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Mercoledì, 05 Ottobre 2022

Financial Times: Nelle mani del Presidente è anche in gioco "la reputazione dell'Italia"

Il "pacato" Sergio Mattarella è entrato in scena per risolvere la crisi di Governo e ha un "compito difficile". Ma i suoi modi e la sua "prudenza" potrebbero essere utili a "rasserenare" il clima politico. Lo scrive il Financial Times in un articolo nel quale sostiene che per il presidente della Repubblica è anche in gioco "la reputazione dell'Italia".

"L'Italia è precipitata in una crisi politica, questa settimana, dopo che il primo ministro Matteo Renzi ha annunciato l'intenzione di rassegnare le dimissioni dopo la sconfitta subita nel referendum costituzionale di domenica, mettendo - scrive FT - il settantacinquenne Sergio Mattarella, ex giudice siciliano dai toni pacati, al centro della scena.

Il presidente che si sposta dal suo studio a quello "alla vetrata", squilli di tromba, corazzieri schierati, drappelli di giornalisti che si affannano a scalare lo splendido scalone elicoidale del Mascarino. E poi via via, uno dopo l'altro, i parlamentari che dal cortile d'onore attraversano gli appartamenti napoleonici per "conferire" al capo dello Stato le posizioni dei propri gruppi. Ecco le consultazioni, passaggio ineludibile di ogni crisi.

Liturgia immarcescibile della politica italiana, dominata con pugno di ferro da un occhiuto cerimoniale. Rito ormai familiare agli italiani al quale partecipano perplessi da casa attraverso dirette televisive. Purtroppo frequenti in Italia, Paese che ha in Europa il record assoluto di crisi di Governo.

Nel chiuso dello studio presidenziale non c'è più spazio per i toni muscolari, il bestiario politico o le analisi sui massimi sistemi. Il presidente ascolta, interroga Anche da oggi sarà Sergio Mattarella ad ascoltare i suggerimenti e le preoccupazioni di Pietro Grasso, poi Laura Boldrini, infine Giorgio Napolitano: le prime consultazioni al Quirinale di Sergio Mattarella iniziano così.

il Presidente della Repubblica incontra prima le più alte cariche dello Stato (presidente emerito incluso) per capire come traghettare il Paese dal governo dimissionario guidato da Matteo Renzi al prossimo, dal momento che sciogliere le Camere senza una legge elettorale operativa - ricordiamo che l'Italicum è ancora al vaglio della Consulta almeno fino al 24 gennaio - sembra fuori discussione.

Contro un nuovo governo Forza Italia e M5s: 'Non serve un governo per fare una legge elettorale', ha detto Di Maio, 'si faccia con Renzi dimissionario'. Piace invece alla minoranza Pd l'ipotesi di un nuovo esecutivo a guida Dem. Ma Franceschini stronca i retroscena: 'Sto col segretario'. Grillo: 'Siamo uniti, senza correnti'. Schifani propone un esecutivo sostenuto dalle stesse forze politiche che hanno sostenuto il governo uscente. Si affaccia l'ipotesi di usare, per il Senato, il Consultellum, frutto della sentenza che bocciò il Porcellum.

Renzi ieri è tornato in famiglia nella sua Pontassieve. L'ipotesi di un reincarico allo stesso premier rimane ad oggi la più razionale. Tanto che il Colle ricorda che nulla oggi è cambiato. Si cerca insomma l'incarico per domenica. 

Nel Pd si conferma la linea indicata da Renzi in direzione e cioè un governo di responsabilità nazionale con tutti oppure le urne dopo la sentenza della Consulta. Ma nelle file dei Dem la tensione è alle stelle e le divisioni sul futuro faticano ad essere tenute sotto traccia.

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Le consultazioni sono iniziate quindi alle 18 con Pietro Grasso, presidente del Senato e seconda carica dello Stato, che è rimasto da Mattarella per circa trenta minuti ed è andato via senza rilasciare dichiarazioni.

Poi è stata la vota di Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati, arrivata al Colle con qualche minuto d'anticipo e anche lei andata via dopo circa venticinque minuti di colloquio senza fermarsi nella sala stampa allestita per l'occasione.

La giornata si è chiusa quindi con Giorgio Napolitano, ex Capo dello Stato e presidente emerito. Un atto di cortesia verso colui che ha preceduto Mattarella al Quirinale per sette anni e. Anche in questo caso l'incontro è durato circa mezz'ora e il presidente emerito ha lasciato il Quirinale passando in silenzio davanti ai giornalisti.

Oggi e domani , invece, il Capo dello Stato incontrerà i gruppi parlamentari e le forze politiche presenti in Parlamento, a partire da quelle più piccole per finire con la maggioranza

Ad aprire il giro di incontri di oggi è la delegazione del gruppo misto: Maria Mussini, Francesco Campanella e Maurizio Romani per il Senato, Pino Pisicchio per la Camera. "Abbiamo segnalato al presidente la diffusa opinione che l'effetto del referendum si sia fatto sentire", hanno spiegato i senatori, "Ci aspettiamo un governo con ampia maggioranza per una riforma della legge elettorale che restituisca al Parlamento il peso che la Costituzione gli attribuisce". Il governo sia fatto presto e cominci da subito a operare per il bene del Paese", hanno aggiunto i deputati.

Abbiamo consegnato al capo dello Stato più soluzioni, prediligendo tra le altre un governo di scopo e di responsabilità, corale, ricordando che già questa legislatura per buona metà è stata guidata da una maggioranza molto larga. Non è escluso un reincarico a Renzi o a una figura di profilo alto, internazionale", ha detto il viceministro delle Infrastrutture, segretario del Partito socialista italiano, Riccardo Nencini,

"Ho esposto al capo dello Stato le preoccupazioni dell'Udc", ha spiegato Rocco Buttiglione, "Per la seconda volta gli italiani hanno bocciato la grande riforma e insieme il sistema maggioritario. Abbiamo bisogno di una legge elettorale proporzionale, con un piccolo premio per le coalizioni. La prossima legislatura deve essere governata da una grande coalizione, noi ci auguriamo che sia composta dalla sinistra moderata e la famiglia del partito popolare europeo, per questo lanciamo un appello a Silvio Berlusconi". "Serve un governo nella pienezza della sue funzioni per fare una legge elettorale omogenea, ascoltando anche quello che dirà la Consulta", ha aggiunto Nello Formisano del Movimento Ppa-Moderati, "Mattarella ci ha confermato che ha volontà di risolvere in tempi rapidi questa crisi" 

"Votare con l'Italicum è tecnicamente impraticabile", ha detto il deputato Daniel Alfreider, rappresentante del Südtiroler Volkspartei (Svp), "In ogni caso dovrà essere fatta una modifica in Parlamento, i numeri ci sono, occorre un governo che vari una nuova legge anche senza aspettare il verdetto della Consulta". "Serve una legge elettorale, in base ai rilievi della Consulta, per avere una certezza sulle regole del gioco", ha aggiunto Albert Laniece, in rappresentanza della minoranza linguistica della Valle d'Aosta al Senato, al termine delle consultazioni al Quirinale.

Dopo 3 anni di riforme mancate serve una legge elettorale che dia il potere ai cittadini", chiede Pippo Civati, "Diciamo no a soluzioni improvvisate, tipo trasferire l'Italicum dall'una all'altra Camera Noi siamo pronti ad andare a votare, chiediamo solo che lo si faccia nella pienezza delle condizioni non per il ceto politico ma per i cittadini. Quindi serve un Esecutivo che consenta al Parlamento di lavorare e di confrontarsi sulla soluzione migliore".

Dal dossier economico a quello della giustizia ai diritti civili. Sono diversi i fronti che la crisi di governo lascia aperti in Parlamento con altrettante leggi e riforme che rischiano di rimanere al palo e alle quali dovrà mettere mano un eventuale nuovo governo.

E' forse quello più caldo con una serie di provvedimenti che potrebbero fermarsi a metà. Tra i testi per ora 'congelati' c'è il Ddl povertà del ministro Giuliano Poletti, approvato dalla Camera il 14 luglio 2016 e in corso di esame in commissione Lavoro al Senato. Non solo. Se il decreto legge sulle banche, infatti, è stato approvato a fine luglio scorso (non placando, comunque, le proteste dei risparmiatori) è a rischio, dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 2 dicembre scorso, la riforma delle banche popolari sospesa in attesa di un pronunciamento della Consulta. In base alla quale, duqnue, è ipotizzabile la necessità di un intervento del governo. Tra i provvedimenti economici in attesa di via libera in Parlamento c'è poi il ddl concorrenza. Il testo, che ha vuto l'ok della Camera il 7 ottobre scorso, è fermo in commissione in Senato. Tra i fronti aperti del provvedimento, tra l'altro, il nodo dei lavoratori dei call center. Un punto sul quale - di fronte alle proteste degli impiegati di Almaviva - il Mise aveva promesso di intervenire con un testo ad hoc.

Rischia lo stop anche la partita dei 'furbetti del cartellino' sulla quale il governo si era ripromesso di intervenire dopo che la Corte Costituzionale ha acceso il faro su tre decreti delegati della riforma Madia per la mancata concertazione con le Regioni. Sempre sul fronte della p.a. rischia di arenarsi l'attuazione del recente accordo per il rinnovo del contratto degli statali che necessita di essere formalizzato in un atto di indirizzo del ministero.

Un capitolo complesso, soprattutto per le tensioni interne alla maggioranza che, in Senato, hanno contribuito a bloccare diversi provvedimenti. Uno fra tutti il ddl sulla riforma del processo penale, che contiene una stretta sui tempi della prescrizione. Il testo è stato approvato dalla Camera il 24 marzo 2015 ma si è fermato in Senato anche a causa della tensione interna alla maggioranza a partire dall'ipotesi del raddoppio dei tempi per i reati di corruzione. 

Anche su questo fronte i provvedimenti che rischiano di rimanere nelle secche sono numerosi. Si va dallo ius soli alla stepchild adoption. Dall'omofobia al doppio cognome per i figli. La riforma della cittadinanza approvata dalla Camera a metà ottobre del 2015, è in discussione in commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama. A un anno dall'approvazione della legge un gruppo di ragazzi che ha creato su Facebook il gruppo 'Italiani senza cittadinanza' ha scritto ai senatori per chiedere di accelerare sul provvedimento e sul punto c'è stato un impegno del presidente Pietro Grasso. La questione riguarda almeno un milione di giovani secondo una stima dell'ex ministro Cecile Kyenge. La stepchild adoption, norma contestata e poi stralciata dal ddl Cirinnà, è in discussione in commissione Giustizia al Senato e rischia di restare nelle secche. Nel giugno scorso una sentenza della Cassazione che ha dato l'ok alla domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre con questa stabilmente convivente ha riaperto la discussione sul tema. A Palazzo Madama c'è anche la proposta di legge sul doppio cognome dei figli. La legge sull'omofobia, che ha come prima firma quella del sottosegretario Ivan Scalfarotto, già approvata alla Camera è in discussione in commissione Giustizia al Senato. 

La riforma del terzo settore (che comprende - tra l'altro - il servizio civile universale) è stata approvata Ma i testo prevede che entro un anno vengano emanati i decreti attuativi della legge quadro, vero cuore della riforma. Decreti che, però, a questo punto rischiano di restare al palo. 

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