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Martedì, 27 Giugno 2017

Trattati Roma: allerta su eventuali infiltrati nei cortei

Quel pomeriggio a Roma pioveva a dirotto. Il 25 marzo 1957 la primavera non fece sconti alla Città eterna, ai suoi ospiti e ai Trattati costitutivi della Comunità economica europea e della Comunità europea dell'energia atomica. Scrosci brevi e intermittenti bagnavano le bandiere di Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo che facevano un po' di fatica a sventolare sul Palazzo dei Conservatori mentre le automobili delle delegazioni cominciarono ad arrivare davanti al Campidoglio attraverso un corridoio tenuto libero dagli agenti.

E, alle 18.00 in punto, i rintocchi della 'patarina', la storica campana del Campidoglio, risuonarono nella piazza michelangiolesca per annunciare l'inizio della cerimonia nella Sala degli Orazi e Curiazi. Le foto di quel giorno, in un bianco e nero un po' sbiadito, non ci rimandano il fasto - forse discutibile per gli occhi di oggi - del damascato rosso che ricopriva il lungo tavolo di noce dove i ministri e capi delegazione avevano preso posto. Ma la solennità, sessant'anni dopo, è intatta. E anche se quel giorno più che certezze c'erano punti interrogativi, il cantiere dell'Europa fu ufficialmente aperto.

Quando venticinque anni fa i trattati di Maastricht segnarono la nascita dell'Unione Europea e posero le basi per la moneta unica, il mondo correva ancora sull'onda lunga dell'ottimismo successivo alla caduta del muro di Berlino. Un anno prima il politologo statunitense Francis Fukuyama, in un celebre saggio, aveva parlato di Fine della storia: il modello del libero mercato e della società aperta avrebbe trionfato ovunque con Washington nel ruolo di supremo garante. 

Oggi la tempesta euro scettica si è abbattuta su tutti i sistemi politici d'Europa e in molti Paesi, tra i quali l'Italia, l'euro è diventato il simbolo del deterioramento economico di quella piccola e media borghesia che guarda con crescente rabbia a una classe dirigente accusata di aver tradito le promesse di quel 7 febbraio 1992 che sembrava dover aprire agli europei i cancelli di un futuro più stabile e prospero. 

Se il fuoco del nazionalismo è tornato a bruciare, ad alimentarlo è stato però anche l'atteggiamento di governi che in un'ottica nazionale hanno continuato a pensare, dimostrando spesso di essere i primi a non aver creduto nel sogno di un'Europa davvero unita

Cosi domani si preparano  di festeggiare il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, che celebreranno i capi di Stato e di Governo della Ue e vogliono che sia un'occasione per rilanciare il nostro progetto comunitario 

C'è la 'tradizionale' minaccia dei black bloc, intenzionati a fare devastazioni nel corso delle manifestazioni di sabato a Roma per i 60 anni dei trattati di Roma. E c'è quella imprevedibile del 'lupo solitario', del jihadista self starter che può seminare il terrore semplicemente alla guida di un'auto, come si è visto ieri a Londra.

Intanto la questura ha individuato una "zona verde", compresa fra via del Tritone e via Nazionale, dove sono vietate le manifestazioni, e un'altra "blu", intorno al Campidoglio, dove sono attesi i leader della Ue. Diverse migliaia di uomini delle Forze dell'ordine, fra polizia, carabinieri e guardia di finanza, saranno impegnati nel servizio di ordine pubblico. Almeno un migliaio gli uomini in borghese.

l'Enac ha comunicato che lo spazio aereo sarà chiuso su Roma e le zone circostanti. Dalle ore 6 di oggi 24 marzo, alle ore 23 di domani 25 marzo, sono vietati tutti i voli, inclusi quelli con velivoli ultraleggeri e i voli con i mezzi a pilotaggio remoto (droni), in un'area circolare avente un raggio di circa 10 chilometri nel centro della citta

Minniti ha chiesto di rafforzare ulteriormente i controlli nelle aree di maggiore afflusso di persone anche n vista delle cerimonie di sabato, nonché verso i luoghi che notoriamente registrano particolare afflusso di visitatori. Si parla di mete turistiche, monumenti, stazioni, aeroporti, Vaticano, ma anche i posti della movida. Ma, in assenza di segnalazioni specifiche di pericoli dal fronte terrorista, a preoccupare di più in vista delle celebrazioni per i Trattati di Roma, sono i soliti noti:gli antagonisti dei centri sociali più 'duri' pronti ad usare i cortei di protesta come 'scudo' per violenze di piazza.

Il Viminale ha fatto sapere di aspettarsi almeno 30mila manifestanti, fra cui 800 potenzialmente violenti. Contro questi ultimi, però, il ministro dell'Interno Marco Minniti ha promesso "tolleranza zero".

Imponente anche l'apparato antiterrorismo. Sulla Capitale è stato chiuso lo spazio aereo e sono state istituite zone a traffico limitato dove è vietato l'accesso ai camion. I 40 varchi sono presidiati con transenne e grate antisfondamento.

La preoccupazione è alta, hanno riferito i vertici delle forze di polizia e degli 007 convocati ieri mattina al Viminale dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, per una riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo.

L'indicazione è stata quella di innalzare ulteriormente il livello di attenzione e rafforzare i controlli sui luoghi affollati. Il timore è anche quello di possibili gesti emulativi. Quanto accaduto ieri a Westminster, ha spiegato Minniti, conferma "una minaccia che assume sempre più il carattere dell'imprevedibilità: i tempi di reazione si riducono sempre più. Come Nizza e Berlino, sono attacchi compiuti con i mezzi immediatamente disponibili. Noi dobbiamo quindi riflettere su una strategia che sia all'altezza di questa minaccia: come affiancare l'attività di intelligence al controllo del territorio".

Ci sono già state 27 espulsioni quest'anno, l'ultima proprio ieri, un tunisino che viveva a Cinesello Balsamo. Ma non basta. Perché possono passare all'azione soggetti insospettabili, che si sono auto-radicalizzati sfuggendo alle 'antenne' degli apparati di sicurezza. Per questo serve anche un presidio accurato del territorio. E vigilati speciali sono i luoghi affollati, diventati obiettivo dei jihadisti a Londra come a Berlino e a Nizza.

Serve dunque un monitoraggio stretto sui foreign fighters (poco più di cento quelli che hanno avuto a che fare con l'Italia, ma pochissimi tornati dai teatri di guerra) e sugli ambienti a rischio (dalle carceri ai luoghi di ritrovo degli islamici, ma anche il web) in modo da cogliere per tempo processi di radicalizzazione. Bastano anche cambiamenti nell'aspetto esteriore, la barba che cresce, vestiti più tradizionali, per far scattare un campanello d'allarme.

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