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Mercoledì, 05 Agosto 2020

Renzi, vero sconfitto di questa tornata con un Pd che crolla al 23%

Per cinque regioni la vittoria è sembrata netta già dalle prime proiezioni: in Toscana, Puglia e Marche fa il pieno di voti il centrosinistra. In Veneto il leghista Luca Zaia 'doppia' Alessandra Moretti del Pd e lascia molto più indietro il fuoriuscito Flavio Tosi.

La sorpresa arriva però dalla Liguria dove il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, vince con il 34,4%, seguito ad una certa distanza dalla Dem Raffaella Paita con la M5S Alice Salvatore terza e Luca Pastorino, candidato della sinistra, quarto. Con il Pd che, come lo stesso premier Matteo Renzi aveva avvertito nei suoi comizi, paga la prima vera scissione a sinistra. "Il cinico disegno di Cofferati, Civati, Pastorino si realizza compiutamente", ha commentato la candidata del Pd Raffaella Paita.

In Umbria vittoriaper Catiuscia Marini (centrosinsitra) anche se nelle prime proiezioni sembrava che potesse aprirsi una chance per il candidato di centrodestra Claudio Ricci.

In Campania, dopo un testa a testa che lo ha visto, comunque, sempre in testa anche se di misura si afferma il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca primo (al 39,9% contro il 38% di Stefano Caldoro), superando di fatto anche la 'black list' stilata dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi e ultimo pomo della discordia all'interno del Pd. In Puglia la vittoria scontata per Michele Emiliano il nuovo governatore e tra i primi a salutarlo il presidente uscente Nichi Vendola: "Complimenti sinceri affettuosi Emiliano per una vittoria così netta, forte, e auguri calorosi di buon lavoro, un lavoro che sarà durissimo, di una complessità incredibile".

Il Pd soffre, più del previsto, ma alla fine ottiene quel 5 a 2 che in nottata il vice segretario Lorenzo Guerini ha definito un "importante risultato". Ma la vittoria di Forza Italia in Liguria brucia e sotto accusa vanno le divisioni di quella che Matteo Renzi in campagna ha più volte definito la "sinistra masochista". La Lega, dopo la campagna a tappeto del leader Matteo Salvini, ottiene una buona affermazione, soprattutto al centro e il leader del Carroccio mette una seria opa sulla guida del centrodestra. Ma, si 'consola' Silvio Berlusconi: quell'area ha bisogno di essere unita per vincere, come avvenuto in Liguria con Giovanni Toti. Bene anche il Movimento cinque stelle che in tutta Italia si stanzia sul 20% con punte in alcune zone come Genova, dove la più giovane candidata governatrice, Alice Salvatore, sfiora un sorprendente 25%, staccata solo di tre punti dalla candidata Pd Lella Paita. I pentastellati sono addirittura il primo partito in tre regioni.

Uno dei dai emblematici è la bassa affluenza alle urne: si è recato ai seggi solo il 52,2% degli italiani nelle sette regioni in cui si votava, quasi 12 punti in meno rispetto al 64,1% delle precedenti consultazione omologhe a quelle di ieri.

a se i risultati finali fossero nell'ordine di grandezza delle previsioni la notizia è che il renzismo ha esaurito la sua spinta propulsiva e che il centrodestra è tutt'altro che morto. E questo indipendentemente da quante regioni, sul filo di lana, andranno alla fine all'uno o all'altro dei due blocchi (potrebbe essere un clamoroso 4 a 3 a fronte di una previsione di 6 a 1 per la sinistra).

Renzi, vero sconfitto di questa tornata con un Pd che crolla al 23%, deve ringraziare il cielo per le scissioni che hanno indebolito Forza Italia, data anzitempo per morta, per l'ennesima volta, dai soliti tromboni che ogni giorno pontificano sui giornali e in tv. Non può essere una coincidenza che dove il centrodestra si presenta al completo nella sua vecchia formazione (vedi Liguria e Umbria) con candidati credibili (come Giovanni Toti e Claudio Ricci), la partita con Renzi e con Grillo (anche lui non fa passi avanti) è aperta a ogni risultato. E non può essere una coincidenza che il buon risultato del centrodestra corrisponda con la ritrovata agibilità politica di Silvio Berlusconi, alla faccia di chi invocava una sua rottamazione come perno e garante della coalizione. A proposito di questo tema, sarà interessante verificareoggi, a spoglio concluso, se la Lega di Salvini è riuscita - come pare per esempio in Toscana, nelle Marche e nella stessa Liguria - a rompere lo steccato delle sue roccheforti del Nord e raccogliere consensi significativi nel centro sud. Da questo dato dipenderanno molte delle scelte future di Silvio Berlusconi.

L'ultima osservazione a caldo è la difficoltà di Renzi a confermare nelle urne lo strapotere che esercita nei palazzi della politica grazie a trucchi e ricatti su una classe politica in balìa della paura di andare a votare e perdere quindi il posto. Immaginiamo che Renzi non tarderà a regolare i conti con i suoi dissidenti e sabotatori. E conoscendolo non avrà difficoltà a farlo. Gli unici conti che non torneranno più restano quelli tra lui e gli italiani, sempre più scettici di fronte a un nuovismo senza contenuto e vessatorio.

"De Luca era candidabile, eleggibile e insediabile e seguirà questo percorso. Dopodiché c'è una legge che assegna competenza agli organi di governo. Ma la legge non parla di decadenza eventualmente di sospensione". Lo dice Lorenzo Guerini. A chi gli chiede se c'è la possibilità che si torni al voto in Campania risponde secco: "No". Stessa risposta a chi gli chiede se ci sia l'ipotesi che il governo cambi la Severino dopo l'elezione di De Luca.

"Siamo soddisfatti - ha commentato Debora Serracchiani - del lavoro fatto in questi mesi: il risultato delle regionali ci colloca con chiarezza e determinazione nellaprospettiva del 2018, ancora più determinati a portare avanti il processo delle riforme, che è stato supportato da un chiaro risultato sia a queste elezioni che alle precedenti". La Serracchiani ha parlato di una "vittoria netta e chiara". "Non sottovalutiamo  - ha detto il presidente Pd Matteo Orfini - il risultato della Liguria, che è figlio di una scelta irresponsabile della sinistra che oggi festeggia una vittoria della destra". Il risultato ligure, afferma Debora Serracchiani, "ovviamente ci amareggia".

 

Il centrosinistra vince nettamente in ToscanaMarchePuglia, ma deve subire un testa a testa in Umbria e Campania. Il centrodestra si aggiudica inveceLiguriaVeneto. Dalle urne escono sicuramente rafforzati M5S e Lega Nord, che si affermano in molte delle Regioni. I grillini, in particolare, sono arrivati secondi nelle Marche e sono il primo partito in Liguria. In generale il centrodestra ha dimostrato di potersi imporre restando unito, mentre ha pagato in Puglia le divisioni interne e gli scontri con Raffaele Fitto.

Cambia anche la geografia politica dell'Italia, con un Partito democratico decisamente indebolito (in media nelle sette Regioni ha preso il 24%) e un'affluenza sembre più drammatica (ha votato appena un elettore su due). In un ipotetico ballottaggio il centrosinistra dovrebbe vedersela con il Movimento 5 Stelle, tallonato dalla Lega Nord da Roma in su.

Il Pd sfonda il 40% soltanto in Toscana (46%), ma si ferma al al 35% nelle Marche e in Umbria, crollando al 25% in Liguria, al 20% in Campania e in Puglia, al 16% in Veneto. Il Movimento 5 Stelle va invece dal 22% della Liguria al 10% del Veneto. Corre anche la Lega Nord, che in Veneto ottiene il 17% più il 24% della lista Zaia. In Liguria il 20%, in Toscana il 16%, in Umbria il 14%, nelle Marche il 13%, mentre in Puglia ottiene appena il 2%. Forza Italia conquista il 18% in Campania, mentre va peggio nelle altre Regioni, mentre in Puglia con il 10,8% supera la lista Fitto (nonostante Schittulli abbia battuto la Poli Bortone). Bene Fratelli d’Italiache supera il 6% in Umbria e Marche, sfiorando il 5% in Campania.

Intanto Matteo Renzi sta zitto e vola - a sorpresa - in Afghanistan per visitare la base dei militari italiani a Herat. Dopo aver aspettato l'esito delle elezioni giocando alla Playstation con Orfini, il premier non commenta il risultato. Persino il suo profilo Twitter - in genere molto attivo - è fermo alle 20,35 del 30 maggio, quando il segretario Pd commentava il Giro d'Italia.

A parlare per il Pd sono i vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini e il presidente, Matteo Orfini, che parlano di una "vittoria netta e chiara".

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