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Venerdì, 22 Gennaio 2021

Libia, il regime prepara una soluzione politica, ma Gheddafi resta

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Gli attacchi della Nato hanno distrutto il 30% della capacità militare delle forze di Gheddafi. Lo ha indicato il brigadiere generale Mark van Uhm, parlando a Bruxelles.

Unità navali Nato hanno fermato oggi almeno quattro imbarcazioni dei ribelli cariche di armi e aiuti umanitari partite da Bengasi e dirette a Misurata. E' stata data loro la scelta se consegnare le armi o tornare indietro. Lo ha constatato l'inviato dell'Ansa su una delle imbarcazioni, in contatto radio con le altre. Le armi trasportate dalle navi dei ribelli - ha detto il brigadiere generale Mark van Uhm, capo operazioni del comando Nato Shape interpellato dall'ANSA a Bruxelles - "saranno confiscate", mentre gli aiuti umanitari a bordo potranno giungere a destinazione. "La situazione è dinamica,fluida, ancora in corso", ha detto l'alto ufficiale. "Le nostre forze continueranno a far rispettare l'embargo delle armi e se armi saranno scoperte a bordo di navi fermate", questi armamenti "saranno confiscati - ha chiarito Mark van Uhm - Se queste navi trasportano anche altre cose, le altre merci potranno proseguire verso la loro destinazione". Al momento di lanciare l'operazione navale per fare rispettare l'embargo delle armi contro la Libia, la Nato ha dichiarato che l'embargo sarebbe stato applicato in modo "imparziale", sia verso le forze di Gheddafi che verso gli oppositori del regime.
Il regime di Tripoli è pronto a una "soluzione politica" al conflitto ed è disposto a indire elezioni e a introdurre riforme politiche, ma solo il suo popolo può decidere se il leader libico Muammar Gheddafi può restare o meno al potere. Lo ha affermato ieri sera un portavoce del governo. "Potremmo avere - ha dichiarato Mussa Ibrahim, rispondendo a domande sul tenore dei negoziati della Libia con le potenze occidentali - qualsiasi sistema politico, qualsiasi cambiamento: Costituzione, elezioni, qualunque cosa, ma il leader deve portare avanti tutto ciò. Questo è ciò che crediamo".    "Chi siete voi per decidere cosa i libici dovrebbero fare? Perché (le potenze occidentali) non dicono: è necessario che il popolo libico decida se il leader libico deve restare o meno, se avere o meno un diverso sistema politico?". "Nessuno - ha aggiunto Ibrahim - può venire in Libia e dire: dovete cambiare il vostro leader, o il vostro sistema politico, o il vostro regime. Chi siete voi per dire ciò?".

Il portavoce del governo libico ha ancora affermato che nessuna condizione può essere imposta alla Libia dall'estero, ma che il Paese è disposto a discutere proposte miranti a portare più democrazia, trasparenza, libertà di stampa e leggi anti-corruzione. "Non decidete il nostro futuro dall'esterno, offriteci proposte per cambiare dall'interno", ha detto Ibrahim.    Gheddafi, ha proseguito, "ha un significato simbolico per il popolo  libico. Come la Libia viene governata è invece una diversa questione. Che tipo di sistema politico viene instaurato nel Paese, è una diversa questione. Di questo noi possiamo parlare". Ibrahim ha accusato leader occidentali di cercare di rovesciare Gheddafi per interesse personale o per conseguire vantaggi economici. "Sappiamo - ha dichiarato - che alcuni politici al potere in Occidente hanno un problema personale con il rais. Altri hanno interessi economici che ritengono sarebbero meglio serviti se il governo crollasse". Infine il portavoce ha smentito le accuse alle forze governative di attaccare i civili: "Non stiamo attaccando i civili, ve lo assicuro - ha affermato - Mai in questa crisi abbiamo attaccato civili... Non starei fianco né parlerei per un governo che uccide civili. Chi pensate che siamo - ha concluso - Mostri?".

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