Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Domenica, 07 Giugno 2020

Isola Capo Rizzuto - La r…

Giu 01, 2020 Hits:216 Crotone

Zero contagi a Crotone, P…

Mag 27, 2020 Hits:334 Crotone

La Lega di Crotone unita …

Mag 25, 2020 Hits:431 Crotone

Lega Giovani: La mafia pu…

Mag 23, 2020 Hits:464 Crotone

Isola Capo Rizzuto - Gior…

Mag 23, 2020 Hits:457 Crotone

Tre anni fa il gemellaggi…

Mag 19, 2020 Hits:601 Crotone

Antica Kroton, la Lega in…

Mag 16, 2020 Hits:626 Crotone

Crotone in fiore

Mag 05, 2020 Hits:804 Crotone

lampedusa1_xin--400x300

 

"Per sollecitare la Ue a contrastare l'immigrazione clandestina abbiamo concordemente deciso con la Francia un pattugliamento comune sulle coste tunisine fra Italia e Francia per bloccare le partenze dalla Tunisia". E' quanto ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, al termine del vertice col suo omologo francese Claude Gueant.

Intanto un barcone con a bordo un centinaio di immigrati clandestini è stato intercettato stamattina dalla guardia di finanza nel mare Jonio, a largo della costa calabrese, e condotto fino al porto di Roccella Jonico, nella Locride. Tra gli immigrati, di cui non si conosce ancora la nazionalità, ci sono anche donne e bambini. Dopo lo sbarco, gli immigrati sono stati assistiti e rifocillati dalle forze dell'ordine e dalle associazione di volontariato. Le loro condizioni, secondo le prime notizie, sono buone. Si stanno avviando adesso le procedure per condurli nel centro di accoglienza di Crotone.

Dopo 48 ore di tregua, sono ripresi gli sbarchi di migranti provenienti dal nord Africa: un barcone con una quarantina di persone a bordo è arrivato poco fa a Pantelleria. L'imbarcazione, però, non è entrata in porto: i migranti sono stati costretti a buttarsi in acqua dagli scafisti e sono stati salvati dagli uomini delle Capitanerie di Porto e dai Carabinieri. Altre motovedette sono partite all'inseguimento del barcone, che è stato bloccato a 2,5 miglia dalla costa. Tre scafisti sono stati arrestati.

Con la partenza nella notte della nave 'Flaminia' a Lampedusa non ci sono praticamente più migranti: dopo settimane di invasione, infatti, sull'isola restano soltanto 72 persone. Gli immigrati si trovano nel centro di accoglienza dell'isola e, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere rimpatriati nei prossimi giorni. I 72, infatti, sono arrivati a Lampedusa dopo la firma dell'accordo tra il ministro dell'Interno Roberto Maroni e le autorità tunisina, con un barcone con a bordo complessivamente 104 persone. Una trentina é stata rimpatriata ieri e questi ultimi lo saranno nei prossimi giorni.

Parigi non vuole subire un'ondata di immigrazione tunisina dall'Italia, Paese in cui rispedirà candidati al soggiorno in Francia che non soddisfino le condizioni di identità e di risorse richieste. Lo ha detto il ministro dell'Interno francese Gueant che ha ribadito che i permessi di soggiorno temporaneo italiani dati agli immigrati per motivi umanitari non escludono la possibilità che i migranti stessi siano respinti dalla Francia e rinviati in Italia. 'Da parte della Francia atteggiamento ostile' ha detto il ministro Maroni. L'Italia chiederà alla Commissione europea l'attivazione della direttiva che prevede la protezione temporanea dei rifugiati.

E' salpata dal molo di cala Pisana, a Lampedusa, la nave Flaminia della Tirrenia, con a bordo diverse centinaia di migranti. La nave, secondo quanto di apprende, dovrebbe approdare oggi  prima a Catania e poi a Livorno. Con il trasferimento della scorsa notte, nel centro di accoglienza dell'isola rimangono ormai soltanto alcune decine di migranti.

Immigrati_06aprile2011_2_GuardiaCostiera--400x300

 

Sarebbero state circa 300 le persone sulla barca che è affondata la notte scorsa nel canale di Sicilia. Lo riferisce l'Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), che ha un team presente a Lampedusa, sulla base delle testimonianze raccolte dai sopravvissuti giunti nell'isola. Tra le vittime del naufragio ci sarebbero anche donne e bambini. Finora sono stati avvistati una ventina di cadaveri e sono state tratte in salvo 48 persone. Nella zona del naufragio stanno operando mezzi aerei e navali della Capitaneria di Porto, che hanno lanciato in mare zattere e salvagente. "Sono passate ancora poche ore dal naufragio - ha spiegato un operatore della Guardia costiera - per considerare perse tutte le speranze".
Le ricerche, coordinate dalla Centrale operativa della Capitaneria di Porto di Palermo, sono ostacolate dalle condizioni proibitive del mare, Forza 6, con raffiche di vento da Nord Oves che supera i 30 nodi. Le forze impegnate nei soccorsi fanno osservare che è difficile sopravvivere ad una prolungata permanenza in mare in queste condizioni senza l'ausilio di un salvagente o di qualcosa che galleggi.
"Temiamo che molte persone possano essere morte": così ha risposto all'ANSA una fonte contattata a Lampedusa, che sta seguendo le operazioni di soccorso.
Sono decine i cadaveri che l'equipaggio dell'elicottero della Guardia di finanza ha visto in mare, nell'area dove il barcone dei migranti e' naufragato. Lo riferiscono al loro rientro i piloti che hanno volato dalle 10.30 alle 12.30 per fornire assistenza agli uomini della Capitaneria di porto che coordina i soccorsi. ''Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio - dicono - ma non e' accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini''. I cadaveri galleggiano a gruppi nello specchio d'acqua, dice l'equipaggio della Gdf, e questo consente di compararne le dimensioni: purtroppo ci sono anche bambini. L'elicottero e' tornato alla base per rifornirsi e si alzera' di nuovo in volo.
Ci sarebbero molte donne e bambini tra le vittime del naufragio. E' quanto si apprende dalle prime testimonianze riferite agli operatori umanitari dai sopravvissuti giunti in porto a Lampedusa. Ma dalla Capitaneria di porto spiegano che le notizie sono ancora molto frammentarie ed è ancora presto per confermare questo dato.
Cinque extracomunitari, tra i sopravvissuti al naufragio nel Canale di Sicilia, sono ricoverati nel poliambulatorio di Lampedusa. Il cardiologo che li ha appena visitati ha riscontrato ipotermia ma complessivamente li ha trovati in discrete condizioni di salute. Tra le persone ricoverate c'é anche una donna all'ottavo mese di gravidanza. Le sue condizioni non sono preoccupanti e anche il bambino, secondo quanto dicono i sanitari, sta bene.
Il naufragio del barcone è avvenuto in acque Sar (le operazioni di ricerche e soccorso ndr) di competenza maltese, a 39 miglia da Lampedusa. Sono state proprio le autorità della Valletta a segnalare il barcone in difficoltà alla centrale operativa delle Capitanerie di Porto di Roma, dopo avere ricevuto un Sos lanciato dal barcone attraverso un telefono satellitare. La Marina Militare maltese ha aggiunto di non essere in grado di intervenire.
Il barcone sarebbe partito quasi certamente dalla Libia. Alla Capitaneria di porto di Lampedusa questa ipotesi viene data "al 90 per cento", anche sulla base della posizione in cui è avvenuta la tragedia, il tratto di mare tra Malta e Lampedusa. Si tratta di una rotta battuta dalle imbarcazioni provenienti dalle coste libiche rispetto a quella più a ovest seguita dai barconi partiti dalle coste tunisine.
Avvistato nella serata di ieri, è arrivato a Lampedusa mezz'ora dopo la mezzanotte un barcone con 104 migranti proveniente dalle coste tunisine. Almeno sei degli extracomunitari, tutti uomini, sono stati soccorsi dai medici perché in stato di lieve ipotermia. I migranti sono stati accompagnati nel centro d'accoglienza dell'isola. Giunti al porto commerciale, "scortati" da una motovedetta della Guardia di finanza, hanno raccontato di aver acquistato la barca con una colletta di 400 euro a testa, servita per comprare anche un Gps, navigatore satellitare che consente di stabilire la rotta. Sadok, uno dei migranti, ha detto che nessuno di loro sapeva come condurre la barca: "Abbiamo programmato il Gps sulla rotta 74 gradi - ha spiegato - e siamo giunti fin qui". La bassa temperatura e un vento di discreta intensità che soffiava da nord ovest hanno reso problematica la traversata.
E' giunta a Napoli proveniente da Lampedusa la nave Excelsior, con 531 persone a bordo. Tra poco i migranti verranno fatti salire sugli autobus diretti al campo allestito nell'ex caserma Ezio Andolfato di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Sul molo 44 del porto di Napoli è presente un ingente schieramento di forze dell'ordine e di volontari della Croce Rossa che provvederanno a fornire la prima assistenza agli immigrati.
Domani mattina alle 9 il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, riferira' in Aula alla Camera sulla gestione degli immigrati provenienti dal Nord Africa e sbarcati a Lampedusa. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
La Tunisia dice no ai rimpatri massicci per i 20 mila sbarcati a Lampedusa quest'anno ma si impegna a rafforzare i controlli per evitare nuove partenze e ad accettare la riammissione rapida delle persone che arriveranno in Italia dopo l'entrata in vigore del decreto che concede il permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi, che sarà firmato domani (oggi, ndr). Questi i termini dell'accordo tecnico raggiunto a Tunisi dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e dal suo collega Habib Essid. E' stato un negoziato fiume, durato quasi nove ore, nel corso del quale la delegazione italiana ha provato a spingere sui rimpatri di massa dei 20 mila tunisini arrivati in questi tre mesi. Roma ha già inviato nei giorni scorsi a Tunisi un elenco di mille persone pronte per essere rispedite nel Paese di partenza. Le ipotesi messe sul tavolo erano quelle di farne partire un centinaio al giorno con navi e aerei, già pronti per l'operazione. Un impegno, però, che il fragile governo transitorio di Tunisi non si è sentito di prendere. Niente numeri e date dei voli di rimpatrio dunque, ma la disponibilità del Paese nordafricano a riprendersi direttamente, con procedure semplificate (basterà il riconoscimento della persona da parte dell'autorità consolare, senza l'invio delle schede dattiloscopiche) coloro che arrivano in Italia dopo l'entrata in vigore del permesso di soggiorno a tempo. In questo modo, fanno notare dal Viminale, c'é un effetto deterrente, perché i tunisini non saranno incentivati a partire sapendo di andare incontro al rimpatrio spiccio. "Soddisfatto" dell'intesa si è detto Maroni, spiegando che "così si apre una fase di cooperazione più intensa tra i due Paesi: ora bisognerà attuarla. Se gli impegni saranno mantenuti avremo risolto il problema". Un risultato, dunque, che va messo alla prova, tenendo conto della debolezza del nuovo Stato tunisino che sta faticosamente ricomponendo i suoi pezzi dopo la caduta del regime di Ben Alì. L'accordo, un "processo verbale" lo ha definito il ministro dell'Interno, prevede anche la donazione alla Tunisia di sei motovedette, quattro pattugliatori ed un centinaio di fuoristrada alle forze di polizia tunisine in modo che possano riprendere i controlli sulle coste, per ora praticamente inesistenti.

lampedusa_immigrati_xin5--400x300

 

Oltre ventimila immigrati. Un vero e proprio tsunami umano. il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non usa mezzi termini e assicura chper il governo la prima soluzione all'emergenza è il rimpatrio. Proprio per questo, il governo punta ad ottenere il rimpatrio di cento tunisini al giorno. Non solo. Per i centri di accoglienza provvisoria saranno pronte in 48 ore 7mila tende da destinare ai siti che saranno scelti nelle varie regioni. Mentre a Manduria gli autobus trasportano gli immigrati sbarcati a Taranto dalla nave Excelsior, si registrano le prime fughe. Oltre settanta persone sono riuscite ad allontanarsi dalla tendopoli scavalcando la rete di protezione ed eludendo i controlli delle forze dell'ordine.

Un sito per ogni Regione Ogni Regione dovrà mettere a disposizione un sito per l’accoglienza dei migranti, secondo le indicazioni che fornirà il governo. Qualora il sito scelto dall’esecutivo non dovesse essere gradito dall’autorità locale, quest’ultima dovrà presentare una controproposta. Ricordando l’intensa attività diplomatica di Palazzo Chigi Berlusconi ha sottolineato il problema degli immigrati non può e non deve gravare soltanto sull’Italia. La proposta alla Tunisia sui rimpatri, ha aggiunto Berlusconi, prevedrebbe un supporto economico dell’Italia per il reinserimento dei migranti nel proprio Paese con costi definiti "sostenibili". Il governo ha proposto agli enti locali di aggiornare la cabina di regia sul’emergenza immigrati a martedì prossimo, dopo il viaggio del premier Silvio Berlusconi a Tunisi. "Noi siamo contrari a campi di concentramento, con filo spinato e tende - ha commentato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi - violerebbero i diritti umani e creerebbero insicurezza tra le popolazioni locali".

Permesso per i ricongiungimenti Mentre l'Europa nicchia, temporeggia e lascia l'Italia senza aiuti, il Viminale studia un modo per applicare il principio di solidarietà. "Si pensa alla possiibilità di concedere un permesso di soggiorno temporaneo per i migranti che vogliono fare ricongiungimenti familiari - ha spiegato Maroni - è un modo per fare capire all’Europa che, di fronte al diniego totale di collaborazione, abbiamo uno strumento legislativo per attuare principio di solidarietà. Chi vuole andare in Francia e Germania non possiamo trattenerlo in Italia". Anche Berlusconi è in sintonia con il titolare del Viminale: "Continuano le pressioni sulla Commissione europea, ho in programma un incontro con il presidente: anche l’Europa deve intervenire dando il suo apporto".

L'accordo con la Tunisia "E' importante l’incontro di Tunisi previsto lunedì con il governo tunisino: è assumere l’impegno della tunisia per l’accettazione dei rimpatri", ha continuato il presidente del Consiglio ribadendo che "quello che abbiamo di fronte è uno tsunami umano che può assumere dimensioni importanti: più di 20 mila clandestini hanno raggiunto il nostro Paese". "Stiamo affrontando la situazione in modo da sgravare Lampedusa da questa massa di persone - ha continuato il Cavaliere - il mare è agitato e questo ha ritardato operazioni di imbarco che riprenderanno il prima possibile". Il premier ha poi ricordato che "è stato raggiunto un accordo per una serie di interventi del governo italiano per la tunisia, a fronte di impegni del governo tunisino per fermare l’uscita illegale dei loro cittadini dal loro Paese: è un reato in Tunisia". "Ci siamo impegnati in linee di credito e alla fornitura di equipaggiamenti e materiale alle forze di polizia - ha puntualizzato Berlusconi - il fronte di questi accordi non si sono fermati i cittadini provenienti dalla Tunisia".
Fughe in massa si stanno registrando dalla tendopoli di Manduria attraverso un varco che si trova all’altezza di un cancello della piccola recinzione, alta non più di due metri. Il varco è stato fatto nelle scorse ore dai vigili del fuoco che stanno compiendo lavori nell’area. Gli immigrati lo hanno scoperto e lo stanno utilizzando per fuggire: si nascondono per alcuni minuti in vecchi ruderi diroccati di ex dormitori di quello che era un aeroporto militare e che ora ospita la tendopoli e poi vanno via nelle campagne dopo aver attraversato la strada provinciale che collega Manduria con Oria.

Bloccati gli immigrati a Milano I primi tunisini che si sono allontanati dai luoghi di raccolta e di identificazione con l’intenzione di recarsi verso nord, a Milano, sono stati bloccati stamani nel capoluogo lombardo. Secondo quanto si è appreso, gli immigrati sono giunti a Milano in treno, dove però era stato predisposto un servizio di osservazione da parte della Polfer che li ha intercettati, bloccandone una parte, mentre molti altri sono riusciti ad elidere i controlli. Secondo quanto si è appreso, gli immigrati tunisini sono i primi tra quelli dell’emergenza sbarchi di questi giorni, a giungere a Milano. Ne erano stati segnalati oltre un centinaio sui treni in arrivo dal sud, e in effetti, questa mattina ne sono scesi in stazione Centrale circa 150. La Polfer aveva predisposto un servizio di osservazione e ne ha bloccati una quarantina, che sono stati accompagnati in questura per le pratiche di fotosegnalamento. I servizi di controllo nelle stazioni milanesi proseguono perchè si ritiene che a breve ne possano arrivare altri.

gheddafi_schifani_2_110609_adn--400x300

 

Gli attacchi della Nato hanno distrutto il 30% della capacità militare delle forze di Gheddafi. Lo ha indicato il brigadiere generale Mark van Uhm, parlando a Bruxelles.

Unità navali Nato hanno fermato oggi almeno quattro imbarcazioni dei ribelli cariche di armi e aiuti umanitari partite da Bengasi e dirette a Misurata. E' stata data loro la scelta se consegnare le armi o tornare indietro. Lo ha constatato l'inviato dell'Ansa su una delle imbarcazioni, in contatto radio con le altre. Le armi trasportate dalle navi dei ribelli - ha detto il brigadiere generale Mark van Uhm, capo operazioni del comando Nato Shape interpellato dall'ANSA a Bruxelles - "saranno confiscate", mentre gli aiuti umanitari a bordo potranno giungere a destinazione. "La situazione è dinamica,fluida, ancora in corso", ha detto l'alto ufficiale. "Le nostre forze continueranno a far rispettare l'embargo delle armi e se armi saranno scoperte a bordo di navi fermate", questi armamenti "saranno confiscati - ha chiarito Mark van Uhm - Se queste navi trasportano anche altre cose, le altre merci potranno proseguire verso la loro destinazione". Al momento di lanciare l'operazione navale per fare rispettare l'embargo delle armi contro la Libia, la Nato ha dichiarato che l'embargo sarebbe stato applicato in modo "imparziale", sia verso le forze di Gheddafi che verso gli oppositori del regime.
Il regime di Tripoli è pronto a una "soluzione politica" al conflitto ed è disposto a indire elezioni e a introdurre riforme politiche, ma solo il suo popolo può decidere se il leader libico Muammar Gheddafi può restare o meno al potere. Lo ha affermato ieri sera un portavoce del governo. "Potremmo avere - ha dichiarato Mussa Ibrahim, rispondendo a domande sul tenore dei negoziati della Libia con le potenze occidentali - qualsiasi sistema politico, qualsiasi cambiamento: Costituzione, elezioni, qualunque cosa, ma il leader deve portare avanti tutto ciò. Questo è ciò che crediamo".    "Chi siete voi per decidere cosa i libici dovrebbero fare? Perché (le potenze occidentali) non dicono: è necessario che il popolo libico decida se il leader libico deve restare o meno, se avere o meno un diverso sistema politico?". "Nessuno - ha aggiunto Ibrahim - può venire in Libia e dire: dovete cambiare il vostro leader, o il vostro sistema politico, o il vostro regime. Chi siete voi per dire ciò?".

Il portavoce del governo libico ha ancora affermato che nessuna condizione può essere imposta alla Libia dall'estero, ma che il Paese è disposto a discutere proposte miranti a portare più democrazia, trasparenza, libertà di stampa e leggi anti-corruzione. "Non decidete il nostro futuro dall'esterno, offriteci proposte per cambiare dall'interno", ha detto Ibrahim.    Gheddafi, ha proseguito, "ha un significato simbolico per il popolo  libico. Come la Libia viene governata è invece una diversa questione. Che tipo di sistema politico viene instaurato nel Paese, è una diversa questione. Di questo noi possiamo parlare". Ibrahim ha accusato leader occidentali di cercare di rovesciare Gheddafi per interesse personale o per conseguire vantaggi economici. "Sappiamo - ha dichiarato - che alcuni politici al potere in Occidente hanno un problema personale con il rais. Altri hanno interessi economici che ritengono sarebbero meglio serviti se il governo crollasse". Infine il portavoce ha smentito le accuse alle forze governative di attaccare i civili: "Non stiamo attaccando i civili, ve lo assicuro - ha affermato - Mai in questa crisi abbiamo attaccato civili... Non starei fianco né parlerei per un governo che uccide civili. Chi pensate che siamo - ha concluso - Mostri?".

libia_soldati_gheddafi_xin--400x300

 

Venti civili sono rimasti uccisi oggi in bombardamenti diartiglieria delle forze filo-Gheddafi contro Misurata, città costiera ancora in mano agli insorti. Un portavoce del governo ha fatto sapere che il rais e i suoi figli sono in Libia eintendono restarci 'fino alla fine'. La Nato condurrà un'inchiesta sulle notizie di stampa relative alla morte di almeno 40 civili a Tripoli, provocati dai raid. Intanto il ministro degli esteri britannico Hague ha dichiarato che l'ex capo della diplomazia libica Kussa, arrivato ieri a Londra, e'arrivato di sua volonta', non gli e' stato offerto alcun salvacondotto ma si trova in un luogo sicuro. "Cessato allarme"per il peschereccio italiano dato per scomparso in acque libiche. Lo ha comunicato il Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto precisando che il capobarca avrebbe dato l'allarme dopo aver visto una unità da guerra fare rotta verso il motopesca.

La Nato condurra' un'inchiesta per verificare una sua eventuale responsabilita' nella morte di almeno 40 civili a Tripoli, che sarebbe stata provocata dai raid aerei della coalizione internazionale. Nel primo giorno in cui l'Alleanza assume il pieno comando di tutte le operazioni militari in Libia - il passaggio di consegne a ''Unified Protector'' e' stato ultimato alle otto di stamattina - l'incubo dei ''danni collaterali'', come in gergo vengono definite le vittime innocenti di obiettivi militari, si allunga sulla missione della Nato. Il vicario apostolico di Tripoli, mons. Giovanni Martinelli, ha denunciato che i raid condotti dalla coalizione ''hanno fatto decine di vittime tra i civili'' in alcuni quartieri di Tripoli.

La magistratura scozzese vuole interrogare l'ex ministro degli esteri libico Mussa Kussa, atterrato ieri in Gran Bretagna, sulla strage di Lockerbie. Lo ha annunciato un portavoce precisando che al richiesta e' stata inoltrata al Foreign Office.

Il leader libico Muammar Gheddafi e i suoi figli sono in Libia e sono determinati a restarci "fino alla fine". Lo ha detto oggi un portavoce del governo di Tripoli.

"Cessato allarme" per il peschereccio italiano dato per scomparso in acque libiche. Lo ha comunicato il Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto in una nota, precisando che il capobarca avrebbe dato l'allarme dopo aver visto una unità da guerra fare rotta verso il motopesca. "Alle 10.15 - riferisce la nota - è stato ristabilito un contatto con il peschereccio italiano 'Mariella', di Siracusa, che nella serata di ieri aveva lanciato un allarme dal golfo della Sirte. Un'altra unità, il motopesca 'Orizzonte' ha potuto collegarsi via radio con l'equipaggio siracusano, sotto il coordinamento della sala operativa delle Capitanerie di porto. Il capobarca del 'Mariella' - aggiunge il Comando delle Capitanerie - ha spiegato di avere temuto il peggio, ieri sera, quando ha visto una unità da guerra fare rotta velocemente verso la propria imbarcazione, e di aver premuto il segnale di soccorso. E' stato disposto - conclude la nota - il cessato allarme"

Almeno 40 morti a Tripoli a causa dei raid. E' quanto afferma il vicario apostolico di Tripoli, mons. Martinelli. "I raid cosiddetti umanitari - ha dichiarato Martinelli all'agenzia Fides - hanno fatto decine di vittime tra i civili in alcuni quartieri di Tripoli. Ho raccolto diverse testimonianze di persone degne di fede al riguardo. In particolare, nel quartiere di Buslim, a causa dei bombardamenti, é crollata un'abitazione civile, provocando la morte di 40 persone". "Se è vero che i bombardamenti sembrano alquanto mirati, è pur vero - denuncia mons. Martinelli - che colpendo obiettivi militari, che si trovano in mezzo a quartiere civili, si coinvolge anche la popolazione". "Ieri - aggiunge il vicario apostolico - avevo riferito che i bombardamenti avevano colpito, sia pure indirettamente, alcuni ospedali. Preciso che uno di questi ospedali si trova a Misda. La situazione a Tripoli - prosegue Martinelli - diventa ogni giorno più difficile. La scarsità di carburante si è aggravata, come testimoniano le code interminabili di automobili ai distributori di benzina. Sul piano militare sembra esserci un'impasse, perché anche i ribelli non sembrano avere la forza sufficiente di avanzare. Per questo - ribadisce - dico che la soluzione diplomatica è la strada maestra per mettere fine allo spargimento di sangue tra i libici, offrendo a Gheddafi una via di uscita dignitosa". Quanto alla recente defezione del Ministro degli Esteri ed ex capo dei servizi segreti esterni libici, Moussa Koussa, Fides rileva che è interpretata da molti come il segnale della presenza di forti divisioni all'interno del regime. "Moussa Koussa era certamente uno dei pilastri del potere - conferma mons. Martinelli -. La sua defezione è dovuta forse alla linea contraddittoria che aveva assunto nelle scorse settimane nei confronti dell'Onu".

Gli Stati Uniti esprimono 'profondo apprezzamento al presidente Giorgio Napolitano e al premier Silvio Berlusconi per la promozione della pace e della stabilita' in tutto il mondo e per il costante appoggio alle operazioni in Libia sotto il comando della Natò. Lo ha detto il presidente Usa Barack Obama nel corso di una telefonata al Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Intanto Obama, secono l'agenzia Reuters, avrebbe già autorizzato, firmando un ordine segreto, operazioni di appoggio ai ribelli libici da parte della Cia che, secondo il sito web del New York Times, sono già iniziate "da alcune settimane", con agenti disseminati sul territorio libico per individuare obiettivi per i raid aerei e per contatti con la 'rivoluzione' assieme a colleghi dell'MI6 britannico.
Ieri sera il ministro degli esteri libico, Mussa Kussa, è volato dalla Tunisia in Gran Bretagna, dove ha annunciato la sua defezione e l'intenzione di abbandonare Muammar Gheddafi.

La Nato ha completato le operazioni di trasferimento del comando dalla 'coalizione dei volenterosi' in Libia, alle 08:00 di questa mattina. Lo ha detto un portavoce dell'Alleanza a Bruxelles.

Lunedì sarà a Roma il rappresentante della politica estera del Consiglio nazionale transitorio libico per un colloquio con il ministro degli esteri Franco Frattini. Lo ha annunciato lo stesso titolare della Farnesina intervistato da Maurizio Belpietro.

"Se Gheddafi farà richiesta di asilo in Uganda, prenderemo in considerazione la sua domanda come facciamo con tutti coloro che cercano riparo in Uganda": lo ha detto alla Reuters il sottosegretario agli Affari esteri ugandese, Henry Okello Oryem, riferendosi alle informazioni diffuse in proposito da Al Arabiya. Il responsabile ha comunque premesso che per ora si tratta solo "di voci" e che in una seduta del consiglio dei ministri svoltasi oggi "abbiamo discusso della Libia ma non dell'asilo".

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI