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Mercoledì, 20 Marzo 2019

Gheddafi_emissari

 

L'Italia è pronta a dare il suo attivo contributo alla migliore definizione ed alla conseguente attuazione delle decisioniattualmente all'esame delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea edell'Alleanza Atlantica. E' la decisione presa dal Consigliosuperiore della Difesa. Tre aerei del rais Gheddafi sono decollati da Tripoli. Il primo, diretto in Egitto, e' atterrato:a bordo un emissario del Colonnello. Gli altri due hanno fattoscalo in Italia, a Fiumicino e Linate, diretti a Bruxelles. Abordo viaggerebbero due uomini incaricati dal rais dipartecipare a riunioni Ue e Nato. L'aeroporto di Tripoli e' gia'da alcune ore chiuso al traffico aereo. Violenti scontri sono incorso a Ben Jawad tra l'esercito di Gheddafi e gli oppositori. A Ras Lanuf colpiti i serbatoi di stoccaggio del greggio nelterminale petrolifero di Es Sider.
Due aerei appartenenti al leader colonnello libico Muammar Gheddafi decollati stamani da Tripoli hanno fatto scalo in Italia, uno a Roma e l'altro a Milano Linate, diretti a Bruxelles. Lo hanno riferito fonti militari maltesi. Secondo le fonti, a bordo dei due aerei viaggerebbero due emissari del colonnello (uno dei quali sarebbe il vice-ministro della Difesa) che dovrebbero partecipare a riunioni dell'Ue e della Nato a Bruxelles. Le fonti hanno precisato che gli emissari potrebbero essere latori di messaggi di Gheddafi per i vertici dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica. Stamani la tv Al Jazira aveva dato notizia del decollo di tre aerei appartenenti a Gheddafi da Tripoli. Uno è atterrato al Cairo, secondo fonti aeroportuali della capitale egiziana.
Un aereo libico con a bordo un emissario del colonnello Muammar Gheddafi è atterrato al Cairo. A bordo, riferiscono le fonti aeroportuali, il generale Abdel Rahman Ben Ali El Said Al Sawi, responsabile delle forniture militari, che porta con sé un messaggio del colonnello libico al capo del consiglio supremo delle forze armate egiziano, Hussein Tantawi.
Le forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno colpito dei serbatoi di stoccaggio di greggio nel terminale petrolifero di Es Sider, vicino a Ras Lanuf. Lo dicono i ribelli e diverse tv, fra cui Al Jazira, mostrano immagini di fiamme e di enormi colonne di fumo nero.
L'Italia è pronta a dare il suo attivo contributo alla migliore definizione ed alla conseguente attuazione delle decisioni attualmente all'esame delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e dell'Alleanza Atlantica. E' quanto si legge nel comunicato finale della riunione del Consiglio supremo di difesa tenutosi stamane al Quirinale.
L'aeroporto internazionale di Tripoli è chiuso da alcune ore al traffico aereo. Al momento, tutti i voli previsti sono stati cancellati e non é possibile acquistare biglietti con nessuna compagnia aerea.
L'Arabia Saudita non partecipa in alcun modo all'azione dei ribelli libici contro il regime di Muammar Gheddafi: lo ha affermato oggi il ministro degli esteri di Riad, Saud al Faysal, in una conferenza stampa diffusa in diretta tv.
I ministri degli esteri dell'Ue che domani si riuniranno in un vertice straordinario a Bruxelles non prenderanno posizione o sulla possibilità di costituire una 'no fly zone' sulla Libia: è quanto si apprende da fonti del Consiglio Ue, che spiegano come "é prematuro pronunciarsi su tale ipotesi". "Non si parlerà di intervento militare - spiegano le stesse fonti - ma di un piano per l'assistenza e il sostegno militare per le operazioni di evacuazione".
Il leader libico Muammar Gheddafi ha accusato gli occidentali, in particolare la Francia, di condurre un "complotto colonialista" contro il suo paese. Gheddafi ha parlato in una intervista diffusa stamani dalla tv francese LCI.  "Se al Qaida riuscirà a impadronirsi della Libia, l'intera regione fino ad Israele sarà preda del caos" ha detto poi Gheddafi alla tv turca TRT, che l'ha trasmessa questa mattina. "La comunità internazionale ha cominciato a comprendere ora che siamo noi ad impedire a Osama bin Laden di prendere il controllo della Libia e dell'Africa", ha aggiunto Gheddafi, che parlava in arabo ed era sottotitolato in turco. Il popolo libico prenderà le armi se le potenze occidentali imporranno la no fly zone sulla Libia, ha affermato il Colonnello.
Potrebbe essere vicina alla capitolazione Zawiya, la città libica occidentale dove le forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno intensificato nelle ultime ore l'offensiva sui ribelli, mentre a Misurata le forze governative avanzano, ma i ribelli oppongono una forte resistenza. Lo dicono fonti interpellate a Tripoli. Le fonti parlano dell'ingresso a Zawiya di una cinquantina di carri armati e di pesanti combattimenti, ma dicono che pur essendoci ancora rivoltosi in città, questi tendono a nascondersi. Fonti sentite a Tripoli parlano di una resistenza tenace dei ribelli a Misurata. Secondo il governo libico, fra i ribelli a Misurata vi sono elementi algerini e tunisini di Al Qaida per il Maghreb islamico (Aqmi).
La no-fly zone per la Libia e lo stato delle relazioni fra Russia e Stati Uniti in campo militare e economico: assieme alla candidatura della Russia ad un ingresso nel Wto, sono questi - secondo fonti ufficiali rilanciate dalle agenzie russe - i temi che vengono affrontati fra oggi e domani dal vicepresidente americano Joe Biden in visita a Mosca. Anche se l'agenda ha connotati soprattutto bilateali, tema d'attualità è la crisi libica in cui Mosca rimane contraria alla cosiddetta "opzione militare" per tutelare gli insorti dai raid del colonnello Muammar Gheddafi: Washington, assieme a Francia e Gran Bretagna, preme all'Onu per una no-fly zone sui cieli della Libia e spera di ottenere un via libera (o almeno un'astensione) di Russia e Cina grazie alle pressioni del mondo arabo. La tappa moscovita del viaggio di Biden, che ieri era in Finlandia e venerdì andrà in Moldavia, è considerata preparatoria di una seconda visita del presidente americano Barack Obama in Russia dopo quella compiuta alla vigilia del G8 dell'Aquila del luglio 2009. Il numero due della casa Bianca incontrerà stasera il presidente russo Dmitri Medvedev e, domani, il premier Vladimir Putin, protagonisti assieme ad Obama di un "nuovo inizio" (reset) delle relazioni fra i due paesi impostato due anni fa dopo decenni di attriti soprattutto sulla difesa missilistica. A coniare il termine reset, peraltro, era stato proprio Biden alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza del 2008.

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La NATO ha iniziato 24 ore al giorno di sorveglianza aerea oltre Libia come i pianificatori militari dell'alleanza sono riuniti a Bruxelles per discutere le opzioni per istituire una no-fly zone.

I piani saranno presentati ai ministri della difesa da parte della coalizione di 28 stati membri, che si riuniranno a Bruxelles il Giovedi, ma i funzionari occidentali insistono che la NATO non agirà senza l'avallo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Le discussioni sono in mezzo a relazioni diplomatiche che gli aerei militari libici hanno lanciato almeno quattro nuovi raid aerei vicino a posizioni di opposizione nel porto petrolifero di Ras Lanouf nella parte orientale del paese. Non c'è stata alcuna parola sulle vittime.

"Un raid aereo ha colpito una casa in una zona residenziale di Ras Lanouf. C'è un grosso buco al piano terra della casa a due piani", ha detto un testimone Reuters. "Un enorme pennacchio di fumo e polvere volata nella zona dallo sciopero. Gli uomini si precipitò alla zona gridando 'Allahu Akbar' [Dio è grande]".

Gran Bretagna e Francia hanno elaborato una risoluzione che avrebbe fornito un mandato per una no-fly zone, ma è molto difficile che passi nelle circostanze attuali, come la Russia e la Cina hanno segnalato la loro opposizione a un intervento militare esterno.

L'ambasciatore americano alla Nato, Ivo Daalder, ha minimizzato la necessità di una no-fly zone. Ha detto ai giornalisti:. "Quando si ha realmente un'occhiata a ciò che sta succedendo, abbiamo effettivamente visto un calo in entrambi i caccia e l'attività complessiva dell'aria durante il fine settimana, con un aumento fine della scorsa settimana e si comincia a scendere e anzi, ad oggi l'attività aerea globale non è stato il fattore decisivo nei disordini in corso, cosi come avete dichiarato, le altre cose sono la determinazione ciò che sta accadendo sul terreno ".

La NATO ha approvato l'estensione del pattuglie dalla Nato aerei di ricognizione Awacs da 10 ore a 24 ore al giorno, che fornirà informazioni dettagliate non solo dei movimenti aerei, ma anche i movimenti della strada da parte delle forze pro-Gheddafi, fornendo capitali occidentali la possibilità di condivisione di intelligence con i ribelli.

Pianificatori militari NATO sono dovuti a breve per completare un menu di opzioni per presentare ai ministri della difesa dell'Alleanza.

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Centinaia di dimostranti anti-regime stanno manifestando nel quartiere di Tajoura a Tripoli. Lo hanno riferito testimoni alle Agenzie Stampa. Il quartiere e' teatro dall'inizio della rivolta di numerosi episodi di violenza che hanno causato molte perdite ad entrambe le fazioni in lotta. La protesta e' cominciata dopo la preghiera del venerdi', quando i fedeli sono usciti da una moschea. Secondo i testimoni le forze di sicurezza non sono visibili. Spari sono stati uditi sulla piazza Algeria nel centro di Tripoli, all'uscita dalla preghiera del venerdì dalla moschea. Dopo gli spari si vede un denso fumo nero levarsi da edifici dietro la moschea. Nella piazza, davanti alla moschea, ci sono i sostenitori di Gheddafi che stanno manifestando a favore del governo. Gli spari sono avvenuti durante una grande manifestazione pro Gheddafi, al termine della preghiera islamica del venerdì, davanti alla moschea dove venerdì scorso c'erano stati scontri fra manifestanti e milizie filogovernative, con tre morti. Stamani invece piazza Algeria è occupata dai sostenitori del leader libico, che innalzano bandiere e suoi ritratti e gridano "Allah, Muammar, Libia e basta". I fedeli che escono dalla moschea si uniscono alla manifestazione. La piazza è presidiata da polizia e da agenti dei corpi speciali della sicurezza.
Spari si sono uditi nel quartiere di Tajura, nella parte orientale di Tripoli, teatro di un raduno di centinaia di oppositori del regime, che le forze di sicurezza stanno disperdendo con gas lacrimogeni. Lo ha riferito un giornalista della Reuters. ''Hanno sparato gas lacrimogeni. Ho sentito degli spari. La folla corre da tutte le parti'', ha detto il reporter.
La città di Zawiya, circa 60 km a ovest di Tripoli, è stata ripresa dalle forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi. Lo ha annunciato la televisione libica.Il "capo del gruppo terroristico" della città - ha affermato l'emittente - Hussein Darbuk e il suo vice sono stati uccisi, mentre altri capi ribelli sono stati fatti prigionieri. Sono inoltre stati sequestrati, sempre secondo la tv di Stato, "31, 19 veicoli da trasporto truppe, 45 batterie di contraerea e altre armi". "Il popolo di Zawiya e i dirigenti dei comitati popolari hanno posto Zawiya al riparo dalle forze armate terroriste", ha insistito il primo canale della tv, mentre il secondo canale ha affermato che le forze di sicurezza libiche hanno "ripreso il controllo della maggior parte di Zawiya".
Interpol, con sede a Lione, nel centro della Francia, ha diffuso un'allerta alle polizie mondiali riguardante Muammar Gheddafi e altre 15 personalita' libiche. Interpol ha reso noto di aver allertato oggi le polizie dei suoi 188 stati membri riguardo il colonnello Muammar Gheddafi e 15 delle persone del suo entourage, al fine di facilitare l'applicazione delle sanzioni dell'Onu e l'inchiesta aperta dalla Corte penale internazionale.
Sale la tensione a Tripoli, in occasione della festivita' musulmana del venerdi'. Aerei militari secondo varie fonti hanno bombardato stamani Brega e Ajdabiyah all'est e Misurata all'ovest, citta' controllate dai ribelli. Si combatte anche a Zawia, vicino a Tripoli, e a Ras Lanuf, ad est della capitale. Abdel Jalil, il leader del Consiglio Nazionale libico, formato nei giorni scorsi dagli insorti, dei ribelli, parlando ad Al Bayda, ad est di Bengasi, ha gridato "Vittoria o morte... non ci fermeremo finchè non avremo liberato questo Paese".

Alla frontiera con la Tunisia intanto e' quasi cessato il flusso di profughi e l'Onu teme che le forze libiche impediscano agli stranieri di uscire. Al momento a Tripoli la situazione appare calma e le strade sono trafficate. Le autorita' libiche pero' non permettono ai giornalisti stranieri di uscire dall'albergo in cui sono ospitati, sostenendo che oggi e' necessario un permesso speciale per muoversi in citta'. Secondo Al Arabiya, stamani c'e' stato un nuovo raid aereo sul terminal petrolifero di Marsa Brega. Messaggi Twitter sul sito di Al Jazira parlano di attacchi aerei anche a Misurata, la testa di ponte dei ribelli a ovest. Di sicuro, un aereo di Gheddafi ha lanciato due razzi contro un deposito di armi controllato dai ribelli ad Ajdabiyah, mancando il bersaglio.

Combattimenti fra insorti ed esercito sono in corso a Zawiya, ad una quarantina di chilometri ad ovest di Tripoli, controllata dagli insorti, e a Ras Lanuf, a est, linea del fronte fra i due schieramenti. Il leader del consiglio dei ribelli, Abdel Jalil, parlando ad Al Bayda ha gridato "Vittoria o morte... non ci fermeremo finchè non avremo liberato questo Paese". Jalil ha messo in guardia contro le infiltrazioni di sostenitori del colonnello Gheddafi tra le fila degli insorti. La folla presente ha risposto alle parole di Jalil gridando lo slogan: "La prossima battaglia a Tripoli". La portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), Melissa Fleming, ha detto stamani di temere che ai civili sia impedito di fuggire dalla Libia in Tunisia. Fleming ha riferito di una presenza di ''forze-governative pesantemente armate'' sul lato libico della frontiera e ha detto che ''il numero di persone giunte in Tunisia dalla Libia e' passato dai 10mila-15mila dei giorni scorsi a soli 2mila ieri''.

Oggi secondo fonti giornalistiche il flusso dei profughi si e' interrotto. Al confine tunisino è già al lavoro il team del ministero degli Esteri italiano e della Protezione civile che deve organizzare il campo per le migliaia di profughi. Il pronipote di re Idris, il sovrano deposto da Gheddafi nel '69, in un'intervista stamani sul Corsera dice "se mai dovesse esserci una soluzione monarchica, sarà la gente della Libia a deciderlo".

Qualunque sforzo" perché la Libia rispetti i diritti umani e sia riammessa al Consiglio per i diritti umani dell'Onu da cui è stata sospesa, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al consiglio per i diritti umani di Ginevra. "Gheddafi - ha aggiunto - deve fermare ogni azione militare diretta contro il suo proprio popolo". "I diritti umani sono tuttora minacciati", ha detto Napolitano ricordando tra le nuove emergenze anche le difficoltà economiche e l'aumento del prezzo dei prodotti alimentari. "Ma oggi - ha aggiunto - i miei pensieri vanno specialmente alle sofferenze del popolo libico che lotta per la pace ed una vera democrazia come ha riferito un italiano evacuato da Misurata". "L'Italia sostiene pienamente l'appello del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite - ha aggiunto - per un rapido superamento della tragedia libica. L'assemblea generale dell'Onu ha inviato a Tripoli un eloquente messaggio: ha sospeso la Libia dal consiglio per i diritti umani. Attendiamo che possa riprendere il suo posto in questo organismo non appena il suo popolo e il suo governo saranno in grado di rispettare gli standard necessari. Sosterremo qualunque sforzo volto a questo fine". "Innanzitutto, e la cosa più importante, la violenza contro il popolo libico è inaccettabile. Lo scontento popolare, ovunque si manifesti deve essere affrontato attraverso gli strumenti del dialogo e la buona volontà politica".
"Credo ci sia la piena disponibilità dell'Italia per ogni tipo di missione che si renderà necessaria. Ne ha parlato anche il ministro degli Esteri Frattini nei giorni scorsi proprio qui al consiglio dei diritti umani di Ginevra". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano prima di lasciare il palazzo dell'Onu. Nei giorni scorsi l'alto commissario dell'Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha sollecitato un mandato intergovernativo per sottoporre la Libia ad un'inchiesta indipendente per crimini contro l'umanità. Proposta sostenuta dal presidente della Commissione europea Barroso. Per svolgere il mandato, l'alto commissario ha chiesto "un mandato intergovernativo", un incarico cioé condiviso fra i governi nazionali. Un primo momento erano emerse divergenze tra le cautele di Italia e Malta e l'approccio più deciso di Germania, Francia, Gran Bretagna e paesi nord europei. Questa divergenza sembra ricomposta e Napolitano ne dà la conferma. "Oggi si può parlare - ha detto - di totale identità di posizioni tra l'Italia e le organizzazioni internazionali". Il capo dello Stato ha poi ricordato che i problemi dell'emergenza in Nord Africa e soprattutto in Libia saranno esaminati l'11 marzo dai ministri dell'Eurozona. "Non dubito che il contributo dell'Italia ci sarà e sarà senza riserve", ha concluso Napolitano.

"Il nostro primo pensiero deve andare al popolo libico che sta pagando un elevato tributo di sangue, il che è inconcepibile nel XXI secolo, per conquistare la sua libertà e per liberarsi da una dittatura personale ormai ridotta alla violenza più bestiale, e già condannata dalle Nazioni Unite come autrice di crimini contro l'umanità". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini in un passaggio del suo saluto all'Assemblea plenaria dell'Apem (Assemblea Parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo), di cui presiede i lavori con il presidente del Senato Renato Schifani. "L'auspicio dell'Italia - ha aggiunto Fini - è che quanto prima si definisca un Piano Marshall per i paesi della sponda sud del Mediterraneo".

Salpera' nella giornata di domani dal porto di Catania, secondo quanto si e' appreso, il pattugliatore Libra della Marina militare carico di aiuti da portare a Bengasi. Il materiale - generi alimentari, generatori elettrici, potabilizzatori, kit sanitari, medicinali - dovrebbe giungere in serata ed essere caricato domani mattina sull'unita' della Marina, che salpera' al terminE delle operazioni di imbarco.

La Commissione europea ''e' preoccupata'' per la situazione alle frontiere, in particolare sul versante libico, e ''invita le autorita' della
Libia a consentire e facilitare l'accesso degli aiuti umanitari''. Lo ha detto un portavoce dell'esecutivo Ue, facendo il punto sulla visita nella regione della commissaria Ue agli aiuti umanitari Kristalina Georgieva.
La Corte penale internazionale ha deciso di aprire un'inchiesta sui crimini contro l'umanita' compiuti in Libia dal 15 febbraio scorso'': lo ha detto nel corso di una conferenza stampa a L'Aja il procuratore generale della Corte, Luis Moreno OcampoIntanto, da oggi e' operativo il blocco dei beni dei sei principali componenti della famiglia Gheddafi e di 20 stretti collaboratori del regime libico. Intanto il regolamento Ue che dispone il congelamento di tutti i fondi e le risorse economiche di queste 26 persone e' stato pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale dell'Ue ed e' entrato immediatamente in vigore.

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Un ultimatum al Colonnello. "Se Gheddafi e il suo regime continueranno ad attaccare sistematicamente la popolazione civile, non posso immaginare che la comunità internazionale e l’Onu rimangano a guardare". E' quello che arriva dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. "Noi condanniamo fortemente l’uso della forza contro la popolazione libica. La violazione dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale è oltraggiosa" spiega Rasmussen nel corso della sua conferenza stampa mensile.
Verso la no-fly zone "Sia chiaro - prosegue il segretario generale della Nato - noi non abbiamo alcuna intenzione di intervenire in Libia. Ma ci stiamo preparando a ogni eventualità. Come organizzazione di sicurezza il nostro lavoro è quello di pianificare ogni eventualità". Rasmussen ribadisce come alla Nato non sia stato richiesto di intervenire: "Ogni nostro intervento - ha spiegato - potrà essere realizzato solo dietro mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu" a partire dalla possibilità di creare una no-fly zone sulla Libia. "Un’operazione questa - ha spiegato Rasmussen - chiaramente di carattere militare".
Maroni: "Sarebbe un errore" "Mi pare di sentir parlare di interventi militari e credo che sarebbe un errore molto grave" dice il ministro dell’Interno Roberto Maeroni. A Maroni è stato chiesto di precisare il suo pensiero dopo le affermazioni fatte nei giorni scorsi sul ruolo degli Usa nella crisi libica. "Le mie parole sono state interpretate nel modo sbagliato. Semplicemente - spiega - io credo, e lo ha detto anche la Clinton che se si interviene nel modo sbagliato la Libia può trasformarsi nel nuovo Afghanistan e nella nuova Somalia, tutto cioè nelle mani dei terroristi. Tutto vogliamo tranne che questo. Per questo ho detto - ha concluso - che è necessario che l’Europa vari un piano di aiuti, il piano Marshall di cui ha parlato anche Berlusconi".
Una delegazione italiana "incontrerà il consiglio nazionale" libico. Lo ha riferito il rappresentante del Consiglio nazionale libico, Ahmad Gehani, parlando con i giornalisti italiani al porto di Bengasi, spiegando che, a suo avviso, "forse si potrebbe parlare anche di un riconoscimento" da parte dell'Italia. Gehnai ha parlato con i giornalisti al porto di Bengasi, all'arrivo della nave italiana 'Libra' giunta con un carico di aiuti umanitari. Il comandante della 'Libra', tenente di vascello Luca Di Giovanni, ha pero' tenuto a precisare che la missione italiana ha un carattere ''puramente umanitario''. Versione questa confermata all'ANSA anche dalla Farnesina. Terminate le operazioni di sbarco, ha precisato il comandante, la nave riprendera' il mare verso l'Italia.
"Se Gheddafi e il suo regime continueranno ad attaccare sistematicamente la popolazione civile, non posso immaginare che la comunità internazionale e l'Onu rimangano a guardare": lo ha detto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen.
Un raid aereo è stato effettuato oggi nei pressi del porto petrolifero di Ras Lanuf, nell'est della Libia, apparentemente nelle mani dei rivoltosi e dove questi hanno fatto uso di artiglieria antiaerea dopo un'esplosione. Lo ha constatato un giornalista dell'Afp sul posto che ha anche udito l'esplosione e ha visto del fumo sollevarsi da terra a ad un paio di chilometri ad est della città, nel deserto.
Forze pro-Gheddafi sono state viste avanzare a est di Ben Jawad, città riconquistata domenica, dirette verso il porto petrolifero di Ras Lanuf. "Sono andato a Ben Jawad e circa 20 chilometro prima ho visto un grande camion, veicoli militari e un caccia avanzare lentamente in questa direzione", ha riferito un autista alla Reuters. Un secondo autista ha aggiunto di aver visto, nella stessa zona "camion militari", mentre un altro testimone ha parlato di vari mezzi diretti a Ras Lanuf. La Reuters ha inoltre preso visione di immagini raccolte dalla Bbc ieri che mostrano un camione e un caccia nei pressi dei Ben Jawad e diretti a Ras Lanuf.
E' salito ad oltre 200mila il numero di persone fuggite dalla Libia, stando agli ultimi dati resi noti dalle Nazioni Unite. Secondo l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), dallo scoppio delle rivolte a sabato scorso 203.756 persone, soprattutto lavoratori migranti, hanno lasciato il Paese nord-africano, contro gli oltre 191mila segnalati il 3-4 marzo. Al 5 marzo - dettaglia l'ultimo aggiornamento dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) - 90.306 persone erano giunte in Egitto, 110.331 in Tunisia e 3.119 al sud, in Niger.
Almeno sette persone sono morte e una cinquantina sono rimaste ferite nei combattimenti che hanno opposto forze pro e contro Gheddafi nella località costiera libica di Ben Jawad, secondo un nuovo bilancio fornito oggi da fonti sanitarie.
La nave italiana 'Libra', che porta 25 tonnellate di aiuti della cooperazione, è entrata nel porto libico di Bengasi e sta compiendo le manovre di attracco. La 'Libra', il pattugliatore della Marina Militare, era partita dal porto di Catania l'altro ieri. Porta 25 tonnellate di aiuti e materiale della cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri alla popolazione di Bengasi. A bordo, oltre a quattro generatori elettrici, sono state imbarcate tende familiari, 4.000 coperte, unità di purificazione dell'acqua e 40 kit medici per patologie generali. Il pattugliatore trasporta anche acqua, con due serbatoi, rispettivamente da 3.500 e 7.500 litri, e cibo donato dalla cooperazione: 5 tonnellate di riso e 5 tonnellate di latte.
L'Italia ha avvisato contatti con il consiglio nazionale libico, ma lo ha fatto "con discrezione". Lo ha assicurato il ministro degli esteri Franco Frattini, in collegamento telefonico a 'Uno Mattina'. "Abbiamo conoscenze migliori di altri - ha spiegato Frattini - e infatti siamo spesso richiesti in queste ore. Conosciamo l'ex ministro della giustizia che ora è a capo del consiglio provvisorio di Bengasi e quella rete di ambasciatori libici che ha detto che da ora loro sono al servizio del popolo e non del regime, alcuni di loro stanno esercitando un'azione importante per coagulare un consenso, noi lo facciamo ma lo facciamo discretamente e questa credo che sia la soluzione migliore".
Un altro barcone, il dodicesimo nel giro di poche ore, è stato avvistato poco fa da un Atr 42 della Guardia di Finanza a poche miglia da Lampedusa. A bordo, secondo una prima stima, vi sarebbero una cinquantina di migranti.
Intanto sono cominciati questa mattina i trasferimenti degli immigrati sbarcati nelle ultime ore a Lampedusa. I primi cento sono partiti con un aereo diretto verso Il Cpt di Crotone, altri 64 sono stati imbarcati sul traghetto di linea "Palladio" diretto a Porto Empedocle. Nel Centro di contrada Imbriacola si trovano ancora un migliaio di profughi, quasi tutti tunisini. Il ponte aereo predisposto dal Viminale dovrebbe proseguire per tutta la giornata, in modo da consentire lo svuotamento della struttura come ha assicurato ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni al sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis. Questa mattina, intanto, si è alzato nuovamente in volo l'Atr 42 della Guardia di Finanza, che ieri aveva avvistato gli undici barconi poi approdati a Lampedusa, per una ricognizione nel Canale di Sicilia.
Dopo una notte di fermento e via vai, sono stati tra i 300 e i 400 gli uomini che nelle prime ore del mattino di oggi sono riusciti ad imbarcarsi al porto tunisino di Zarzis e prendere il largo diretti in Italia. Auto e camion pieni di ragazzi pronti a partire sono giunti al porto dove molti di loro hanno acquistato per 2500 dinari (1400 euro, questo l'attuale 'prezzo di mercato') il loro 'biglietto per una vita nuova'. Le 'adesioni' si raccolgono al bar dove da giorni si aggirano persone che prendono nomi e compilano liste. A decine i ragazzi arrivano sulla spiaggia al buio a fari spenti in attesa che i controlli dell'esercito si allentino e potersi così imbarcare sulle piccole barche necessarie per raggiungere le quattro più grandi imbarcazioni che aspettano al largo. La traversata fino a Lampedusa dirà tra le 10 e le 12 ore, in particolare adesso che il mare è tornato molto calmo. Con l'alzarsi del sole, al mattino al porto di Zarzis non si vede più quasi nessuno: chi ce l'ha fatta è partito, chi resta aspetta in macchina e conta i soldi.
"Migliaia di persone invaderanno l'Europa dalla Libia, senza nessuno che le fermi", ha detto il leader libico Gheddafi in una intervista al settimanale francese Le Journal de Dimanche. "Se si minaccia, se si destabilizza, si andrà verso la confusione, verso bin Laden, verso i gruppuscoli armati - ha detto Gheddafi -. Voi avrete l'immigrazione, migliaia di persone che invaderanno l'Europa dalla Libia. E non ci sarà nessuno per fermarli". "Bin Laden verrà a installarsi in Africa del Nord - ha proseguito il leader libico -. Avrete bin Laden alle vostre porte. Ci sarà una jihad islamica davanti a voi, nel Mediterraneo. Attaccheranno la 6/a flotta americana, ci saranno degli atti di pirateria qui, alle vostre porte, a 50 km dalle vostre frontiere... sarà veramente una crisi mondiale... Io non lo lascerei accadere".

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Si stringe la morsa della diplomazia internazionale sul regime libico, in una giornata caratterizzata da una apparente calma che regna nel Paese, salvo qualche sporadico attacco dei jet di Muammar Gheddafi non supportato da una avanzata delle forze terrestri come accaduto invece ieri.

La missione umanitaria intanto si concretizza: ''Il consiglio dei ministri ha approvato la missione umanitaria per far fronte alla situazione di vera emergenza che si e' creata'' ai confini con la Libia , ha annunciato il ministro degli Esteri Franco Frattini. ''L'Ue sta valutando come sostenere attraverso la protezione civile europea'' la missione italiana, ha aggiunto il titolare della Farnesina. La situazione libica sara' al centro della riunione straordinaria informale dei ministri degli esteri dei 27 convocata per il 10 marzo a Bruxelles. Sul tavolo c'e' anche la proposta di mediazione avanzata dal presidente venezuelano Hugo Chavez - Gheddafi avrebbe accettato l'idea, secondo notizie non confermate rilanciate da Al Jazira - che la Lega Araba sta analizzando, mentre il Consiglio degli insorti ha escluso ogni dialogo con il rais.

Intanto, da oggi e' operativo il blocco dei beni dei sei principali componenti della famiglia Gheddafi e di 20 stretti collaboratori del regime libico. Il regolamento Ue che dispone il congelamento di tutti i fondi e le risorse economiche di queste 26 persone e' stato infatti pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale dell'Ue ed e' entrato immediatamente in vigore. C'e' attesa poi per l'apertura di una inchiesta formale per crimini di guerra: secondo le anticipazioni di Al Arabiya, la Corte penale internazionale (Cpi) aprira' una inchiesta nei confronti di Muammar Gheddafi e dei suoi figli Saif Al Islam, Khamis e Moatassim assieme ad altri responsabili del regime. Sul fronte militare, le forze fedeli al rais hanno lanciato oggi un nuovo raid aereo su Brega, il terminal petrolifero sulla costa orientale dove ieri gli insorti hanno respinto un attacco aereo e di terra delle truppe fedeli di Gheddafi.

''Ho sentito un aereo, poi l'esplosione ed ho visto un cratere'', ha detto Mohammed Shibli da Brega, precisando che la bomba e' caduta vicino all'universita' di ingegneria che si trova a circa due chilometri dal terminal petrolifero per l'export. Preoccupazione poi per la sorte di tre marine olandesi, catturati dalle forze del colonnello Gheddafi mentre erano impegnati in operazioni di evacuazione di alcuni europei. I tre uomini sono stati presi in custodia dai militari libici dopo essere atterrati sulla costa nei pressi di Sirte con un elicottero decollato da una nave della marina olandese per recuperare due civili. Sono in corso intensi negoziati diplomatici con le autorita' libiche per ottenere il rilascio dei tre.
Le tre navi da guerra Usa che hanno attraversato ieri il Canale di Suez, sono ora a 50 miglia al largo della costa libica. Lo riferiscono fonti marittime egiziane. Si tratta della Uss Kearsarge, che trasporta elicotteri, della Uss Ponce con a bordo munizioni e mezzi da sbarco e della nave da trasporto ''Andrid'' che ha a bordo mezzi blindati. Le tre navi da guerra Usa hanno effettuato il passaggio del Canale di Suez e sono entrate nel Mediterraneo ieri pomeriggio. Circa quattrocento marine americani sono arrivati nella base americana di Souda Bay a Creta, pronti a imbarcarsi a bordo delle unità da guerra USS Kearsage e USS Ponce che incrociano nel Mediterraneo. Lo hanno indicato all'ANSA fonti militari americane sottolineando che tale operazione avviene nel quadro di un riposizionamento della flotta statunitense ''legato alla situazione libica''.

L'inchiesta per crimini contro l'umanita' in Libia aperta dalla Corte penale internazionale riguarda il colonnello Muammar Gheddafi, alcuni suoi familiari in posti chiave di potere, il ministro degli esteri, i vertici dei servizi di sicurezza esterna ed interna, e il capo della sicurezza personale di Gheddafi. Lo ha detto il procuratore generale della Corte, Luis Moreno Ocampo.

Il leader libico Muammar Gheddafi avrebbe accettato l'idea di una possibile mediazione di pace offerta dal presidente venezuelano Hugo Chavez. E' quanto afferma l'emittente satellitare al Jazira citando sue fonti. La rete televisiva afferma anche che il ministro degli esteri venezuelano Nicolas Maduro ha discusso la proposta con il segretario generale della Lega Araba Amr Mussa e che dettagli del piano saranno annunciati oggi ad un incontro della Lega araba al Cairo. Mussa, sentito dall'agenzia Reuters, ha confermato che il piano venezuelano viene preso in considerazione e che ''ieri ne ha parlato con diversi leader''. Alla domanda se Gheddafi avesse accettato il piano, Mussa ha risposto :''Non lo so, perche' dovrei saperlo?'' e alla domanda se lui avesse dato il suo assenso al piano di Chavez, Mussa ha risposto:''no''.
''Il consiglio dei ministri ha approvato la missione umanitaria per far fronte alla situazione di vera emergenza che si e' creata'' ai confini con la Libia. Lo ha detto il Ministro degli Esteri Franco Frattini nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri.

Le necessita' di una missione umanitaria, ha ribadito Frattini, nasce ''non solo da circostanze di fatto ma da una richiesta esplicita dei governi tunisino ed egiziano di contribuire al rimpatrio sicuro dei cittadini fuggiti dalla Libia''. Il rimpatrio avvera' con gli aerei, che partiranno da Djerba per il Cairo, e con le navi, dal porto di Zarzis dirette ad Alessandria. L'impegno del nostro paese consentirebbe inoltre di contribuire al miglioramento delle condizioni del campo profughi allestito al confine e gestito da Unhcr e Oim. L'Italia, dice Frattini, ''fornira' pronto intervento di assistenza alimentare, sanitaria, personale, perche' in molti non hanno piu' neanche i vestiti''

''L'Italia parte subito'' con la missione umanitaria e diventa ''apripista per gli altri paesi europei''. Lo ha detto il Ministro degli Esteri Franco Frattini nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, assicurando che anche ''l'Ue sta valutando come sostenere attraverso la protezione civile europea'' la missione italiana
Anche traghetti civili e aerei charter, oltre ai mezzi militari, verranno utilizzati per rimpatriare le migliaia di profughi egiziani fuggiti dalla Libia, che si trovano ora al confine con la Tunisia. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini illustrando i dettagli dell'operazione umanitaria italiana. ''La missione - ha spiegato - si avvarra' di mezzi navali ed aerei delle forze armate, che potranno essere utilizzati in una fase immediata di prima emergenza. Ma abbiamo anche una disponibilita' di traghetti e imbarcazioni civili di armatori italiani, che le metterebbero a disposizione gratuitamente'' oltre ''a voli charter da noleggiare''. Il titolare della Farnesina ha sottolineato che gia' la compagnia Grimaldi ha messo a disposizione gratuitamente un traghetto da 1.500 persone
L'Italia e' ''disponibile'' a fornire ''mezzi e personale'' di polizia per un ''maggiore controllo dei porti'' della Tunisia da cui partono gli immigrati diretti in Europa. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni sottolineando che si tratterebbe di un intervento d'intesa con le autorita' di Tunisi, che avrebbe ''come conseguenza'' quella di ''aumentare gli effetti sulla sicurezza, per prevenire l'esodo in massa verso l'Europa''.

L'aiuto che l'Italia dara' alla Tunisia per mettere in sicurezza i porti avra' come conseguenza ''lo stop ai flussi migratori verso Lampedusa''. ''Daremo uomini e mezzi per la missione ma anche per aiutare e coordinare, con la polizia tunisina, le operazioni per mettere in sicurezza quei portI. Noi pensiamo che avra' come aspetto positivo lo stop ai flussi migratori verso Lampedusa'' ha detto Maroni.
Il Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa, al Palazzo del Quirinale, per mercoledi' 9 marzo 2011, alle ore 10.30. All'ordine del giorno della riunione, un aggiornamento del quadro di situazione internazionale, con particolare riferimento ai recenti eventi in Nord Africa e Medio Oriente ed alle aree di crisi ove operano i nostri contingenti militari, all'attuazione della strategia di transizione in Afghanistan, all'evoluzione della minaccia terroristica internazionale e della pirateria e agli esiti del Vertice di Lisbona.
Prosegue senza sosta l'ondata di sbarchi a Lampedusa dove in nottata sono approdati altri tre barconi, con a bordo complessivamente 159 migranti, scortati dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Le tre imbarcazioni erano state avvistate in serata, mentre erano ancora in navigazione verso l'isola, da un aereo Atr 42 della Guardia di Finanza. La prima ''carretta'' con 54 extracomunitari e' giunta in porto intorno a mezzanotte; altri 58 sono arrivati all'1.30 mentre gli ultimi 39 sono approdati alle 3.

Nelle ultime 24 ore, subito dopo il miglioramento delle condizioni del mare che per una settimana avevano scoraggiato le partenze dalle coste nordafricane, sono dieci gli sbarchi registrati nelle Pelagie, a cominciare da un drappello di 22 tunisini giunti intorno alla mezzanotte dell'1 marzo nella piccola isola di Linosa. Ieri erano arrivati complessivamente quasi 500 immigrati, tutti trasferiti nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa da dove sono ripresi a ritmo sostenuto i trasferimenti in aereo verso altri Cpt italiani.

''C'e' una generazione in fuga dalla Tunisia''', ha commentato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, sottolineando che finora sono poco piu' di 2.000 i tunisini che hanno chiesto protezione umanitaria, 400 dei quali hanno fatto domanda di asilo.

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