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Venerdì, 27 Novembre 2020

Le radici remote della crisi dell’identità europea

L’incoronazione imperiale di Carlo Magno (742-814), a San Pietro a Roma, la notte di Natale dell’800, ad opera di Papa Leone III (750-816), può essere considerata, simbolicamente, la data di nascita della civiltà cristiana; parimenti, l’episodio del cosiddetto “schiaffo di Anagni”, accaduto nella notte fra il 6 e 7 settembre 1303, ad opera di Sciarra Colonna (1270-1329), ai danni di Papa Bonifacio VIII (1294-1303) ‒ di là  del fatto se sia materialmente avvenuto o meno ‒,  ne rappresenta l’esatto capovolgimento, segnando l’inizio della crisi dell’età medievale, vero nomine, ed avviando quel periodo, che lo storico Johan Huizinga (1872-1945) ha felicemente battezzato come “Autunno del medioevo”. In estrema sintesi, Bonifacio VIII ‒ grande giurista ‒, può essere considerato l’ultimo pontefice propriamente medievale. Nel cercare di restituire libertà alla Chiesa e pacificazione tra tutti i popoli cristiani, si scontrò con il nascente nazionalismo francese, incarnato nella persona del re Filippo IV (1268-1314) detto il Bello. Lo scontro verteva sulla presunta ingerenza di Papa Bonifacio negli interessi temporali del regno francese e sulla risposta di Filippo, che ‒ fuori dalle sue prerogative ‒ imponendo una tassa al clero francese, di fatto, si autoproclamò Vicario di Cristo in terra di Francia. Il papa reagì con la proclamazione della Bolla Unam Sanctam – 18 novembre 1302 ‒, nella quale riaffermava la dottrina di sempre, cioè dell’esistenza di due poteri, temporale e spirituale, ribadendo, che per salvarsi, anche i re dovevano sottomettersi al papa, in campo spirituale. A quel punto, Guglielmo di Nogaret (1260-1314) ‒ insigne giurista e cancelliere del re ‒ tenne una requisitoria davanti al consiglio regale, chiedendo a Filippo IV di convocare un concilio ad hoc, per deporre il papa regnante, accusato di eresia, simonia ed indebita ingerenza negli affari temporali del regno francese. Bonifacio VIII annunciò una scomunica, sciogliendo i fedeli del re dai doveri verso di lui, ma prima che potesse promulgarla, fu raggiunto da un drappello di uomini, nel suo castello ad Anagni, dove si fece trovare rivestito dai paramenti sacri. Qui fu fatto prigioniero e, forse, schiaffeggiato; tuttavia, gli abitanti del paese insorsero, richiamati da uno dei due cardinali che erano con lui e lo liberarono. L’affronto e l’umiliazione, in ogni caso, furono grandi e il papa, affranto, morirà poco più di un mese dopo. Con l’uscita di scena di Bonifacio VIII, si chiuse un’era basilare nella storia della Chiesa, che fino a quel momento, raggiungendo il culmine con papa Innocenzo III (1198-1216), era riconosciuta da tutti ‒ seppur con alti e bassi ‒ come guida spirituale e culturale dell’intera Europa. Questo il commento, sulla vicenda, da parte di uno fra i più conosciuti ed importanti storici della Chiesa, Joseph Lortz (1887-1975): «Era un fatto inaudito, che ci dimostra fin troppo chiaramente quanto fosse già cresciuta l’arroganza dello Stato “nazionale -moderno”, e quanto fosse decaduto il prestigio universale e soprattutto la potenza politica del Papato, e quanto fosse diminuita in una gran parte della cristianità la venerazione religiosa del comune Padre della Chiesa. Il papato fu duramente umiliato, la Chiesa gravemente danneggiata». Lo “schiaffo” di Sciarra Colonna, dunque, racchiude e riassume in sé tutto il successivo percorso storico-filosofico, che porterà, progressivamente, al distacco e al tentato assorbimento da parte del potere politico e della sfera spirituale e di quella morale, tentando di annullare totalmente l’influenza della cultura cristiana, nello sviluppo della civiltà europea.

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