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Domenica, 24 Ottobre 2021

Terza notte di bombardamenti in Libia

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Il presidente americano Barack Obama ha deciso che i "contributi nazionali" per l’attuazione della risoluzione 1973 sulla Libia sono possibili solo se in mano alla Nato. Il segretario di Stato alla Difesa Robert Gates ha comunque previsto che i combattimenti dovrebbero diminuire nei prossimi giorni: "La coalizione eviterà in gran misura vittime civili". Intanto la Nato ha deciso di lanciare un'operazione per imporre l’embargo delle armi contro la Libia ed è pronta a intervenire per contribuire alla realizzazione della no fly zone. Ma la Francia strappa ancora e fa orecchie da mercante: "Il comando in mano alla Nato? Sono solo polemiche sterili".

Anche Napolitano si unisce al Cav Il comando delle operazioni in Libia affidato alla Nato "rappresenta la soluzione di gran lunga più appropriata". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso dell’incontro avuto oggi al Quirinale con l’ex speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ricevuta insieme ad una delegazione bipartisan della stessa Camera dei Rappresentanti e all’ambasciatore Usa in Italia David Thorne. Napolitano ha ribadito "l’esigenza imprescindibile sostenuta dall’Italia, in piena sintonia con Stati Uniti, Regno Unito ed altri alleati, di un comando unificato". Pelosi ha messo in evidenza "la funzione cruciale che spetta all’Italia nell’attuazione della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: posizione risultata pienamente condivisa dal membro del Congresso John Mica, rappresentante della maggioranza repubblicana, e dagli altri componenti della delegazione". La delegazione guidata da Pelosi, reduce da una visita in Afghanistan, ha espresso "vivo apprezzamento per il ruolo svolto dall’Italia fin dall’inizio dell’impegno in Afghanistan e più di recente per il ruolo guida nell’addestramento delle forze di sicurezza afghane assunto dai nostri Carabinieri".

L'accordo sul rispetto embargo La Nato farà rispettare l’embargo sulle armi alla Libia previsto dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto in sede di rappresentanti permanenti nel Consiglio Atlantico, riunito oggi nel quartier generale dell’Alleanza atlantica. Quello sul rispetto dell’embargo delle armi è il secondo "mandato" per operazioni in Libia sul quale i 28 paesi dell’Alleanza Atlantica riescono a trovare un accordo dopo quello per una missione di protezione armata di una missione umanitaria raggiunto in sede di ministeriale difesa giovedì scorso. Le operazioni di controllo dell’embargo, come a suo tempo spiegato da fonti Nato, implicano la possibilità di fermare con l’uso della forza le navi o i convogli sospettati di trasportare armamenti per il regime libico. Nessuna decisione ancora è stata presa sulla dichiarazione di no fly zone da parte della Nato.

Ma Sarkozy fa orecchie da mercante Il presidente francese Nicholas Sarkozy non ascolta le pressioni della comunità internazionale. Anzi. Il portavoce del Quai d’Orsai, Bernard Valero, fa sapere che la cooperazione tra l'Italia e la Francia sulla crisi libica "è eccellente" e Parigi è "molto grata" per la partecipazione italiana alle operazioni militari nell’ambito della risoluzione 1973 dell’Onu. Intanto : Terza notte di bombardamenti in Libia contro la difesa aerea e le forze di Muammar Gheddafi, per far rispettare la "no-fly zone" disposta dalle Nazioni Unite e bloccare i massacri del raìs sui ribelli. La prima tornata di attacchi aerei ha colpito una colonna di carri armati del regime che si muoveva verso la capitale. Nella notte, la tv di stato ha annunciato i nuovi bombardamenti nella capitale. Missili e bombe anche su Sabah, nel centro del paese, e Sirte, la città natale del Colonnello dove, secondo il governo, vi sono stati "molti morti". Da Londra a Washington assicurano di non volere dare la caccia al leader libico ma sta di fatto che nella giornata di ieri tre delle sue roccaforti sono state pesantemente colpite. Il Colonnello ha risposto schierando i suoi "scudi umani" e martellando Misurata, a 200 chilometri a est della capitale, che secondo un portavoce governativo, è tornata sotto il controllo dei lealisti. Gli insorti sostengono che la terza città del paese ha subito un vero e proprio "massacro", con almeno 40 morti.

Ma Gheddafi non si ferma Le forze del leader libico Muammar Gheddafi hanno attaccato la città di Zintan, 150 chilometri a Sud-Ovest di Tripoli. Secondo quanto riferisce l’emittente araba al Jazeera, l’attacco è stato lanciato con armi pesanti. Si registrano nuovi attacchi delle forze fedeli al Colonnello anche a Misurata. Lo riferisce una fonte medica alla Bbc, spiegando che "è il quinto giorno consecutivo di attacchi, gli ospedali sono pieni di feriti, non ci sono più posti liberi, in città non c’è luce, non ci sono comunicazioni da dieci giorni, non c’è acqua da più di una settimana. Subiamo ancora pesanti sparatorie, la situazione è grave - ha proseguito la fonte - La comunità internazionale deve prendersi le sue responsabilità. Da ieri sono arrivati in ospedale 125 feriti, tra cui un’intera famiglia con quattro figli piccoli, colpiti in macchina mentre cercavano di fuggire. Le nostre scorte mediche si stanno esaurendo, non siamo più in grado di far fronte alla situazione".

Misurata: 40 morti Il bombardamento d’artiglieria sulla città libica ribelle di Misurata, iniziato questa mattina, ha provocato 40 morti e un centinaio di feriti, tra cui quattro bambini, che viaggiavano a bordo di un’automobile. Lo dice un testimone, un residente. "Qui la situazione è molto brutta. I carri armati hanno iniziato a cannoneggiare questa mattina" ha raccontato Mohammed al telefono da davanti all’ospedale cittadino. "Anche i cecchini prendono parte all’operazione. Un’auto di civili è stata distrutta e sono morti quattro bambini, il più grande dei quali aveva 13 anni" ha detto il testimone.

I combattimenti in Libia hanno costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni e fuggire, rifugiandosi nell’Est del Paese: lo ha detto oggi l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), sulla base delle testimonianze di rifugiati arrivati in Egitto. L’Unhcr prevede l’invio di aiuti domani a Bengasi. "Le persone arrivate nel week-end affermano che ci sono spostamenti di popolazione a Ajdabiya, Derna e Tubruk" ha detto il portavoce dell’Unhcr, Adrian Edwards. I libici approdati al confine con l’Egitto hanno affermato all’Unhcr di temere rappresaglie da parte di sostenitori del governo nell’Est del Paese e che la gente ha paura di uscire dopo le quattro del pomeriggio. Dallo scoppio della crisi libica, oltre 323mile persone sono fuggite dalla violenza in Libia, principalmente in Tunisia ed Egitto.
L'esercito di Gheddafi attacca le città ribelli di Zenten e di Misurata, e in quest'ultima i suoi cannoni provocano una strage, lasciando a terra almeno 40 morti fra cui quattro bambini. E dopo la terza notte consecutiva di raid aerei della coalizione, stamani si è appreso che un cacciabombardiere americano F-15E Eagle è precipitato per un'avaria e che le due persone di equipaggio sono state portate in salvo, ha fatto sapere il comando militare delle operazioni. Uno dei piloti, secondo il Daily Telegraph, sarebbe stato salvato dai ribelli libici.
Stamani, intanto, il rimorchiatore italiano Asso 22, che sabato era stato sequestrato da uomini armati, è di nuovo ormeggiato nel porto di Tripoli e i membri dell'equipaggio, assicura l'armatore, stanno bene e sono stati autorizzati dai libici a contattare le famiglie.
Il presidente americano Barack Obama e il premier turco Tayyip Erdogan hanno concordato che i "contributi nazionali" per l'attuazione della risoluzione 1973 sulla Libia "sono resi possibili dalle capacità di controllo e dal comando unico e multinazionale della Nato". Lo ha reso noto la Casa Bianca.
Almeno nove persone sono rimaste uccise nel territorio di Yefren, in Libia, municipalità a sudovest di Tripoli, durante "scontri violenti" fra i ribelli, che controllano la zona, e le forze del regime. Lo hanno riferito alcuni testimoni del luogo.
L'inviato delle Nazioni Unite in Libia, Abdel Al Khatib, ha incontrato lunedì, per la prima volta, i leader dei ribelli che combattono il colonnello Muammar Gheddafi. L'incontro è avvenuto a Tobruk. Lo ha reso noto il servizio stampa del Palazzo di Vetro.
Il Presidente Napolitano ha ribadito ''l'esigenza imprescindibile sostenuta dall'Italia, in piena sintonia con Stati Uniti, Regno Unito ed altri alleati, di un comando unificato, osservando che la NATO rappresenta la soluzione di gran lunga più appropriata''. E' quanto si legge nel comunicato del Quirinale sull'incontro avuto con la delegazione parlamentare americana guidata da Nancy Pelosi. Il Capo dello Stato, nell'auspicare il massimo di chiarezza, coerenza ed efficacia nello sviluppo dell'azione decisa verso la Libia, ha richiamato le conclusioni del Consiglio Supremo di Difesa dello scorso 9 marzo, ricordando che l'intervento in corso, al quale l'Italia partecipa a pieno titolo, si fonda sulle prescrizioni del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite volte a garantire risposte anche militari ad ogni violazione o minaccia per la pace e la sicurezza internazionale.
'Non creiamo polemiche artificiali'' sul ruolo della Nato in Libia. Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa a Parigi la portavoce del ministero degli Esteri francese, Christine Fages. La Francia, ha ribadito, non esclude "un contributo" della Nato in Libia.
La Nato fara' rispettare l'embargo sulle armi alla Libia previsto dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto in sede di rappresentanti permanenti nel Consiglio Atlantico, riunito oggi nel quartier generale dell'Alleanza atlantica. Lo riferiscono fonti qualificate.
Il dibattito sulla Libia in Senato si terra' domani pomeriggio. Lo hanno detto il vicecapogruppo del Pd, Luigi Zanda, e il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, al termine della riunione dei capigruppo del Senato. Zanda riferisce che il governo ha dato la disponibilita' per la presenza in aula del ministro Franco Frattini, ma il Pd chiede che a riferire sia direttamente il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Per questo, aggiunge Zanda, ''il voto sul calendario e' rimasto in sospeso, se non viene Berlusconi votiamo contro''
Altri tre tornado sono appena decollati dalla base militare di Trapani Birgi. In precedenza ne erano partiti tre seguiti dopo qualche minuto da due F-16.
Stephane Lehr, un fotografo francese freelance che lavora per l'agenzia Polaris Images e che si trovava nella regione di Bengasi (est della Libia) non ha piu' dato notizie da domenica pomeriggio. Lo ha annunciato Reporters sans Frontieres secondo la quale Lehr stava raggiungendo Bengasi con un'equipe della tv francese, e secondo un altro collega sul posto era diretto a Ajdabiya a sul della citta' ribelle.
Tre giornalisti occidentali sono stati arrestati dalle forze armate libiche. Lo ha reso noto il loro autista. Si tratta di due reporter dell'agenzia France Presse e un fotografo della Getty Images, fermati il 19 marzo nella zona di Tobruk.

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