Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 26 Giugno 2019

Berlusconi_--400x300

"In Italia non è più tollerabile l'interferenza di alcuni magistrati della pubblica accusa nei confronti dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti". Lo ha detto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa al termine del G8 di Deauville.

"Ho visto i titoli di alcuni giornali che hanno dato ampio risalto ad una mia conversazione con Obama" di cui è stato "riportato solo un frammento fuori dal contesto di un ragionamento più ampio". "E' mio preciso dovere - ha aggiunto - ogni volta che mi trovo in un contesto internazionale spiegare quale sia la situazione in Italia anche di quelle vicende che possono minare la credibilità" dell'Italia.

"Quando torno in Italia volentieri tornerò sul tema della giustizia perché ritengo fondamentale che si sappia a quale persecuzione vengo sottoposto" e del " tentativo di aggredirmi anche sotto il profilo patrimoniale con una sentenza fuori da ogni logica, se non quella di favorire il mio avversario politico".

"E' mio preciso dovere, ogni volta che mi trovo in un contesto internazionale, spiegare quale sia la situazione in Italia anche di quelle vicende che possono minare la credibilità" dell'Italia, ha affermato Berlusconi.

''E' scandaloso che voi non vi scandalizziate per le 24 accuse che mi riguardano cadute nel nulla e che continuiate ad amplificarle. Mi permetto di dire ancora una volta 'vergognatevi'''. Cosi' Silvio Berlusconi ha risposto alla domanda dell'inviato di 'Repubblica' che chiedeva se di giustizia Berlusconi avesse parlato oltre che con Obama anche con gli altri leader del G8.

''Non abbandonero' il settore politico fino a quando in Italia non ci sara' una giustizia giusta e giudici che giudichino secondo il merito e non secondo il fatto che un imputato sia amico o nemico' ha poi detto il premier.

"Non credo che tutti i magistrati stranieri qui presenti oggi abbiano la sensazione che viviamo in una pericolosa dittatura". Lo ha detto il vice presidente del Csm, Michele Vietti, a margine della riunione plenaria dei procuratori generali dell'Unione Europea, commentando le parole del premier, Silvio Berlusconi, al presidente Usa, Barack Obama. "La rappresentazione caricaturale della magistratura soprattutto se fatta in sede internazionale - ha aggiunto - non aiuta la leale collaborazione tra poteri e soprattutto non favorisce un sincero percorso riformatore".

"Le frasi di Berlusconi" sulla giustizia e i magistrati rivolte al presidente Usa Barack Obama "denotano una sofferenza profonda, una sofferenza umana di una persona che da 17 anni è stato colpito da 200 processi penali uscendo sempre senza alcuna condanna". Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a margine di un incontro istituzionale al Centro di riferimento oncologico di Aviano. "E' il segno di un dolore profondo che bisogna certamente comprendere", ha aggiunto Frattini.
Intanto : Due soldati italiani del contingente dell'Onu schierato nel Sud del Libano (Unifil) sono morti e altri cinque sono rimasti feriti in seguito all'esplosione di un ordigno che ha investito il veicolo su cui viaggiavano nei pressi della citta' di Sidone, a circa 40 km a Sud di Beirut. Lo riferisce l'emittente Tv al Arabiya.

berlusconi_silvio_vespa_bruno_2005adn--400x300

 

''Non credo che ci sia una persona con la testa sulle spalle che possa votare per il signor De Magistris; uno che vota per il signor del De Magistris vada a casa, si guardi nello specchio e dica sono un uomo o una donna senza cervello''. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della registrazione della puntata di 'Porta a Porta' che andra' in onda stasera.

Molto del risultato che si è ottenuto alle elezioni amministrative è dipeso dalla scelta dei candidati. Lo ha detto il premier Berlusconi facendo un'analisi del voto nel corso dell'ufficio di presidenza del Pdl. Ma Bonaiuti smentisce: il premier non lo ha detto. Il Cavaliere ha poi aggiunto che non si doveva caricare di significato politico il voto amministrativo. Dare le città in mano all'estrema sinistra è una follia, ha detto Berlusconi, 'siamo in campo per restarci'. 'Dopo il voto di fiducia di ieri la maggioranza è rafforzata e più coesa ed ora dobbiamo fare le riforme promesse ai cittadini, a partire da quella del fisco in modo che non ci siano più vessazioni per i cittadini' ha aggiunto il premier.
''Io sarei disposto a farlo, se questo favorisce la ricomposizione dell'area moderata e da tutti venisse riconosciuto qualcuno come leader''. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, nel corso del intervista da Vespa, rispondendo a chi gli chiede se sia disposto a fare un passo indietro se questo servisse a ricomporre il centrodestra con l'Udc.

"Io ero dentro e le parole di Berlusconi sui ballottaggi non sono vere, è sbagliato" quanto attribuitogli. Così Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, smentisce che il Cavaliere abbia detto nel corso dell'Ufficio di presidenza che il risultato dei ballottaggi sia dipeso dai candidati.

Nessun trasferimento dei ministeri al nord, mentre si puo' discutere di istituire delle rappresentanze in citta' diverse da Roma. E' questo il senso del ragionamento che Silvio Berlusconi, secondo diversi presenti, ha svolto durante l'Ufficio di presidenza del Pdl.
"Nei prossimi giorni si decidono i destini di grandi e piccole città del nostro Paese. La scelta é fra il buongoverno e la rigorosa amministrazione del centrodestra, oppure la sinistra delle tasse e dei centri sociali, la sinistra nemica della sicurezza e dello sviluppo. In questo momento così importante e delicato rivolgiamo un appello a tutti gli elettori perché affidino il futuro dei comuni e delle province a chi difende i loro interessi, i loro diritti e la loro libertà". E' quanto si legge nel documento diffuso al termine dell'ufficio di presidenza del PdL.

Nessuno stop allo spostamento dei dipartimenti al Nord". Dopo l'incontro di ieri sera tra il premier Berlusconi e il leader della Lega Umberto in cui sembrava raggiunta una momentanea tregua sulla questione, stamani il ministro Roberto Calderoli rilancia: "lo si farà e comunque, il Presidente Berlusconi ci ha dato la sua parola", dice precisando che "la questione è così importante da non poter essere strumentalmente interpretata come semplice argomento da campagna elettorale per i ballottaggi". Sull'argomento interviene oggi anche il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: "non si fara', sarebbe un colpo all'unita' d'Italia" afferma Ciampi, secondo il quale la proposta "denuncia una difficoltà di rapporti all'interno dell'attuale maggioranza".

''Credo sia necessario un voto parlamentare che dica no a questo smembramento delle funzioni della Capitale. Credo che siamo di fronte ad una sorta di tregua armata. Credo che la reazione del territorio, di Roma e delle istituzioni, abbia in qualche modo frenato questi progetti. Pero' bisogna avere un confronto politico molto serio per archiviarli definitivamente''. Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dopo le parole del ministro Roberto Calderoli che ha smentito il congelamento della questione relativa allo spostamento dei ministeri. Per Alemanno questo tema ''va affrontato dopo i ballottaggi, perche' fare contemporaneamente il secondo turno di elezioni e affrontare il tema dei ministeri mi sembra fuori luogo e autolesionista per il centrodestra''

L'esperienza di governo e' ''ormai alla frutta e sta, per il proprio fallimento, lacerando le componenti di centrodestra''. Lo ha affermato a Trieste il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. ''Il centrodestra - ha aggiunto il segretario del Pd - non e' in grado di offrire in questo momento prospettive di governabilita'''.

La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta a carico di ignoti ipotizzando il reato di diffamazione aggravata in seguito all'esposto denuncia presentato oggi da un legale per conto del candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia. Nell'esposto, fra l'altro, si ipotizzano i reati di sostituzione di persona, abuso della credulita' popolare e diffusione di notizie false atte a turbare l'ordine pubblico. L'inchiesta e' stata aperta dal procuratore aggiunto Nicola Cerrato che l'ha affidata al collega Armando Spataro. nell'esposto, depositato da un legale che rappresenta Pisapia, si segnalano gruppi di persone, 'figuranti', che travestiti da zingari o da persone povere o straniere, si spacciano per persone dei Comitati di Pisapia e diffondono volantini che riguardano la campagna elettorale del candidato sindaco del centrosinistra.

''C'e' una regia e una strategia'' dietro i falsi zingari in giro per Milano e i finti operai che dicono di prendere le misure per la nuova moschea contro cui Giuliano
Pisapia ha presentato un esposto denuncia in Procura. E' quanto ha detto, dopo un incontro alla Cisl, il candidato sindaco del centrosinistra che ha parlato di fatti ''di una gravita' incredibile che non possono derivare da una iniziativa personale''.

Una politica ''choc'' per dare una scossa alla citta'. Questa la ricetta del candidato sindaco del centrodestra, Gianni Lettieri, che a distanza risponde al sindaco Iervolino che ieri aveva consigliato a entrambi i candidati di ''non fare grandi promesse e procedere a piccoli passi''. ''A Napoli - ha detto Lettieri, durante la sua passeggiata nei rioni Pignasecca e Sanita' - serve una politica d'urto, la citta' ha bisogno di grandi progetti e non di piccoli passi''. Grandi progetti come l'accelerazione e la conclusione della riqualificazione di Bagnoli, il recupero del Centro Storico ''per non perdere altri fondi europei''. Operazioni che - ha aggiunto Lettieri - ''possono essere avviate e portate a termine soltanto con la legge speciale, altrimenti i tempi saranno lunghi''.

berlusconi_smorfia_adn1--400x300

 

"Milano non può, alla vigilia dell'Expò 2015, diventare una città islamica, una zingaropoli piena di campi rom e assediata dagli stranieri a cui la sinistra dà anche il diritto di voto". E' quanto dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi rivolgendo un appello al voto dei milanesi tramite il sito del Pdl. Berlusconi chiede ai milanesi di non consegnare la città all'estrema sinistra.
Il premier sottolinea l'importanza di votare domenica perché si tratta "di una scelta importante per il futuro della nostra città e per tutti noi. Milano - aggiunge - ha una storia che la colloca di diritto nella rosa delle capitali più importanti dell'Europa per l'intelligenza, la creatività e l'imprenditorialità. Una città così - insiste - non vorrà certo consegnarsi all'estrema sinistra con il rischio di diventare una città disordinata, caotica e insicura".

Il ministro Elio Vito ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia alla Camera sul decreto omnibus. ''Considerati i tempi ristretti di scadenza del decreto - ha detto Vito - a nome del governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto numero 34 del 2011, nel testo approvato dalle commissioni, identico a quello approvato dal Senato''. Su esplicita richiesta di Roberto Giachetti (PD), il ministro ha precisato che l'autorizzazione a porre la questione di fiducia e' stata data dal Consiglio dei ministri del 19 maggio.

''E' arrivato il momento per la nomina del ministro per le Politiche Comunitarie''. Lo ha detto il Ministro degli esteri Franco Frattini, rispondendo ad una domanda a Bruxelles. ''A me - ha aggiunto - farebbe molto piacere avere questa nomina. Non posso dire altro se non che lo auspico da tempo''

Si infiamma il dibattito politico sul trasferimento di ministeri da Roma, che ieri ha provocato uno scontro fra il Pdl e la Lega dopo le parole del leader di Umberto Bossi, che ha rilanciato dicendo che sulla decisione c'é il placet del premier, il quale a sua volta ha parlato di spostamento di dipartimenti.
In interviste, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dice che gli annunci della Lega sono 'balle surreali' che la capitale non accetterà ed esprime l'esigenza di un chiarimento politico. Il vicesegretario Pd, Enrico Letta, rileva che 'la Lega si avventa sui ministeri perche'' il suo federalismo sta fallendo'. E mentre il governatore del Piemonte Roberto Cota chiede un ministero anche a Torino, il guardasigilli Angelino Alfano si dice certo che sulla vicenda il premier troverà una soluzione.
"Sono certo che il presidente del Consiglio troverà una soluzione sulla vicenda dei ministeri: non è una questione su cui si rompe un governo o una coalizione che lavora bene da tre anni". Lo ha detto, a margine della commemorazione della strage di Capaci, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
Gli annunci della Lega sul trasferimento dei ministeri al Nord sono "balle surreali", che Roma "non accetterà mai". Il sindaco della Capitale Gianni Alemanno sottolinea in due interviste, a Repubblica e al Giornale, il suo 'no' allo spostamento dei dicasteri ed esprime l'esigenza di "un chiarimento politico". A prescindere dal risultato dei ballottaggi, per Alemanno occorre aprire "una grande riflessione". "Se persino a Milano e Napoli - dice al Giornale -, che è l'esempio peggiore di governo del centrosinistra, ci sono questi problemi, vuol dire che è urgente una correzione di rotta". Il sindaco di Roma chiede dunque "in tempi rapidi" i congressi del Pdl, rilanciando "le grandi riforme", perché "solo queste danno valore all'alleanza di governo". "Certo - prosegue su Repubblica - non possiamo affidarci agli arruolamenti dell' ultimo minuto fatti in Parlamento". Sul trasferimento dei ministeri, Alemanno spiega di aver avuto "le più ampie rassicurazioni che il problema non si pone. Ma l'insistenza della Lega non può non destare preoccupazione"; "la Lega aveva sempre sostenuto il principio della riduzione e del depotenziamento dei ministeri. Adesso quel grande obiettivo si riduce a minuscoli trasferimenti di burocrazie che hanno il solo scopo di indebolire il ruolo di Roma capitale". "Mi preoccupa il fatto - aggiunge su Repubblica - che si sia passati dall'idea di riforme epocali a palliativi simbolici. L'invito che faccio a Berlusconi e Bossi è questo: torniamo a parlare di senato federale e di federalismo fiscale che sono cose serie e importanti. Non dei ministeri spostati che i nostri elettori non hanno votato. Il centrodestra non può tradire il suo programma. Con i dispetti territoriali non si fa molta strada".
"La Lega si avventa sui ministeri di Roma perché il suo federalismo sta fallendo; perché con la Lega al governo Regioni e Comuni sono più poveri". Lo afferma in un' intervista al Messaggero il vicesegretario del Pd Enrico Letta, per il quale la discussione nella maggioranza sullo spostamento al Nord di un paio di ministeri è la prova "ulteriore della crisi che si sta aprendo tra il populismo di destra e i moderati". "Non è una proposta seria", spiega Letta, ma soltanto una "nuova trovata elettoralistica" che "dimostra l'incapacità del centrodestra di cambiare rotta nella campagna elettorale". "Non è un caso - prosegue - che la trovata leghista si sommi alla ridicola ipotesi di una no-tax area milanese e alla dir poco scandalosa offerta di una sanatoria delle multe". Lo "spezzatino ministeriale" per l'esponente del Partito Democratico "non ha nulla a che vedere" col federalismo. "L'amministrazione centrale va resa più efficiente e meno costosa, ma la ricetta leghista va in senso contrario. Ciò non vuol dire che qualcosa non si possa utilmente decentrare". Letta ricorda quando il centrosinistra al governo aprì a Milano una sede di rappresentanza del ministero dell'Industria, "per favorire un avvicinamento con le rappresentanze del mondo produttivo del Nord", un'esperienza "positiva" poi "non seguita dai governi di centrodestra". E' stato il centrodestra, prosegue, a "caricare" il voto amministrativo: "una loro seconda sconfitta ai ballottaggi rischia di abbattersi come un cataclisma sui fragili equilibri di una maggioranza da tempo paralizzata". La scelta del Terzo Polo "di non sostenere la Moratti e Lettieri al ballottaggio" é per Enrico Letta "lo spartiacque di questa stagione politica". Ora, aggiunge, "le condizioni di un patto tra i progressisti e i moderati" sono "più solide".

"Come è possibile dialogare con chi ti prende a schiaffi, con chi chiama i magistrati matti, cancro, golpisti?". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, nell'aula bunker di Palermo in un faccia a faccia con il ministro della Giustizia Alfano. Così Grasso ha risposto al giornalista Minoli che gli chiedeva una battuta per smorzare la tensione tra magistrati e potere esecutivo.
In un acceso botta e risposta fuori programma, Grasso ha contestato la definizione della "riforma della giustizia" data al pacchetto legislativo approvato dal governo: "qui si parla di riforma del rapporto tra Magistratura e politica e non di riforma della giustizia". "I magistrati - ha aggiunto il procuratore - chiedono solo un processo rapido e vogliono che le vittime vedano riconosciute le loro ragioni in un contesto come il nostro è difficile smorzare le tensioni". Il guardasigilli ha risposto al procuratore citando un'intervista rilasciata da Giovanni Falcone in cui il magistrato ribadiva l'importanza della separazione delle carriere tra i magistrati. Citazione a cui Grasso ha obiettato: "La Magistratura non può essere autonoma se le si toglie la direzione delle indagini". Per smorzare i toni il giornalista Minoli ha chiesto ai due partecipanti di citare una qualità l'uno dell'altro. Secondo Alfano "il procuratore è un uomo delle istituzioni che non fa sconto al governo". Grasso, ha invece dato atto al ministro di avere seguito l'input degli investigatori sull'importanza dei patrimoni mafiosi'.

napolitano_quirinale--400x300

 

Si è aperta oggi a Roma, presso la sede del CNEL, la prima Conferenza Internazionale delle Organizzazioni della societa civile afgana. Alla conferenza partecipano ventuno delegati di Organizzazioni della societa civile afgana (sindacati, Ong, associazioni culturali, network di donne) ospitati da Afgana, rete italiana di giornalisti, accademici e organizzazioni sociali italiane, in collaborazione con la Ong italiana Intersos, parte della rete Link2007.
La Conferenza internazionale è il seguito di quella tenuta a Kabul il 30 e 31 marzo 2011, nell’ambito del progetto «Rafforzare la societa civile afgana», promosso da Afgana e Intersos con un finanziamento della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, rappresentata oggi dal Direttore Generale Elisabetta Belloni.

Nel primo giorno di lavori sono stati trattati differenti temi: dalla situazione regionale alla questione della rappresentatività della società civile afgana; dal ruolo delle donne a quello dei sindacati, dalla giustizia transizionale al ruolo dei media indipendenti e delle organizzazioni tradizionali.
L’obiettivo dell’intero percorso è quello di rafforzare il ruolo e la capacita delle Organizzazioni della societa civile afgana per consentirne la piena partecipazione nel processo di decisione politica e di pacificazione in corso nel paese.

«La presenza a Roma di tanti rappresentanti della Societa civile afgana vuole dimostrare che l’Afghanistan non può essere ridotto alla schematica divisione tra talebani, governo e forze militari internazionali - ha detto Emanuela Giordana, portavoce di Afgana - Il messaggio che da questa conferenza verra rilanciato, seguendo le conclusioni di quella tenuta a Kabul poche settimane fa, è che le Organizzazioni della societa civile afgana temono che il paese venga di nuovo abbandonato, quando le truppe internazionali saranno ritirate. Con il rischio che l’Afghanistan precipiti di nuovo in un caos mascherato da processo di riconciliazione».

«Siamo qui per esprimere alcune valutazioni e presentare all’Italia e agli altri paesi europei una serie di motivi di preoccupazione per il futuro del nostro paese - ha detto Najiba Ayubi, del Comitato afgano che ha organizzato le due conferenze - Sono le valutazioni e le preoccupazioni che abbiamo riassunto nei punti conclusivi della conferenza di Kabul e che riguardano il ruolo delle organizzazioni della società civile nella costruzione di una democrazia che non si limiti alla facciata. Siamo convinti che senza la partecipazione critica e attiva delle organizzazioni della società civile non possano essere effettivamente realizzati quei principi di trasparenza, responsabilità, coinvolgimento dei cittadini, rispetto di diritti umani, rispetto dei diritti delle donne, giustizia, sviluppo economico e sociale che sono le premesse indispensabili per un’autentica pace».

«Per noi questa Conferenza internazionale rappresenta la positiva conclusione di un lungo cammino di partnership con le organizzazioni afgane che ha visto rafforzarsi i legami e la comprensione reciproca - ha detto Nino Sergi, presidente di Intersos - Ma rappresenta anche l’inizio di una nuova fase che punterà, nel 2012, al loro sostegno soprattutto a livello provinciale grazie a programmi di formazione, scambi di esperienze e al consolidamento delle loro reti aggregative».

 

«Siamo in una fase cruciale in Afghanistan ed è il momento perfetto per far sentire ad alta voce il contributo della societa civile». Cosi Staffan De Mistura, Alto Rappresentante dell’ONU in Afghanistan, collegato in videoconferenza da Kabul con la Conferenza Internazionale «Promuovere il dialogo e la pace in Afghanistan: rafforzare la società civile afgana», il corso presso il CNEL, a Roma.

La Conferenza è promossa dalla rete Afgana, con l’organizzazione della Ong italiana Intersos (membro del consorzio Link2007) e con il contributo finanziario della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri.

 

«Sono tre i punti che vorrei sollevare - ha detto De Mistura nel suo intervento - Siamo nella fase di inizio del cosiddetto processo di transizione. Transizione vuol dire che tutti ci rendiamo conto, dai talebani alla Nato, che per questo conflitto non c’è soluzione militare. Se transizione vuol dire ridurre la presenza militare internazionale in alcune aree e province, e dunque trasferire agli afgani la responsabilita della sicurezza nel paese, questo evidentemente non basta: bisogna assolutamente assecondare un processo politico che accompagni la ricostruzione economica e sociale. Quando c’è una riduzione della spesa militare, deve esserci un aumento della spesa per lo sviluppo economico e sociale del paese. Ai cittadini afgani non interessa solo sapere se ci sara o meno una polizia locale, ma anche se ci sara un futuro per il proprio lavoro.

 

«Il secondo punto - ha detto ancora Staffan De Mistura - riguarda il processo di riconciliazione. Se è vero che la formula politica per uscire dal conflitto deve essere quella di un dialogo tra tutte le parti, è anche vero che questo dialogo non puo avvenire a spese dei diritti umani o dei diritti delle donne. La societa civile, inoltre, è essenziale per aiutarci a fare si che il governo afgano aumenti i propri sforzi contro la corruzione e per la trasparenza delle istituzioni pubbliche, altrimenti diventa molto difficile giustificare il sostegno internazionale che pure deve continuare.

 

«Il terzo punto che voglio sottolineare è che questo è il momento giusto per fare in modo che la societa civile afgana contribuisca in modo cruciale alla costruzione del futuro del paese. E’ una sfida a cui vogliamo partecipare dando una mano alle organizzazioni della societa civile afgana, per arrivare ad avere una voce chiara, limpida, unita da portare nelle occasioni internazionali in cui si discute del futuro del paese, a partire dalla Conferenza di Bonn che si terra a fine 2011».


 

libia_ribelli_notte_xin--400x300

 

Il tempo gioca contro Gheddafi e alla fine il colonnello "se ne andrà", come hanno già fatto altri personaggi in una regione risvegliata dal profumo della libertà e della democrazia. Le parole di Barack Obama pronunciate nel solenne discorso sul Medio Oriente dalla Casa Bianca suonano come un avviso di sfratto sempre più imminente per il rais. Sotto le bombe della Nato, incalzato dalla rivolta, braccato dalla richiesta di arresto del procuratore della Corte Penale internazionale e sempre più solo nei suoi bunker, per Gheddafi é ormai solo questione di tempo. Ma ogni giorno che passa, ogni giorno che il regime riesce a guadagnare con furiosi combattimenti sul terreno, non fa che peggiorare la situazione umanitaria. Ieri sia l'Unicef che l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) hanno quantificato in 800mila le persone fuggite dalla Libia negli ultimi tre mesi, principalmente verso Egitto, Tunisia, Algeria, Niger, Ciad e Sudan. E i libici che sono rimasti, martoriati da settimane di guerra, soffrono condizioni gravissime. Servono 20 milioni di dollari per far fronte alle necessità di donne e bambini in Libia per evitare un disastro, ha avvertito l'Unicef, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha lanciato l'allarme: "La situazione umanitaria non fa che deteriorarsi e la crisi impera". Insomma, se la sorte del colonnello sembra segnata, la corsa contro il tempo è quella per salvare centinaia di migliaia di persone dal disastro umanitario. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha ribadito che la macchina da guerra del colonnello é stata "seriamente danneggiata" e che lui stesso è sempre più isolato.

La Nato comunica di aver affondato otto navi da guerra appartenenti alle forze del leader libico Muammar Gheddafi, durante una serie di raid aerei notturni dell'Alleanza sui porti di Tripoli, Homs e Sirte.
"Vista l'escalation nell'uso della forza navale, la Nato non ha avuto altra scelta che passare ad un'azione di forza per proteggere la popolazione civile della Libia e le forze marittime dell'Alleanza", afferma il retroammiraglio Russell Harding in un comunicato. Le otto navi, specifica la nota della Nato, sono state affondate nell'ambito di attacchi coordinati nei tre porti libici.

La moglie e la figlia del leader libico Muammar Gheddafi sono fuggite dalla Libia per rifugiarsi in Tunisia. Lo ha confermato il segretario di stato Usa Hillary Clinton. In un'intervista alla Cbs la Clinton ha aggiunto che la pressione internazionale sul regime libico consente "progressi lenti, ma costanti". "La pressione - ha precisato si è accresciuta al punto che la moglie e la figlia di Gheddafi sono fuggite verso la Tunisia" nelle ultime 48 ore. "Anche il ministro del petrolio ha defezionato", ha detto ancora.

La tv libica ha trasmesso ieri immagini del colonnello Muammar Gheddafi mentre incontra un suo inviato. Il rais è stato mostrato mentre riceveva un suo emissario che martedì scorso era in missione a Mosca, Mohammed Ahmed al Sharif, segretario generale della World Islamic Call Society, istituzione creata dallo stesso Gheddafi. Vestito in nero e con gli occhiali da sole, il leader libico, che appariva in buona salute, parlava con Al Sharif in un ufficio davanti a uno schermo televisivo che trasmetteva i programmi del primo canale della tv libica, con una striscia verde su cui era scritta la data di "giovedì 19 maggio 2011". I raid della Nato hanno preso di mira a diverse riprese la caserma-bunker di Gheddafi a Tripoli. In un messaggio audio del 13 maggio scorso, Gheddafi aveva affermato che i bombardamenti della Nato non potevano colpirlo perché lui si trova "nel cuore di milioni di libici".

Il fotografo sudafricano Anton Lazarus Hammerl, scomparso in Libia lo scorso 4 aprile insieme ad altri tre giornalisti stranieri, è stato ucciso sei settimane fa dalle forze pro-Gheddafi: lo dicono i familiari in un comunicato su Facebook. "Anton è stato ucciso dalle forze di Gheddafi in un luogo estremamente remoto del deserto libico. Secondo testimoni oculari, le sue ferite erano di tale gravità che non avrebbe potuto sopravvivere senza ricevere cure mediche", dice la famiglia di Hammerl.

Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. E' scattata l'operazione 'Odyssey Dawn', diventata poi Unified Protector con il comando della Nato. L'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi ha reagito a parole con minacce gravissime, e coi fatti continuando a combattere contro i ribelli che nel frattempo, aiutati dalla coalizione, hanno ripreso molte città.

La rivolta in Libia contro il colonnello Gheddafi, sulla scia delle rivolte in Egitto e in Tunisia, scoppia il 15 febbraio, quando la polizia disperde un sit-in di protesta a Bengasi. I manifestanti chiedevano la liberazione di un avvocato delle famiglie di prigionieri uccisi nel 1996 in una sparatoria in un carcere di Tripoli (morirono oltre 1.000 persone). Da allora, gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine hanno cominciato a mietere vittime. Ad oggi sono decine di migliaia, secondo alcune fonti. Il governo mette da subito in atto una repressione che si farà sempre piu' sanguinosa, arrivando a bombardare numerose città, compresa Tripoli. Le societa' petrolifere (Eni in testa) evacuano il personale. Il 22 febbraio Gheddafi compare in tv: ''Rimarro' fino alla morte'', dice, e da allora in tutte le interviste o apparizioni ribadisce che non ha intenzione di mollare la presa, che i ribelli sono guidati da Bin Laden e minaccia l'occidente paventando un'invasione di profughi. Che a migliaia hanno già lasciato il Paese diretti in Italia.

Intanto : "La Nato non ha alcuna intenzione di intervenire in Siria. Ovviamente condanniamo con forza la brutalità delle forze di sicurezza siriane e il pugno di ferro contro i civili", ha detto il Segretario Generale della Nato rispondendo alle domande dei Giornalisti  sulla possibilità di un intervento dell'Alleanza in Siria. "L'unica strada possibile per il paese - ha aggiunto - è venire incontro alle richieste legittime del popolo siriano e permettere una transizione pacifica verso la democrazia". "C'é una differenza evidente tra la Siria e la Libia - ha detto ancora Rasmussen - in Libia la Nato opera sulla base di un mandato dell'Onu e riceve un grande sostegno da parte della regione. Nessuna di queste due condizioni sono soddisfatte in Siria".

"Siamo grati all'Italia per il suo contributo alla missione della Nato in Libia sin dal suo inizio.  "Non escludo la possibilità di chiedere agli alleati della Nato in Libia di dare un contributo maggiore o più flessibile all'operazione. Ma al momento abbiamo a disposizione tutti i giusti asset". Lo ha detto il Segretario Generale della Nato Anders Fogh Rasmussen rispondendo ad una domanda del Collega di una Agenzia Stampa sull'eventuale necessità che l'Italia debba aumentare il suo contributo alla missione in Libia. "Siamo grati ai molti paesi dell'Alleanza che hanno rafforzato il loro contributo e hanno permesso un uso più flessibile della loro forza aerea, inclusa l'Italia".

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI