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Domenica, 09 Agosto 2020

Tragedia in mare

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Sarebbero state circa 300 le persone sulla barca che è affondata la notte scorsa nel canale di Sicilia. Lo riferisce l'Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), che ha un team presente a Lampedusa, sulla base delle testimonianze raccolte dai sopravvissuti giunti nell'isola. Tra le vittime del naufragio ci sarebbero anche donne e bambini. Finora sono stati avvistati una ventina di cadaveri e sono state tratte in salvo 48 persone. Nella zona del naufragio stanno operando mezzi aerei e navali della Capitaneria di Porto, che hanno lanciato in mare zattere e salvagente. "Sono passate ancora poche ore dal naufragio - ha spiegato un operatore della Guardia costiera - per considerare perse tutte le speranze".
Le ricerche, coordinate dalla Centrale operativa della Capitaneria di Porto di Palermo, sono ostacolate dalle condizioni proibitive del mare, Forza 6, con raffiche di vento da Nord Oves che supera i 30 nodi. Le forze impegnate nei soccorsi fanno osservare che è difficile sopravvivere ad una prolungata permanenza in mare in queste condizioni senza l'ausilio di un salvagente o di qualcosa che galleggi.
"Temiamo che molte persone possano essere morte": così ha risposto all'ANSA una fonte contattata a Lampedusa, che sta seguendo le operazioni di soccorso.
Sono decine i cadaveri che l'equipaggio dell'elicottero della Guardia di finanza ha visto in mare, nell'area dove il barcone dei migranti e' naufragato. Lo riferiscono al loro rientro i piloti che hanno volato dalle 10.30 alle 12.30 per fornire assistenza agli uomini della Capitaneria di porto che coordina i soccorsi. ''Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio - dicono - ma non e' accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini''. I cadaveri galleggiano a gruppi nello specchio d'acqua, dice l'equipaggio della Gdf, e questo consente di compararne le dimensioni: purtroppo ci sono anche bambini. L'elicottero e' tornato alla base per rifornirsi e si alzera' di nuovo in volo.
Ci sarebbero molte donne e bambini tra le vittime del naufragio. E' quanto si apprende dalle prime testimonianze riferite agli operatori umanitari dai sopravvissuti giunti in porto a Lampedusa. Ma dalla Capitaneria di porto spiegano che le notizie sono ancora molto frammentarie ed è ancora presto per confermare questo dato.
Cinque extracomunitari, tra i sopravvissuti al naufragio nel Canale di Sicilia, sono ricoverati nel poliambulatorio di Lampedusa. Il cardiologo che li ha appena visitati ha riscontrato ipotermia ma complessivamente li ha trovati in discrete condizioni di salute. Tra le persone ricoverate c'é anche una donna all'ottavo mese di gravidanza. Le sue condizioni non sono preoccupanti e anche il bambino, secondo quanto dicono i sanitari, sta bene.
Il naufragio del barcone è avvenuto in acque Sar (le operazioni di ricerche e soccorso ndr) di competenza maltese, a 39 miglia da Lampedusa. Sono state proprio le autorità della Valletta a segnalare il barcone in difficoltà alla centrale operativa delle Capitanerie di Porto di Roma, dopo avere ricevuto un Sos lanciato dal barcone attraverso un telefono satellitare. La Marina Militare maltese ha aggiunto di non essere in grado di intervenire.
Il barcone sarebbe partito quasi certamente dalla Libia. Alla Capitaneria di porto di Lampedusa questa ipotesi viene data "al 90 per cento", anche sulla base della posizione in cui è avvenuta la tragedia, il tratto di mare tra Malta e Lampedusa. Si tratta di una rotta battuta dalle imbarcazioni provenienti dalle coste libiche rispetto a quella più a ovest seguita dai barconi partiti dalle coste tunisine.
Avvistato nella serata di ieri, è arrivato a Lampedusa mezz'ora dopo la mezzanotte un barcone con 104 migranti proveniente dalle coste tunisine. Almeno sei degli extracomunitari, tutti uomini, sono stati soccorsi dai medici perché in stato di lieve ipotermia. I migranti sono stati accompagnati nel centro d'accoglienza dell'isola. Giunti al porto commerciale, "scortati" da una motovedetta della Guardia di finanza, hanno raccontato di aver acquistato la barca con una colletta di 400 euro a testa, servita per comprare anche un Gps, navigatore satellitare che consente di stabilire la rotta. Sadok, uno dei migranti, ha detto che nessuno di loro sapeva come condurre la barca: "Abbiamo programmato il Gps sulla rotta 74 gradi - ha spiegato - e siamo giunti fin qui". La bassa temperatura e un vento di discreta intensità che soffiava da nord ovest hanno reso problematica la traversata.
E' giunta a Napoli proveniente da Lampedusa la nave Excelsior, con 531 persone a bordo. Tra poco i migranti verranno fatti salire sugli autobus diretti al campo allestito nell'ex caserma Ezio Andolfato di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Sul molo 44 del porto di Napoli è presente un ingente schieramento di forze dell'ordine e di volontari della Croce Rossa che provvederanno a fornire la prima assistenza agli immigrati.
Domani mattina alle 9 il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, riferira' in Aula alla Camera sulla gestione degli immigrati provenienti dal Nord Africa e sbarcati a Lampedusa. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
La Tunisia dice no ai rimpatri massicci per i 20 mila sbarcati a Lampedusa quest'anno ma si impegna a rafforzare i controlli per evitare nuove partenze e ad accettare la riammissione rapida delle persone che arriveranno in Italia dopo l'entrata in vigore del decreto che concede il permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi, che sarà firmato domani (oggi, ndr). Questi i termini dell'accordo tecnico raggiunto a Tunisi dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e dal suo collega Habib Essid. E' stato un negoziato fiume, durato quasi nove ore, nel corso del quale la delegazione italiana ha provato a spingere sui rimpatri di massa dei 20 mila tunisini arrivati in questi tre mesi. Roma ha già inviato nei giorni scorsi a Tunisi un elenco di mille persone pronte per essere rispedite nel Paese di partenza. Le ipotesi messe sul tavolo erano quelle di farne partire un centinaio al giorno con navi e aerei, già pronti per l'operazione. Un impegno, però, che il fragile governo transitorio di Tunisi non si è sentito di prendere. Niente numeri e date dei voli di rimpatrio dunque, ma la disponibilità del Paese nordafricano a riprendersi direttamente, con procedure semplificate (basterà il riconoscimento della persona da parte dell'autorità consolare, senza l'invio delle schede dattiloscopiche) coloro che arrivano in Italia dopo l'entrata in vigore del permesso di soggiorno a tempo. In questo modo, fanno notare dal Viminale, c'é un effetto deterrente, perché i tunisini non saranno incentivati a partire sapendo di andare incontro al rimpatrio spiccio. "Soddisfatto" dell'intesa si è detto Maroni, spiegando che "così si apre una fase di cooperazione più intensa tra i due Paesi: ora bisognerà attuarla. Se gli impegni saranno mantenuti avremo risolto il problema". Un risultato, dunque, che va messo alla prova, tenendo conto della debolezza del nuovo Stato tunisino che sta faticosamente ricomponendo i suoi pezzi dopo la caduta del regime di Ben Alì. L'accordo, un "processo verbale" lo ha definito il ministro dell'Interno, prevede anche la donazione alla Tunisia di sei motovedette, quattro pattugliatori ed un centinaio di fuoristrada alle forze di polizia tunisine in modo che possano riprendere i controlli sulle coste, per ora praticamente inesistenti.

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