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Lunedì, 25 Settembre 2017

Luigi Di Maio: ci hanno svenduti per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d'Europa

"Stiamo incontrando il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. Ci ha confermato, dopo averlo chiarito anche in audizione al Parlamento Ue, che Triton, voluta da Renzi, prevede che tutti i migranti siano portati in Italia.

Questa è la verità: ci hanno svenduti per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d'Europa, pensando di poterci trattare come gli scemi, convinti che saremmo rimasti in silenzio". Lo scrive, in un post su facebook, il vicepresidente della Camera M5S Luigi Di Maio, in queste ore a Bruxelles.

Sarà rivista l'operazione Triton ed i Paesi Ue dovranno far fronte ai loro impegni di rafforzarla. Lo comunica il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, dopo aver ricevuto nella sede di Varsavia la delegazione italiana guidata dal direttore della Polizia delle frontiere, Giovanni Pinto. Soddisfatto il Viminale che aveva chiesto con urgenza l'incontro ed oggi parla di "un altro passo avanti". Pinto ha messo sul tavolo dell'Agenzia europea delle frontiere la richiesta che "nel caso di massiccio afflusso di migranti", come avvenuto una paio di settimane fa con 12mila sbarchi concentrati in un weekend, sia possibile sbarcare le persone soccorse nei porti di altri Paesi Ue. 

Tutti i partecipanti all'incontro hanno riconosciuto che l'Italia sta affrontando "una straordinaria pressione ed ha bisogno di un supporto addizionale dall'Ue e da Frontex". Non c'è però stato - nè poteva esserci in questa fase di discussione preliminare in un tavolo tecnico - l'ok alla proposta di Roma. Sarà comunque costituito "senza ritardi" un gruppo di lavoro per identificare quello di cui c'è bisogno per rivedere il "concetto operativo" di Triton, alla luce delle decisioni già raggiunte a livello politico in seguito al piano d'azione presentato dalla Commissione europea lo scorso 6 luglio.

Frontex ed alcuni Stati membri, infatti, vogliono condividere le loro esperienze operative per aiutare a sviluppare il codice e, una volta adottato, valutare come impatta sulle operazioni dell'Agenzia europea. Frontex, inoltre, che attualmente dispiega 400 persone, 12 navi, 3 aerei e 4 elicotteri per assistere l'Italia nella gestione della pressione migratoria e combattere il crimine transfrontaliero, si è impegnata a rafforzare la sua presenza negli hoptspot per aiutare le autorità italiane a velocizzare le procedure di identificazione e registrazione dei migranti e l'iter dell'asilo. L'Agenzia ha anche proposto di espandere l'uso di un aereo da ricognizione che manda in tempo reale video ed altri dati dal Mediterraneo Centrale al Frontex situation centre di Varsavia. Infine, è pronta ad aumentare il suo sostegno all'Italia nell'area dei rimpatri. Parecchi Paesi europei sono pronti a partecipare ai programmi, ma questo, rileva Frontex, "richiede una capacità di detenzione aggiuntiva" per i migranti che dovranno essere rimpatriati.

"Non siamo all'altezza di quello che deve essere la Francia": lo ha detto il primo ministro, Edouard Philippe, cominciando ad illustrare il piano migranti del governo di Parigi, che ha l'obiettivo di "garantire il diritto d'asilo" e "controllare meglio i flussi migratori".

Quanto al diritto d'asilo, Philippe ha promesso la creazione di 7.500 posti di accoglienza - 4.000 nel 2018 e 3.500 nel 2019. Il premier ha annunciato anche la creazione di "5.000 posti" nello stesso biennio per aiutare i rifugiati ad ottenere un alloggio.
I migranti a cui non verrà riconosciuto il diritto d'asilo diventeranno "l'oggetto di una misura di allontanamento", ha detto ancora Philippe, sottolineando la volontà di "ridefinire il quadro giuridico" dei richiedenti asilo. Con coloro che otterranno lo status di rifugiati "dovremo essere esemplari" ha poi aggiunto Philippe. Il disegno di legge sarà presentato a settembre all'Assemblea Nazionale.

l'Italia registra l'appoggio del ministro greco per le migrazioni Ioannis Mouzalas, secondo cui le richieste di Roma all'Europa "sono giuste: un problema europeo ed internazionale non può avere una soluzione nazionale". Mentre una bacchettata arriva da Praga. La Repubblica Ceca rimprovera all'Italia di non aver permesso i colloqui di sicurezza con dieci possibili candidati alla relocation e di non aver risposto ai successivi tentativi di contatto da parte ceca.
Intanto scrive Patrizio Nissirio  : "Le richieste dell'Italia all'Europa sono giuste: un problema europeo ed internazionale non può avere una soluzione nazionale": lo dice in un'intervista all'ansa il ministro greco per le migrazioni Ioannis Mouzalas, per il quale "la solidarieta' europea non e' una questione sentimentale o etica, e' un obbligo legale. Sono d'accordo con quello che ha detto il ministro Marco Minniti a Tallinn, non puo' essere che il salvataggio sia internazionale, ma l'accoglienza nazionale". 

Mouzalas, che e' in Italia per uno scambio di esperienze sull'integrazione, che lo ha portato ieri a Riace in Calabria, e che prevede incontri con il presidente della Camera Laura Boldrini e con il sottosegretario all'Interno Domenico Manzione, sottolinea che "nessuno meglio della Grecia capisce l'Italia.

Noi nel 2015 abbiamo avuto un milione di arrivi in sei mesi.

L'unica soluzione e' replicare con la Libia, dove la situazione e' pero' piu' difficile, l'accordo Ue-Turchia, che sta funzionando". "Aiutarli a casa loro? Sarei d'accordo, ma ci vuole tempo, meglio aiutare la gente prima che salga sulle barche - spiega il ministro - Occorre creare un modo legale, corridoi umanitari con cui i rifugiati arrivino in Europa, per esempio organizzando campi gestiti dall'Unhcr lungo tutta la tratta che dalla Nigeria va alla Libia, e per chi arriva in Europa, far funzionare i ricollocamenti. 

E' l'unico modo, perche' anche in Grecia, come in Italia, oltre la meta' di coloro che arrivano sono migranti economici". Per Mouzalas, grazie ai ricollocamenti, le richieste di asilo potrebbero e dovrebbero essere processate in tutta Europa, "e non nei paesi di prima ricezione. "E poi è urgente che ci sia un meccanismo europeo dei rimpatri, perché ad esempio, la Grecia non può rimpatriare un pachistano, perché non abbiamo un accordo con quel paese, ma il Regno Unito può, e lo stesso con l'Afghanistan, ma la Germania potrebbe. Perché, dunque, non creare questo meccanismo?".

La Grecia, ricorda, ha affrontato ed affronta le migrazioni ma oggi in Grecia arrivano 80 persone al giorno, grazie agli accordi con Ankara nel mezzo di una crisi economica drammatica che va avanti da anni. "Gli abitanti delle isole dell'Egeo hanno dato inizialmente una grande risposta di solidarietà, ma ora le cose sono cambiate, perché in Europa si è iniziato a parlare di quelle isole come le 'Ellis Island' (l'isola dove venivano processati gli immigrati a New York) europee. Ed ora hanno paura. Noi, come governo, cerchiamo di calmare quella paura".

Infine un'osservazione su Ong e salvataggi: "Fanno un lavoro importante, ma non si capisce perché alcuni obiettano ad avere delle regole da rispettare, come la trasparenza economica, o la presenza di un funzionario Ue di collegamento a bordo.
Faciliterebbe il loro lavoro. La proposta italiana sulle regole è giusta e ragionevole".

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