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il Viminale ha espresso "stupore" per gli interventi del Quirinale

Sono scesi in poco più di 40 minuti dalla nave Diciotti i 67 migranti che erano stati soccorsi dal rimorchiatore Vos Thalassa e poi trasbordati sulla nave della guardia costiera. E' stato determinante l'intervento del Colle che ha interloquito con Palazzo Chigi e che ha portato il premier Conte all'annuncio: "lo sbarco inizierà stasera". E così è stato, anche se il Viminale ha espresso "stupore" per gli interventi del Quirinale. I primi a scendere nel porto di Trapani sono stati i due migranti indagati in stato di libertà dalla Procura per violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell'equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa. Sono il sudanese Ibrahim Bushara e il ganese Hamid Ibrahim. Entrambi erano scortati dalla polizia. Per loro, twitta il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, "la pacchia è finita". 

Il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, ha definito la lunga attesa della Diciotti "una vicenda surreale, degna di una storia di Pirandello". "L'importante per il momento - ha osservato - è che tutto è finito bene grazie anche all'intervento dei due presidenti" A bordo di nave Diciotti c'erano anche tre donne, due minorenni non accompagnati, un pakistano di 16 anni e un egiziano di 17. Il numero maggiormente numeroso era rappresentato da migranti provenienti dal Pakistan che sono 23. Sono 12 quelli che arrivano dal Sudan, 10 dalla Libia, sette dalla Palastina, 4 ciascuno da Marocco e Algeria, due dall'Egitto, e uno ciascuno da Ciad, Nepal, Yemen, Ghana e Bangladesh. Una delle donne ha una ferita a un piede. La sua condizione è sotto valutazione medica e potrebbe essere ricoverata in ospedale, assieme al bambino che è con lei. Gli altri saranno condotti nel Cie di contrada Milo. Lo sbarco è avvenuto sul molo Ronciglio davanti a circa 50 curiosi che hanno scattato foto e girato video con i telefonini, attratti dalle notizie arrivate in una città apparsa silente. E quando passa il bus con i migranti a bordo scatta un lungo e sentito applauso.

Sulla Diciotti "andrò fino in fondo fino a quando qualcuno non verrà assicurato alla giustizia" ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini a Rtl sottolineando di essere "ministro dell'Interno e farò di tutto per difendere la sicurezza degli italiani, quello che sto facendo è bloccare partenze, sbarchi e morti".

Il presidente della Repubblica "non si è mai intromesso in quello che io ho fatto come ministro dell'Interno. Io non ho niente da chiarire; se comunque Mattarella vuole capire cosa ho fatto io sono a disposizione, ma la lotta ai clandestini è una delle priorità del Paese. L'unica cosa che mi farebbe arrabbiare è che tutti gli sbarcati della Diciotti finissero a piede libero, qualcuno deve pagare, ci deve esser certezza della pena. Mi auguro la procura faccia in fretta, non può finire a tarallucci e vino", ha ribadito Salvini.

Il lavoro dei magistrati della Procura di Trapani venga lasciato proseguire senza interferenze". A chiederlo a proposito del caso della nave Diciotti l'Anm, che ritiene ogni richiesta di intervento "ingiustificata e non in linea con i principi di autonomia e indipendenza fissati dalla Costituzione, cui tutti devono attenersi".

"I magistrati lavorano in piena indipendenza ed autonomia rispetto al potere politico: voglio rassicurare tutti. Salvini ha espresso il suo parere, voleva dire che se qualcuno ha sbagliato deve pagare, ma i fatti parlano chiaro e lo stanno dimostrando proprio con il caso Diciotti". Così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a margine della riunione informale dei ministri della Giustizia Ue in corso ad Innsbruck, in merito alle polemiche per l'intervento del ministro dell'Interno sulla nave della Guardia Costiera.

"Io credo che se il presidente è intervenuto bisogna rispettare le sue decisioni". Così il vicepremier Luigi Di Maio, rispondendo ad una domanda sulla vicenda dei migranti sulla Diciotti ad Agorà su Rai tre.

Se Salvini "abbia esagerato o meno non mene frega niente, la cosa importante è che con l'intervento del presidente si sia sbloccata la situazione". "Io penso - ha proseguito - che abbia competenza la magistratura, ma deve esserci un messaggio chiaro: i cittadini si aspettano che la giustizia trionfi sempre e in questi casi bisogna accertare che (se ci sono stati degli illeciti ndr) le persone siano individuate e perseguite".

Saranno sentiti da personale della squadra mobile della Questura, dello Sco della polizia di Roma e da militari del Nsi della guardia costiera. Tra loro anche il sudanese Ibrahim Bushara e il ganese Hamid Ibrahim, i due indagati per violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell'equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa.

La procura di Trapani vuole fare chiarezza sull'esatta dinamica di quanto è accaduto sulla Vos Thalassa dopo il soccorso dei migranti. L'equipaggio avrebbe detto di essersi sentito minacciato gravemente quando i migranti hanno scoperto che la nave li stava riportando indietro. Secondo il racconto del comandante gridavano "no Libia, Libia, sì Italia". E avrebbero circondato l'equipaggio, spintonando il primo ufficiale. Così sono scattati i contatti con la sala operativa della capitaneria di porto di Roma, che ha inviato sul posto la Diciotti che ha effettuato il trasbordo.

Intanto e' trascorsa tranquilla la notte nell'Hotspot di contrada Milo dove sono stati trasferiti nella tarda serata di ieri i 67 migranti sbarcati da nave Diciotti. I due indagati sono arrivati con un'auto della polizia, gli altri con un bus che quando ha lasciato il porto di Trapani è stato lungamente applaudito da una 50 di persone presenti sul molo Ronciglio.

"Non abbiamo aggredito nessuno, ci sono stati 5-10 minuti di grande confusione e paura, ma non volevamo fare del male ad alcuno. Eravamo terrorizzati non volevano tornare in Libia: eravamo pronti a tuffarci in mare e a rischiare la vita piuttosto che ritornare a terra". Sono i racconti di alcuni dei 67 migranti soccorsi dalla Vos Thalassa, sbarcati ieri sera a Trapani dalla Diciotti, riportati da Sahar Ibrahim, operatrice italo-egiziana di Unicef/InterSos a bordo dalla nave della Guardia costiera italiana.

Intanto una motovedetta della Guardia costiera ha soccorso in mare e condotto a Lampedusa 31 siriani, tra loro 17 bambini, 10 dei quali indossano magliette rosse, e una donna incinta. Il gruppo di migranti è da poco sbarcato al molo Favaloro dell'isola.

Comunque e partito l'assalto a Matteo Salvini. Dopo la telefonata di Sergio Mattarella a Conte per sbloccare la situazione della nave Diciotti, ora la sinistra mette nel mirino il ministro dell'interno che non avrebbe voluto autorizzare lo sbarco dei migranti senza vedere almeno un migrante in manette dopo la rivolta sulla Vos Thalessa.

Secondo il quotidiano il Giornale stamattina il primo a mettere sul tavolo le dimissioni del leghista è stato Maurizio Martina. Ma il reggente del Pd ha ricevuto in tutta risposta poche parole con cui Salvini ha liquidato la sua idea. Ora, però, la pressione sul Viminale arriva da quasi tutto lo chiarimento della sinistra. E insieme alle richieste di dimissioni o alle mozioni di sfiducia, arrivano pure gli insulti.

"Salvini non si è dimostrato all'altezza del ruolo di ministro degli Interni - attacca Rossella Muroni, vicepresidente del gurppo LeU alla Camera - e come opposizione non possiamo che rispondere presentando una mozione di sfiducia nei suoi confronti". Il partito di Pietro Grasso adesice così alla proposta avanzata da Pippo Civati, il cui partito - Possibile - rivendica di aver raccolto "migliaia" di firme online alla richiesta di mozione di sfiducia per il leghista. "Con la vicenda Diciotti - continua Muroni - le dichiarazioni sulla necessità di ammanettare i migranti presunti responsabili di un presunto dirottamento della nave prima di farli scendere a terra, ha dimostrato ancora una volta di voler andare oltre le sue competenze e di non tenere in alcuna considerazione la separazione dei poteri".

Gli insulti sono arrivati invece da un altro esponente di Leu, Nicola Frattoianni. "Questo povero Paese - affonda - ha dovuto assistere ad una nave della nostra Marina Militare condannata ad una via crucis in mare e nel porto di Trapani, con 67 esseri umani, tenuti sotto sequestro di un piccolo sadico, perchè questo è ormai il ministro dell'interno. Un piccolo sadico come quei bambini che danno fuoco al formicaio godendo dello spettacolo delle formiche che bruciano o che infilano gli spilli nelle code delle lucertole".

Ci mette il carico da undici Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali, sparandola più grossa degli altri: "La procura di Trapani dovrebbe aprire un'inchiesta per sequestro di persona a carico del Ministro Salvini e del Ministro Toninelli. Non è accettabile che senza alcuna motivazione e senza alcuna prova 67 persone stiano state trattenute in questo modo. E che si sia impedito ad una nave della Marina Italiana di poter attraccare in in porto del nostro Paese".

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