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Lunedì, 15 Agosto 2022

Banca Etruria è ufficialmente insolvente

Banca Etruria è ufficialmente insolvente.....Lo ha stabilito il Tribunale fallimentare di Arezzo, che ha depositato la sentenza con cui dichiara lo stato della vecchia Banca Etruria e respinge il ricorso di incostituzionalità del decreto sulla risoluzione presentato dagli avvocati dell’ex presidente Lorenzo Rosi. Le motivazioni della sentenza accolgono la richiesta di insolvenza formulata dal commissario liquidatore della banca, Giuseppe Santoni.
Gli atti sullo stato di insolvenza di Banca Etruria saranno ora inviati al procuratore della Repubblica della città toscana, Roberto Rossi, che attendeva la decisione per valutare l'eventuale apertura di un' indagine per bancarotta fraudolenta.

Le consulenze da 17 milioni di euro, la liquidazione all'ex direttore generale Luca Bronchi da 1,1 milioni di euro, i premi aziendali, i fidi concessi agli imprenditori considerati "vicini" ai dirigenti saranno probabilmente al centro del lavoro del procuratore che, se ravviserà gli estremi per la bancarotta fraudolenta, potrebbe far confluire in tale fascicolo anche il lavoro di indagine per conflitto di interessi ancora non chiuso e che vede indagati Lorenzo Rosi e il dirigente Luciano Nataloni.

Dell'ultimo cda della banca hanno fatto parte Lorenzo Rosi, presidente, vicepresidente vicario Alfredo Berni, vicepresidente Pierluigi Boschi, padre del Ministro Maria Elena, Alessandro Benocci, Claudia Bugno, Carlo Catanossi, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini, Andrea Orlandi, Felice Santonastaso, Claudio Salini, Ilaria Tosti.

"Una decisione importantissima - afferma il Codacons - che apre ora la strada al procedimento per bancarotta fraudolenta nei confronti degli ultimi amministratori della banca. Non appena la Procura di Arezzo aprirà il fascicolo per il reato di bancarotta fraudolenta, il Codacons si costituirà parte offesa nel procedimento, a tutela degli investitori dell’istituto di credito - spiega il presidente Carlo Rienzi - Offriremo inoltre assistenza legale a tutti i risparmiatori di Banca Etruria che hanno visto azzerato il valore delle proprie obbligazioni a seguito del decreto salva-banche, per costituirsi parte offesa nell’indagine e chiedere in tale contesto il risarcimento dei danni patrimoniali subiti".
Secondo i dati del Codacons "sono già più di 2000 infatti i piccoli risparmiatori di Banca Etruria che finora si sono rivolti" all’associazione "per avviare iniziative legali finalizzate ad ottenere il rimborso dei soldi persi a causa del salvataggio dell’istituto".
Si dice preoccupata anche Cgil Toscana. "Molte associazioni - si legge in una nota - soprattutto quelle dei consumatori, sono fortemente e giustamente preoccupate per la sorte dei risparmi delle 130.000 famiglie coinvolte nel caso Banca Etruria, risparmi accumulati nel tempo e con non pochi sacrifici. La Cgil è in attesa che la politica intervenga rapidamente per risolvere definitivamente il problema - da censurare la scelta del governo di non affrontarlo nel Consiglio dei ministri di ieri- e che la magistratura individui e punisca chi ha portato la banca al fallimento".
"Renzi ha preferito blindare la Boschi e lasciare al proprio destino i cittadini truffati da banca Etruria e da altri istituti - dichiara il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri -. Nessuna garanzia reale sui rimborsi. Il provvedimento varato dal governo non da alcuna risposta a coloro che sono stati ridotti sul lastrico. Evidentemente i conflitti di interesse, le responsabilità di membri del governo e di loro familiari, le ambiguità di Renzi e dei suoi amici del mondo della finanza hanno portato a questa scelta intollerabile. La gente massacrata da autentici speculatori resta senza alcuna risposta e garanzia. Anche perché le procedure di rimborso non sono state avviate in alcun modo. È una vergogna quanto accade prosegue il senatore -. Chiediamo risposte immediate a tutela di chi ha subito un danno così grande".
Intanto Matteo Renzi al termine del cdm, spiega che nel decreto Banche che "nessuna misura è risolutiva ma sono ulteriori tasselli di consolidamento del mosaico del sistema bancario".Il sistema italiano è solido, non è il più preoccupante del mondo, sono molto più preoccupato per banche di altri paesi anche più solidi dell'Italia anche perchè una crisi del sistema bancario, ad esempio, in Germania ha certo effetti anche da noi".

Le Bcc saranno sotto una holding unica ma chi non vorrà aderire avrà il suo paracadute di uscita, l'accordo Ue sulle garanzie diventa legge, le vendite all'asta fallimentari saranno meno care e le norme per gli indennizzi ai risparmiatori arriveranno nei prossimi giorni. Dopo un cdm durato tre ore il governo vara il nuovo 'decreto banche', asciugato rispetto alle attese, e la riforma del settore cooperativo vede finalmente la luce, alla fine di mesi di frenate e modifiche con il governo che accoglie una delle proposte avanzate da alcuni segmenti della cooperazione critici del provvedimento.

Un risultato giunto al termine di un confronto dentro all'esecutivo con alcuni ministri che si sono impuntati contro l'ipotesi prospettata in extremis ieri sera di creare più gruppi, tornando allo schema originale proposto nell'autoriforma. Per la parte degli indennizzi invece si è deciso di andare avanti, come nelle attese, con i semplici decreti previsti dalla legge di stabilità e non più con un decreto legge. "Non c'è nessun rinvio" - ha chiosato il premier, le misure previste "per i rimborsi delle persone che verranno riconosciute come truffate dall'arbitrato sono sostanzialmente pronte e arriveranno a giorni". Sul fronte delle Bcc alla fine quindi la mediazione fa salva la creazione di un grande gruppo cooperativo con una massa critica che possa andare "nella direzione del consolidamento" auspicata dal premier più volte mantenendo "un modello, quello delle Bcc, che non va buttato tutto via, va difeso ma anche protetto". Le banche quindi saranno "libere di non aderire" alla holding e rimanere cooperative o spa a patto però che abbiamo una soglia minima di patrimonio di 200 milioni di euro e che versino, per poter mantenere le riserve (ora formalmente pubbliche) all'erario il 20%.

Attualmente, come ricorda il ministro Padoan, sono circa una 'decina' che corrispondono a questo identikit ma non è detto che tutti scelgano di stare fuori dalla nuova holding. Il governo invece non ha accolto l'idea di consentire agli istituti la trasformazione in popolari contenuta nel progetto di autoriforma. Sulle popolari infatti il premier ha ribadito come l'azione del governo punta a non crearne di nuove ma di aggregarne.

"Ci auguriamo" che la riforma delle banche popolari "sia recepita nel modo più intelligente e innovativo possibile dai singoli soggetti delle banche popolari, spero possano rapidamente fondersi, unirsi, aggregarsi, nel rispetto della loro autonomia". E oltre alle Bcc l'esecutivo punta a rafforzare il sistema bancario, velocizzando la cessione dei crediti. "Le vendite all'asta saranno per tutto il 2016 esenti dall'imposta di registro, vale più di 200 milioni ed è un messaggio per semplificare la questione dei crediti incagliati". In seguito arriverà, attraverso un ddl approvato stasera, anche il riordino complessivo del diritto fallimentare. "Il sistema italiano è solido, non è il più preoccupante del mondo, sono molto più preoccupato per banche di altri paesi anche più solidi dell'Italia anche perché una crisi del sistema bancario, ad esempio, in Germania ha certo effetti anche da noi" ha concluso il premier.

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