ha detto ancora il presidente della Commissione - e questo significa che deve essere gestita in modo collettivo». «Non accetto che si dica che l'Italia sia stata tratta in modo ingiusto, almeno non dalla Commissione», ha poi aggiunto ricordando che «la Commissione e io stesso siamo accusati da più governi in Europa e da più gruppi al Pe di essere stati troppo flessibili con l'Italia». «Ho voluto cambiare la griglia di lettura del Patto di stabilità e crescita - ha proseguito - aggiungendogli una griglia di lettura che rispetta i cicli di crescita propri di ciascun Paese. In seguito agli elementi di flessibilità introdotti nell'applicazione del Patto, l'Italia ha potuto spendere 30 miliardi di più che non avrebbe potuto spendere prima. Noi abbiamo introdotto le clausole di flessibilità per tenere contro delle riforme strutturali, non sufficienti ma comunque fatte, abbiamo tenuto conto della clausola per gli investimenti, abbiamo tenuto conto dei costi dei terribili terremoti che hanno colpito l'Italia e potrei continuare la lista».

E ha spiegato ancora: «Non ho commenti da fare sulle misure contenute» nella manovra, ma «guardo ai risultati in termini di bilancio e saldo». Il punto è quello di «rispettare gli impegni presi. Quelle dei contenuti è un affare italiano» e «se dicessimo che siamo contro» questa o quella misura «ci attaccherebbero. Giudicheremo senza entrare nei contenuti». 

«La Commissione non interviene sulle scelte specifiche della legge di bilancio italiana, ma si occupa del 'risultato finale, del saldo'. E a prima vista c'è uno scarto tra ciò che è stato promesso e ciò che il governo ha presentato oggi: mi interessa il saldo, ci sono gli impegni presi dall'Italia dal governo precedente e dal governo (di oggi) a livello del Consiglio europeo e a livello dei ministri delle finanze», ha poi aggiunto il presidente della Commissione europea nel corso di un'intervista a Radio 24. 

 

 

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