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Venerdì, 03 Luglio 2020

Tragedia libica

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Un ultimatum al Colonnello. "Se Gheddafi e il suo regime continueranno ad attaccare sistematicamente la popolazione civile, non posso immaginare che la comunità internazionale e l’Onu rimangano a guardare". E' quello che arriva dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. "Noi condanniamo fortemente l’uso della forza contro la popolazione libica. La violazione dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale è oltraggiosa" spiega Rasmussen nel corso della sua conferenza stampa mensile.
Verso la no-fly zone "Sia chiaro - prosegue il segretario generale della Nato - noi non abbiamo alcuna intenzione di intervenire in Libia. Ma ci stiamo preparando a ogni eventualità. Come organizzazione di sicurezza il nostro lavoro è quello di pianificare ogni eventualità". Rasmussen ribadisce come alla Nato non sia stato richiesto di intervenire: "Ogni nostro intervento - ha spiegato - potrà essere realizzato solo dietro mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu" a partire dalla possibilità di creare una no-fly zone sulla Libia. "Un’operazione questa - ha spiegato Rasmussen - chiaramente di carattere militare".
Maroni: "Sarebbe un errore" "Mi pare di sentir parlare di interventi militari e credo che sarebbe un errore molto grave" dice il ministro dell’Interno Roberto Maeroni. A Maroni è stato chiesto di precisare il suo pensiero dopo le affermazioni fatte nei giorni scorsi sul ruolo degli Usa nella crisi libica. "Le mie parole sono state interpretate nel modo sbagliato. Semplicemente - spiega - io credo, e lo ha detto anche la Clinton che se si interviene nel modo sbagliato la Libia può trasformarsi nel nuovo Afghanistan e nella nuova Somalia, tutto cioè nelle mani dei terroristi. Tutto vogliamo tranne che questo. Per questo ho detto - ha concluso - che è necessario che l’Europa vari un piano di aiuti, il piano Marshall di cui ha parlato anche Berlusconi".
Una delegazione italiana "incontrerà il consiglio nazionale" libico. Lo ha riferito il rappresentante del Consiglio nazionale libico, Ahmad Gehani, parlando con i giornalisti italiani al porto di Bengasi, spiegando che, a suo avviso, "forse si potrebbe parlare anche di un riconoscimento" da parte dell'Italia. Gehnai ha parlato con i giornalisti al porto di Bengasi, all'arrivo della nave italiana 'Libra' giunta con un carico di aiuti umanitari. Il comandante della 'Libra', tenente di vascello Luca Di Giovanni, ha pero' tenuto a precisare che la missione italiana ha un carattere ''puramente umanitario''. Versione questa confermata all'ANSA anche dalla Farnesina. Terminate le operazioni di sbarco, ha precisato il comandante, la nave riprendera' il mare verso l'Italia.
"Se Gheddafi e il suo regime continueranno ad attaccare sistematicamente la popolazione civile, non posso immaginare che la comunità internazionale e l'Onu rimangano a guardare": lo ha detto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen.
Un raid aereo è stato effettuato oggi nei pressi del porto petrolifero di Ras Lanuf, nell'est della Libia, apparentemente nelle mani dei rivoltosi e dove questi hanno fatto uso di artiglieria antiaerea dopo un'esplosione. Lo ha constatato un giornalista dell'Afp sul posto che ha anche udito l'esplosione e ha visto del fumo sollevarsi da terra a ad un paio di chilometri ad est della città, nel deserto.
Forze pro-Gheddafi sono state viste avanzare a est di Ben Jawad, città riconquistata domenica, dirette verso il porto petrolifero di Ras Lanuf. "Sono andato a Ben Jawad e circa 20 chilometro prima ho visto un grande camion, veicoli militari e un caccia avanzare lentamente in questa direzione", ha riferito un autista alla Reuters. Un secondo autista ha aggiunto di aver visto, nella stessa zona "camion militari", mentre un altro testimone ha parlato di vari mezzi diretti a Ras Lanuf. La Reuters ha inoltre preso visione di immagini raccolte dalla Bbc ieri che mostrano un camione e un caccia nei pressi dei Ben Jawad e diretti a Ras Lanuf.
E' salito ad oltre 200mila il numero di persone fuggite dalla Libia, stando agli ultimi dati resi noti dalle Nazioni Unite. Secondo l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), dallo scoppio delle rivolte a sabato scorso 203.756 persone, soprattutto lavoratori migranti, hanno lasciato il Paese nord-africano, contro gli oltre 191mila segnalati il 3-4 marzo. Al 5 marzo - dettaglia l'ultimo aggiornamento dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) - 90.306 persone erano giunte in Egitto, 110.331 in Tunisia e 3.119 al sud, in Niger.
Almeno sette persone sono morte e una cinquantina sono rimaste ferite nei combattimenti che hanno opposto forze pro e contro Gheddafi nella località costiera libica di Ben Jawad, secondo un nuovo bilancio fornito oggi da fonti sanitarie.
La nave italiana 'Libra', che porta 25 tonnellate di aiuti della cooperazione, è entrata nel porto libico di Bengasi e sta compiendo le manovre di attracco. La 'Libra', il pattugliatore della Marina Militare, era partita dal porto di Catania l'altro ieri. Porta 25 tonnellate di aiuti e materiale della cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri alla popolazione di Bengasi. A bordo, oltre a quattro generatori elettrici, sono state imbarcate tende familiari, 4.000 coperte, unità di purificazione dell'acqua e 40 kit medici per patologie generali. Il pattugliatore trasporta anche acqua, con due serbatoi, rispettivamente da 3.500 e 7.500 litri, e cibo donato dalla cooperazione: 5 tonnellate di riso e 5 tonnellate di latte.
L'Italia ha avvisato contatti con il consiglio nazionale libico, ma lo ha fatto "con discrezione". Lo ha assicurato il ministro degli esteri Franco Frattini, in collegamento telefonico a 'Uno Mattina'. "Abbiamo conoscenze migliori di altri - ha spiegato Frattini - e infatti siamo spesso richiesti in queste ore. Conosciamo l'ex ministro della giustizia che ora è a capo del consiglio provvisorio di Bengasi e quella rete di ambasciatori libici che ha detto che da ora loro sono al servizio del popolo e non del regime, alcuni di loro stanno esercitando un'azione importante per coagulare un consenso, noi lo facciamo ma lo facciamo discretamente e questa credo che sia la soluzione migliore".
Un altro barcone, il dodicesimo nel giro di poche ore, è stato avvistato poco fa da un Atr 42 della Guardia di Finanza a poche miglia da Lampedusa. A bordo, secondo una prima stima, vi sarebbero una cinquantina di migranti.
Intanto sono cominciati questa mattina i trasferimenti degli immigrati sbarcati nelle ultime ore a Lampedusa. I primi cento sono partiti con un aereo diretto verso Il Cpt di Crotone, altri 64 sono stati imbarcati sul traghetto di linea "Palladio" diretto a Porto Empedocle. Nel Centro di contrada Imbriacola si trovano ancora un migliaio di profughi, quasi tutti tunisini. Il ponte aereo predisposto dal Viminale dovrebbe proseguire per tutta la giornata, in modo da consentire lo svuotamento della struttura come ha assicurato ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni al sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis. Questa mattina, intanto, si è alzato nuovamente in volo l'Atr 42 della Guardia di Finanza, che ieri aveva avvistato gli undici barconi poi approdati a Lampedusa, per una ricognizione nel Canale di Sicilia.
Dopo una notte di fermento e via vai, sono stati tra i 300 e i 400 gli uomini che nelle prime ore del mattino di oggi sono riusciti ad imbarcarsi al porto tunisino di Zarzis e prendere il largo diretti in Italia. Auto e camion pieni di ragazzi pronti a partire sono giunti al porto dove molti di loro hanno acquistato per 2500 dinari (1400 euro, questo l'attuale 'prezzo di mercato') il loro 'biglietto per una vita nuova'. Le 'adesioni' si raccolgono al bar dove da giorni si aggirano persone che prendono nomi e compilano liste. A decine i ragazzi arrivano sulla spiaggia al buio a fari spenti in attesa che i controlli dell'esercito si allentino e potersi così imbarcare sulle piccole barche necessarie per raggiungere le quattro più grandi imbarcazioni che aspettano al largo. La traversata fino a Lampedusa dirà tra le 10 e le 12 ore, in particolare adesso che il mare è tornato molto calmo. Con l'alzarsi del sole, al mattino al porto di Zarzis non si vede più quasi nessuno: chi ce l'ha fatta è partito, chi resta aspetta in macchina e conta i soldi.
"Migliaia di persone invaderanno l'Europa dalla Libia, senza nessuno che le fermi", ha detto il leader libico Gheddafi in una intervista al settimanale francese Le Journal de Dimanche. "Se si minaccia, se si destabilizza, si andrà verso la confusione, verso bin Laden, verso i gruppuscoli armati - ha detto Gheddafi -. Voi avrete l'immigrazione, migliaia di persone che invaderanno l'Europa dalla Libia. E non ci sarà nessuno per fermarli". "Bin Laden verrà a installarsi in Africa del Nord - ha proseguito il leader libico -. Avrete bin Laden alle vostre porte. Ci sarà una jihad islamica davanti a voi, nel Mediterraneo. Attaccheranno la 6/a flotta americana, ci saranno degli atti di pirateria qui, alle vostre porte, a 50 km dalle vostre frontiere... sarà veramente una crisi mondiale... Io non lo lascerei accadere".

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